Oui, je suis Mr. Bean
Dalla piovosa Inghilterra al sole della Costa Azzurra, con un biglietto ed una telecamera vinti alla lotteria, ecco tornare dopo dieci anni sugli schermi lo strampalato Mr. Bean, pronto a portare scompiglio ovunque vada…. Rowan Atkinson, sulla falsa riga di Tati e Chaplin, fa un passo indietro rispetto al primo lungometraggio che lo vedeva protagonista (Mr. Bean l’ultima catastrofe) e riacquista, fortunatamente, buona parte della sua originale essenza, quella basata su una comicità fisica e silenziosa, tutta giocata sulle smorfie del viso e su tre parole: oui, non e gracias. È un desiderio semplice a guidare la storia: raggiungere la spiaggia, e per Mr. Bean, che è una sorta di bambino un po’ malvagetto ed egoista intrappolato nel corpo di un adulto maldestro e pasticcione non sarà un’operazione tanto semplice.
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Oui, je suis Mr. Bean
Dalla piovosa Inghilterra al sole della Costa Azzurra, con un biglietto ed una telecamera vinti alla lotteria, ecco tornare dopo dieci anni sugli schermi lo strampalato Mr. Bean, pronto a portare scompiglio ovunque vada…. Rowan Atkinson, sulla falsa riga di Tati e Chaplin, fa un passo indietro rispetto al primo lungometraggio che lo vedeva protagonista (Mr. Bean l’ultima catastrofe) e riacquista, fortunatamente, buona parte della sua originale essenza, quella basata su una comicità fisica e silenziosa, tutta giocata sulle smorfie del viso e su tre parole: oui, non e gracias. È un desiderio semplice a guidare la storia: raggiungere la spiaggia, e per Mr. Bean, che è una sorta di bambino un po’ malvagetto ed egoista intrappolato nel corpo di un adulto maldestro e pasticcione non sarà un’operazione tanto semplice.
Certamente non è impresa facile tradurre in film le strisce di cinque/dieci minuti pensate per il piccolo schermo, e il tono della pellicola ne risente molto nella prima parte, abbastanza lenta e farraginosa, però, man mano che la storia si dipana (merito anche dell’innesto degli altri attori del cast) sale il tasso di comicità e divertimento, in un crescendo che porta ad un finale imprevedibile. Meritoria è la sceneggiatura, che fa scorrere la storia senza intoppi, creando un filo logico nel quale inserire le gag di Mr. Bean - alcune decisamente rafferme, come lo smarrimento del biglietto e il treno perso alla stazione, altre sempreverdi, come il pranzo al ristorante, altre ancora veramente esilaranti, la scena degli artisti di strada al mercato su tutte - a dimostrazione che una storia ben costruita può tenere a galla anche un copione non particolarmente originale. Buona anche la scelta della scenografia, estremizzata nel cliché di una Francia tutta fatta di paesaggi bucolici, piccoli paesini, ciclisti e baguette, tanto da potersi confondere con quella di un finto film. Come pure di buon livello è la colonna sonora, che alterna canzoni moderne ad un refrain di fisarmonica, volutamente stereotipato, che richiama la tipica atmosfera parigina. E poi c’è l’idea, non nuova certo, ma giocata con sufficiente maestria, del film nel film, quello che Mr. Bean gira on the road con la sua telecamera e quello del regista cinematografico lezioso ed egocentrico (Willem Dafoe) che gira una pellicola tutta incentrata su di sé, simpatica satira sul mescolarsi di verità e finzione. Da segnalare, per gli appassionati, il cammeo del cono di luce, classico compagno di scena di Mr. Bean, che appare in un frammento del film…a voi il piacere di individuarlo….
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