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nicolò
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venerdì 15 giugno 2007
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de palma in stato di grazia per un thriller forte
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Rasoio, occhiali da sole e parrucca bionda. Uccide vestito da donna, lascia messaggi nella segreteria dello psicologo (Michael Caine) che l'ha in cura e ha come bersaglio numero uno una prostituta impicciona (Nancy Allen) che vuole vederci chiaro e il figlio (Keith Gordon) della prima vittima (Angie Dickinson), anche lui aspirante detective. L'assassino potrebbe essere benissimo Bobbi, un transessuale psicopatico, ma poi si scopre che non è così. Queste le caratteristiche di ''Vestito per uccidere'', un thriller che sarebbe troppo pretenzioso da giudicare come "un omaggio a Hitchcock e a ''Psycho''", perché è molto, molto di più. Condotto a ritmo frenetico da un De Palma in forma, il film non perde né colpi né la sua credibilità anche quando penetra nell'animo del male personificato.
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Rasoio, occhiali da sole e parrucca bionda. Uccide vestito da donna, lascia messaggi nella segreteria dello psicologo (Michael Caine) che l'ha in cura e ha come bersaglio numero uno una prostituta impicciona (Nancy Allen) che vuole vederci chiaro e il figlio (Keith Gordon) della prima vittima (Angie Dickinson), anche lui aspirante detective. L'assassino potrebbe essere benissimo Bobbi, un transessuale psicopatico, ma poi si scopre che non è così. Queste le caratteristiche di ''Vestito per uccidere'', un thriller che sarebbe troppo pretenzioso da giudicare come "un omaggio a Hitchcock e a ''Psycho''", perché è molto, molto di più. Condotto a ritmo frenetico da un De Palma in forma, il film non perde né colpi né la sua credibilità anche quando penetra nell'animo del male personificato. Gli attori sono bravi e la musica di Pino Donaggio è perfetta in questo meccanismo complesso, non complicato, che costituisce il miglior thriller erotico degli anni '80. A chi dice che "Non aprite quella porta" fa paura, consigliategli di vedere questo. E vedrete che cambierà subito idea. Perché la suspense, come De Palma, negli anni '80 non la sapeva fare nessuno. Alla faccia di tutti i Razzie Awards che vinsero i suoi film. E alla faccia del signor Kezich (perdoni la mia maleducazione, ma quando è troppo è troppo) che continua a stroncare e stroncare tutti i film che gli capitano fra le mani. Però manda anche le lettere a Ciak perché rimane fregato dai mascherini sbagliati dei DVD.
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vjarkiv
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lunedì 24 ottobre 2011
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il film più hitchcockiano di de palma
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Certo gli elementi che ne fanno il film più hitchcockiano di De Palma ci sono tutti:
lo spazio-doccia che prelude ad un'azione violenta; quella che sembra essere la protagonista del film, viene uccisa dopo poco più di venti minuti dall'inizio; la lunga sequenza nella galleria con la sola musica...ma non sono mai a sproposito e comunque sono un dovuto omaggio al grande maestro che ha ispirato non poco la sua produzione cinematografica.
Alcuni elementi di riflessione estetica:
il film tratta di ninfomania, transessualismo, travestitismo (psyco docet) con efficacia; l'uso del doppio viene sottolineato dall'immagine allo specchio del Dott. Elliott ogni volta che una donna tenta di sedurlo.
Ed infine una curiosità socio-medica: lo sconosciuto-conosciuto in una galleria d'arte è affetto
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Certo gli elementi che ne fanno il film più hitchcockiano di De Palma ci sono tutti:
lo spazio-doccia che prelude ad un'azione violenta; quella che sembra essere la protagonista del film, viene uccisa dopo poco più di venti minuti dall'inizio; la lunga sequenza nella galleria con la sola musica...ma non sono mai a sproposito e comunque sono un dovuto omaggio al grande maestro che ha ispirato non poco la sua produzione cinematografica.
Alcuni elementi di riflessione estetica:
il film tratta di ninfomania, transessualismo, travestitismo (psyco docet) con efficacia; l'uso del doppio viene sottolineato dall'immagine allo specchio del Dott. Elliott ogni volta che una donna tenta di sedurlo.
Ed infine una curiosità socio-medica: lo sconosciuto-conosciuto in una galleria d'arte è affetto dalla sifilide (il regista sceglie la malattia a trasmissione sessuale più grave ma curabile di quel periodo: siamo alla fine degli anni 70 e l'AIDS è di là da venire nella sua forma conclamata!!)
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nick castle
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giovedì 9 giugno 2011
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un de palma atipi per un thriller riuscito...
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Per De Palma, era ora di cambiare, così nasce "vestito per uccidere", pellicola atipica, che coinvolge più generi, in una esatta e abbastanza studiata sequenza. Difatti, il film per la prima mezz'ora parte in picchiata con l'erotismo Brassiano in tutto e per tutto, con tanto di masturbazioni pubiche in primo piano, poi la storia procede come un tipico film di Dario Argento, compreso di investigazione privata della protagonista, interrogatori, appostamenti, inseguimenti e omicidi. In tutto ciò, se anche a un primo avvisoe la mano di De Palma risulta assente (sopratutto all'inizio), l'amalgama tra i generi riesce, pur senza approfondire troppo i personaggi, come d'altronde il genere thriller vuole che sia, e pian piano i tipici caratteri depalmiani si fanno strada (messa a fuoco estrema, compositing, movimenti di macchina), concludendo in un finale tipicamente alla Hitchcook.
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Per De Palma, era ora di cambiare, così nasce "vestito per uccidere", pellicola atipica, che coinvolge più generi, in una esatta e abbastanza studiata sequenza. Difatti, il film per la prima mezz'ora parte in picchiata con l'erotismo Brassiano in tutto e per tutto, con tanto di masturbazioni pubiche in primo piano, poi la storia procede come un tipico film di Dario Argento, compreso di investigazione privata della protagonista, interrogatori, appostamenti, inseguimenti e omicidi. In tutto ciò, se anche a un primo avvisoe la mano di De Palma risulta assente (sopratutto all'inizio), l'amalgama tra i generi riesce, pur senza approfondire troppo i personaggi, come d'altronde il genere thriller vuole che sia, e pian piano i tipici caratteri depalmiani si fanno strada (messa a fuoco estrema, compositing, movimenti di macchina), concludendo in un finale tipicamente alla Hitchcook. Insomma, una pellicola dove le intenzioni del regista forse non erano così chiare e definite come possone esserlo negli ultimi anni della sua carriera, ma comunque discreto e obbiettivamente da non dimenticare.
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livio de fabrizio
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domenica 12 dicembre 2010
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il grande luna park
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Coi titoli di testa arrivano le musiche, fedeli compagne dello spettatore per tutti i cento minuti successivi. La prima sequenza è quasi un’anteprima del film: Angie Dickinson fa la doccia e si tocca un po’ dappertutto, dal seno al pube, godendo un po’ di pensieri proibiti e un po’ del proprio stesso corpo e dei propri gemiti lascivi. Peccato che quel corpo non sia il suo: è di una modella di Playboy, e solo il montaggio cinematografico illude lo spettatore. Si è parlato di un riferimento a Psycho, ma in fondo è solo una doccia: piuttosto, il regista sembra autocitarsi, perché risaltano abbastanza chiaramente le analogie con la prima sequenza di Carrie.
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Coi titoli di testa arrivano le musiche, fedeli compagne dello spettatore per tutti i cento minuti successivi. La prima sequenza è quasi un’anteprima del film: Angie Dickinson fa la doccia e si tocca un po’ dappertutto, dal seno al pube, godendo un po’ di pensieri proibiti e un po’ del proprio stesso corpo e dei propri gemiti lascivi. Peccato che quel corpo non sia il suo: è di una modella di Playboy, e solo il montaggio cinematografico illude lo spettatore. Si è parlato di un riferimento a Psycho, ma in fondo è solo una doccia: piuttosto, il regista sembra autocitarsi, perché risaltano abbastanza chiaramente le analogie con la prima sequenza di Carrie. Nell’indifferenza del marito, che si rade pochi metri più in là, la donna viene agguantata da un uomo spuntato forse da dentro al muro: ma è solo un sogno. La nostra è, come si intuisce, insoddisfatta del marito e quindi aspirante mangiatrice di uomini. Nessun problema: alla mostra d’arte troverà pane (o meglio pene) per i suoi denti. La lunga sequenza, tipicamente alla De Palma, in cui i due si rincorrono l’un l’altro, è uno degli apici del film, ed è resa un po’ fastidiosa solo dalla presenza ad un certo punto ossessiva delle musiche. Praticamente in ogni opera di De Palma c’è una sequenza memorabile, un momento cult, e finora siamo almeno a quota due. Però questo non basta a fare un buon film, nel complesso. Vediamo allora che succede. Succede che si fa sesso alla grande in taxi: non è che si prende ad esagerare? Di nuovo sesso a casa dello sconosciuto, che si scoprirà malato di sifilide. Per il momento è quasi più un film porno che un thriller, ma ecco che quella che ormai saremmo portati a considerare la protagonista, o una delle protagoniste, viene ferocemente assassinata in ascensore a colpi di rasoio da un’imprevedibile figura androgina. Si ripensa allora alla prima sequenza: è l’incubo premonitore della donna oppure il sogno del suo futuro omicida? La cui apparizione davanti all’ascensore è quasi grottesca, anzi per la verità potrebbe scappare una risata alla vista di quel volto bislacco: ma in realtà è uno dei killer più originali, quanto meno esteticamente, che si ricordino al cinema, e questo fa la forza di varie scene successive. Di qui in poi, i personaggi principali saranno il dottor Elliott (Michael Caine, ottima la sua recitazione), una prostituta (Nancy Allen, allora moglie del regista), il figlio della defunta (Keith Gordon) e il detective Marino (Dennis Franz), tutti coinvolti e sconvolti dall’omicidio. Brian De Palma continua a mostrarci la sua maestria, e, come quasi sempre, è nei dettagli, nelle inquadrature, nelle singole intuizioni, che tanto lo spettatore comune quanto il cinefilo accorto avvertono il maggior senso di soddisfazione, sorprendendosi, in tali momenti, veramente avvinti alla vicenda. Con l’avanzare della quale, però, si denotano le debolezze del cineasta: personaggi un po’ stilizzati – dal ragazzino inventore alla stessa Nancy Allen, che convince solo in maniera discontinua, mancando spesso di profondità, non si capisce bene se perché non riesce o perché non è ben diretta – la trama superficiale e un po’ incoerente, qualche banalità sulle scienze che il regista chiama in causa – psicologia e in particolare psichiatria – la mancanza dell’intrico e del colpo di scena che caratterizzano invece Hitchcock, del quale tutto sommato De Palma pare essere troppo spesso seguace approssimativo. Lo spettatore ansima, si interessa, resta colpito, ma grazie alla regia, al montaggio, alla fotografia, alla musica: la storia c'è, ma non vale le immagini, delle quali finisce per diventare succube. Le varie sequenze magistrali si configurano quasi come microstorie all'interno del tessuto narrativo, come filmati che potrebbero essere visti e gustati autonomamente. E forse sarebbe meglio. Perché uno dei difetti principali di Vestito per uccidere è dato dall'insistenza del regista: "Ecco le mie carte migliori" - "Gustatevi questa" - "Non vi eravate mica addormentati?" - "Paura, eh?" pare che ci dica ogni volta, ma ad un certo punto si rischia di non sopportarlo più. Quando si scopre che si tratta solo di un incubo, l’ultima sequenza assume la forma di un lungo effettaccio utilizzato da chi non sappia come chiudere degnamente la sua storia; ma in fondo, se ci ripensate, è così che era cominciato il film, con un sogno-incubo, e poi il fatto sognato, più o meno, era accaduto veramente. E non è detto che l’uccisione dell’infermiera, di poco precedente, faccia sempre parte dell’incubo, per quanto si tratti di una situazione assurda. Da notare come in Doppia personalità - Raising Cain, del 1992, De Palma riprenderà svariate situazioni di questo film, a partire dalla questione della doppia personalità. E l’incubo finale non è altro che la riproposizione dell’incubo finale di Carrie, pur adattato alla nuova storia.
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[+] uno dei migliori film di de palma
(di madmike)
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