Sorpresa italiana: carcerato e trans in un film-poesia
Paolo Mereghetti Il Corriere della Sera

Sono film come quello di Pietro Marcello che danno ai festival la loro ragion d' essere. E che fanno sentire gli spettatori testimoni privilegiati di un cinema che cerca nuove strade espressive. Non succede spesso. Qui a Torino è accaduto al secondo giorno di programmazione, e con un film italiano: e l' auspicio non potrebbe essere più incoraggiante. La bocca del lupo è un film che sfugge alle facili definizioni (un documentario ma anche un melodramma, un film su commissione ma anche d' autore), capace però di conquistare lo spettatore per forza di stile e di idee e di condensare in meno di settanta minuti una storia d' amore e il ritratto di una condizione sociale, la metamorfosi di una città e il susseguirsi del tempo.
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In difesa degli ultimi
Lietta Tornabuoni La Stampa

Tornano dopo anni gli italiani in concorso al Torino Film Festival, e il primo film nazionale La bocca del lupo, lungometraggio di debutto di Pietro Marcello, è una gran bella sorpresa per la novità di linguaggio e di sentimento. Niente storie patetiche, nessun conflitto di famiglia, buone volontà sociopolitiche zero, catastrofismi neppure l'ombra: il regista sovrappone due vicende, la storia d'un amore nato in carcere e i mutamenti imposti dal tempo a Genova o la nostalgia del Novecento. La città, popolata di «nuovi abitanti delle caverne che non sono stanziali nè mobili ma trasmigranti», viene vista attraverso documenti visivi del passato o piccoli film privati raccolti tra cineasti dilettanti, e immagini del presente.
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97%
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In bocca al lupo, sottoproletari
Goffredo Fofi Il Sole-24 Ore

La vittoria del film di Pietro Marcello La bocca del lupo al 27° festival del cinema di Torino è per più versi confortante. Intanto è la prima volta dalla sua fondazione che il festival (con giuria internazionale) premia un film italiano, e per di più si tratta di un film italiano per molti versi anomalo, diverso. Non un film a soggetto ma neanche cinema documentario come lo si intende abitualmente. Senza attori, ma con due personaggi veri e forti al suo centro, e alla base una storia d'amore come non se ne sanno più raccontare, un amore vero tra due veri "irregolari", uno, Vincenzo, che sì è fatto un mucchio d'anni di carcere, e in carcere ha conosciuto, amandola ricambiato, una persona sensibile e fedele, Mary.
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98%
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Torino sforna sorprese ecco un film-gioiello costato 50mila euro
Paolo D'Agostini La Repubblica

Che il 27esimo Torino Film Festival sia stato vinto da La bocca del lupo di Pietro Marcello non può che far piacere. Fa piacere che sia un film italiano (uno dei due in concorso). Ma soprattutto l'esito indica quell'attenzione alla novità e all'originalità che costituisce lo spirito fondante della manifestazione. Marcello è al suo primo lungometraggio narrativo ma si era già fatto conoscere per un singolare documentario "poetico", Il passaggio della linea, realizzato su e giù per l'Italia a bordo dei treni "espressi", cioè poveri. In questa struggente storia d'amore tra un ex galeotto e un travestito nel ventre fatiscente della vecchia Genova, storia di reietti ed esclusi, dà prova di possedere uno sguardo personale.
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Amori rivoltosi fra i vicoli genovesi
Roberto Silvestri Il Manifesto

In concorso, e per ora vince, un duetto lirico, La bocca del lupo, opera seconda di Pietro Marcello. Un'esperienza di cinema unica e affascinante, come era stato il suo precedente gioiello, il giro dark d'Italia su un treno scassato, a lunga percorrenza, ormai fantasma, delle ferrovie dello stato. Il suo è un cinema unico e solitario, colto, triste ma di combattimento.
Nè finzione, né film-saggio, nè documentario, né romanzo a fosche tinte (come quello di Remigio Zena, da cui prende il titolo), nè solo ricco montaggio d'archivio sulla scomparsa della Genova operaia e sottoproletaria, le sue spiagge, le gang agguerrite, i vicoli bui e tempestosi. E neanche solo un esperimento ibrido, basato sulla teoria del montaggio bastardo che usa - come fa Julian Temple per sottolineare il canto barbaro dei Dr.
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The Mouth of the Wolf
Jay Weissberg Variety

Vintage images of a city on the decline are woven into the story of a couple separated for decades by prison bars in "The Mouth of the Wolf." This hauntingly beautiful, practically uncategorizable docu by Pietro Marcello takes the story of a jailbird and his transsexual partner and creates parallels with the life of their city, Genoa. Honest, unpretentious pic nabbed top prize at the recent Turin fest. Though its skedded February local release will generate little biz, "Mouth" should be well fed by fests worldwide.
Film was co-produced by the adventurous Indigo Films (which produces Paolo Sorrentino's pics, among others), but was commissioned and supported by Fondazione San Marcellino, a branch of the Jesuits known for its work with the indigent and homeless.
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Il coraggio dei gesuiti: «Basta che sia amore»
Fabio Ferzetti Il Messaggero

È andata così. È andata che mentre il Papa convocava in Vaticano centinaia di star della cultura e dello spettacolo, un giovane filmmaker casertano di nome Pietro Marcello zitto zitto vinceva il primo premio del 27mo Torino Film Festival con La bocca del lupo. È andata che mentre il Vaticano predicava la necessità di riavvicinarsi al mondo della creazione, un piccolo grande film nato grazie a un'Opera dei gesuiti presente a Genova fin dal 1945, conquistava non solo la giuria ufficiale ma quella della stampa internazionale portando a casa due premi e un coro di lodi in cui ricorrono i nomi di Fassbinder e Pasolini.
È andata che mentre sulle prime pagine rimbalzano ogni giorno tragicamente storie di trans, di amori "deviati", di ricatti e delitti nel mondo della politica, l'amore fra un uomo con una faccia da duro del cinema e una donna nata con un nome da uomo, conosciutisi in carcere tanti anni prima, illuminava un film sommesso e potente girato fra i carrugi di Genova.
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83%
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Una Genova diversa in vetrina a Torino
Edoardo Meoli Il Secolo XIX

«Una grande storia d'amore, quell'amore che nasce dalla diversità»: così il regista Pietro Marcello racconta il suo film "La bocca del lupo", primo italiano presentato ieri in competizione al Torino Film Festival, che ha riscosso il plauso anche del direttore Gianni Amelio. «Sono certo» ha detto «che avrà anche il successo della sala».
Prodotto dalla Fondazione San Marcellino con la Indigo di Francesca Cima e Nicola Giuliano - tra i recenti successi, "Il divo" - e L'Avventurosa Film di Marcello e Dario Zonta, il documentario è un viaggio attraverso Genova, i suoi caruggi, pieni di odori, storia, prostitute, delinquenti, portuali e trans. I protagonisti sono "veri", un siciliano, Enzo, che si è fatto oltre vent'anni di carcere, e Mary, donna di strada, conosciuta in prigione, con il sogno di una casetta di pietra, sul mare, con il camino.
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Tff, vince l'amore col trans
Claudia Ferrero La Stampa

Se lo spirito del Torino Film Festival è quello dell'innovazione, non poteva finire meglio. La bocca del lupo, il film vincitore del giovane regista napoletano Pietro Marcello, porta con sé la carica di un genere tutto nuovo, quello del «cinema del reale», entrato un po' a sorpresa nella sezione competitiva della rassegna. Ma con la storia ambientata a Genova dell'amore tra Enzo, immigrato ex galeotto, e Mary, travestito conosciuto in carcere, per la prima volta in 27 anni al Festival ha vinto un film italiano. «E' piaciuto sia al pubblico sia alla critica, la verità è che è un gran bel film - spiega soddisfatto il direttore Gianni Amelio -. Non ne faccio una questione di bandiera. Sono contento perché anch'io l'ho subito apprezzato, strappandolo dalle mani della concorrenza».
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Festival di Torino: Novecento, quanta nostalgia
Federico Pontiggia Il Fatto Quotidiano

"Le macerie del Novecento, portate via dal mare". Sono i residui umani e ambientali de "La bocca del liipo", "uno strano film ibrido su Genova: il compromesso tra un piccolo melò, quello del carcerato Enzo e della trans Mary e una grande storia, quella della nostalgia per il Novecento, raccontata dalle immagini d'archivio dei cineamatori'. Primo italiano in competizione al 27° Festival di Torino, è il nuovo documentario di Pietro Marcello, che sceso dai treni de Il passaggio della linea ci porta nel capoluogo ligure, di cui rintraccia "il tessuto sociale che non c'è più: negli anni Cinquanta i caruggi erano vissuti dai camalli, poi sono subentrati i meridionali come Enzo, oggi gli immigrati.
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Il TorinoFilmFestival premia per la prima volta un italiano, «La bocca del lupo» di Marcello
Alessandra De Luca Avvenire

L'Italia vince, per la prima volta in 27 anni, al Torino Film Festival. La giuria presieduta dallo sceneggiatore Sandro Petraglia ha assegnato il premio per il miglior film (25mila euro) al documentario «La bocca del lupo» di Pietro Marcello che, prodotto da Nicola Giuliano, Francesca Cima e Dario Zonta, racconta la drammatica storia d'amore tra un immigrato e un travestito conosciuto in carcere. Il Premio Speciale della Giuria (10mila euro) è andato invece, ex aequo, al canadese «Crackie» di Sherry White e allo statunitense «Guy and Madeline on a Park Bench» di Damien Chazelle, La miglior attrice è Catalina Saavèdra per «La nana» (ovvero «La tata») del cileno Sebatian Silva, mentre Robert Duvall e BilI Murray vincono, ex aequo, per «Get Low» dell'americano Aaron Schneider.
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'Noi abbiamo mostrato l'invisibile
Lidia Ravera L'Unità

Due passioni ha Gianni Amelio: il cinema e i giovani. Per capirlo basta aver visto i suoi film, così palesemente nutriti dalla lezione dei grandi maestri (Roberto Rossellini, Robert Bresson) e così capaci di raccontare ragazzi e bambini, la grazia selvatica degli ultimi, la commovente avventura dei principianti. Basta averlo ascoltato parlare dei suoi protetti, dei suoi allievi (ha insegnato regia al Centro sperimentale di cinematografia fino alla direzione di Alberoni «ci sono dei limiti che si impongono anche al proprio zelo»), del suo figlio adottivo (Luan, oggi bravissimo operatore alla macchina), basta aver visto come gli si illuminano gli occhi, mentre ti racconta quello che ha insegnato e quello che ha imparato, da loro e con loro.
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Al Festival vince l' amore trans: un docu-film voluto dai gesuiti
Giuseppina Manin Il Corriere della Sera

«Sì certo, sono felice... Vincere un festival, importante come questo, ricevere tante lodi, fa piacere. Ma non cambia la vita. La vita è altro. E alla fine, come dice Gianni Amelio, il cinema è solo un vizio». Un vizio magnifico, che ha fatto conoscere un nuovo regista, Pietro Marcello, trentenne di Caserta, autore de La bocca del lupo, il film che ha trionfato al Film Festival torinese, il primo italiano sul podio in 27 edizioni. «In ogni caso - prosegue - qui a vincere sono soprattutto loro, gli emarginati. L' ex carcerato Enzo, il trans Mary, i senza tetto né legge che ogni sera si affollano nei labirinti dei carrugi, intorno al porto. Quando il prossimo 3 dicembre il film verrà presentato a Genova, allora la festa sarà davvero tutta loro».
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"La bocca del lupo" di Marcello Enzo, Mary e l'amore assoluto
Davide Turrini Liberazione

Torino 27, versione fiction, spazietto Italia. Dopo anni di anteprime blasonate, scatta la versione minimale alla Amelio. Qualche titolo tristemente "politically correct" e, per ora, un paio di ottimi lavori. La straniera di Marco Turco e La cosa giusta di Marco Campogiani appartengono a quel cinema italiano odierno dove la film commission regionale mostra i segni del comando. Gli immigrati "piemontesizzati" raccontati da Turco e Campogiani, chi con problemi di identità e prostituzione, chi di presunto terrorismo, vagano tra gli scenari convenienti del Piemonte e segnano l'ennesimo punto a sfavore del quadretto bucolico del buon immigrato in Italia. Un cinema impaurito, incapace di tentare un approccio dialettico con la materia trattata e che rischia di essere controproducente prima di tutto rispetto agli eventuali obiettivi di sensibilizzazione.
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Mary per sempre
Ferdinando Cotugno Vanity Fair

È uno di quei film poveri (costato 80 mila euro) che toccano corde universali. Al Festival di Torino La bocca del lupo ha commosso tutti, conquistato applausi e, a sorpresa, il primo premio. Ora partecipa alla Berlinale (11-21 febbraio), nella sezione Forum. Racconta la storia vera, interpretata dagli stessi protagonisti, del legame tra un uomo, Enzo, e una trans, Mary: si conoscono in carcere e non si lasciano più. Il regista è Pietro Marcello, 33 anni.
Dove ha trovato questa storia?
«In una panetteria. Quando ho visto Enzo, ho pensato: lui è il volto del cinema. Mi ha mostrato i segni delle pallottole. Poi mi ha presentato Mary, la trans scappata dalla borghesia romana che ora è la sua compagna.
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La bocca del lupo, documentario senza spazio né tempo
Gerry La Padania

È arrivato alla 60° Berlinale La bocca del lupo di Pietro Marcello che ha vinto il 27° Torino Film Festival. Il film è un documentario sui generis che prosegue il primo lavoro di Pietro Marcello, presentato a Venezia nel 2007, Il passaggio della linea, un po' sopravvalutato... La bocca del lupo è un documentario anomalo per la sua struttura, diverso dal film-documentario tradizionale. Inizia con una voce narrante "antica", da "c'era una Volta...", esterna e ancorata a un tempo che non c'è più o, se c'è, a un tempo all'ombra di Genova e di ciò che Genova è diventata. Inizia con dei totali, delle inquadrature del porto al tramonto che incupiscono la vicenda. Inizia con degli inserti in bianco e nero, immagini di repertorio, bellissime, di ragazzi che si tuffano in acqua da un trampolino.
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L'amore fra un trans e un bandito al cinema con l'aiuto dei gesuiti
Mario Serenellini Il Venerdì di Repubblica

È il film dei record. Primo titolo italiano, in 27 edizioni del Torino Film Festival, a vincere il Gran Premio (con aggiunta del Fipresci dell’entusiasta stampa internazionale). Primo titolo a partecipare a concorsi ora di fiction, ora di documentari. Dopo Torino, si è guadagnato il «Vittorio de Seta» per il miglior documentario al neofestival di Felice Laudadio a Bari e, in quanto documentario, concorrerà dal 18 al 30 marzo al Cinéma du réel al Centre Pompidou a Parigi. Inoltre, in attesa dell’uscita in sala il 19 febbraio, distribuito dalla Bim, per la prima volta nella storia del cinema italiano sarà visibile in streaming da trecento eletti, il 15 febbraio alle 21.10 sul web.
La bocca del lupo, di Pietro Marcello, casertano, 34 anni, realizzato con soli centomila euro, protagonisti due derelitti pasoliniani in una Genova ad alto voltaggio poetico, si confronta ora con i kolossal in concorso al Forum della 60° Berlinale (da ieri al 21).
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Pietro Cheli Gioia
C'è anche la storia, quella di Enzo che dopo 14 anni di carcere torna a casa e trova Mary, il trans conosciuto oltre le sbarre, che lo aspetta. Rude, aspra e piena di tenerezza, come quella parte di Genova che li circonda. Con immagini molto seppiate girate oggi, alternate ad altre prese da archivi pubblici e privati che raccontano la storia della città, Pietro Marcello (che dopo aver vinto il festival dl Torino ora passa a quello di Berlino) esplora la bellezza dei sentimenti: non solo l'amore di Enzo e Mary, ma la catena di solidarietà tra chi vive quasi nascosto nei quartieri bui dove il sole del buon Dio riesce con difficoltà a dare i suoi raggi (grazie anche alla comunità gesuita di San Marcellino che assiste da anni gli emarginati ispiratrice di questo film).
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Luca Marconi Il Corriere del Mezzogiorno
C'era anche Paolo Sorrentino l'altra sera al Torino Film Festival al «battesimo» del giovane regista casertano Pietro Marcello, uno dei due italiani in concorso nella sezione principale dedicata al nuovo cinema d'autore col lungometraggio «La bocca del Lupo». E non a caso: entrambi provengono dalla scuderia Indigo che ha già prodotto Marcello per «Il passaggio della Linea» (menzione speciale alla 64 esima Mostra del Cinema di Venezia). Con Marcello, al 27 esimo Tff diretto Amelio approda nella sezione Italiana.doc anche l'autore de «L'ultima Treves» (Teatri Uniti) il porticese Marcello Sannino, con un film sul giovanissimo boxer Ciro Pariso allevato e fatto campione da Lino col papà Geppino Silvestri, quindi «Corde», prodotto con l'Arci Movie di Ponticelli (stasera la prima).
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Federico Pontiggia Il Fatto Quotidiano
Il compromesso tra una piccola storia melodrammatica, quella di Enzo e Mary, che inquadro con lo sguardo sul presente di un forestiero, e una grande storia, quella della nostalgia per il Novecento, raccontata dai cineamatori dell'epoca". E' La bocca del lupo di Pietro Marcello, che dopo aver vinto il Festival di Torino arriva in sala il 19 febbraio con Bim: sarà un weekend affollato, ma non dimenticatelo. Prodotto dai gesuiti della Fondazione San Marcellino insieme a Indigo e L'Avventurosa Film, il doc inquadra con stile ed empatia il tessuto marginale del capoluogo ligure, cui appartengono l'ex galeotto Enzo e il trans Mary, che si sono voluti e aspettati per anni, nell'attesa di coronare un sogno condiviso: una casetta in campagna, sopra la città.
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75%
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"La Bocca del lupo" ("La Gueule du loup") : l'amour inouï d'Enzo 'le Roc' et Mary 'la garce'
Jean-Luc Douin Le Monde

Enzo et Mary. Ils se sont rencontrés il y a vingt ans et vivent depuis le plus tendre des amours. Ils cohabitent dans un logis miséreux, enfin unis après des décennies de galère, une trop longue séparation. C'est d'abord Enzo que l'on voit hanter l'image de ce documentaire dont les accents corsaires pourraient être qualifiés de pasoliniens. Belle gueule de Sicilien que les carabiniers trouveraient patibulaire, ou presque. Bonne tronche à moustache, clone de Bartolomeo Vanzetti, l'anar italo-américain, exécuté pour assassinat dans les années 1920 avec son compagnon Nicola Sacco. C'est un quinquagénaire surnommé "Enzo le Roc", un transfuge de Catane qui s'est retrouvé tout gamin à faire du marché noir pour son père dans les ruelles de Gênes, briquets, aérosols, grenades et autres bricoles tombées du camion.
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Una storia di vinti e di ambizioni non soddisfabili, di gente destinata a finire sempre "nella bocca del lupo"
Marianna Cappi

Prodotto dalla Indigo film di Nicola Giuliano e Francesca Cima, da L’Avventurosa di Dario Zonta e dai gesuiti della Fondazione San Marcellino La bocca del lupo racconta amore e miseria tra gli indigenti e gli emarginati di Genova. Ad “avventurarsi” è Pietro Marcello, che approda a Quarto dei Mille scortato dal ricordo del romanzo verista di Remigio Zena e poco a poco si addentra nei vicoli, osserva, non giudica, condivide e, con questo passo, lucido e discreto ma anche libero ed evocativo, arriverà fin dentro la casa dei suoi personaggi.
Il movimento della narrazione è lo stesso: dalla fotografia corale dei genovesi di ieri e di oggi si stringe su Enzo, emigrato siciliano, e Mary, conosciuta in carcere, nella sezione dei transessuali, alla quale Enzo si è legato da vent’anni, sostenuto dal sogno comune di una casetta in campagna.
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Genova quasi pasoliniana
Silvio Danese Quotidiano Nazionale

Docufiction d'amor carcerario e «madeleine» genovesi, dal 30enne casertano Pietro Marcello. Impiegando documentari e filmini amatoriali del '900 di sottoripa, Genova sembra rivelare i personaggi, come aprendo uno scrigno segreto. Dagli scogli di Quarto e dell'angiporto ai caffè perenni, Marcello inserisce in un tempo da epifania la duratura passione tra due ex detenuti, l'introverso Enzo «faccia da mitra» e l'accogliente Mary, a partire da un epistolario che cuce biografia ed emozioni. Il transessuale diventa la compagna di una vita. Con le loro parole si toccano anche i ricordi di una vecchiaia frastornata eppure gentile, con un'indimenticabile confessione finale. Piccolo film, grande cuore, ha vinto il Torino Film Festival, la prima volta di un italiano.
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Paola Casella Europa
Il vincitore del Festival di Torino (primo italiano in 27 anni) mescola narrazione documentaria a un intervento registico che trasforma il doc in fiction. La bocca del lupo si apre con un montaggio di immagini girate con grande rigore e senso della composizione scenica a Genova, mescolate con immagini d'archivio – compresi gli home movies dei genovesi stessi. La narrazione vera e propria comincia con una voce fuori campo che descrive il "personaggio" che cammina per la città, un immigrato siciliano, Enzo, ex carcerato che ha passato più tempo dentro che fuori le sbarre. La voce narrante è quella di Mary, l'amore della vita di Enzo. E questa lunga parte descrittiva è solo il prologo alla chiacchierata finale, guardando in camera, di Enzo e Mary che, dopo essersi "inseguiti" fuori campo per tutto il film, raccontano insieme, con un pudore e una verità che non ricordavamo al cinema, la loro storia, quella di tutte le storie d'amore autentiche che ti cambiano la vita e la fanno lievitare al di sopra delle miserie quotidiane.
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Enzo e Mary per sempre
Paola Casella Europa

Il problema del cinema italiano, dal punto di vista creativo, è soprattutto quello di non saper rinnovare il proprio linguaggio filmico. Se all'estero, quando parlano del nostro grande cinema, sono rimasti fermi al neorealismo il motivo è anche questo: che dal dopoguerra ad oggi sono stati pochi gli autori in grado di rivoluzionare la grammatica dell'immagine, e pochissimi l'hanno fatto dagli anni Settanta in poi. In tempi recenti ci sono riusciti solo Paolo Sorrentino e Matteo Garrone, soprattutto quest'ultimo che con Gomorra ha reinventato gli stilemi del neorealismo scardinando i meccanismi della narrazione cinematografica per creare un'estetica perfettamente aderente al soggetto della storia.
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«Nel cinema l'importante è riempirsi la vista»
Davide Turrini Liberazione

Pietro Marcello ha rischiato di perdersi Berlino. Colpa della neve a Ciampino, dove è rimasto per ore, in attesa d'imbarcarsi. Roba d'altri tempi. Un po' come il suo secondo film, La bocca del lupo (produzione Indigo), che ha vinto il Torino Film Festival 2009 e che il Forum della Berlino numero sessanta ha fortemente voluto con proiezione domenicale. La bocca del lupo uscirà in Italia con Bim in otto copie venerdì prossimo e sarebbe un peccato perderselo. Cinema così non se ne fa più perché fare cinema oggi, in una selva di immaginari fotocopia, è una questione di personalissimo posizionamento etico in mezzo alla volgarizzazione del mezzo cinematografico. Il documentario del trentatreenne Marcello è un racconto semplice e prezioso sulle tracce di Enzo e Mary: lui un ultrasessantenne pluricarcerato, lei una transessuale che in lui ha trovato l'amore della vita.
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Amore al tempo dei trans
Dina D'Isa Il Tempo

Ha commosso anche il pubblico e la stampa berlinese il film «La bocca del lupo», presentato nella Sezione Forum dal 33en- ne regista casertano Pietro Marcello. La pellicola, prodotta dai Gesuiti della Fondazione San Marcellino (con Indigo e Avventurosa), sarà da venerdì nelle sale distribuita da Bim e ieri sera c'è stata sul web (Mymovies) la prima anteprima virtuale per 300 persone. Accolto alla Berlinale da un lunghissimo applauso, il film racconta la storia vera (tra fiction, documentari e reportage) di Enzo, siciliano emigrato a Genova da quando aveva due anni e Mary, una trans, romana e di buona famiglia borghese, scappata via da casa negli anni '60 per andare a vivere in una comunità genovese di transessuali.
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Un film sui trans trionfa al Festival di Torino
Redazione Il Giornale

Dalle pagine di cronaca alla passerella del cinema, i trans sono sempre più protagonisti. La 27ª edizione del Torino Film Festival, infatti, ieri ha visto il trionfo del film «La bocca del lupo», primo lungometraggio di Pietro Marcello, storia vera dell'amore tra Enzo, uscito dal carcere dopo 30 anni, e Mary, attempato transessuale vissuto per anni nei carruggi di Genova. I due protagonisti si conoscono in cella, durante l'ora d'aria. Si amano in carcere, «i più belli della mia vita», dice Mary. Il romantico transessuale, una volta fuori, aspetta l'amato Enzo per 7 anni e poi vanno a vivere insieme. Il film è stato commissionato dai Gesuiti di Genova.
Da Il Giornale, 22 novembre 2009
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Fabrizio Corallo Il Mattino
Sta lavorando al progetto del film con Sean Penn e Toni Servillo annunciato a Cannes (titolo provvisorio «This Must Be the Place») e ha girato una parte del documentario «L'Aquila 2009. Cinque registi tra le macerie». Ma quello che Paolo Sorrentino vorrebbe, nemmeno tanto in segreto) è fare un film come «Roma», di Fellini, «un film senza storia, come peraltro molti altri suoi film che reinventano, di fatto, il documentario». Il regista napoletano è stato tra i protagonisti della giornata di ieri al Torino Film Festival, giornata in cui il nuovo cinema campano l'ha fatta da padrone. È infatti passato in concorso «La bocca del lupo», la nuova opera del casertano Pietro Marcello, menzione speciale a Venezia due anni fa con «Il passaggio della linea».
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«La bocca del lupo»: dopo i festival, il premio del pubblico
Alberto Castellano Il Mattino

È già un caso, «La bocca del lupo», che dopo aver conquistato alcuni importanti festival internazionali e il consenso unanime della critica, fa centro anche sul pubblico: nel circuito italiano intasato di cinema a stelle e strisce, quindi, c'è ancora spazio per il docufilm d'autore. «Fiction o non fiction, se il cinema italiano è di qualità ed è sostenuto adeguatamente può trovare spazio nelle sale», commenta il trentatreenne regista casertano Pietro Marcello, che ieri sera è intervenuto con il produttore Nicola Giuliano e lo scrittore Maurizio Braucci al Filangieri di Napoli per presentare il film. «Il mio è un documentario di piccolo budget, punta su un pubblico particolare e sul passaparola: a una settimana dall'uscita la Bim che lo distribuisce ha già portato le 7 copie iniziali a 17, uscirà anche in Puglia, Calabria e Sicilia», racconta il cineasta, fiero dei riconoscimenti incassati: «Il premio per il miglior film e il premio Fipresci al Torino Film Festival, dove da 26 anni non vinceva un italiano, e il premio Caligari al Forum della Berlinale hanno avuto il loro peso in termini di pubblicità.
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Enzo e Mary un po' angeli un po' naufraghi della vita
Paolo D'Agostini La Repubblica

Il festival di Berlino dopo Torino vinto tre mesi fa. Due vetrine di prestigio per i cineasti emergenti. Pietro Marcello, che il popolo cinefilo conosceva per Il passaggio della linea, documentario di spiccata personalità girato su e giù per l' Italia dei treni poveri, ha realizzato con La bocca del lupo un fertile e singolare ibrido. Non del tutto documentario né del tutto finzione. Un insieme che ricorre in abbondanza alla risorsa del repertorio storico e al patrimonio dei filmini amatoriali. Tre protagonisti: due esseri umani e una città, Genova. I due si chiamano Enzo e Mary. Un immigrato siciliano fin da giovanissimo scivolato nella piccola e sempre meno piccola delinquenza, che ha trascorso gran parte della vita in galera.
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L'amore dietro le sbarre
Gian Luigi Rondi Il Tempo

Un esperimento curioso, ma andato incontro a vari consensi. Due persone vere, nomi e cognomi autentici, pronte a esibire, anche nei titoli di testa, la loro identità. Sono Vincenzo, siciliano, che è stato in prigione per molti anni, e Mary, una ex prostituta, anche transessuale, che, dopo averlo conosciuto e amato in prigione, uscita molto prima, lo ha atteso tutto il tempo in una casupola nei bassifondi di Genova, fedele quasi con devozione al suo ricordo. I Padri Gesuiti della Fondazione San Marcellino, che dal dopoguerra seguono e assistono gli emarginati di cui pullula il sottobosco genovese, hanno affidato a un regista esordiente, Pietro Marcello, autore fino ad oggi di un documentario, di avvicinare i due e di farli raccontare se stessi di fronte a una macchina da presa che si muove con discrezione davanti a loro e poi anche attorno a loro non solo nel presente, nei quartieri più miseri della città, ma anche, grazie a filmini amatoriali conservati nelle cineteche, nel passato di quella stessa gente: per evocare un clima, ricostruire degli ambienti.
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Mauro Gervasini Film TV
«Dopo il pasto viene il guasto, dopo il canto viene il pianto». Così Gaspare Invrea, con lo pseudonimo di Remigio Zena, scriveva nel romanzo La bocca del lupo (1890). Bocca nella quale finiscono i reietti della sua storia, costretti a battersi tra le avversità senza alcuna speranza di riscatto. Un romanzo verista dove la lingua, un misto tra italiano e genovese, si inerpica per i caruggi come la macchina da presa di Pietro Marcello. In questo film prodotto da Nicola Giuliano, Dario Zonta e Francesca Cima, e che proprio a quella prosa si ispira, il regista segue la voce narrante di Mary, attempata fanciulla del «braccio dei trans». Proprio dietro le sbarre conobbe il suo Gary Cooper, Vincenzo, siciliano di nascita e di fisionomia che in prigione ci è rimasto un po' di più.
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L'amore, la trans e l'assassino alla conquista di Torino
Gabriella Gallozzi L'Unità

Mancava da due anni il cinema italiano al Festival di Torino. E Gianni Amelio ha visto giusto: La bocca del lupo di Pietro Marcello, primo film made in Italy del concorso (l'altro è Santina di Gioberto Pignatelli), è una straordinaria sorpresa. O meglio, la riconferma di un giovane autore (è del'76) che aveva già dimostrato il suo «fiuto di cinema», nel precedente Il passaggio della linea, viaggio poetico e dolente attraverso l'Italia dei treni. E, in fondo è stato proprio questo, il punto di partenza per il nuovo lavoro: sono stati i gesuiti della Fondazione di San Marcellino di Genova, infatti, a «commissionare» il film, dopo aver visto Il passaggio della linea. Hanno invitato il regista a Genova, nel ghetto, dove si trova la loro fondazione che aiuta da anni i senza tetto e i diseredati della città.
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Storia d'amore tra vinti
Piera Detassis Panorama

Per chi cerca qualcosa di diverso arriva in sala il film di Pietro Marcello trionfatore al Torino film festival. Oggetto inusuale, sospeso tra documentario e melodramma senza mai cercare la scorciatoia della fiction, la pellicola racconta (ma il termine non rende l'intreccio ribollente di stili, suggestioni, materiali di repertorio e parole fuori campo) il mondo marginale assistito dalla Fondazione San Marcellino, intelligente committente dell'opera. Resistente a ogni tentazione didattica, Marcello si immerge nella Genova dei vicoli e sceglie la storia d'amore tra il carcerato Enzo e il trans Mary, sgranata dalle voci dei due registrate su cassette e spedite al posto delle lettere nei lunghi anni d'attesa della libertà.
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La Berlinale degli spettatori «La bocca del lupo» fa il tutto esaurito
Alberto Crespi L'Unità

Anche se la caccia all'Orso d'oro non ci riguarda, c'è molta Italia in questa 60esima Berlinale. Vi abbiamo parlato nei giorni scorsi di Mine vaganti e di Cosa voglio di più, i nuovi film di Ferzan Ozpetek e di Silvio Soldini che usciranno nei prossimi mesi. Ieri Michele Riondino ha sfilato tra le «shooting stars», i giovani talenti della recitazione selezionati ogni anno dal festival (attori «emergenti» da tutto il mondo, due anni fa l'onore toccò ad Elio Germano, l'anno scorso ad Alba Rohrwacher). E intanto, al Forum, prosegue una bella storia, quella di La bocca del lupo, il film di Pietro Marcello che lo scorso novembre ha vinto il festival di Torino. Passo indietro. Il Forum è una sezione prestigiosa del festival.
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Un bacio, una pistola Il «noir» profuma di documentario
Roberto Silvestri Il Manifesto

Dopo Torino e il Forum di Berlino esce nelle sale La bocca del lupo, imperdibile opera seconda di Pietro Marcello, trentenne di Caserta. Un'esperienza di cinema unica e affascinante, degna dell'esordio, Il passaggio della linea (2007), giro dark d'Italia su un treno scassato delle FfSs a lunga percorrenza e ormai fantasma. Colta, meditabonda, ma di combattimento, la cinepresa di Marcello è solitaria e personalizzata: dallo stupore arpeggiato sale fino all'azzannata dada. Né finzione, né film-saggio, né doc, né romanzo a fosche tinte (come quello di Remigio Zena, da cui prende il titolo), né solo un complesso giocar d'archivio sulla scomparsa della Genova operaia e sottoproletaria, le spiagge, le gang agguerrite, i vicoli bui e tempestosi (tra homemovie e film polizieschi).
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La «dura» felicità della promessa
Maurizio Porro Il Corriere della Sera

Il lupo (metaforico) di cui si parla viene dal libro di Invrea che ha ispirato questo piccolo grande film di Pietro Marcello su un siciliano e una trans che si giurano fedeltà in carcere: la mantengono. Vagando tra caruggi genovesi con ampia facoltà di rivedere spezzoni di un' Italia antica, fra rocce eterne come passioni, il regista mostra una città off alla De André senza retorica, analizza il viso degli amanti nella loro confessione. Non documentario ma documento sulla dura felicità della promessa. Non mancate, per palati fini. Voto 8
Da Il Corriere della Sera, 19 febbraio 2010
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A Genova l'amore riscatta gli ultimi
Lietta Tornabuoni La Stampa

Un film singolare e bello, vincitore dell'ultimo Torino Film Festival, presentato e premiato ad altri festival, dotato di una storia unica: i dirigenti della Fondazione San Marcellino dei gesuiti di Genova, organizzazione che da anni assiste emarginati, senzatetto, raminghi e poveri della città, visto un documentario di Pietro Marcello gli hanno commissionato un lavoro che consentisse dl far conoscere il mondo a cui la Fondazione si rivolge. Il risultato molto interessante è un film su due temi: Genova, vista nel suo presente amaro e, attraverso film amatoriali realizzati nel tempo da anonimi genovesi, nel suo passato più vitale; e una grande storia d'amore. Tra due persone lacerate dalla vita, un ex delinquente violento e un transessuale, nasce in carcere un sentimento d'amore alto e felice pieno di tenerezza, protezione, slancio, sogni d'avvenire comune.
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