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gioved 20 settembre 2018

Articoli e news Ettore Scola

Data nascita: 10 Maggio 1931 (Toro), Trevico (Italia)
Data morte: 19 Gennaio 2016 (84 anni), Roma (Italia)

Se ne va un Maestro, un uomo colto, l'autore di film in equilibrio fra il racconto magnifico e l'indicazione di opera d'arte generale.

Ettore Scola, il cinema tra racconto e arte

mercoled 20 gennaio 2016 - Pino Farinotti da FOCUS

Ettore Scola, il cinema tra racconto e arte Non conoscevo Scola nel 2002, quando ero membro della Commissione consultiva del cinema, l'ente che finanzia i film, e mi spesi per il suo Gente di Roma. Il titolo non fa parte delle sue opere migliori e nella riunione ci fu dibattito. Un argomento era "diamo un contributo a un vecchio maestro, che il meglio lo ha gi dato, magari a scapito di qualche giovane di talento". L'argomento era ineccepibile e legittimo. Ma anche il mio lo era: "uno come Ettore Scola lo sostieni 'comunque'". Arrivammo a un compromesso. Sia Scola che il giovane.

Anni dopo ho poi conosciuto il Maestro a una cena e mi interess il suo modo di porsi... sottotono, con quella sua cadenza romanesca che rallentava tutto. Certo, stato un grande. Veniva dalla strepitosa radice del cinema italiano, il realismo che si sarebbe evoluto nella "commedia". Roba che il mondo ha cercato di imitare, senza riuscirci. Era un uomo colto e possedeva un'attitudine rara negli autori di cinema, sapeva scrivere. Ma sapeva anche che non poteva fare tutto da solo, e che se si sposava a gente come Age e Scarpelli, il film sarebbe riuscito meglio. Il primo esercizio di Scola dunque la scrittura: collabora con Giorgio Bianchi nel Conte Max, con Risi Nei Mostri e nel Sorpasso, con Pietrangeli in Io la conoscevo bene. Scrittura e cinema di grande sostanza. E poi la sua prima regia, Se permettete parliamo di donne, mattatore Vittorio Gassman, che ha sempre dichiarato di nutrire una passione particolare per Ettore Scola.

Da allora l'autore ha espresso, attraverso tanti film, il proprio impegno e la propria cultura. Il suo impegno era sulla Storia italiana, attraverso un rigore mai cattivo, dove tutto si stempera, in gran parte grazie all'ironia, pur rimanendo univoco ed efficace, e provocatorio. A Scola interessava l'evoluzione, che quasi sempre significa declino, come per l'ideologia, la sua, che era di sinistra. Da cineasta filtrava spesso le vicende attraverso il cinema. Dal suo percorso, lungo e vasto, estraggo un modello quasi onnicomprensivo: C'eravamo tanto amati. E' la storia di tre amici che hanno fatto la resistenza: Antonio (Manfredi) un portantino che si batte per la gente, divide tutto con tutti, il comunista generoso - mette tutto in comune, appunto -. Nicola (Satta Flores) un radicale arrabbiato, professore frustrato sempre in lotta col mondo, vive di astrazioni e di pronunciamenti che finiscono sempre nel nulla. Gianni (Gassman) ha tradito l'identit iniziale, le premesse e le promesse: diventato ricco. Durante il film la storia incappa in Fellini che sta girando la sequenza della fontana di Trevi con Mastroianni e la Ekberg. Si assiste a un intervento di De Sica che racconta come, girando una scena di Ladri di biciclette fece piangere il bambino Enzo Staiola mettendogli in tasca delle cicche di sigaretta. I film di Scola sono una chimica fra il racconto magnifico, alla Risi- Monicelli-Comencini, e l'indicazione di opera d'arte generale, alla Fellini-De Sica-Rossellini-Visconti.
Tutto questo Ettore Scola. E non ho imbarazzo a dire una formula semplice. Uno cos non ce l'abbiamo pi.


   

Cantore di un'Italia povera ma bella, il regista si spento ieri a Roma all'et di 84 anni. Nella sua lunga carriera firm capolavori come C'eravamo tanti amati e Una giornata particolare.

Addio Ettore Scola, grande maestro del cinema italiano

mercoled 20 gennaio 2016 - Fabio Secchi Frau da NEWS

Addio Ettore Scola, grande maestro del cinema italiano Tante idee, allusioni e simbolismi nel viaggio di Scola nella sua (e nella nostra) Italia. Il tutto raccontato con un'emozione costante. I film di Ettore Scola sono capitoli di un grande romanzo che ha per tema il lato buffo dell'esistenza. Certi elementi caratteristici - il mondo estraneo e bizzarro con le sue regole e quindi avventuroso, il sopravvivere in maniera erronea che vale molto di pi della ricerca del senso della vita o di s stessi - ritornano in maniera estremizzata. Inutile ogni decifrazione, lo sguardo di questo regista italiano, in fondo, non uno sguardo cos alieno come si potrebbe ipotizzare. uno sguardo che amalgama e conosce bene l'Italia, dalle sue rivoluzioni economiche a tutte le conseguenze che poi ne scaturirono, fino alle contraddizione, ma soprattutto al senso di riscatto e di adattamento che investe i suoi personaggi. Il cinema di Ettore Scola ha un suo rigore e una sua particolare delicatezza. Ha un sottotesto di raro fascino e i suoi personaggi non sono mai vaghi, ma spigolosi, ben delineati, a volte anche malinconici, tuttavia sempre spontanei. Chi non si sentito scavare dalla commozione guardando Una giornata particolare? E chi non ha riso guardando il perfetto e scorretto Brutti, sporchi e cattivi?

Padre dell'attrice, sceneggiatrice e produttrice Gioia Scola e della sceneggiatrice Silvia, sin da giovane dotato di una particolare ironia che lo porter a collaborare, mentre ancora frequentava giurisprudenza all'Universit di Roma, con il giornale umoristico "Marc'Aurelio" come disegnatore. Dalla met degli anni Cinquanta, comincia a scrivere sceneggiature - molto spesso con Ruggero Maccari - per alcuni dei pi popolari registi italiani: Mattoli, Steno, Zampa, Loy, Bonnard, Bolognini, Giorgio Bianchi, Luciano Salce, arrivando a firmare i copioni del capolavoro Il sorpasso (1962) e de I mostri (1963) di Dino Risi, oltre a tantissimi film di Antonio Pietrangeli. Uno in particolare: Io la conoscevo bene (1965) gli far vincere il Nastro d'Argento per la migliore sceneggiatura. Nel 1961, esordisce come assistente alla regia nella pellicola di Carlo Lizzani Il carabiniere a cavallo, poi decide di provare lui stesso a dirigere un film. Dal suo genio verr partorita la pellicola a episodi Se permettete parliamo di donne (1964) con Vittorio Gassman come protagonista in mezzo a varie figure femminili (Eleonora Rossi Drago, Antonella Lualdi e Sylva Koscina su tutte), seguito poi da La congiuntura (1965) con Joan Collins e dall'episodio Il vittimista con Nino Manfredi del film Thrilling (1965).

Negli anni successivi e lungo tutti gli anni Settanta, firma quelli che sono i maggiori successi del cinema italiano: il mefistofelico L'arcidiavolo (1966), l'avventuroso Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa? (1968), Dramma della gelosia: tutti i particolari in cronaca (1969), Il commissario Pepe (1969) e Permette? Rocco Papaleo (1971). Nella rosa dei suoi interpreti preferiti spiccano senza alcun dubbio Gassman, Alberto Sordi, Nino Manfredi, Mastroianni e Giancarlo Giannini che, sapientemente diretti, danno un contributo speciale a tutte le sue pellicole. Poi, dopo il documentario-fiction post '68 Trevico-Torino: viaggio nel Fiat-Nam (1972), torna alla commedia regalandoci un capolavoro: C'eravamo tanto amati (1974), vincitore del Premio Csar come miglior film straniero, che vede la partecipazione di una Stefania Sandrelli, in stato di grazia, contesa dai due amici Gassman e Manfredi, lungo trent'anni di storia italiana contemporanea. Coinvolgente, considerato un vero e proprio cult per la grande eleganza formale e l'innovazione registica, Ettore Scola riesce a non deluderci e ci fa entrare nei meccanismi della trama, rendendosi quasi invisibile, come se non ci fosse affatto. Successivamente, passa alla regia dell'aspro e satirico, ma esilarante e imperdibile, Brutti, sporchi e cattivi (1976) sempre con Nino Manfredi, che lo imporr vincitore della Palma come Miglior Regista a Cannes. Seguir il Csar come miglior film straniero, il Nastro d'Argento per la migliore sceneggiatura e il David di Donatello per la regia per la pellicola Una giornata particolare (1977), con la coppia Loren-Mastroianni in versione casalinga e gay, che si incontrano nel giorno della visita di Hitler a Roma (6 maggio 1938). Gli anni Settanta si concludono con il corale La terrazza (1979) incentrato su un salotto di intellettuali notturni romani. Ancora Nastro d'Argento per la sceneggiatura.

Seguiranno: Passione d'amore (1981), Il mondo nuovo (1982) e il trionfo di Ballando ballando (1983), dall'omonimo spettacolo del Thatre du Campagnol che racconta la storia della Francia senza dialoghi, ma con l'utilizzo di canzoni celebri che tratteggiano i suoi mutamenti (dalla vittoria del Fronte Popolare al '68), il tutto visto attraverso una sala da ballo. Meritevole del premio per la regia al Festival di Berlino, di due David di Donatello, di tre Csar e della nomination all'Oscar. E come non citare un altro dei suoi film corali, La famiglia (1987), che vanta un cast eccezionale e i migliori premi della critica? Considerato uno dei maestri della cinematografia mondiale, a cavallo fra gli anni Ottanta e i Novanta, sforna due piccole commedie che si avvalgono della recitazione di Marcello Mastroianni e Massimo Troisi: Splendor (1989) e Che ora (1989). Poi una delle sue perle: La cena (1998) con un istrionico Gassman, accompagnato, quasi "altmanianamente" da una sfilza di attori straordinari, bistrattato per dalla critica. Nello stesso anno, si investe perfino produttore del film di Gianfrancesco Lazotti Saremo felici (1988).

Con l'arrivo del nuovo millennio dirige Castellitto e Abatantuono in una storia che sa ancora di guerra: Concorrenza sleale (2000). Firma i documentari Un altro mondo possibile (2001) e Lettere dalla Palestina (2002), tornando al lungometraggio a soggetto con uno spaccato della nostra capitale a met strada fra il documentario e la fiction, Gente di Roma (2003). Nel 2013, dieci anni dopo Gente di Roma, torna al documentario con Che strano chiamarsi Federico - Scola racconta Fellini, film che ricostruisce piccoli ma importanti episodi della vita del regista romagnolo.

Ettore Scola si spegne a Roma il 19 gennaio 2016. Aveva 84 anni. Sempre attento agli sguardi dei suoi personaggi che imbastiscono il perimetro del film, maestro della perfetta e accurata costruzione del climax, il cinema di Ettore Scola sempre stato un'operazione di nostalgia umana e cinematografica, capace per di strizzare sempre l'occhio alla modernit e alle nuove tecnologie.

   

Con un film su Fellini, torna in sala uno dei maestri della commedia all'italiana.

La politica degli autori: Ettore Scola

marted 10 settembre 2013 - Mauro Gervasini da APPROFONDIMENTI

La politica degli autori: Ettore Scola Il nuovo film di Ettore Scola Che strano chiamarsi Federico, presentato fuori concorso alla Mostra di Venezia e nelle sale dal 12 settembre, rappresenta la figura di Fellini e l'amicizia tra i due cineasti in modo poetico e magico. Soprattutto, racconta di un'Italia dove se avevi talento e bussavi a una porta qualcuno ti apriva. Potr sembrare strano che si cominci una "politica degli autori" dedicata a un regista complesso e gi parecchio celebrato come Scola da questa constatazione di costume sociale, eppure nell'avventura di Federico Fellini prima, e di Ettore poi, provinciali a Roma in giovanissima et (diciannovenne il primo, addirittura sedicenne il secondo) sta tutto il senso di un cinema civile (un tempo si sarebbe detto: impegnato). Federico arriva a 19 anni da Rimini, si presenta alla redazione del giornale satirico "Marc'Aurelio" con i suoi bozzetti e le sue storielle, persone come Metz, Marchesi e Steno lo accolgono e lo fanno lavorare come in una qualunque bottega artigiana. Dopo la guerra accade lo stesso a Ettore Scola, classe 1931, giunto da Trevico, il punto pi alto dell'Appennino campano. Al "Marc'Aurelio" conosce Ruggero Maccari con il quale comincia un'altra straordinaria amicizia, oltre che una complicit artistica. Insieme scriveranno grandi film come La congiuntura (1965), Il commissario Pepe (1969) o Una giornata particolare (1977), il loro capolavoro. Continua

   

Il concorso si chiude con Es-stouh (Les Terrasses).

Venezia 70, l'Algeria di Allouache

venerd 6 settembre 2013 - Annalice Furfari da NEWS

Venezia 70, l'Algeria di Allouache Grande soddisfazione alla Mostra del Cinema di Venezia, ieri, per Sacro GRA di Gianfranco Rosi. Per la prima volta, nella lunga storia del festival, un documentario italiano partecipa in concorso. Gi questo un ottimo risultato, ma lo ancor di pi l'apprezzamento della critica e del pubblico. "Essere in concorso - ha affermato il regista in conferenza stampa - gi una vittoria per il cinema documentario, per quanto io abbia sempre cercato di non fare grandi distinzioni tra i generi. Il fatto, per, che questa distinzione venga superata dalla Mostra e dal suo direttore mi sembra molto importante". Con Sacro GRA Rosi racconta la capitale. Girando per tre anni con un mini-van sul Grande Raccordo Anulare di Roma, il regista ha scoperto mondi invisibili, da cui emergono personaggi sfuggenti e apparizioni fugaci. "Questa - spiega Rosi - una Roma poco conosciuta, un polmone esterno rispetto al pantano romano. Dopo molti film fuori dall'Italia, era il momento giusto per raccontare questa storia, un modo per conoscere meglio Roma e di riflesso il nostro paese, oggi in forte crisi di identit".

Molto elegante, dalla splendida fotografia in bianco e nero, La Jalousie di Philippe Garrel, presentato ieri in concorso. Al Lido, con il regista francese, gli attori Anna Mouglalis e Louis ed Esther Garrel, figli del cineasta. Questa intensa storia d'amore, fatta di passioni ed emozioni esasperate, si interroga sulla dicotomia tra il sentimento e il bisogno economico. Molto positiva l'accoglienza al festival, per un film ambientato in un mondo di attori di teatro che credono profondamente nella loro arte, ma faticano a spiccare.

Sempre in concorso, ha ricevuto lunghi applausi dal pubblico Jiaoyou (Stray Dogs) di Tsai Ming-liang, cantore malese della solitudine e dell'alienazione contemporanea, vincitore di un Leone d'oro al Lido nel 1994 e due Orsi d'argento a Berlino. Pressoch privo di dialoghi, dalle inquadrature molto ricercate ed estremamente dilatate, Jiaoyou (Stray Dogs) il dramma di un uomo disoccupato e abbandonato dalla moglie, che vive per strada con i due figli, cercando di mantenere un'idea di famiglia. "Spero che sia il mio ultimo film - ha affermato il regista 55enne in conferenza stampa - ma credo nel destino". Chiss che la Mostra non lo induca a ripensarci.

Fuori concorso ieri si imposto Walesa dello stimato cineasta polacco Andrzej Wajda. Il film racconta la vita del premio Nobel Lech Walesa, fondatore del sindacato anticomunista Solidarnosc, coraggioso elettricista operaio che ha dato la spallata decisiva al crollo del comunismo in Polonia. "Un eroe dei suoi tempi", come l'ha definito il regista, che stato accompagnato al Lido proprio dal sindacalista settantenne. Sempre fuori concorso, abbiamo visto il documentario Pine Ridge di Anna Eborn, che racconta le vite di alcuni nativi americani nella riserva di Pine Ridge, nel South Dakota.

gi tempo di tirare le somme, per un festival che non ha regalato grandi sussulti cinematografici, rispetto a edizioni passate. Oggi, nella penultima giornata prima della chiusura, arriva l'ultimo film in concorso, Es-stouh (Les Terrasses) dell'apprezzato regista algerino Merzak Allouache, che porta avanti la sua peculiare indagine sulla complessa e tormentata societ algerina, dove i tetti delle case, un tempo luoghi di relax e incontro, sono oggi scossi dalla violenza e dalla morte. Cinque terrazze di Bab El-Oued, quartiere popolare di Algeri, ospitano cinque storie diverse, che si svolgono nell'arco di una sola giornata. Molteplici personaggi, reali o immaginari, si avvicendano, con racconti a volte tragici, a volte divertenti.

Fuori concorso oggi vedremo Unforgiven di Lee Sang-il, remake giapponese del capolavoro di Clint Eastwood Gli spietati. Il film ambientato a Hokkaido nel 1880. Jubei Kamata un killer molto temuto. Scomparso dalla circolazione per dieci anni, l'uomo riappare, vedovo e con due figli a carico, costretto a riprendere la spada per le disperate condizioni economiche in cui versa la sua famiglia. Due grandi registi a confronto sul terreno dell'amicizia, nel documentario fuori concorso intitolato Che strano chiamarsi Federico - Scola racconta Fellini. Ettore Scola fruga nel suo cassetto dei ricordi, per ricostruire piccoli ma importanti episodi della vita di Federico Fellini. Ricordi che riportano alla luce i luoghi e le emozioni provate in quasi cinquant'anni di amicizia.

Nella sezione Orizzonti vedremo La prima neve di Andrea Segre, tornato al cinema di finzione dopo lo stupefacente esordio nel 2011 con Io sono Li. Il regista italiano mette ancora una volta a frutto la sua esperienza di documentarista attento ai problemi dell'immigrazione, per raccontare una storia incentrata sul rapporto tra un undicenne che vive tra le montagne del Trentino, e soffre per la perdita recente del padre, e un giovane originario del Togo, fuggito dalla Guerra in Libia e incapace di accettare la propria paternit. Sempre in Orizzonti sar presentato l'iraniano Mahi Va Gorbeh di Shahram Mokri, girato in un unico piano sequenza e basato su una storia vera, quella di tre cuochi alla ricerca della carne per il ristorante per cui lavorano, in una remota regione del Caspio. Ma nei dintorni l'unica carne presente quella di un gruppo di studenti giunti per una gara di aquiloni.

Per vedere le foto della serata di ieri fai clic QUI

Il regista presenter al Lido il film-omaggio a Fellini.

Venezia 70, a Ettore Scola il premio Jaeger-LeCoultre

luned 19 agosto 2013 - a cura della redazione da NEWS

Venezia 70, a Ettore Scola il premio Jaeger-LeCoultre La Biennale di Venezia e Jaeger-LeCoultre annunciano che stato attribuito al maestro del cinema italiano Ettore Scola il premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker 2013 della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, dedicato a una personalit che abbia segnato in modo particolarmente originale il cinema contemporaneo. Continua

   

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