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filippo catani
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martedì 8 novembre 2011
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western ben confezionato
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Due uomini cavalcano inseparabili da città in città alla ricerca di qualcuno che li ingaggi per ripristinare l'ordine. Arrivati ad Appaloosa nel New Mexico se la dovranno vedere con un pericoloso criminale reo di aver eliminato lo sceriffo precedente. A intaccare gli equilibri della coppia ci si metterà anche l'arrivo di una giovane donna in città.
Il genere western non è ancora morto e, anzi, quando ben confezionato come in questo caso può ancora regalare grandi emozioni. Ed Harris dirige ed interpreta questo film, tratto dall'omonimo romanzo, con grande classe e con una sapiente caratterizzazione dei vari personaggi e specialmente dei due protagonisti.
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Due uomini cavalcano inseparabili da città in città alla ricerca di qualcuno che li ingaggi per ripristinare l'ordine. Arrivati ad Appaloosa nel New Mexico se la dovranno vedere con un pericoloso criminale reo di aver eliminato lo sceriffo precedente. A intaccare gli equilibri della coppia ci si metterà anche l'arrivo di una giovane donna in città.
Il genere western non è ancora morto e, anzi, quando ben confezionato come in questo caso può ancora regalare grandi emozioni. Ed Harris dirige ed interpreta questo film, tratto dall'omonimo romanzo, con grande classe e con una sapiente caratterizzazione dei vari personaggi e specialmente dei due protagonisti. Harris, Mortesen e Irons (nella parte del criminale) formano un triangolo niente male e capace di reggere l'intero film insieme alla Zelwegger nella parte della giovane più o meno ingenua alla ricerca di un uomo forte e protettivo. Scenografie e inquadrature degne dei maestri del genere con l'unica pecca, per gli amanti dei western di Leone, della mancanza di una adeguata colonna sonora di supporto.
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themichtemp
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martedì 25 gennaio 2011
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un buon film
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dado1987
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mercoledì 19 gennaio 2011
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duri e puri
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Film moderno con uomini d'altri tempi. La storia di un'amicizia profonda, tra due cowboys, ottimi tiratori, contro il cattivo di turno (Irons), e con la bella ma lasciva Reneè.
E' un western a tutti gli effetti, prende spunto da Leone, con le sue pause di riflessione, che a tratti lo rendono un po' lento, ma che servono ad accentuare gli stati d'animo dei personaggi. La fotografia è molto buona, come la recitazione e la colonna sonora.
Ottima interpretazione di Mortensen e di Harris. Consigliato agli amanti del genere.
Voto : 7,5
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agnalb
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martedì 18 gennaio 2011
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fotografia e musiche
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Da esperto in fotografia, ho apprezzato molto quanto ci è sttao fatto vedere.
Mi sono piaciute le musiche ed a proposito vorrei, per cortesia, sapere quale autore ha composto la musica di coda, quale artista sta cantando il brano. Grazie
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emilio58
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martedì 18 gennaio 2011
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western classico: da vedere per i fans del genere
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Ho visto stasera il film su Raitre: grande western di impostazione classica, con attori non bravi, ma superbi, in particolare Harris e Mortensen. I paesaggi sono ampi , come il genere esige. In più, come segno della modernità, ci sono dialoghi e momenti volutamente lenti, e quasi crepuscolari, quando si vuole sottolineare l'elemento psicologico e non quello spettacolare. Inoltre è un film che veicola valori veri, positivi, in primo luogo l'amicizia, la lealtà ed il senso della giustizia. Per me è la dimostrazione che il western è ben vivo e vegeto, e lo dico in disaccordo totale con chi ha scritto il contrario proprio in questo forum dedicato a questo film !! Anche la netta separazione fra i buoni ed i cattivi non è da criticare: è al contrario un punto fermo del genere western, che rappresenta correttamente una società, quella americana dei secoli 18° e 19°, dove la legalità si doveva affermare e si affermava , lentamente, sulla legge del più forte ovviamente "in vigore" in una società nuova stanziata su territori di sterminata ampiezza, e dove il potere centrale non era ancora in grado di imporsi su tutti questi territori con la dovuta esclusività.
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Ho visto stasera il film su Raitre: grande western di impostazione classica, con attori non bravi, ma superbi, in particolare Harris e Mortensen. I paesaggi sono ampi , come il genere esige. In più, come segno della modernità, ci sono dialoghi e momenti volutamente lenti, e quasi crepuscolari, quando si vuole sottolineare l'elemento psicologico e non quello spettacolare. Inoltre è un film che veicola valori veri, positivi, in primo luogo l'amicizia, la lealtà ed il senso della giustizia. Per me è la dimostrazione che il western è ben vivo e vegeto, e lo dico in disaccordo totale con chi ha scritto il contrario proprio in questo forum dedicato a questo film !! Anche la netta separazione fra i buoni ed i cattivi non è da criticare: è al contrario un punto fermo del genere western, che rappresenta correttamente una società, quella americana dei secoli 18° e 19°, dove la legalità si doveva affermare e si affermava , lentamente, sulla legge del più forte ovviamente "in vigore" in una società nuova stanziata su territori di sterminata ampiezza, e dove il potere centrale non era ancora in grado di imporsi su tutti questi territori con la dovuta esclusività. Da questo punto di vista , secondo me, il più celebrato western degli ultimi anni, "Gli spietati", di e con Clint Eastwood, è, pur salvando il valore del grandissimo Clint come attore e regista, un "anti-western", ed in quanto tale non apprezzabile dagli amanti del genere, proprio perchè confonde e mischia in maniera voluta la legge e l'illegalità, i personaggi positivi e quelli negativi, in linea con il quasi ossessivo relativismo etico che affligge il cinema degli ultimi due decenni circa. Da questo punto di vista ho gradito, gustato, assaporato molto di più questo "semplice" (pur raffinato e molto molto bello) "Appaloosa" rispetto al "monumento" (secondo i critici in voga oggi) "Gli spietati".
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[+] mia grave inesattezza storica
(di emilio58)
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nick castle
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mercoledì 8 dicembre 2010
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il miglior ed harris...
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Per anni si è cercato di far tornare alla ribalta il genere western. Finiti gli anni settanta, il western infatti sembrava aver iniziato l'ascesa, e lodevoli furono i tentativi degli anni novanta di attrarre di nuovo il pubblico rimescolando gli elementi base del genere e apportando dove le storie lo permettevano un po' di originalità. Ci si ricorda il "Pronti a morire" di Sam Raimi, prodotto di ottima fattura, che concentrava il tutto sui duelli, punto forte e al contempo a sfavore della pellicola. Passando poi per varianti allucinogene come "Bluebarry" di Jan Kounen. Così tra varianti di ogni tipo e stile, Ed Harris, che al western nuovo non è (lo si poteva già vedere in "Il cavaliere della vendetta" del 1996), prova a dire la sua.
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Per anni si è cercato di far tornare alla ribalta il genere western. Finiti gli anni settanta, il western infatti sembrava aver iniziato l'ascesa, e lodevoli furono i tentativi degli anni novanta di attrarre di nuovo il pubblico rimescolando gli elementi base del genere e apportando dove le storie lo permettevano un po' di originalità. Ci si ricorda il "Pronti a morire" di Sam Raimi, prodotto di ottima fattura, che concentrava il tutto sui duelli, punto forte e al contempo a sfavore della pellicola. Passando poi per varianti allucinogene come "Bluebarry" di Jan Kounen. Così tra varianti di ogni tipo e stile, Ed Harris, che al western nuovo non è (lo si poteva già vedere in "Il cavaliere della vendetta" del 1996), prova a dire la sua. Del resto non c'è che dire, il risultato è ottimo, anche se nonostante tutto Harris non propone niente di nuovo, ma lo propone con originalità. Grande parte del film è data dalla estetica della fotografia di Dean Semler, che dopo essersi impegnato anima e corpo nello sviluppo della telecamera digitale Panavision Genesis HD, torna quà a lavorare con la vecchia pellicola 35 mm, dimostrandosi ancora capace di infondere grandi suggestioni, grazie a una superba illuminazione e a un elegante studio delle inquadrature. Come verdetto, sicuramente Appaloosa non sarà l'opera a riportare il western in voga, ma sicuramente un opera che rimarrà nella mente di chi vuole ricordare. Dopo ciò, non resta che aspettare il nuovo adattamento del romanzo "Il grinta", per vedere cosa potranno apportare di nuovo i fratelli Coen, a un genere che sembrava essere stato esplorato in tutti i suoi meandri, ma che dopotutto sembrerebbe avere ancora qualche lato, più che oscuro, poco approfondito.
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marco glerean
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venerdì 27 agosto 2010
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il western è ancora vivo
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Virgil Cole (Harris) si preoccupa di mantenere l’ordine e la legalità e lo fa di mestiere. Si sposta da una città all’altra e si fa nominare sceriffo. E’ un uomo duro, dice sempre quello che pensa e fa sempre quello che dice, segue le leggi d’onore dei pistoleri senza dimenticarsi della stella di latta che porta. Percepisce che nel mondo c’è dell’altro, legge libri e cerca di arricchire il suo vocabolario di altre parole. Queste gliele suggerisce Everett Hitch (Mortensen), amico vero e suo vice nella professione e nella vita. Everett è un ex soldato, gran tiratore come Virgil, istruito e meglio preparato ai rapporti umani, meno leader ma non meno coraggioso del compagno.
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Virgil Cole (Harris) si preoccupa di mantenere l’ordine e la legalità e lo fa di mestiere. Si sposta da una città all’altra e si fa nominare sceriffo. E’ un uomo duro, dice sempre quello che pensa e fa sempre quello che dice, segue le leggi d’onore dei pistoleri senza dimenticarsi della stella di latta che porta. Percepisce che nel mondo c’è dell’altro, legge libri e cerca di arricchire il suo vocabolario di altre parole. Queste gliele suggerisce Everett Hitch (Mortensen), amico vero e suo vice nella professione e nella vita. Everett è un ex soldato, gran tiratore come Virgil, istruito e meglio preparato ai rapporti umani, meno leader ma non meno coraggioso del compagno. E’ tecnicamente abile come i migliori sparatori ma non alla loro altezza perché gravato dalla sua dotazione di sentimenti, questo gli spiega Virgil.
Non sono due personaggi stereotipi, lo dimostra il fatto che non bevono molto.
Nel loro girovagare i due giungono ad Appaloosa, nel Nuovo Messico. Qui trovano una cittadina malversata dal ranchero Randall Bragg (Irons) il quale fa il bello ed il cattivo tempo e si è macchiato dell’omicidio dello sceriffo precedente. I notabili locali sono delle impotenti macchiette.
Presto giunge in città Allie French (Zellweger) avvenente suonatrice di piano in cerca d’autore.
Con questa Virgil si incontra mentre con Bragg, inevitabilmente, si scontra e questo diverrà il tema predominante del film.
Del genere western in questa pellicola non manca nulla, ci sono i killer prezzolati e le sparatorie, gli indiani e i cinesi, le ferrovie e la natura, le donne che si difendono come possono in un paese duro. Questo è soprattutto il caso di Allie, croce e delizia per Virgil e non solo. C’è anche un giudice itinerante ed il consiglio che questi dà ad un testimone (mosca bianca fra i cowboys di Bragg) è illuminante nel dipingere lo stato delle cose ai tempi del west.
Il tema fondamentale dell’opera va ricercato nei meccanismi dei rapporti umani e della fedeltà e qui vi si trovano i migliori esempi dei comportamenti umani. Ci sono l’amicizia vera e la lealtà disinteressata così come il tradimento e la speculazione. C’è chi rimane fedele a se stesso e agli altri e chi cambia per interesse o perché inerme ed in cerca di protezione.
Virgil che ha scoperto dei sentimenti resta sé stesso nel bene e nel male, non è capace di uscire da una situazione che potrebbe diventare un vicolo cieco. Everett no, è lui che dà una svolta agli eventi prendendo l’iniziativa e così facendo offre un’altra possibilità all’amico ed al contempo riprende la vita di un tempo restando così anch’egli fedele a se stesso.
Esemplare nel duello finale la particolare inquadratura vista dalla parte dell’avversario. In primo piano un’enorme Everett che spicca nei confronti di un defilato e minuto Virgil. Da qui si capisce come siano mutati i personaggi e che il “cattivo” non ha fatto bene i suoi conti.
Questo film è uno dei casi per cui posso dire che il genere western non è morto, a volte si addormenta in attesa di una buona storia e di chi sappia darle vita. Non è sprecato il cast blasonato in cui ognuno si esprime ad alto livello anche in parti non consuete e per Mortensen l’uso dei superlativi non mi sembra esagerato. Sulla stessa lunghezza d’onda regia e sceneggiatura.
Davvero quel che si dice “un buon film da vedere”.
Per i cultori degli oggetti di un tempo è interessante la sigla finale da godere per chi può in alta definizione.
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lucido71
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giovedì 4 febbraio 2010
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2,5 stellette x gli sceriffi
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Filn che parte subito bene, vecchia maniera, fra pistoleri & promesse, saloon & bellezze.. x poi perdersi in una lentezza desertica che non si riprende nemmeno nel finale. Se amate il genere, ammirate QUEL TRENO X YUMA (remake) che è molto meglio.
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francesco2
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domenica 24 gennaio 2010
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un film che si perde in un pugno...di banalità
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Di qua:due personaggi legati da una solida amicizia col ruolo di tutori dell'ordine.Di là:il cattivo di messo nei guai dal pivellino di turno(Da che pulpito!)che alla fine viene condannato anzi no, per motivi non ben capiti, ma che alla fine muore.In mezzo:un personaggio(L'ha già scritto qualcuno sul forum)né santa né puttana, a metà(Ma vale la pena di criticare la Zellweger?).All'inizio valutando la sceneggiatura(I personaggi, i primi piani...) non sarei mai stato così duro,ma è una storia così fatta e rifatta che non ci risparmia neanche i tradimenti dell'amata/amante e la morte del cattivo nel finale.Ogni tanto certi primi piani e movimenti di macchina restituiscono la freschezza iniziale, poi il vuoto.
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Di qua:due personaggi legati da una solida amicizia col ruolo di tutori dell'ordine.Di là:il cattivo di messo nei guai dal pivellino di turno(Da che pulpito!)che alla fine viene condannato anzi no, per motivi non ben capiti, ma che alla fine muore.In mezzo:un personaggio(L'ha già scritto qualcuno sul forum)né santa né puttana, a metà(Ma vale la pena di criticare la Zellweger?).All'inizio valutando la sceneggiatura(I personaggi, i primi piani...) non sarei mai stato così duro,ma è una storia così fatta e rifatta che non ci risparmia neanche i tradimenti dell'amata/amante e la morte del cattivo nel finale.Ogni tanto certi primi piani e movimenti di macchina restituiscono la freschezza iniziale, poi il vuoto.Qualcuno dice che il finale non è stupidamente ottimista.Sarò io che non l'ho capito?
N.B.:All'inizio mi sono ispirato a Enrico Terrone di "Segnocinema".Ma è a "Segnocinema" che continuo ad ispirarmi quando dico che se gli elogi sono questi"La nostalgia per il cinema di una volta è più forte di quanto non pensassimo".
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liuk©
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domenica 15 novembre 2009
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non esageriamo con le stellette
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Trama classica da western, niente di nuovo da quel punto di vista. Non c'è grande emozione, poco pathos o scene cult, è tutto mediamente sufficiente. Attori bravi ma nessuna interpretazione da oscar.
Cosa rimane di questo Appaloosa? un piccolo dettaglio, la stupidità dei personaggi. Buoni e cattivi sono tutti dei totali deficienti. E questo è un punto a favore della pellicola, perchè ritrae con molto realismo come dovevano effettivamente essere i cowboy dell'epoca. Persone rinnegate dalla vecchia Europa, senza cultura, ed emarginati anche dagli emarginati del nuovo mondo: in pratica dei cretini, esattamente come vengono dipinti.
[+] uno dei pochi
(di francesco2)
[ - ] uno dei pochi
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