Rassegna Stampa

Un film 'nel' carcere, non 'sul' carcere, che si interroga senza pietismo sul senso profondo della religione
Giancarlo Zappoli [04/04/2009]

Irena Mirkovic è una giovane regista teatrale da sempre attenta alla sperimentazione e in fase di distacco sentimentale dal suo compagno attore Cristiano. Decide di accettare la proposta dal cappellano di un carcere, don Iridio: mettere in scena con i detenuti un musical sulla passione di Cristo. Il direttore del penitenziario è favorevole, molto meno lo è la rigida, ma in fondo molto pragmatica, suor Bonaria. I carcerati accettano di partecipare al progetto ma quando giunge il momento di assegnare le parti nessuno intende interpretare Giuda. Per il semplice motivo che l'apostolo è il traditore, cioè l'"infame" per eccellenza. Come risolvere il problema? Irena sente nascere dentro di sé una domanda: si può pensare a Cristo senza Giuda? Forse sì.
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Giuda sarai tu
Luigi Paini Il Sole-24 Ore

Non c'è che dire,Giuda non è mai stato molto popolare, tanto meno dietro le mura di un carcere...
Ma da qui ad affermare che sia davvero Tutta colpa di Giuda ( è il titolo del film-"commedia con musiche"di Davide Ferrario) ce ne corre: perché in quella prigione di Torino, dove la pellicola è stata girata, mettendo insieme attori professionisti e detenuti, si racconta una storia diversa. La storia di una Passione in cui l'accento viene posto sulla voglia di vivere. Una Passione blasfema, se volete, oltre la Croce. Una Passione in cui tutti vorrebbero interpretare il ruolo di Gesù, ma nessuno quello di Giuda. A organizzare la rappresentazione, fortemente voluta (ma in ben altro modo.
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Il musical su Gesù senza traditore
Paolo D'Agostini La Repubblica

Se uno non riconoscesse gli attori "veri" - Kasia Smutniak, Fabio Troiano, Gianluca Gobbi, Luciana Littizzetto - farebbe fatica a distinguere tra professionisti e non. Cioè a capire che tutti o quasi tutti gli altri sono veri detenuti del vero carcere di Torino dove il film è stato girato. Due cose, quindi, si segnalano subito di Tutta colpa di Giuda. La particolarità dell' ambientazione reale (ma dentro a un caso quantomai anomalo di "cinema-verità", contaminato addirittura con il musical cantato, coreografato, ballato); la cui riuscita deve molto all' esperienza accumulata da Ferrario nel tenere da una decina di anni corsi di formazione professionale prima a San Vittore e poi alle Vallette.
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Musical sì, però dietro le sbarre
Fabio Ferzetti Il Messaggero

Antico quanto il cinema, il genere carcerario di rado incrocia generi forti come musical e documentario. A tentare il salto mortale è Davide Ferrario, non nuovo a film-scommessa (come l'eccellente Dopo mezzanotte), che qui usa l'occasione "penitenziaria" per riflettere proprio su questo. Sulla libertà sempre condizionata di cui gode un regista. Sul contratto che lega un autore agli attori che sceglie e dirige (e da cui viene scelto e diretto, se è un bravo regista). E naturalmente su cosa accada a questa libertà in un luogo come il carcere. In Tutta colpa di Giuda il gioco è ancora più complicato perché a dirigere una Passione con attori-detenuti, su mandato del parroco delle Vallette di Torino, è una regista serba (trascinante Kasia Smutniak).
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Una passione in musical senza nessuna croce
Cristina Piccino Il Manifesto

Un film che parla di carcere e di religione oggi in Italia, di garantismo e di giustizialismo, di giustizia divina , o meglio dogmatica e di stato, di quel fatto personale che è o dovrebbe essere dio. E lo fa col tono giusto, scanzonato e in leggerezza, senza appesantire né sottolineare con la retorica dei Grandi Temi (che mica produce maggior spessore), giocando invece tra finzione e documentario, storia d'amore e storie di galera, prove teatrali e canzoni (dei Marlene Kuntz). Una scommessa alta quella di Davide Ferrario che maneggia con sicurezza sensibile da «ateo convinto» - così si definisce - e da chi, come lui, ha lavorato per anni in carcere, facendo laboratori a San Vittore a Milano e a alle Vallette di Torino, dove è ambientato anche questo film.
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Cristo e Giuda s'incontrano in carcere
Maurizio Cabona Il Giornale

Davide Ferrario tenta la commedia carceraria, proponendo al pubblico ciò che lui fa da tempo per i detenuti di Torino: rappresenta la passione di Cristo coi sottintesi del caso: Cristo crocifisso fra i ladri, «beati gli ultimi», ecc. Il suo alter ego è una giovane regista (Kasia Smutniak), che in carcere non trova un delinquente disposto a interpretare Giuda, perché è l'infame. Così pensa di fare una passione senza crocifissione, trascurando che senza crocifissione non ci sarebbe cristianesimo. Ma almeno il piglio è leggero e i veri detenuti interpretano credibilmente loro stessi.
Da Il Giornale, 10 aprile 2009
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È dura far recitare la Passione in carcere
Maurizio Porro Il Corriere della Sera

Signora mia, non ci sono più i Venerdì santo di una volta, quando si sentiva Bach in radio, al cinema c' era al massimo Bernadette. Oggi esce Tutta colpa di Giuda, girato da Davide Ferrario al carcere Le Vallette a Torino (lo conosce bene per cause artistiche). Apparentemente sembra un film irrispettoso ma invece è il contrario, perché l' autore, a parte gli attori ben scelti, si fida e s' affida ai detenuti rischiando di suo e della superstar della cine commissione, quella del Piemonte. Opera sorprendente, di straordinaria libertà visiva intellettuale, un ibrido di generi. Film carcerario, ma anche musical alla Jesus Christ, storia di training teatrale autogeno in cui una miscredente regista off off (brava, tosta e bella Kasia Smutniak) prova ad allestire coi carcerati attori, ed è vero, una Passione (ecco la concomitanza) danzando perfino aerea sulla Croce.
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Nel mio film girato in carcere nessuno voleva fare Giuda, l’infame
Maria Pia Fusco La Repubblica

Nel mio film girato in carcere nessuno voleva fare Giuda, l’infame Davide Ferrario (Dopo Mezzanotte) ha realizzato una commedia-musical alle Vallette di Torino. Lo spunto: che ne sarebbe stato di Gesù senza il cattivo? Gli attori: i detenuti, che non volevano fare il «traditore». Le difficoltà: l'indulto, che gli ha azzerato il cast.
E se Giuda si fosse ribellato al suo destino e non avesse dato il bacio traditore? Un paradosso, ma Davide Ferrano, che si dichiara «ateo convinto e sereno», lo ha usato come spunto per Tutta colpa di Giuda, un film con ïl quale, dice, «non voglio prendere in giro la religione, ho tutto il rispetto per quelli che credono. Provo solo a metterne in discussione alcuni miti portanti.
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Antonio Bibb˛ Il Mucchio
Le prime immagini di questo film fanno un po’ temere il polpettone carcerario con afflati documentaristici: immagini sgranate da digitale leggero e frasi, più o meno fatte, pronunciate con fortuna alterna dai non-attori carcerati. Poi si capisce che si vira verso la fiction. Un musical realista (e questo ossimoro stilistico è la cifra principale del film) di veri detenuti di un braccio speciale, in cui si provano attività alternative, ricreative, di recupero. In particolare, Irena, una regista serba, viene chiamata per organizzare una rappresentazione della passione di Cristo, da cui il titolo del film. E all’inizio l’illustrazione di tutto questo rischia di essere un po’ piatta, con la regista teatrale off entusiasta e impaurita, il prete preoccupato dall’eccessiva modernità dello spettacolo, il direttore che cerca di evitare che ai detenuti si infonda troppa vitalità.
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Nessuno vuole Giuda
Claudio Carabba Corriere della Sera Magazine

Gli attori-carcerati si rifiutarono di vestire i panni dell’infame nell'inedito musical, ispirato alla Passione di Cristo .
Nell'ala più quieta del carcere di Torino, dove convivono piccoli rapinatori ed ergastolani rassegnati, Il direttore vuole allestire una recita. Una giovane artista arriva piena di idee ardite. Il prete della prigione vuole la Passione di Cristo. Lei accetta ma trasforma la sacra rappresentazione in un musical surreale.
Molti sono i problemi, a cominciare dalla scelta degli interpreti. Nessuno vuole infilarsi nei panni di Giuda, il più famoso "infame" dell'umanità. Partendo da una sua esperienza di vita (insegna cinema in galera), Ferrario costruisce un dramma lucido e accorato.
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