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resi_mone
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venerdì 9 ottobre 2009
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paris, texas
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Diciamoci la verità Wenders è uno di quei registi piuttosto cazzoni, quelli che la menano con la poesia a tutti i costi, con l'alto intellettualismo, quelli che con un peto ci fanno un film di 2 ore e mezza...premessa fatta, devo dire che questo è un bel film, bravi gli attori, bellissima fotografia, belle inquadrature e buona storia, chi dice che la sceneggiatura poteva esser meglio ha ragione ma va benissimo anche così..bellissima la Kinski. Un film bello e da vedere (magari non la domenica pomeriggio!!!..) non un capolavoro assoluto, anche perchè l'Antonioni di Zabriskie Point è spesso riscontrabile se non altro per il sapore delle immagini e delle scene, in buona sostanza gli do un 7+ cioè 3 stelle e 1/2 ma visto che non si può ne lascio tre, la mezza la tengo per tempi migliori.
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Diciamoci la verità Wenders è uno di quei registi piuttosto cazzoni, quelli che la menano con la poesia a tutti i costi, con l'alto intellettualismo, quelli che con un peto ci fanno un film di 2 ore e mezza...premessa fatta, devo dire che questo è un bel film, bravi gli attori, bellissima fotografia, belle inquadrature e buona storia, chi dice che la sceneggiatura poteva esser meglio ha ragione ma va benissimo anche così..bellissima la Kinski. Un film bello e da vedere (magari non la domenica pomeriggio!!!..) non un capolavoro assoluto, anche perchè l'Antonioni di Zabriskie Point è spesso riscontrabile se non altro per il sapore delle immagini e delle scene, in buona sostanza gli do un 7+ cioè 3 stelle e 1/2 ma visto che non si può ne lascio tre, la mezza la tengo per tempi migliori...
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polletowkij
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venerdì 2 gennaio 2009
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movie road a quattro stelle
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Un film sicuramente da vedere, ottima la regia e gli attori e la fotografia, un pò meno la sceneggiatura, che in alcune scene chiave rende il film poco credibile.
Ad esempio nel passaggio di condizione del protagonista, Travis, da muto vagabondo a padre di famiglia quale era e che aveva quasi dimenticato di essere, il cambiamento è inverosimile in quanto praticamente immediato e senza conseguenze a livello emotivo. Tra l'altro è inverosimile anche che N. Kinski sia la moglie! A dir poco troppo bella... ma forse meglio così.
Lascia un pò l'amaro in bocca, magari se si fosse osato di più nel soggetto sarebbe potuto essere un capolavoro.
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marta
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lunedì 26 maggio 2008
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wim wenders è proprio un genio!!!
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Wim Wenders è proprio un genio. Alcuni tra i suoi film fanno parte della storia del cinema. Paris,Texas è UN CAPOLAVORO! Ha commosso tantissimi spettatori,una storia d'amore dispersa ai margini del deserto del Texas.
Un finale che nessuno si aspetta,ed è tra i suoi film più belli,divenuto mito nel 1984,quando vinse la Palma d'Oro a Cannes. Ho avuto la fortuna di incontrare Wim Wenders a Settembre a Palermo,durante le riprese del suo ultimo film :"Palermo Shooting".
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vale86
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lunedì 28 maggio 2007
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paris, texas
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“Paris, Texas”, questo titolo, così suggestivo, evocante un luogo magico dove l'Europa e gli Stati Uniti sembrano incontrarsi, e le bellissime fotografie, ne hanno fatto un film cult.
Eppure non convince. Non coinvolge. Lo svolgimento della storia è molto lento, e poco scorrevole, la trama pochissimo avvincente, non presenta particolari elementi di originalità, e il personaggio principale è insopportabile.
Seguiamo, con poca convinzione, la vicenda psicologica di Travis, personaggio principale, il viaggio che lo conduce dal figlio prima, a se stesso poi, e quindi alla moglie. È la rinascita psichica e morale di un uomo che ha perduto se stesso. Il solito tema –caro a Wim Wenders- del pellegrinaggio alla ricerca di sé, dei rapporti perduti, di qualcosa che qui si prefigura come una Paris nella desolazione del Texas più lontano dalle luci della città, rievocante il suo passato.
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“Paris, Texas”, questo titolo, così suggestivo, evocante un luogo magico dove l'Europa e gli Stati Uniti sembrano incontrarsi, e le bellissime fotografie, ne hanno fatto un film cult.
Eppure non convince. Non coinvolge. Lo svolgimento della storia è molto lento, e poco scorrevole, la trama pochissimo avvincente, non presenta particolari elementi di originalità, e il personaggio principale è insopportabile.
Seguiamo, con poca convinzione, la vicenda psicologica di Travis, personaggio principale, il viaggio che lo conduce dal figlio prima, a se stesso poi, e quindi alla moglie. È la rinascita psichica e morale di un uomo che ha perduto se stesso. Il solito tema –caro a Wim Wenders- del pellegrinaggio alla ricerca di sé, dei rapporti perduti, di qualcosa che qui si prefigura come una Paris nella desolazione del Texas più lontano dalle luci della città, rievocante il suo passato.
Ma l’introspezione è superficiale, la ricostruzione dei rapporti personali non è sincera, ma raccontata all’americana, con fastidiosi sentimentalismi.
Insomma riuscire a guardare il film è difficile, e ci si alza dalla sedia un po’ svuotati e con una leggera sensazione di malessere.
Si salva la fotografia, definita, manieristica, suggestiva, e la musica, curata da Ry Cooder.
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cineofilo92
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lunedì 7 maggio 2007
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paris, texas
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Come solo Wenders sa fare. Questo film è un pò sopravvalutato, ma la sua visione è irrinunciabile. Tra momenti un pò surreali, altri un pò family movie, e con un inizio alla Rain Man, si arriva alla fine del film in modo lento ma scorrevole. L'evoluzione del protagonista e il suo rapporto col bambino ricorda in un certo senso "Alice nelle città". Splendida la colonna sonora, toccanti le interpretazioni.
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deruvo
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venerdì 20 ottobre 2006
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fotografia/cinema/architettura
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Storia drammatica e sicuramente toccante anche se a tratti scivola nel banale.
Comunque il punto di forza di questa pellicola, che vale sicuramente da sola cinque stelle, è nella fotografia, curata in ogni particolare: dai colori alle geometrie. Sul rapporto tra fotografia, cinema e architettura c'è un interessantissimo libello, tratto dalla collana di architettura diretta da Zevi, scritto da Wenders veramente illuminante sulla poetica minimalista del suo fare cinema: "Paesaggi, luoghi, città". Ne consiglio la lettura a tutti coloro i quali vogliono avvicinarsi alla comprensione del cinema di questo grande regista.
"Ci sono paesaggi, siano essi città, luoghi deserti, paesaggi montani o tratti costieri, che reclamano a gran voce una storia.
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Storia drammatica e sicuramente toccante anche se a tratti scivola nel banale.
Comunque il punto di forza di questa pellicola, che vale sicuramente da sola cinque stelle, è nella fotografia, curata in ogni particolare: dai colori alle geometrie. Sul rapporto tra fotografia, cinema e architettura c'è un interessantissimo libello, tratto dalla collana di architettura diretta da Zevi, scritto da Wenders veramente illuminante sulla poetica minimalista del suo fare cinema: "Paesaggi, luoghi, città". Ne consiglio la lettura a tutti coloro i quali vogliono avvicinarsi alla comprensione del cinema di questo grande regista.
"Ci sono paesaggi, siano essi città, luoghi deserti, paesaggi montani o tratti costieri, che reclamano a gran voce una storia. Essi evocano le 'loro storie' [...] possono essere veramente personaggi" (Wim Wenders).
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roberto petrognani
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venerdì 23 aprile 2004
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da paris, texas, il cuore all'infinito.
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Dopo quattro anni che non dava più notizie di sé il fratello rintraccia Travis in una landa disperata del Texas e lo riporta nel mondo civile. Travis gli mostra la foto di un piccolo terreno desertico che ha comprato a Paris, Texas, per segnare il punto esatto dal quale la sua vita ha decollato in seguito al primo incontro dei suoi genitori. Il fratello lo porta a Los Angeles e lo ospita nella sua casa con la moglie e il figlio Alex che in realtà è figlio di Travis ma del quale gli zii si sono presa cura dopo la scomparsa dei genitori. Già, perché Travis ha una moglie della quale inizialmente nessuno gli chiede niente per delicatezza. Si impara a conoscerla attraverso alcuni filmini super-8 testimoni di tempi più sereni, e si impara a conoscere Alex col quale Travis instaura con fatica un bel rapporto fatto di affetto e fiducia.
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Dopo quattro anni che non dava più notizie di sé il fratello rintraccia Travis in una landa disperata del Texas e lo riporta nel mondo civile. Travis gli mostra la foto di un piccolo terreno desertico che ha comprato a Paris, Texas, per segnare il punto esatto dal quale la sua vita ha decollato in seguito al primo incontro dei suoi genitori. Il fratello lo porta a Los Angeles e lo ospita nella sua casa con la moglie e il figlio Alex che in realtà è figlio di Travis ma del quale gli zii si sono presa cura dopo la scomparsa dei genitori. Già, perché Travis ha una moglie della quale inizialmente nessuno gli chiede niente per delicatezza. Si impara a conoscerla attraverso alcuni filmini super-8 testimoni di tempi più sereni, e si impara a conoscere Alex col quale Travis instaura con fatica un bel rapporto fatto di affetto e fiducia. Finché un bel mattino lo spirito vagabondo di Travis si risveglia e decide di andare a cercare la moglie sulla base di una traccia che la cognata gli ha fornito. Alex lo accompagna. Così tornano in Texas e precisamente a Huston dove piantonano una banca nella quale la donna il 5 di ogni mese versa una somma per il sostentamento del figlio. Padre e figlio si addormentano e solo per puro caso riescono a scorgerla mentre si allontana in macchina lungo un'autostrada. La seguono fino a una grossa costruzione periferica nella quale Travis va a cercarla. E la trova, ma non può portarci Alex perché si tratta di una casa per guardoni. Così Travis parcheggia il figlio in un hotel lasciandogli una cassetta registrata nella quale gli spiega che intende fargli incontrare la madre e lasciarlo a lei per riprendere la sua vita di vagabondo alla quale lo hanno avviato le dure prove della vita e il richiamo del sangue della madre di origini messicane. Poi torna nella casa per guardoni e in una cabina attrezzata allo scopo, dalla cornetta di un citofono ricorda alla moglie la loro storia fino alla fuga di lei. La moglie fa presto a riconoscerlo e accetta di riprendere la vita col figlio, anche se capisce che Travis seguirà fino in fondo il proprio destino. E' un lavoro importante e spigoloso, dominato dalla figura di un uomo ricco di sentimento, introverso e complicato, tipico di un' America inedita e piena di fermenti. Qualche cedimento a un certo manierismo sentimentale non abbassa il buon livello del film.
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