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Martedì 30 agosto MYmovies LIVE! ha presentato una nuova opportunità di grande cinema online con l'anteprima web di Pink Subaru. Diretto da Ogawa Kazuya e scritto dall'attore Akram Telawe, il film è una strampalata rincorsa a un'automobile rubata dove la solidarietà multietnica apre uno spiraglio sul tragico conflitto israelo-palestinese. Per dettagli e informazioni sulle iniziative MYmovies LIVE! scrivere a live@mymovies.it Per accrediti stampa contattare l'ufficio stampa: daniela.ravanetti@mymovies.it IL FILM Per Elzober il sogno di possedere un’auto si è finalmente realizzato: dopo vent’anni di risparmi e duro lavoro come cuoco a Tel Aviv, la Subaru Legacy nera metallizzata è finalmente sua. Il giorno dopo averla ritirata, l’auto viene però rubata, lasciando il povero Elzober a piedi e disperato; gli abitanti del suo villaggio non sono disposti ad accettare tanta ingiustizia e decidono di aiutarlo a trovare l’auto. In un dedalo di sfasciacarrozze e scene di vita quotidiana, ognuno dà il suo maldestro contributo mettendosi sulle tracce della Subaru, compresi Mahmoud, ex ladro d’auto, una maga di dubbio talento e una cameriera giapponese che fa di tutto per trovare un uomo da sposare. IL REGISTA Kazuya Ogawa, nato a Yokohama nel 1977, dopo il diploma all’Istituto tecnico professionale di arti visive di Tokyo, si trasferisce a New York dove studia regia alla School of Visual Arts, collaborando a diversi progetti, tra cui film, documentari, video musicali, programmi televisivi e spettacoli teatrali. Dopo cinque anni a New York, si trasferisce in Italia, dove lavora per diversi progetti audiovisivi nelle scuole locali e nelle organizzazioni comunali. In Toscana conosce Akram Telawe, attore teatrale palestinese, con cui aveva già lavorato in passato e nel 2008 viaggia in Palestina e Israele, esperienza poi alla base del suo primo lungometraggio Pink Subaru. NOTE DI REGIA «Sono stato nella città araboisraeliana di Tayibe dove le persone mi guardavano curiose perché non c’era mai stato nessun giapponese. Ma io ho trovato moltissimo Giappone: auto, soprattutto Subaru. Come giapponese sentivo che avrei potuto dire qualcosa attraverso le macchine del mio paese. Ho deciso di non menzionare nel film la guerra, e nemmeno la pace, parola che è spesso usata politicamente. Spero che vedendo questo film il pubblico sentirà che alla fine siamo tutti uguali e che la felicità è una cosa davvero semplice». |
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