Lo guardi e ti rapisce. Tu non ci stai, ti tiri indietro, torni col pensiero a dove eri prima, poi lo riguardi di sottecchi e lui ti rapisce di nuovo. Questa volta in modo più profondo, più duraturo. Sei tentato di lasciarti andare, ma hai ancora un ultimo guizzo di resistenza... Dura poco. Questa volta è lui – il film – che ti prende gli occhi per mano e ti porta con sé. La seduzione è compiuta: per un po' non avrai altro pensiero all'infuori di lui. E lui ti terrà avvinto a sé per un periodo compreso – più o meno – tra i 90 e i 120 minuti. Il cinema funziona così. È un dispositivo di seduzione che agisce contemporaneamente sugli occhi, sul cervello, sulla pancia e sul cuore. Ogni film è un piccolo "casanova": ci illude di essere irretito da noi, di aver bisogno dei nostri occhi. Ci invita a seguirlo. E noi, ogni volta, gli crediamo. Lo facciamo. E ci perdiamo in lui. A volte capita che un film non solo agisca da seduttore, ma racconti anche storie di seduzione. Non necessariamente di seduzioni sessuali. Ma sensuali sì, sempre. Si può essere sedotti da una voce, da un dipinto, da un bicchiere di vino, da un sapore, da un paesaggio, da un racconto. Da un abito come da un profumo. Forse, si può essere sedotti anche da un'ossessione. Quando il cinema racconta la seduzione in fondo rivela qualcosa di sé, della sua anima, e di ciò che esso stesso ogni volta produce, o vorrebbe produrre.
La dieci sequenze finaliste del premio Casanova 2011, quelle che potete votare su MYmovies fino al 30 giugno, sono state selezionate proprio per questo: per quello che raccontano e per come lo raccontano. Perché seducono raccontando la seduzione. Non troverete in esse "fette di vita". Ci troverete – come avrebbe detto Hitchcock – "fette di torta": zucchero per gli occhi, e vitamine per il cuore.
Gianni Canova
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