Immortal (Ad Vitam)

Un film di Enki Bilal. Con Linda Hardy, Thomas Kretschmann, Charlotte Rampling, Frédéric Pierrot, Thomas M. Pollard.
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Titolo originale Immortel (ad vitam). Fantascienza, durata 102 min. - Francia, Italia, Gran Bretagna 2004. uscita venerdì 19 novembre 2004. MYMONETRO Immortal (Ad Vitam) * * * - - valutazione media: 3,10 su 39 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Collage confuso di vari elementi filmici e attori Valutazione 2 stelle su cinque

di andyflash77


Feedback: 14447 | altri commenti e recensioni di andyflash77
giovedì 23 agosto 2012

New York, 2095. Una strana piramide appare nel cielo: all'interno di essa una stirpe di dei egiziani ha appena condannato Horus, alla perdita dell'immortalità per ribellione. Per garantire una continuità alla sua stirpe immortale, il dio ha sette giorni di tempo per trovare una donna adatta al compito e un corpo in grado di ospitare la sua anima divina. Li troverà in Jill, un'affascinante aliena in cerca del suo posto nell'universo e in Nikopol, un ribelle condannato per crimini politici.
Liberamente ispirato ai 'La fiera degli immortali' e a 'La donna trappola' primi due titoli dell'opera a fumetti 'Trilogia di Nikopol', realizzata dallo stesso Bilal, 'Immortal ad Vitam' è un bizzarro oggetto cinematografico. Affascinante per alcuni versi, ma anche irrimediabilmente irrisolto ed irritante.
Il film è infatti una realizzazione ibrida tra riprese dal vero e sequenze in CGI, e fin qui nessuna novità. Salvo che, a differenza di pellicole come 'Sin City' o 'Sky Captain', nelle quali troviamo attori reali interagire con ambientazioni generate al computer, in 'Immortal' si può dire che vengano affrontate tutte le combinazioni possibili di questa tecnica: attori e set dal vero, attori reali con sfondi in CGI, attori reali che interagiscono con personaggi (anche umani) in CGI, sequenze interamente realizzate in computer grafica e chi più ne ha, più ne metta.
Una soluzione, sulla carta, avvincente e stimolante che in realtà rappresenta uno degli elementi più urtanti della pellicola, dovuto interamente alla discontinua qualità dei contributi in computer grafica.
Le ambientazioni sono spesso affascinanti e dettagliate ed alcune panoramiche sulla città sono di una bellezza da levare il fiato. Quando però si passa ai protagonisti virtuali, il discorso cambia: se alcuni personaggi, nelle sequenze in cui compaiono anche attori reali, sono realizzati con un livello di dettaglio soddisfacente (ad esempio l'ex-marito della Rampling, realizzato sulle fattezze di Jean-Luis-Trintignan, anche se si tratta solo di una testa in CGI montata sul corpo di un attore reale), nei momenti interamente realizzati in CGI, la qualità scade verticalmente, con personaggi legnosi ed inespressivi, inaccettabili anche per il filmato introduttivo di un videogame.
Un limite dovuto sicuramente ad un budget inadeguato ad un progetto così ambizioso, ma che non permette allo spettatore di lasciarsi andare alla storia, perennemente infastidito e distratto dall'andamento a singhiozzo del flusso visivo del film.
Anche sul piano della struttura narrativa, poi, le note dolenti non mancano.
Carne al fuoco, Bilal, ne mette tanta. Pure troppa: dei che devono procreare, una terra dominata da una dittatura in combutta con una multinazionale di bio-genetica, un tessuto sociale stratificato tra umani e non-umani afflitto dal razzismo e dal tentativo degli alieni di immigrare clandestinamente...
Elementi sicuramente stuzzicanti, ma che Bilal non riesce a contenere in una struttura narrativa estremamente sfilacciata e inconcludente, che - perennemente tesa nel tentativo di suggerire senza spiegare troppo - finisce per non andare da nessuna parte, lasciando lo spettatore in balia di se stesso e dello sconcerto.
Sconcerto che si traduce in un lento ma inesorabile scivolare nella noia.
Indubbiamente i momenti intensi non mancano (su tutti, Nikopol che si risveglia dall'ibernazione declamando i versi di 'Une carogne' di Baudelair), il film è spesso immerso in una liricità decadente e affascinante e l'inseguimento aereo finale è riuscito ed emozionante, ma sono solo squarci di sole improvvisi, soffocati in una storia troppo frammentata e da un'esperienza visiva spesso non all'altezza del talento visionario del regista.
In definitiva, un titolo che potrebbe valere una visione solo per gli irriducibili della science-fiction e per i fan dell'universo immaginifico creato da quel genio visionario che si chiama Enki Bilal.

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