di Tullio Kezich Il Corriere della Sera
Premio Strega ‘93, Ninfa plebea (Oscar Mondadori) è stata l’ultima opera del compianto Domenico Rea: un romanzo dal gusto forte che attraverso un linguaggio barocco trasferisce il realismo sul piano della favola. Ambientato nell’immaginaria Nofi (ovvero Nocera Inferiore) negli ultimi tempi della seconda guerra, il libro narra le disavventure pressoché dickensiane, per quanto condite di boccaccesco peperoncino, nell’orfanella Miluzza, che in un mondo maschilista dominato dalla brama delle “schifezze” miracolosamente salva se stessa (e perfino la sua non immacolata verginità) approdando a un matrimonio d’amore.
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di Giovanna Grassi Il Corriere della Sera
"Ieri abbiamo concluso i provini romani per la ricerca della protagonista di "Ninfa plebea" – dice Lina Wertmuller – ma nei prossimi giorni altri ne faremo a Napoli. La ricerca non è facile, ma la ragazzina che sceglieremo sarà fortunata perché il romanzo di Domenico Rea sembra fatto per il cinema". Come per i provini di Tinto Brass, ieri Cinecittà si è riempita di aspiranti attrici, che nei giorni scorsi avevano letto l’annuncio pubblicato su diversi giornali. Ciro Ippolito, il produttore della pellicola, ha spiegato: "Quando lessi alcuni anni fa il romanzo di Rea decisi di acquistarne i diritti.
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di Giovanna Grassi Il Corriere della Sera
La diciottenne Lucia Cara scoperta a Monte di Procida (Napoli): sul set reciterà accanto a Raoul Bova divenuto popolare con la "Piovra". Lina Wertmuller: la mia ninfa plebea seduce come nel libro di Rea.
Ecco Lolita ‘95, col permesso del fidanzato Lina Wertmuller: la mia ninfa plebea seduce come nel libro di Rea La regista: "Per ora questa attrice adolescente preferisco nasconderla ai media" Scelta tra migliaia di candidate. "É fisica e innocente, ha tutte le grazie e le disgrazie d’una ragazza di paese".
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La Stampa
Lucia Cara, bella, giovanissima, allegra, naturale, già protagonista al debutto, è la presenza forte d'un film pensato bene e non riuscito. Ninfa plebea (Leonardo editore), l'ultimo romanzo di Domenico Rea da cui il film è tratto, con la sua autoindulgenza senile non è certo l'opera migliore d'uno scrittore che seppe raccontare magnificamente la disperazione e l'euforia meridionali; ma la storia carnale e fiabesca dell'adolescente Miluzza era molto adatta al cinema. La ragazzina popolana è seducente e sensuale quanto sua madre Stefania Sandrelli che muore facendo l'amore con troppa violenza; è desiderata dal padrone della fabbrica in cui lavora; è insidiata da tanti; è perseguitata dalla repressione cattolica e dalla maldicenza bigotta; resta sola nella guerra.
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