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Il Manifesto
Un disoccupato italiano che sogna la Romania come terra promessa. Un immigrato rumeno che diventa celebre modello nel nostro paese. E al centro l’Italia del precariato, del lavoro che non c’è, degli esclusi dalla società dei consumi. Dopo Solo il sole nero di Enrico Verra, insolito affresco della Torino multietnica di oggi, ecco un altro film pronto a scardinare tutti i luoghi comuni sul tema immigrazione.
Oltre a rappresentare un esempio di cinema «autarchico» suo malgrado, poiché rientra tra le pellicole finanziate dal ministero, poi messe in ginocchio da tagli ciclopici del budget.
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La Repubblica
Per essere un film low-budget girato con telecamera digitale, Cover boy si comporta come un piccolo kolossal. Comincia con sequenze ambientate durante la caduta del regime di Ceausescu, quando il padre di Ioan, il protagonista, viene ucciso sotto gli occhi del bambino. È costellato di flashback che allargano il respiro della storia a una dimensione più corale e, insieme, intima. Rappresenta una delle (non molte) prove tangibili del fatto che il nostro cinema può uscire dall'asfittico circuito due-camere-e-cucina in cui tende ciclicamente a rinchiudersi.
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di Boris Sollazzo DNews
Precario diario. Michele (Luca Lionello) vive al Mandrione, a Roma, tra baracche ed abusi. Quartiere di cinema vero, da Pasolini a Rossellini, e ora ci ritorna Carmine Amoroso, quello che 12 anni fa nel melodramma grottesco Come mi vuoi a Vincent Cassel fece lasciare Monica Bellucci per Enrico Lo Verso, sia pur travestito. Ora racconta Ioan (Eduard Gabia), immigrato irregolare rumeno orfano dell'ultima rivoluzione (quella anti-Ceausescu) e Michele, un precario abruzzese laureato. Vite gemelle, perché il secondo, lo dice il meraviglioso Lionello, è come uno "straniero in patria".
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di Fabio Ferzetti Il Messaggero
Giovane clandestino rumeno sbarca a Roma e finisce in casa di un precario gentile messo peggio di lui. Il rumeno faccia d'angelo, Ioan (Eduard Gabia), si porta dentro il ricordo della caduta di Ceausescu, l'amarezza di una rivoluzione tradita e il sogno ostinato di un futuro diverso. L'italiano sardonico, Michele (sorprendente Luca Lionello), campa pulendo i bagni della stazione fra un licenziamento e l'altro, e sopportando le angherie della padrona-vicina di casa (cameo di Luciana Littizzetto, troppo "personaggio" per funzionare come interprete).
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di Dario Zonta L'Unità
Anche Cover Boy è, come La banda, un piccolo film dalle grandi speranze. Quando diciamo «piccolo» intendiamo realizzato con poco e niente, eppure in grado di evocare situazioni, riflessioni, sentimenti non comuni e non omologati. Cover boy è un classico film low budget realizzato, non classicamente, con una nuova tecnologia digitale dai risultati sorprendenti. Il regista è Carmine Amoroso, qui alla sua seconda opera, ma con un buon passato di scrittore e sceneggiatore. Si è formato, tra le altre cose, alla «scuola» di Mario Monicelli e con lui ha firmato la sceneggiatura di Parenti serpenti.
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di Roberta Ronconi Liberazione
Sui titoli di testa scorre veloce la storia. La caduta del muro a Berlino, Ceaucescu fischiato a Bucarest, il popolo romeno in rivolta, Gorbaciov che stringe la mano a Reagan sotto la Porta di Brandeburgo. Venti anni dopo a Bucarest, Joan (Eduard Gabia) è un giovane pezzente come tanti suoi coetanei. Con il sogno di partire verso quell'occidente ormai alla portata di chiunque abbia dollari in tasca. In Italia, gli assicura un amico, in un giorno si guadagna quanto in un mese da loro, in una settimana di compri una mercedes.
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di Enzo Natta Famiglia Cristiana
Pagine di storia in poche ma significative immagini. La costruzione del Muro di Berlino, la sua demolizione, le tragiche scene della caduta di Ceausescu. La fine di un'epoca segna l'avvio di un'esperienza totalmente nuova per Ioan, giovane romeno che si trova di colpo naufrago. Sperduto come Robinson Crusoe su un'isola deserta.
Ioan, che aveva perduto il padre nei disordini seguiti alla defenestrazione di Ceausescu, si lascia convincere da un amico a tentare la fortuna in Italia. Ma l'amico è arrestato alla frontiera e lui si ritrova solo e spaesato.
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Ciak
Reduce da una bella manciata di festival approda ora nei canali ufficiali questo intelligente film di Carmine Amoroso. Una storia comune, quella di un ragazzo rumeno (Eduard Gabia) arrivato in Italia per seguire il sogno di una vita di certezze e di stabilità. Sogno spezzato dalla dura realtà della sopravvivenza in una grande metropoli come Roma, ma confortato dall'incontro con un ragazzo italiano (Luca Lionello) a sua volta alle prese con lavori precari, soldi che mancano e una ossessiva padrona di casa (Luciana Littizzetto).
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di Andrea Giorgi Film TV
Vita agra di Ioan e Michele, uno romeno l'altro romano, almeno d'adozione. Uno scappato dalla miseria nera, l'altro emigrato dall'Abruzzo per fare le pulizie alla stazione Termini. Storia di esistenze con il contratto a termine, di sogni e bisogni, di ordinaria precarietà, anche degli affetti. Sempre più di straordinaria attualità. «Se non hai qualcuno che ti aiuta sei straniero in patria» è la morale. Commedia dallo sguardo gay, pochissimo gaia ma lieve nel tocco. Girata in digitale alta definizione da Carmine Amoroso, tornato al cinema dopo Come mi vuoi, tanti anni fa, regista a cui piace accarezzare con l'obiettivo i corpi dei suoi protagonisti.
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di Maurizio Porro Il Corriere della Sera
Piccolo film di Carmine Amoroso sincero, personale, sensibile Cover boy arriva in ritardo dopo molti premi, festival e dopo molte vicissitudini. Parla civilmente d' un tema attuale, il precariato, come ne parla in teatro Ascanio Celestini, come Virzì col suo nuovo film, come Aldo Nove e Fabio Vacchi nel bel melologo Mi chiamo Roberta. L' autore, che confessa un margine autobiografico avendo vissuto due anni in Romania, lo inquadra non solo dal punto di vista economico, ma anche nel senso di instabilità affettiva, sentimentale, sociale.
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