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marted 22 maggio 2018

Articoli e news Steven Spielberg

Nome: Steven Allan Spielberg
71 anni, 18 Dicembre 1946 (Sagittario), Cincinnati (Ohio - USA)

Il nuovo lavoro del regista un film libero, spudorato e bambinesco, stordente al punto giusto per tenere lontani gli spielberghiani occasionali e poco sinceri. Al cinema.

Ready Player One, la giovinezza di Spielberg infinita

domenica 1 aprile 2018 - Roy Menarini da FOCUS

Ready Player One, la giovinezza di Spielberg  infinita La giovinezza di Spielberg sembra infinita. Non si tratta solamente di sorprendersi perch questo infaticabile settantunenne sforna un film dietro l'altro o per l'adeguamento - ogni qualche anno - alle pi recenti forme di elaborazione visiva degli effetti digitali, ma proprio per la capacit di rinnovare la riflessione sul cinema. Ready Player One capace di proporsi al tempo stesso come il film pi pop che si possa immaginare e quello pi profondamente teorico degli ultimi anni. Ben lungi dall'essere contraddittorio rispetto all'umanesimo di The Post (con cui anzi costituisce un binomio di assoluta coerenza), Ready Player One forse il pi completo racconto sui videogame all'interno di un rapporto - quello tra mezzo cinematografico e mezzo videoludico - che notoriamente non ha sortito grandi risultati (se non quelli "indiretti" di Matrix o Inception). L'immersione nel mondo di Oasis non affatto, come qualcuno si ostina a credere, una metafora del cinema contemporaneo ma un esempio della nostra relazione con i media digitali. Scartando l'opzione nostalgica di Stranger Things (comunque importante, per come ha compreso gli anni Ottanta come modello di riferimento narrativo e immaginario), Spielberg costruisce una perfetta analisi dei media contemporanei, e ci spiega che il gioco o l'avventura altro non sono che uno schema di comprensione del mondo, un mezzo per conoscere noi stessi, i limiti delle nostre identit e le regole sociali. Nella sequenza pi sorprendente, gli esseri umani (tutti dotati di un casco per la realt virtuale) sembrano ipnotizzati in massa e si muovono come automi in una sorta di involontario flash mob: in verit si trovano su Oasis e stanno portando la rivoluzione nel mondo virtuale, che in quel momento essenziale per le sorti del mondo reale. Un ribaltamento di prospettiva rispetto alla solita dinamica del risveglio dall'illusione per trovare il proprio posto nel mondo: l'idea di Ready Player One che possa esistere una ecologia dei media, che sia bello giocare e reinventarsi, che non ci sia nulla di male nell'enciclopedia pop, a patto di trovare una misura uman(istic)a e di stabilire una cultura.

Due mesi dopo il successo di The Post, il regista torna con Ready Player One, dal 28 marzo al cinema.

Steven Spielberg, il regista della (nostra) meraviglia

Steven Spielberg, il regista della (nostra) meraviglia Alcuni registi americani (David Lynch o Michael Mann) deviano poco dal loro presupposto iniziale, Steven Spielberg diversamente un mix di personalit e convenzione. In quasi cinquant'anni di carriera stato tutto: enfant prodige con Duel, "un primo film perfetto" lo defin Franois Truffaut; inventore del blockbuster con Lo squalo, un prodotto culturale inedito costruito sulla scienza esatta dell'intrattenimento affettivo, ovvero la conoscenza infallibile delle leggi del mercato e del cuore degli adolescenti; re del mondo e del meraviglioso negli anni Ottanta sulla scia di E.T. l'extraterrestre, un record storico da 792 milioni di dollari mantenuto per undici anni; simbolo biasimato del cinema commerciale e del merchandising a oltranza, i suoi film diventano veri e propri marchi declinati in prodotti derivati (I predatori dell'arca perduta, Jurassic Park...); autore unanimemente acclamato che gira oggi film pi compassati. Ma c' un'immagine che ha accompagnato sempre la sua carriera, quella del bambino che non vuole crescere, di Peter Pan del cinema che custodisce lo sguardo ingenuo dei fanciulli. Aspettavamo ogni volta e a ogni film il momento preciso in cui il ragazzo sarebbe diventato adulto ma non era mai quello giusto. Passaggio (artistico) puntualmente rimandato, Spielberg lo cerca prima con Il colore viola e poi con Schindler's List, inaugurando una nuova stagione oscillante tra divertissement popolare (Jurassic Park) e film di prestigio (Schindler's List). Stagione cinematografica che persevera nella fanciullezza e realizza soltanto il desiderio infantile di piacere (ai pi grandi). L'intrattenitore incontra il favore della critica, scoprendo che la rispettabilit non incompatibile coi suoi affari e con una filosofia degli affari di cui custodisce ancora il segreto. Cresciuto tra l'insolenza dei produttori folli (e cocainomani) degli anni Ottanta (Don Simpson) e la nuova generazione di Wall Street (i fratelli Weinstein), Spielberg appartiene di fatto a una categoria a parte, un Rockefeller col berretto che coltiva il suo passato da nerd e mette in scena il meraviglioso con maestria linguistica e drammaturgica.

Il film di Spielberg, oltre che resoconto della svolta di un grande giornale, uno studio sulle componenti della simbologia giornalistica. Al cinema.

L'immagine e il suono: come The Post racconta il (suo) mondo

luned 5 febbraio 2018 - Leonardo Strano, vincitore del Premio Scrivere di Cinema da SCRIVERE DI CINEMA

L'immagine e il suono: come The Post racconta il (suo) mondo Sembrer una piccolezza o un dato simpaticamente ininfluente e invece c' qualcosa di fondamentale nel sapere che Tutti gli Uomini del Presidente, oltre ai tre Oscar per Miglior Sceneggiatura non originale, Miglior Attore non protagonista e Miglior Scenografia, vinse anche il premio per il Miglior Sonoro. un dato di storia cinematografica che riemerge dalla memoria con logica prepotenza quando ci si accorge dell'attenzione maniacale che Steven Spielberg e il sound designer Gary Rydstrom hanno dedicato al nascondimento dei microfoni su tutte le macchine tipografiche presenti in The Post (guarda la video recensione), ottenendo un risultato non solo chirurgico e documentale ma anche complesso e intricato a livello concettuale. Quest'ultimo di Spielberg d'altronde un film che si colloca nella tradizione dei "film sul giornalismo" come un unicum in grado di raggiungere profondi livelli meta riflessivi e di portare freschezza al genere ergendosi ad analisi dello stesso, grazie ad una fluvialit concettuale capace di corazzare e raffinare le sue illustri tematiche di base. Il film eccelle per la capacit di mettere in scena un'idea e una storia attraverso una coralit espressiva composta da dettagli tecnici che funzionano come "fonti non accreditate", pennellate invisibili dentro alla tela, stimoli tanto inconsci e subliminali da far annegare lo spettatore nella realt raccontata ancor prima che questo si accorga di esserne stato immerso.

Non sarebbe strano considerare The Post come il film sul giornalismo pi "giornalistico" mai realizzato nella storia del genere: non il migliore o il pi appassionante e nemmeno il pi profetico o il pi disilluso. Semplicemente il pi giornalistico e quindi il pi immersivo. Perch se, nell'ordine corrispondente, Quarto Potere, Tutti gli uomini del presidente, L'asso nella manica e Insider hanno detto moltissimo attraverso questo genere, The Post dice moltissimo sia attraverso che riguardo il genere, raccontando una storia e auto analizzando le modalit con cui la racconta.
Il film, oltre che essere il resoconto della svolta di un grande giornale, uno studio sulle componenti della simbologia giornalistica e lo dimostra la tensione affettiva con cui Spielberg riprende i passaggi di formazione della notizia: le rotative, il percorso che intraprende la stampa prima di vedere la luce e il suono delle macchine da scrivere, il tremore eccitato degli edifici quando la verit va in stampa e l'enorme scompostezza dei fogli di giornale mentre si leggono. una presa di consapevolezza (a dir poco politica) dei significati e dei significanti che compongono l'idea della stampa.

Risulta allora comprensibile l'importanza implicita di quel sonoro, sia per Pakula che per Spielberg: il suono una delle tracce fisiche pi importanti del giornalismo, la conseguenza dell'atto fisico dello scrivere. La sua cattura la prova di fedelt alla storia raccontata e la lavorazione plastica di una traccia audio parallela a quella visiva non solo il racconto sensoriale del ritmo lavorativo di una redazione giornalistica ma anche il modo in cui il film si apre allo spettatore, testimoniando che un certo tipo di cinema riesce ancora a riflettere su se stesso e a prendere al volo il reale.

   

La tempistica il tema portante del film che Spielberg ha pensato e diretto come una sorta di instant movie all'indomani delle elezioni USA. Dal 1 febbraio al cinema.

Il tempismo di The Post, qual il momento giusto per agire?

luned 15 gennaio 2018 - Paola Casella da FOCUS

Il tempismo di The Post, qual  il momento giusto per agire? Caratteristica precipua di The Post la tempistica, circostanza e tema portante del film diretto da Steven Spielberg. The Post infatti una sorta di instant movie, deciso e diretto in velocit da Spielberg all'indomani delle elezioni che hanno portato alla presidenza degli Stati Uniti quel Donald Trump che, nelle parole di Meryl Streep, "mostra ogni giorno ostilit nei confronti della stampa e delle donne". Streep e Tom Hanks sono saltati su quel treno in corsa, accantonando ogni impegno precedente per prestare il volto rispettivamente a Katharine Graham, editrice del Washington Post, e Ben Bradlee, direttore del quotidiano. Time's Up, ovvero "il tempo scaduto" (che sottintende " ora di cambiare"), anche il nome del fondo legale istituito, fra gli altri, da Meryl Streep e Steven Spielberg per finanziare le cause intentate da donne che denunciano molestie sessuali sul lavoro e non possono permettersi un costoso avvocato in un Paese in cui la giustizia spesso subordinata alle possibilit economiche e al potere personale di chi vi si rivolge. dunque perfettamente coerente che The Post racconti un momento cruciale destinato a fare epoca, momento in cui la domanda pi appropriata, nella celebre lista delle Five W, stata "when", quando. Quando il momento di far sentire la propria voce? Quando bisogna tirare la linea, e tenere la schiena dritta? Quando l'ora di rischiare tutto, affinch non si perda del tutto il diritto di rischiare?

L'America ha paura, non si sente pi al sicuro. Ne Il ponte delle spie il regista racconta il passato prossimo come presente. Di Pino Farinotti.
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Il nuovo Spielberg supera se stesso

domenica 27 dicembre 2015 - Pino Farinotti da FOCUS

Il nuovo Spielberg supera se stesso Il ponte delle spie, di Steven Spielberg. Il contesto: 1957, storia vera; il momento in cui gli americani si accreditano ancora come garanti e protettori del mondo libero, minacciato dal comunismo. Fedele al suo destino di nazione che non riesce a stare senza guerre, l'America, uscita da non molto dal secondo conflitto mondiale dove aveva combattuto, e debellato, tre totalitarismi, due in Europa e uno in Giappone, ha identificato la Russia come nemico assoluto e combatte la cosiddetta guerra fredda. Che non fatta si eserciti in divisa, di portaerei e di sbarchi, ma soprattutto una guerra di spie, sotterranea.

   

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Ready Player One

La fuga nel virtuale un tourbillon di citazioni, con al suo interno un tributo sentito e imprescindibile
Data uscita: 28/03/2018
Regia di Steven Spielberg. Genere Azione, produzione USA, 2018.

Il film, ambientato nel 2045, racconta di un pianeta Terra ormai in declino dove l'unico svago per la popolazione si trova in un universo virtuale chiamato OASIS.
Ready Player One

Jurassic World - Il regno distrutto

Il sequel di Jurassic World
Data uscita: 07/06/2018
Regia di J.A. Bayona. Genere Azione, produzione USA, Spagna, 2018.

Tornano i principali personaggi del film Jurassic World in una nuova avventura 'giurassica'.
Jurassic World - Il regno distrutto

Bumblebee

Lo spin-off di Transformers
Data uscita: 20/12/2018
Regia di Travis Knight. Genere Azione, produzione USA, 2018.

Bumblebee, un maggiolino decisamente speciale ferito in battaglia viene ritrovato in una discarica automobilistica dalla 18enne Charlie.
Bumblebee

The Turning

Tratto dal racconto di Henry James
Regia di Floria Sigismondi. Genere Drammatico, produzione USA, 2018.

La trasposizione cinematografica di "The Turn of the Screw", famoso racconto scritto da Henry James.

Indiana Jones 5

Harrison Ford e Steven Spielberg ancora una volta insieme
Regia di Steven Spielberg. Genere Avventura, produzione USA, 2020.

Il quinto capitolo della saga di Indiana Jones ancora una volta interpretato da Harrison Ford e diretto da Steven Spielberg.

Daughters of the Resistance

Tratto dall'omonimo libro
Regia di . Genere Drammatico, produzione USA, 2018.

Tratto dal libro "Daughters of the Resistance: Valor, Fury, and the Untold Story of Women Resistance Fighters in Hitler's Ghettos" di Judy Batalion.

Untitled 'Men in Black' Spin-off

Il reboot di Men in Black
Data uscita: 13/06/2019
Regia di F. Gary Gray. Genere Azione, produzione USA, 2019.

Il film, al contrario dei capitoli precedenti, vedr come protagonista una donna.

Robopocalypse

In lotta contro le macchine
Regia di Michael Bay. Genere Azione, produzione USA, 2019.

Michael Bay mette a confronto la potenza delle macchine contro l'ingegno umano.

Jurassic World 3

Il terzo capitolo della saga
Regia di Colin Trevorrow. Genere Azione, produzione USA, 2021.

Blackhawk

Steven Spielberg debutta nel cinecomic
Regia di Steven Spielberg. Genere Azione, produzione USA, 2020.

West Side Story

Il remake dell'omonimo film del 1961
Regia di Steven Spielberg. Genere Drammatico, produzione USA, 2020.

Il regista Steven Spielberg dirige l'adattamento del celebre musical di Broadway.

Cortes

La storia di Hernan Cortes, il conquistatore che sottomise alla corona Spagnola l'Impero Azteco
Regia di . Genere Drammatico, produzione USA, 2018.

Una miniserie che racconta le scoperte epiche di Cortes, un momento rivoluzionario della storia che ha dato vita al mondo come lo conosciamo ora.

Halo

Regia di . Genere Fantascienza, produzione USA, 2018.
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