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gioved 24 maggio 2018

Articoli e news Toni Servillo

59 anni, 25 Gennaio 1959 (Acquario), Afragola (Italia)

Arriva in sala Il gioiellino, l'opera seconda di Andrea Molaioli.

Bevete pi latte, il latte fa bene

Bevete pi latte, il latte fa bene Pi in basso di cos c solo da scavare, cantava cos una bella canzone di Daniele Silvestri e comincia nello stesso modo il secondo film di Andrea Molaioli, che dissotterra gioielli e gioiellino di un imprenditore di latte andato a male.
Ispirato dalla cronaca e da uno dei pi gravi scandali della finanza globale, il regista romano romanza il colossale crac della Parmalat di Calisto Tanzi e mette al centro del suo film unazienda agro-alimentare gestita in maniera creativa dalla famiglia Rastelli, abile nel falsificare i bilanci, gonfiare le vendite e inventarsi il denaro. Non abbiamo mai avuto intenzione di girare Il gioiellino a Parma e nemmeno di accanirci sulla vicenda e sui protagonisti reali, per questo nel film di Molaioli non ci sono riferimenti diretti. Riferimenti sottintesi per necessit di prudenza rispetto ai processi ancora in corso e poi il caso Parmalat ci interessava in quanto fenomeno paradigmatico, ci spiega la produttrice Francesca Cima in conferenza stampa a Roma, dove Molaioli ha appena presentato alla stampa il suo Gioiellino.

Una carriera di 'grandi caratteri', l'attore napoletano il protagonista della commedia Lasciati andare. Al cinema.

Toni Servillo, quando recita al cinema lo devi andare a vedere

Toni Servillo, quando recita al cinema lo devi andare a vedere Lasciati andare il film di Francesco Amato, con Toni Servillo. L'attore napoletano -s, di Afragola, ma napoletano- negli anni si guadagnato una franchigia che di pochi: quando arriva nella sale lo vai a vedere. Un privilegio che apparteneva a gente come Sordi, Gassman, Mastroianni e pochi altri. E a Tot naturalmente. Nell'et dell'oro del cinema italiano. E mi piace iniziare proprio con un contrappasso, di arte e di tempo, fra Tot e Servillo, un riconoscimento che li unisce al livello pi alto, che per la gente di cinema molto raro, una laurea honoris causa in "Discipline della musica e del teatro". A Tot stata consegnata dopo che era morto da cinquant'anni e in questi giorni, scrivendo del "principe", ho cercato di indovinare le sue parole alla notizia della laurea "Ci ho messo un secolo a prenderla, sono lo studente pi fuoricorso del mondo". Servillo ha sempre tenuto alla sua "napoletanit", omologandosi a un altro gigante, facendo Eduardo nelle "Voci dentro" di Eduardo. Chi ha visto la commedia al "Piccolo", faceva fatica a distinguere il vecchio dal giovane, definiamoli cos. Che Servillo possa rappresentare, al livello pi alto, il teatro e il cinema un altro segnale che appartiene a pochi.
In Lasciati andare Servillo Elia, uno psicanalista che sarebbe invece un perfetto paziente in quel senso, sdraiato a esternare, invece che seduto ad ascoltare. un pigro radicale, di soldi, di affetti, di tutto. Vive con una moglie, e non pu essere che separato in casa, alla quale concede solo... pigrizia, appunto. Quando arrivano problemi di salute e occorre fare qualcosa, Elia si vede costretto a fare esercizio fisico. E cos irrompe nella sua vita Claudia, personal trainer spagnola, iperattiva e matta al punto giusto. L'opposto del dottore nel carattere e nel ruolo: lui esperto di mente e lei di corpo. E il "corpo" diventa strumento di recitazione: non facile passare da soggetto lento e bolso a reattivo e scattante. Come quando rincorre Claudia lungo una scalinata ripida senza perdere terreno.

Gli attori del momento.

Servillo e Battiston, presentissimi e bravi, ma non basta

luned 25 ottobre 2010 - Pino Farinotti da FOCUS

Servillo e Battiston, presentissimi e bravi, ma non basta Sono davvero pochissimi i film italiani dell'era recente che non presentano nel cast Toni Servillo e Giuseppe Battiston. Sono gli attori e i personaggi del momento. Il dato esatto, facilmente misurabile, nel 2010 Battiston ha partecipato a Cosa voglio di pi, Tutti pazzi per amore, Le ragazze dello swing, La passione, Figli delle stelle. Cinque film in un anno, sono tanti. Troppi, forse. Servillo non da meno: Gorbaciof, Noi credevamo, Un balcon sur la mer, Una vita tranquilla e Il gioiellino.
Servillo certamente un ottimo attore, capace di performance che attraversano molti registri. Nel Divo era semplicemente un'animazione, si muoveva secondo quelle regole, gesto enfatizzato, passo veloce quando era il caso. Aveva rappresentato Andreotti come una caricatura di classe. Davvero bravo. In Gorbaciof disegna un altro carattere oltre le righe, grottesco inquietante ed efficace. Nell'immagine e nella parola. Altro grande esercizio d'attore. Battiston diverso, un compagnone simpatico, un "carattere" corpulento e non competitivo. Anche lui molto efficace, ma Battiston sempre Battiston, se stesso, propone lo stesso personaggio, anche se non gli mancherebbero le qualit tecniche per altre applicazioni, venendo dal teatro di buon livello.

Attuale
Servillo e Battiston sono i modelli del modello di cinema italiano attuale. Un cinema di "carattere", dove manca quasi tutto, a cominciare dai generi. Non c' l'avventura, il noir, la commedia, non c' neppure il dramma umano, c' quello politico. L'ho scritto spesso, non c' l'eroe. I temi sociali, che affiancano l'instant, che approfondirebbero argomenti gi approfonditi da altri media, prevalgono. Ottengono magari attenzione presso una certa fascia di pubblico comunque minoritaria, ma continuano a non essere compresi e frequentati dal pubblico grande. Certo, il movimento italiano molto bravo ad autoriconoscersi, enfatizza se stesso attraverso una critica ...simpatizzante e attribuendosi premi autoctoni, ma poi tutto si ferma l.

Correnti
Le regole correnti, ormai da molto tempo, del nostro cinema, non ammettono (quasi mai) modelli portatori di appeal, emarginano l'eroe anche estetico. E questo a fronte di momenti quasi grotteschi nei film. C' una citazione efficace ed esemplare. Ne La nostra vita, il regista Luchetti attribuisce il ruolo di protagonista a Elio Germano, altro "carattere" e a Raoul Bova quello del fratello maldestro, incapace persino di procurarsi una fidanzata. Bova, grande appeal, attore bravo quanto Germano, viene derubricato, magari umiliato, perch bello, dunque inadatto al cinema italiano attuale. proprio cos. Questo codice realistico-triste-sociale che si accreditato e (auto)affermato, rimane comunque costretto nei nostri confini. Il gradimento e l'avallo del resto delle culture non ci appartiene. Ma il nostro movimento generale sembra rannicchiarsi in questo suo solipsismo. Da altre parti (quando avremo anche noi un Segreto dei suoi occhi argentino e un Concerto, rumeno?) si fanno film per il mondo, da noi si fanno film che non vanno nel mondo. Se dico che al cinema si addice l'identificazione e il sogno qualcuno dir trattarsi di un concetto sorpassato, antico, e nostalgico. Ma nel cinema ci sono i caratteristi e i protagonisti, se i primi diventano i secondi, alla fine il cinema ne paga il prezzo. Detto in chiave di identificazione (altro concetto non pi di moda): "io spettatore vedo pi volentieri Brad Pitt, piuttosto che Battiston. Io spettatrice, se devo sognare... be', Battiston lo lascio fra le ultime fantasie, e Servillo fra le penultime." Gassman e Mastroianni erano protagonisti, non caratteristi, di un cinema protagonista.

Cultura
Anche se la cultura attuale, non solo del cinema, ha emanato e imposto altre regole, il cinema non pu tradire le sue belle facolt, quelle dotazioni primarie e inalienabili che ne hanno fatto l'evasione, anzi l'arte prevalente del secolo (scorso). Dotazioni che se non valgono da noi, valgono altrove. Infatti, da molte stagioni i nostri titoli non figurano nei boxoffice internazionali, semplicemente perch non vengono esportati. Un'altra misura impietosa dello stato del nostro cinema sono i premi. Ho affrontato l'argomento in altri interventi. Dunque stralcio una parte di un pezzo dello scorso anno. preciso e... disarmante.

"Dopo Nuovo cinema paradiso il cinema italiano si aggiudicato l'Oscar nel '91 con Mediterraneo, Oscar larghissimo per quel film, come ammise lo stesso Salvatores, e poi con La vita bella, del '98, titolo, invece, del tutto meritevole. Da allora pi nulla. Ci siamo illusi con Gomorra, come ci eravamo illusi con Baara.
arrivato un altro segnale in quel senso, che sintetizzo in questo modo: l'italianit non interessa pi al mondo, per lo meno a quello del cinema che ha ormai metabolizzato storie di Napoli e storie di Sicilia. C' dell'altro da rappresentare. E poi Tornatore, col suo film da record italiano di budget, ha forse dato una sensazione troppo dichiarata di lavorare pensando all'Oscar, non riuscendo a trasferire l'intenzione di grandezza, che alla fine molti hanno percepito come enfasi. Che il nostro cinema non sia pi amato nel mondo emerge in modo cinematograficamente matematico, si pu dire cos. Assumo come riferimento i tre pi importanti riconoscimenti del cinema, l'Oscar, il Leone d'oro di Venezia e la Palma d'oro di Cannes. Al di l della discrezionalit e spesso anche delle polemiche, credo che quei tre riconoscimenti rappresentino alla fine qualcosa di "esatto", un termine di giudizio che vale oggettivamente. La lista che segue vale senza altri commenti.

1946 Palma d'oro a Roma citt aperta, di Rossellini
1947 Oscar a Sciusci, di De Sica
1949 Oscar a Ladri di biciclette, di De Sica
1951 Palma d'oro a Miracolo a Milano, di De Sica
1952 Palma d'oro a Due soldi di speranza, di Castellani
1956 Oscar a La strada, di Fellini
1957 Oscar a Le notti di Cabiria, di Fellini
1959 Leone d'oro a Il generale della rovere, di Rossellini
1959 Leone d'oro a pari merito a La grande guerra, di Monicelli
1960 Palma d'oro a La dolce vita, di Fellini
1962 Leone d'oro a Cronaca familiare, di Zurlini
1963 Oscar a 8 e mezzo, di Fellini
1963 Palma d'oro a Il gattopardo, di Visconti
1963 Leone d'oro a Le mani sulla citt, di Rosi.
1964 Oscar a Ieri, oggi, domani, di De Sica.
1964 Leone d'oro a Deserto rosso, di Antonioni
1965 Leone d'oro a Vaghe stelle dell'orsa, di Visconti
1966 Palma d'oro a Signore e signori, di Germi
1966 Leone d'oro a La battaglia di Algeri, di Pontecorvo
1967 Palma d'oro a Blow-Up, di Antonioni
1970 Oscar a Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, di Petri
1972 Palma d'oro a Il caso Mattei di Rosi a pari merito con La classe operaia va in paradiso di Petri
1972 Oscar a Il giardino dei Finzi Contini di De Sica
1974 Oscar a Amarcord di Fellini 1977 Palma d'oro a Padre padrone, dei Taviani
1978 Palma d'oro a L'albero degli zoccoli, di Olmi
1988 Leone d'oro a La leggenda del santo bevitore, di Olmi
1998 Leone d'oro a Cos ridevano, di Amelio
2001 Palma d'oro a La stanza del figlio, di Moretti.

Questi sono numeri, non , ribadisco, discrezionalit, ... aritmetica. Emerge che nelle nostre stagioni eroiche vincevamo un premio all'anno. Poi ci siamo difesi. Ma nel nuovo millennio, salvo un'eccezione ormai lontana, proprio iniziale, siamo a "zero tituli". E forse ce lo meritiamo..."

   

Il film di Matteo Garrone si aggiudica i cinque premi pi importanti.

Gomorra trionfa agli Oscar europei di Copenhagen

domenica 7 dicembre 2008 - Alessandro Regoli da NEWS

Gomorra trionfa agli Oscar europei di Copenhagen L'European Film Awards, l'equivalente europeo degli Oscar, ha decretato il trionfo di Gomorra che si aggiudicato i cinque premi pi importanti: Miglior Film, Miglior Regia (Matteo Garrone), Miglior Attore Protagonista (Toni Servillo), Miglior Fotografia (Marco Onorato) e Miglior Sceneggiatura. Nella categoria miglior film ha superato, tra gli altri, Il divo di Paolo Sorrentino e La classe di Laurent Cantet che aveva conquistato la Palma d'Oro a Cannes.
Dopo aver ottenuto la nomination come Miglior Film Straniero agli Indipendent Spirit Awards, importanti premi dedicati al cinema indipendente americano, continua la marcia trionfale di Gomorra in attesa del premio pi importante, gli Oscar, dove, oltre alla probabile nomination come Miglior Film Straniero, pu legittimamente aspirare a qualcosa di pi. Nel 1998 con La vita bella Roberto Benigni ottenne tre Oscar (Miglior Film Straniero, Miglior Attore Protagonista e Miglior Colonna Sonora), dopo aver vinto due premi all'European Film Awards (Miglior attore e miglior film). Riuscir il cinema italiano a ripetere l'impresa?

La poesia bassa ironica e malinconica di Verdone e i personaggi disperati di Servillo danno vita a un'efficace "incontro d'autore".

Toni Servillo e Carlo Verdone a confronto

Toni Servillo e Carlo Verdone a confronto Separatamente e senza saperlo entrambi avevano espresso il desiderio di fare il loro "incontro d'autore" con l'altro, entrambi si ammirano (anche se per motivazioni diverse) e entrambi sono tra gli attori migliori del nostro cinema.
Uno Carlo Verdone "il comico pi di successo dagli anni '70 ad oggi", come l'ha definito il curatore della serata Mario Sesti, e l'altro Toni Servillo, capace nell'ultimo anno di essere presente nei due pi importanti film italiani con ruoli determinanti. Hanno scelto l'uno scene dai film dell'altro che amano particolarmente e che ritengono emblematiche della sofisticatezza attoriale del collega e le hanno commentate per il pubblico intervenuto.
Il risultato stata una serata che ha incredibilmente coniugato la poesia "bassa", ironica e malinconica di Carlo Verdone ai personaggi rudi, titanici e "alti" di Toni Servillo, all'insegna di una contaminazione che ha spiegato benissimo il protagonista di Il divo: "La forza di quest'incontro sta in come un comico possa raccontare attraverso la comicit zone profonde di disperazione e come alle volte un ruolo disperato possa essere efficace attraverso piccole zone di comicit".

Solo un maestro di espressivit pu dare vita alla figura pi controversa della storia italiana.

5x1: Toni Servillo, un volto nuovo?

5x1: Toni Servillo, un volto nuovo? A quasi 50 anni uno dei volti nuovi del cinema italiano, un po' perch si sempre speso con parsimonia sul grande schermo, un po' perch per lungo tempo ha girato i teatri d'Italia. Figura storica del palcoscenico di ispirazione napoletana, Toni Servillo sta rapidamente recuperando il tempo perduto. Tra aprile e maggio 2008 occupa in pianta stabile le sale cinematografiche del Belpaese, con la sua rilettura della storia italiana, passando attraverso gli occhi affilati, le orecchie a punta e la gobba de Il Divo Giulio Andreotti fino a infilarsi per le strade della Gomorra del sud Italia che lui cos ben conosce.
Come arrivato, questo attore strappato a forza al teatro da Paolo Sorrentino a diventare icona del cinema di qualit italiano come dimostra il recente successo ai David di Donatello? Il primo passo dovuto a Mario Martone che nel 1992 lo vorr nel suo Morte di un matematico napoletano. Gi allora si parl di autentica sorpresa, senza considerare che Servillo era gi un attore dalla straordinaria esperienza e presenza scenica.
Oggi, rappresenta in pieno una scuola minimale e, per certi versi, veramente poco teatrale, senza concessione all'eccesso: uno sguardo, un sollevamento di sopracciglia raccontano molto di pi di quanto possano fare pagine e pagine di parole recitate fuori dalle righe. Cos, in silenzio, Toni Servillo tra i volti pi ieratici ed evocativi del cinema italiano. Senza strafare.

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Loro 1

Silvio Berlusconi secondo Paolo Sorrentino
Data uscita: 24/04/2018
Regia di Paolo Sorrentino. Genere Biografico, produzione Italia, 2018.

Imprenditori, cortigiane, politici corrotti, giullari, acrobate: il circo intorno a Silvio Berlusconi, nella rielaborazione messa in scena da Paolo Sorrentino.
Loro 1

Loro 2

L'uso della luce ancora il linguaggio narrativo pi efficace
Data uscita: 10/05/2018
Regia di Paolo Sorrentino. Genere Biografico, produzione Italia, 2018.

La conclusione del rapporto tra Silvio e Veronica, sempre pi distanti e sempre pi soli, nello splendore allucinato di Villa Certosa.
Loro 2

Hitler contro Picasso e gli altri

L'arte trafugata, offesa, restituita. Il punto della situazione
Data uscita: 13/03/2018
Regia di Claudio Poli. Genere Eventi, produzione Italia, 2018.

L'arte trafugata, offesa, restituita. Il punto della situazione.
Hitler contro Picasso e gli altri

5 il numero perfetto

Regia di Igor Tuveri. Genere Drammatico, produzione Italia, 2018.

La grphic novel stata pubblicata per i primi tre capitoli dalla casa editrice Phoenix, adesso chiusa.

Pinocchio

Matteo Garrone: burattini, volpi, gatti... parlo con qualcuno e improvvisamente vedo un grillo parlante
Regia di Matteo Garrone. Genere Fantastico, produzione Italia, 2019.

Matteo Garrone dirige l'adattamento cinematografico del romanzo omonimo (1881) di Carlo Collodi.
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