| Un film 'nel' carcere, non 'sul' carcere, che si interroga senza pietismo sul senso profondo della religione |
|
Giancarlo Zappoli
Irena Mirkovic è una giovane regista teatrale da sempre attenta alla sperimentazione e in fase di distacco sentimentale dal suo compagno attore Cristiano. Decide di accettare la proposta dal cappellano di un carcere, don Iridio: mettere in scena con i detenuti un musical sulla passione di Cristo. Il direttore del penitenziario è favorevole, molto meno lo è la rigida, ma in fondo molto pragmatica, suor Bonaria. I carcerati accettano di partecipare al progetto ma quando giunge il momento di assegnare le parti nessuno intende interpretare Giuda. Per il semplice motivo che l'apostolo è il traditore, cioè l'”infame” per eccellenza. Come risolvere il problema? Irena sente nascere dentro di sé una domanda: si può pensare a Cristo senza Giuda? Forse sì.
leggi tutto [+]
Irena Mirkovic è una giovane regista teatrale da sempre attenta alla sperimentazione e in fase di distacco sentimentale dal suo compagno attore Cristiano. Decide di accettare la proposta dal cappellano di un carcere, don Iridio: mettere in scena con i detenuti un musical sulla passione di Cristo. Il direttore del penitenziario è favorevole, molto meno lo è la rigida, ma in fondo molto pragmatica, suor Bonaria. I carcerati accettano di partecipare al progetto ma quando giunge il momento di assegnare le parti nessuno intende interpretare Giuda. Per il semplice motivo che l'apostolo è il traditore, cioè l'”infame” per eccellenza. Come risolvere il problema? Irena sente nascere dentro di sé una domanda: si può pensare a Cristo senza Giuda? Forse sì.
Davide Ferrario realizza un film importante per il cinema italiano. Un film ‘nel' carcere e non ‘sul' carcere come egli stesso ama sottolineare. Da ateo convinto Ferrario non rinuncia ad interrogarsi sul senso profondo della religione e sulle risposte che in essa gran parte dell'umanità cerca. Consapevolmente o no prende le mosse da quanto dice Gesù nel Vangelo di Matteo: “ero carcerato e siete venuti a trovarmi.” Ferrario opera nelle carceri da un decennio circa ma lo fa lontano dai riflettori, con pudore. Qui ‘va a trovare i carcerati' in piena luce non per suscitare un pietismo ipocrita offrendo invece l'occasione alla ventina di detenuti della sezione VI, blocco A della Casa Circondariale “Lo Russo e Cutugno” di Torino per confrontarsi con un complesso lavoro di messa in scena e con una domanda: è possibile evitare il negativo della vita, ciò che ti trascina in basso, è indispensabile sprofondare in ciò che ti annulla per poi poter rinascere? Si può pensare a un colpevole senza il carcere e, più filosoficamente, a un Cristo senza la Croce? Mel Gibson risponderebbe di no. Anzi, considerato lo spazio minimale lasciato alla resurrezione in The Passion, per lui solo il patire può essere considerato il fulcro della missione di Gesù sulla terra. Il termine passione invece qui viene letto con un'altra accezione. Ecco allora che Irena e i suoi ‘attori/cantanti', in questo Jesus Christ dietro le sbarre (che si vedono però volutamente molto poco dopo la prima inquadratura), possono pensare che la Croce possa essere evitata. Gesù nell'orto degli Ulivi dice “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice di dolore. “(Lc, 22, 42). Se don Iridio, che si scandalizza dinanzi all' idea di Irena, avesse pensato a questo passo del Vangelo, si sarebbe accorto che lo stesso Messia ha avuto, come vero uomo, il desiderio di poter evitare il tradimento di Giuda (e la conseguente sofferenza e morte) proprio poco prima che tutto accadesse. Il sacerdote aveva chiesto alla regista di puntare sull'umanità di Cristo. Irena lo ha fatto. Perché solo a partire da lì si può cominciare a sperare e la Croce può trasformarsi in una rampa di lancio verso un mistero a cui ognuno di noi tenta di dare una spiegazione. [-] |
Sì
71%
|
No
29%
|
|
[ - ] lascia un commento a »
|
d'accordo? | |
| Giuda sarai tu |
|
Luigi Paini
Il Sole-24 Ore
Non c'è che dire,Giuda non è mai stato molto popolare, tanto meno dietro le mura di un carcere...
Ma da qui ad affermare che sia davvero Tutta colpa di Giuda ( è il titolo del film-"commedia con musiche"di Davide Ferrario) ce ne corre: perché in quella prigione di Torino, dove la pellicola è stata girata, mettendo insieme attori professionisti e detenuti, si racconta una storia diversa. La storia di una Passione in cui l'accento viene posto sulla voglia di vivere. Una Passione blasfema, se volete, oltre la Croce. Una Passione in cui tutti vorrebbero interpretare il ruolo di Gesù, ma nessuno quello di Giuda. A organizzare la rappresentazione, fortemente voluta (ma in ben altro modo. leggi tutto [+]
Non c'è che dire,Giuda non è mai stato molto popolare, tanto meno dietro le mura di un carcere...
Ma da qui ad affermare che sia davvero Tutta colpa di Giuda ( è il titolo del film-"commedia con musiche"di Davide Ferrario) ce ne corre: perché in quella prigione di Torino, dove la pellicola è stata girata, mettendo insieme attori professionisti e detenuti, si racconta una storia diversa. La storia di una Passione in cui l'accento viene posto sulla voglia di vivere. Una Passione blasfema, se volete, oltre la Croce. Una Passione in cui tutti vorrebbero interpretare il ruolo di Gesù, ma nessuno quello di Giuda. A organizzare la rappresentazione, fortemente voluta (ma in ben altro modo...) dal padre cappellano, è una giovane attrice-regista originaria della Serbia, sopravvissuta ai bombardamenti Nato del '99. Il suo desiderio è comunicare ai detenuti un senso perduto, una vitalità che si è persa dietro le sbarre. Si lavora, si litiga, si canta e si balla. Ma poi, sul più bello, arriva l'agognato indulto,e gli attori se ne vanno,ognuno per la sua strada, prima ancora della recita ufficiale. E la Passione senza Croce e senza Giuda? Pazienza, l'importante è provarci. Da Il Sole-24 Ore, 19 aprile 2009 [-] |
Sì
82%
|
No
18%
|
|
[ - ] lascia un commento a »
|
d'accordo? | |
| Il musical su Gesù senza traditore |
|
Paolo D'Agostini
La Repubblica
Se uno non riconoscesse gli attori "veri" - Kasia Smutniak, Fabio Troiano, Gianluca Gobbi, Luciana Littizzetto - farebbe fatica a distinguere tra professionisti e non. Cioè a capire che tutti o quasi tutti gli altri sono veri detenuti del vero carcere di Torino dove il film è stato girato. Due cose, quindi, si segnalano subito di Tutta colpa di Giuda. La particolarità dell' ambientazione reale (ma dentro a un caso quantomai anomalo di "cinema-verità", contaminato addirittura con il musical cantato, coreografato, ballato); la cui riuscita deve molto all' esperienza accumulata da Ferrario nel tenere da una decina di anni corsi di formazione professionale prima a San Vittore e poi alle Vallette.
leggi tutto [+]
Se uno non riconoscesse gli attori "veri" - Kasia Smutniak, Fabio Troiano, Gianluca Gobbi, Luciana Littizzetto - farebbe fatica a distinguere tra professionisti e non. Cioè a capire che tutti o quasi tutti gli altri sono veri detenuti del vero carcere di Torino dove il film è stato girato. Due cose, quindi, si segnalano subito di Tutta colpa di Giuda. La particolarità dell' ambientazione reale (ma dentro a un caso quantomai anomalo di "cinema-verità", contaminato addirittura con il musical cantato, coreografato, ballato); la cui riuscita deve molto all' esperienza accumulata da Ferrario nel tenere da una decina di anni corsi di formazione professionale prima a San Vittore e poi alle Vallette. Ciò che gli permette di avere e trasmettere una percezione molto vera della vita dentro l' universo carcerario, compresa quella degli operatori ad esso addetti. La seconda cosa che si fa subito notare è, appunto, la scommessa riuscita dell' amalgama tra attori di mestiere e attori dilettanti e improvvisati. Ferrario immagina, con autoironica citazione della propria esperienza, una regista teatrale d' avanguardia giovane e carina e non italiana (Smutniak) che accetta l' incarico di allestire con un gruppo di detenuti una recita pasquale che ha per tema la Passione di Gesù. Propostole da un cappellano animato da moderno attivismo e tollerato dal sornione scetticismo del direttore: ma il primo si rivelerà meno moderno e il secondo meno scettico delle prime apparenze. Ma Irena (è il nome della regista) trova davanti a sé uno scoglio tanto decisivo quanto paradossale, comico e infine liberatorio: la obbliga a liberarsi di diaframmi, sovrastrutture e grilli "artistici" per la testa. Nessuno in quel contesto, assolutamente nessuno è disposto a recitare il ruolo di Giuda. Perché allora, si dice Irena a partire da qui, non immaginare una storia di Gesù "alternativa"? Senza il tradimento, senza l' espiazione, senza la morte? I colpi di scena non vanno svelati ma è facile immaginare che non l' esito ma il percorso è ciò che veramente conta per tutti i partecipanti all' impresa. Qualcuno potrà dire che la carne al fuoco è tanta o troppa rispetto a una struttura così leggera. Ma il suggerimento e la suggestione sono emozionanti.
Da La Repubblica, 10 aprile 2009 [-] |
Sì
81%
|
No
19%
|
|
[ - ] lascia un commento a »
|
d'accordo? | |
| Musical sì, però dietro le sbarre |
|
Fabio Ferzetti
Il Messaggero
Antico quanto il cinema, il genere carcerario di rado incrocia generi forti come musical e documentario. A tentare il salto mortale è Davide Ferrario, non nuovo a film-scommessa (come l'eccellente Dopo mezzanotte), che qui usa l'occasione "penitenziaria" per riflettere proprio su questo. Sulla libertà sempre condizionata di cui gode un regista. Sul contratto che lega un autore agli attori che sceglie e dirige (e da cui viene scelto e diretto, se è un bravo regista). E naturalmente su cosa accada a questa libertà in un luogo come il carcere. In Tutta colpa di Giuda il gioco è ancora più complicato perché a dirigere una Passione con attori-detenuti, su mandato del parroco delle Vallette di Torino, è una regista serba (trascinante Kasia Smutniak).
leggi tutto [+]
Antico quanto il cinema, il genere carcerario di rado incrocia generi forti come musical e documentario. A tentare il salto mortale è Davide Ferrario, non nuovo a film-scommessa (come l'eccellente Dopo mezzanotte), che qui usa l'occasione "penitenziaria" per riflettere proprio su questo. Sulla libertà sempre condizionata di cui gode un regista. Sul contratto che lega un autore agli attori che sceglie e dirige (e da cui viene scelto e diretto, se è un bravo regista). E naturalmente su cosa accada a questa libertà in un luogo come il carcere. In Tutta colpa di Giuda il gioco è ancora più complicato perché a dirigere una Passione con attori-detenuti, su mandato del parroco delle Vallette di Torino, è una regista serba (trascinante Kasia Smutniak). Irena però di Vangeli mastica pochino, i detenuti non sono disposti a cantare e ballare all'americana né a farsi docilmente "pasoliniani" come vorrebbe il prete. E poi il nome stesso di Giuda è tabù in carcere. Di qui la sfida di Irena: trovare il loro Gesù, abolendo il tradimento. Un paradosso che genera un curioso mix di vitalità e malinconia, spontaneità e calcolo, prevedibilità e sorpresa. Come tutto questo film che mescola veri detenuti, cantanti e star tv (suor Littizzetto). Sarebbe bello se fosse una traccia. Per un film in grande stile che nessuno oserà mai fare.
Da Il Messaggero, 10 aprile 2009 [-] |
Sì
65%
|
No
35%
|
|
[ - ] lascia un commento a »
|
d'accordo? | |
| Una passione in musical senza nessuna croce |
|
Cristina Piccino
Il Manifesto
Un film che parla di carcere e di religione oggi in Italia, di garantismo e di giustizialismo, di giustizia divina , o meglio dogmatica e di stato, di quel fatto personale che è o dovrebbe essere dio. E lo fa col tono giusto, scanzonato e in leggerezza, senza appesantire né sottolineare con la retorica dei Grandi Temi (che mica produce maggior spessore), giocando invece tra finzione e documentario, storia d'amore e storie di galera, prove teatrali e canzoni (dei Marlene Kuntz). Una scommessa alta quella di Davide Ferrario che maneggia con sicurezza sensibile da «ateo convinto» - così si definisce - e da chi, come lui, ha lavorato per anni in carcere, facendo laboratori a San Vittore a Milano e a alle Vallette di Torino, dove è ambientato anche questo film.
leggi tutto [+]
Un film che parla di carcere e di religione oggi in Italia, di garantismo e di giustizialismo, di giustizia divina , o meglio dogmatica e di stato, di quel fatto personale che è o dovrebbe essere dio. E lo fa col tono giusto, scanzonato e in leggerezza, senza appesantire né sottolineare con la retorica dei Grandi Temi (che mica produce maggior spessore), giocando invece tra finzione e documentario, storia d'amore e storie di galera, prove teatrali e canzoni (dei Marlene Kuntz). Una scommessa alta quella di Davide Ferrario che maneggia con sicurezza sensibile da «ateo convinto» - così si definisce - e da chi, come lui, ha lavorato per anni in carcere, facendo laboratori a San Vittore a Milano e a alle Vallette di Torino, dove è ambientato anche questo film. Cosa che gli permette di evitare banalità e luoghi comuni nel ritratto dei detenuti di cui delinea i «codici» con precisione, come in quello del direttore di carcere (Fabio Troiano, più noto come Ris tv-seriale ma già protagonista in Prima di mezzanotte dello stesso Ferrario), napoletano, democratico, ironico (si chiama pure Libero) col marasma e l'indifferenza istituzionale quotidiani - il carcere, ripete spesso, serve per mettere la polvere sotto al tappeto.
Però Tutta colpa di Giuda non vuole essere un film «sul» carcere». È che questo connubio di pena e redenzione bene si intreccia al tema religioso che Ferrario dispiega, e difficilmente sarebbe stato pensabile un set diverso che producesse la stessa forza. Infatti il prete della sezione modello dove si ambienta la storia invita una giovane regista teatrale, assai «alternativa» e bella (facile che tutti i detenuti se ne innamorino), che è Kasia Smutniak per organizzare uno spettacolo. Tema, la passione. Di Cristo naturalmente, almeno nelle intenzioni del prete, e soprattutto della suora (Luciana Littizzetto) che ogni giorno visita i detenuti regalandogli calendari di padre Pio, inorridita da quelli porno come dalle preghiere buddiste. Si chiama Bonaria ma è di rara acidità... Irena invece, la regista, che arriva da Belgradoe la sera del suo saggio di diploma la Nato ha bombardato il teatro, si getta nella lettura dei Vangeli scoprendo un'immagine di Cristo molto poco vicina a quella prevalente, un Cristo ossessivo, non buonissimo, tutto preso dalla missione di redimere un mondo che per lui neppure esiste. Il prete (Gianluca Gobbi) la rimprovera, ma non è il solo problema: chi sarà Giuda nello spettacolo? Certo nessun detenuto accetterà mai di interpretarlo. «Cosa pensi quando dico passione?» chiede a un certo punto Irena ai detenuti-attori. La domanda è un po' il cuore profondo del film, perché dici passione e pensi a desiderio, a rabbia, a voglia di libertà visto che siamo in una galera. Non pensi a Cristo e alla sua croce, pure se tutti i detenuti un poco ci si sentono. Ferrario si muove con delicatezza nella trama dei sentimenti quotidiani e in quella della finzione che spesso si confondono: gli attori sono detenuti «veri» ma anche «finti» come Cristiano Godano, voce dei Marlene Kuntz, nel film in carcere per spaccio di droga. Dei detenuti non sappiamo quasi nulla, chi sono e perché sono lì. Il loro privato resta fuoricampo, balena nelle immagini minidv dello stesso Ferrario e di Antonella Grieco , in quel loro esserci e dimostrare comunque che la galera non serve a nulla. Come le prediche dei preti che pretendono di controllare la vita delle persone. Ferrario ce lo dice con chiarezza usando la «commedia con musica», che un vero e proprio musical Tutta colpa di Giuda non è visto che nessuno smette di parlare. Però la musica non è colonna sonora, racconta la storia, entra nelle immagini, distilla energia e emozioni interne al film. Come gli attori, le luci, l'energia fluida del montaggio di Claudio Cormio. Con la solidità morbida di un'improvvisazione - Ferrario non lavora con la sceneggiatura - che si basa su un lavoro nel tempo, e che dunque conosce emozioni, limiti, conflitti dello spazio in cui si muove. È un bel film Tutta colpa di Giuda, dinamico e miscelato con sapienza anche dove funziona meno. Forse perché Ferrario è cinefilo ma vuole anche essere «popolare», e sa bene che le due cose insieme sono potenti come un'arma. Specie se si guarda il presente. Da Il Manifesto, 10 aprile 2009 [-] |
Sì
63%
|
No
37%
|
|
[ - ] lascia un commento a »
|
d'accordo? | |
| Cristo e Giuda s'incontrano in carcere |
|
Maurizio Cabona
Il Giornale
Davide Ferrario tenta la commedia carceraria, proponendo al pubblico ciò che lui fa da tempo per i detenuti di Torino: rappresenta la passione di Cristo coi sottintesi del caso: Cristo crocifisso fra i ladri, «beati gli ultimi», ecc. Il suo alter ego è una giovane regista (Kasia Smutniak), che in carcere non trova un delinquente disposto a interpretare Giuda, perché è l'infame. Così pensa di fare una passione senza crocifissione, trascurando che senza crocifissione non ci sarebbe cristianesimo. Ma almeno il piglio è leggero e i veri detenuti interpretano credibilmente loro stessi.
Da Il Giornale, 10 aprile 2009 |
Sì
34%
|
No
66%
|
|
[ - ] lascia un commento a »
|
d'accordo? | |
| È dura far recitare la Passione in carcere |
|
Maurizio Porro
Il Corriere della Sera
Signora mia, non ci sono più i Venerdì santo di una volta, quando si sentiva Bach in radio, al cinema c' era al massimo Bernadette. Oggi esce Tutta colpa di Giuda, girato da Davide Ferrario al carcere Le Vallette a Torino (lo conosce bene per cause artistiche). Apparentemente sembra un film irrispettoso ma invece è il contrario, perché l' autore, a parte gli attori ben scelti, si fida e s' affida ai detenuti rischiando di suo e della superstar della cine commissione, quella del Piemonte. Opera sorprendente, di straordinaria libertà visiva intellettuale, un ibrido di generi. Film carcerario, ma anche musical alla Jesus Christ, storia di training teatrale autogeno in cui una miscredente regista off off (brava, tosta e bella Kasia Smutniak) prova ad allestire coi carcerati attori, ed è vero, una Passione (ecco la concomitanza) danzando perfino aerea sulla Croce.
leggi tutto [+]
Signora mia, non ci sono più i Venerdì santo di una volta, quando si sentiva Bach in radio, al cinema c' era al massimo Bernadette. Oggi esce Tutta colpa di Giuda, girato da Davide Ferrario al carcere Le Vallette a Torino (lo conosce bene per cause artistiche). Apparentemente sembra un film irrispettoso ma invece è il contrario, perché l' autore, a parte gli attori ben scelti, si fida e s' affida ai detenuti rischiando di suo e della superstar della cine commissione, quella del Piemonte. Opera sorprendente, di straordinaria libertà visiva intellettuale, un ibrido di generi. Film carcerario, ma anche musical alla Jesus Christ, storia di training teatrale autogeno in cui una miscredente regista off off (brava, tosta e bella Kasia Smutniak) prova ad allestire coi carcerati attori, ed è vero, una Passione (ecco la concomitanza) danzando perfino aerea sulla Croce. Ma nessuno dei bravi ragazzi vuole il ruolo di Giuda, urge un lieto fine per i testi sacri, senza tradimenti, processo e condanne, contro il cappellano timorato (Gianluca Gobbi). Ma il direttore della prigione (Fabio Troiano) alla fine appoggia, con una scorciatoia sentimentale. Ferrario ha lavorato sulle sue esperienze in carcere, dove spesso ora il teatro ha il suo spazio (i progetti di Volterra e della Pomodoro) e nel ribaltamento di prospettiva, religiosa, sociale e musicale, il film sembra ma non è improvvisato. Trova una spontanea unicità paradossale, molto corporeo-visiva, divertente e non drammatica, coi carcerati che passano da una Emma Dante a una Pina Bausch. Nasce così un fatto speciale sul set (l' indulto ha mutato l' intero cast) coi ragazzi dalla pena leggera che, aiutati dalla bella colonna sonora, diventano ballerini rischiando parolacce by night improvvisando vita, rimorsi e dolori e trovando finalmente un' alternativa a se stessi. Così un film pop ateo acquista una dimensione oltre ed altra per merito di un gesto autentico di fiducia. Dulcis in fundo, una brava Littizzetto «gioca» sorniona da suorina superiora inesorabile e molesta: ma come farà a diventare antipatica?
Da Il Corriere della Sera, 10 aprile 2009 [-] |
Sì
93%
|
No
7%
|
|
[ - ] lascia un commento a »
|
d'accordo? | |
| Nel mio film girato in carcere nessuno voleva fare Giuda, l’infame |
|
Maria Pia Fusco
La Repubblica
Nel mio film girato in carcere nessuno voleva fare Giuda, l’infame
Davide Ferrario (Dopo Mezzanotte) ha realizzato una commedia-musical alle Vallette di Torino. Lo spunto: che ne sarebbe stato di Gesù senza il cattivo? Gli attori: i detenuti, che non volevano fare il «traditore». Le difficoltà: l'indulto, che gli ha azzerato il cast.
E se Giuda si fosse ribellato al suo destino e non avesse dato il bacio traditore? Un paradosso, ma Davide Ferrano, che si dichiara «ateo convinto e sereno», lo ha usato come spunto per Tutta colpa di Giuda, un film con ïl quale, dice, «non voglio prendere in giro la religione, ho tutto il rispetto per quelli che credono. Provo solo a metterne in discussione alcuni miti portanti. leggi tutto [+]
Nel mio film girato in carcere nessuno voleva fare Giuda, l’infame
Davide Ferrario (Dopo Mezzanotte) ha realizzato una commedia-musical alle Vallette di Torino. Lo spunto: che ne sarebbe stato di Gesù senza il cattivo? Gli attori: i detenuti, che non volevano fare il «traditore». Le difficoltà: l'indulto, che gli ha azzerato il cast.
E se Giuda si fosse ribellato al suo destino e non avesse dato il bacio traditore? Un paradosso, ma Davide Ferrano, che si dichiara «ateo convinto e sereno», lo ha usato come spunto per Tutta colpa di Giuda, un film con ïl quale, dice, «non voglio prendere in giro la religione, ho tutto il rispetto per quelli che credono. Provo solo a metterne in discussione alcuni miti portanti. Cosa sarebbe accaduto se, senza il tradimento di Giuda, Gesù non fosse morto e risorto? Insomma, se non avesse salvato il mondo con il suo sacrificio, come credono i cristiani, cosa sarebbe successo?». Sono pensieri rischiosi, ma Ferrario, che alla regia è arrivato nell'89 con La fine della notte, dopo una carriera di critico, saggista e distributore, non teme il rischio. Anzi, ha alzato il livello della sfida: Tutta colpa di Giuda non solo tocca il tema della religione, ma nel cast ci sono i detenuti e il personale del carcere delle Vallette a Torino, sezione VI, blocco A, dove quasi tutto il film è stato girato. La bella sorpresa è che la maggior parte di loro sembrano attori professionisti e che l'eventuale seriosità del tema sfuma nei toni della commedia. O meglio: Tutta colpa di Giuda è un musical. Nel cast di «professionisti» c'è Kasia Smutniak, che interpreta una regista incaricata dal prete del penitenziario (Gianluca Gobbi) di mettere in scena con i detenuti la Passione di Cristo. Tutto va bene fino al momento di assegnare il ruolo di Giuda: nessuno vuole farlo. L'idea di affrontare il tema religioso «mi è venuta leggendo Il Codice da Vinci e Il testamento di Giuda pubblicato poco dopo. L'idea del carcere è nata di conseguenza: è l'unico luogo in cui nessuno è disposto a fare Giuda, l`infame"» dice Ferrario. E poi il carcere gli è famigliare. «Otto anni fa mi hanno chiesto di tenere un paio di lezioni di montaggio a San Vittore. Doveva essere un'esperienza limitata, ma l'impatto è stato così forte che sono diventato un volontario e continuo a lavorare nel carcere di Torino. vado Ti con l'idea che non ho niente da insegnare, è uno scambio, uria lezione di umanità. Con la sua brutalità, il carcere è uno dei rari luoghi in cui ti confronti con te stesso». Dall'esperienza sono nati piccoli film a uso interno, sceneggiature e il documentario Fineamore. mai sulla sessualità dei detenuti. «Avrei timore a fare un film "sul" carcere. Tutta colpa di Giuda infatti è un film "nel" carcere. Il fatto che fosse un musical, all'inizio, è stato un problema. Quando ho detto che avrebbero dovuto ballare e cantare, i detenuti hanno reagito male, con battute come: "Io il tutù non me lo metto" o "Non è che poi sembriamo tutti froci?". Ma quando la coreografa Laura Mazza è arrivata e ha cominciato a muoversi nello spazio, dopo cinque minuti hanno cominciato a ballare. E alla fine la preparazione della parte musicale è stata quella che li ha appassionati di più». Ed è anche una delle sequenze più esilaranti del film, che, come per il suo delizioso Dopo Mezzanotte, Ferrario ha girato senza sceneggiatura, prodotto con la sua società Rossofuoco e distribuito con la Warner (dal 10 aprile). «Una sceneggiatura scritta sarebbe stata impossibile: la maggior parte delle battute le hanno improvvisate i detenuti. È il metodo Stanislavskij al contrario». Il film, però, ha avuto un ostacolo. «Nella sezione Prometeo delle vallette ci sono detenuti per reati minori e un solo ergastolano. Un anno e mezzo fa il cast era pronto. Ma è arrivato l'indulto: tutti fuori. E siamo rimasti solo io e l'ergastolano. Ho dovuto ricominciare daccapo». Per fortuna non è stato difficile superare i problemi burocratici. «Grazie anche al direttore del carcere. Oggi c'è una generazione di direttori giovani e preparati che fanno miracoli insieme agli agenti carcerari. Gestiscono situazioni infernali in istituti sovraffollati. Alle Vallette dovrebbero esserci 990 persone, ce ne sono 1650. Più 800 agenti. Così i penitenziari non servono a niente, sono solo una discarica sociale. Il costo, 190 euro al giorno per detenuto, è uno spreco. Le pene alternative, invece, qualcosa restituiscono». Nel film, Fabio Troiano interpreta il direttore del carcere (ispirato a Luigi Pagano, ex direttore di San Vittore) e Luciana Littizzetto è una suora. «Luciana ogni tanto viene a darmi una mano nel mio lavoro di volontario nelle carceri. Quando l'ho chiamata per il film, continuava a chiedermi quale era il suo ruolo: l'agente? la dottoressa? l'educatrice? Dopo i miei no, ha reagito sconvolta: "Non vorrai mica farmi fare la suora”. Così è stato. E la fa anche molto bene». Da Il Venerdì di Repubblica, 27 marzo 2009 [-] |
Sì
75%
|
No
25%
|
|
[ - ] lascia un commento a »
|
d'accordo? | |
| Antonio Bibbò Il Mucchio |
|
Le prime immagini di questo film fanno un po’ temere il polpettone carcerario con afflati documentaristici: immagini sgranate da digitale leggero e frasi, più o meno fatte, pronunciate con fortuna alterna dai non-attori carcerati. Poi si capisce che si vira verso la fiction. Un musical realista (e questo ossimoro stilistico è la cifra principale del film) di veri detenuti di un braccio speciale, in cui si provano attività alternative, ricreative, di recupero. In particolare, Irena, una regista serba, viene chiamata per organizzare una rappresentazione della passione di Cristo, da cui il titolo del film. E all’inizio l’illustrazione di tutto questo rischia di essere un po’ piatta, con la regista teatrale off entusiasta e impaurita, il prete preoccupato dall’eccessiva modernità dello spettacolo, il direttore che cerca di evitare che ai detenuti si infonda troppa vitalità.
leggi tutto [+]
Le prime immagini di questo film fanno un po’ temere il polpettone carcerario con afflati documentaristici: immagini sgranate da digitale leggero e frasi, più o meno fatte, pronunciate con fortuna alterna dai non-attori carcerati. Poi si capisce che si vira verso la fiction. Un musical realista (e questo ossimoro stilistico è la cifra principale del film) di veri detenuti di un braccio speciale, in cui si provano attività alternative, ricreative, di recupero. In particolare, Irena, una regista serba, viene chiamata per organizzare una rappresentazione della passione di Cristo, da cui il titolo del film. E all’inizio l’illustrazione di tutto questo rischia di essere un po’ piatta, con la regista teatrale off entusiasta e impaurita, il prete preoccupato dall’eccessiva modernità dello spettacolo, il direttore che cerca di evitare che ai detenuti si infonda troppa vitalità. E così via, fino ai comprimari tutti più o meno prevedibili, tra cui figura Cristiano Godano, il leader dei Marlene Kuntz, che sembra rifare se stesso sullo schermo, senza sforzo. Ma la prevedibilità varca di poco il confine del carcere. Spieghiamoci. Davide Ferrario lavora con poca sceneggiatura. È attento al peso delle questioni (religiose e sociali) che il suo film solleva e non cerca di risolverle, ma ci passa vicino con ironia. E non cerca ad esempio contrapposizioni troppo forti tra i carcerati, per evitare forse il macchiettismo di alcuni film corali, in particolare di quelli ambientati nelle prigioni, in cui al detenuto cattivo e senza scrupoli, fanno da contraltare i padri di famiglia, i “buoni”, i gay, i politici. Questi criminali sono invece “comuni” e possono anche confondersi l’uno con l’altro, sovrapporsi, avere momenti di lucidità e passione oppure rinchiudersi nell’apatia dell’attesa. Anche il ritmo del film lo conferma, ed è qui che il montaggio (latitante la sceneggiatura) fa forse il suo lavoro migliore. Viene evitato, ad esempio, il cliché dell’iniziale diffidenza “espiata” dalla successiva armonia; gli avvicinamenti e gli allontanamenti tra la regista e il gruppo di “attori” sono, al contrario, molto più sfumati e continui: la partecipazione segue vie e ritmi meno battuti. Ma si tratta comunque di una “commedia con musica” e alcuni appiattimenti e scorciatoie romanzesche (come l’ammutinamento finale) sono perciò necessari, peccati veniali per un lavoro che, come il sottotesto evangelico e pasquale, racconta di continue e solo in parte prevedibili rinascite.
Da Il Mucchio, maggio 2009 [-] |
Sì
54%
|
No
46%
|
|
[ - ] lascia un commento a »
|
d'accordo? | |
| Nessuno vuole Giuda |
|
Claudio Carabba
Corriere della Sera Magazine
Gli attori-carcerati si rifiutarono di vestire i panni dell’infame nell'inedito musical, ispirato alla Passione di Cristo .
Nell'ala più quieta del carcere di Torino, dove convivono piccoli rapinatori ed ergastolani rassegnati, Il direttore vuole allestire una recita. Una giovane artista arriva piena di idee ardite. Il prete della prigione vuole la Passione di Cristo. Lei accetta ma trasforma la sacra rappresentazione in un musical surreale. Molti sono i problemi, a cominciare dalla scelta degli interpreti. Nessuno vuole infilarsi nei panni di Giuda, il più famoso "infame" dell'umanità. Partendo da una sua esperienza di vita (insegna cinema in galera), Ferrario costruisce un dramma lucido e accorato. leggi tutto [+]
Gli attori-carcerati si rifiutarono di vestire i panni dell’infame nell'inedito musical, ispirato alla Passione di Cristo .
Nell'ala più quieta del carcere di Torino, dove convivono piccoli rapinatori ed ergastolani rassegnati, Il direttore vuole allestire una recita. Una giovane artista arriva piena di idee ardite. Il prete della prigione vuole la Passione di Cristo. Lei accetta ma trasforma la sacra rappresentazione in un musical surreale. Molti sono i problemi, a cominciare dalla scelta degli interpreti. Nessuno vuole infilarsi nei panni di Giuda, il più famoso "infame" dell'umanità. Partendo da una sua esperienza di vita (insegna cinema in galera), Ferrario costruisce un dramma lucido e accorato. Peccato che ci infili dentro un inutile amore (fra la bella regista e il direttore) e che sbagli qualche personaggio (la perfida suor Littizzetto). Resta all'attivo la voglia di raccontare, senza indulgente retorica, un mondo a parte, triste e finale. Da Corriere della sera Magazine, 16 aprile 2009 [-] |
Sì
80%
|
No
20%
|
|
[ - ] lascia un commento a »
|
d'accordo? | |