Las hijas de Abril

Film 2017 | Drammatico +13 93 min.

Titolo originaleLas hijas de Abril
Anno2017
GenereDrammatico
ProduzioneMessico
Durata93 minuti
Regia diMichel Franco
AttoriEmma Suarèz, Hernán Mendoza, Ivan Cortes, Enrique Arrizon, Joanna Larequi .
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Michel Franco. Un film con Emma Suarèz, Hernán Mendoza, Ivan Cortes, Enrique Arrizon, Joanna Larequi. Titolo originale: Las hijas de Abril. Genere Drammatico - Messico, 2017, durata 93 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Ambientata a Puerto Vallarta, in Messico, la storia racconta di Valeria, una giovane di diciassette anni al settimo mese di gravidanza. Il film è stato premiato al Festival di Cannes.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
Un'opera cinica che gioca con la pazienza dello spettatore e sfocia nel sensazionalismo.
Recensione di Marzia Gandolfi
giovedì 25 maggio 2017
Recensione di Marzia Gandolfi
giovedì 25 maggio 2017

Valeria ha diciassette anni e una bambina in arrivo. Legata sentimentalmente a Mateo, deciso a crescere la figlia insieme, la ragazza vive a Puerto Vallarta con Clara, la sorella maggiore e complessata. La situazione economica precaria e l'inesperienza di Valeria, convincono Clara a chiamare la madre. Abril risponde all'appello e accoglie con gioia le responsabilità di nonna. Ma poi qualcosa accade, qualcosa scatta nella testa di Abril che 'occupa' la vita delle figlie fino a prendere le loro decisioni e a prenderne letteralmente il posto. Ma Valeria non ha nessuna intenzione di soccombere.

Michel Franco è il regista del disordine. La sua filmografia dispiega un catalogo di soggetti tabù, incesto (Daniel & Ana), bullismo (Después de Lucía), morte (Chronic) e di racconti refrattari alla psicologia e fissati col 'colpo di forza'.

A incarnarlo a questo giro è la madre del titolo, Abril, che impiega ogni mezzo per schiacciare l'avversario. Quelle figlie che domina onnipotente. Di quella madre all'inizio solare, Michel Franco emerge l'ombra, il patologico, l'abnorme. Chiamata in scena per fornire l'ossigeno necessario alla vita, finisce per soffocare la prole di cui non accetta l'irregolarità e la stortura. Se Clara è la figlia di cui vergognarsi, troppo grassa, troppo sciatta, Valeria è la figlia invasa con cui competere subdolamente in bellezza, fascino, erotismo. Abril, interpretata crudelmente da Emma Suárez (Julieta), è il motore malato di un melodramma messicano allungato sul litorale cristallino del Pacifico.

La hijas de Abril gira intorno al vampirismo, ogni gesto di Abril è teso a nutrirsi dell'altro, a dominare totalmente le situazioni e le relazioni tra le persone. Abril è una madre che rifiuta di essere uccisa (idealmente), finendo per prendere il controllo della vita delle figlie con mostruosa autorità. Fino ad andare davvero troppo lontano. Valeria ha una sorella maggiore, Clara, che soffre il proprio nubilato e la propria rotondità e che Abril costringerà per questa ragione a una dieta umiliante. Questa porzione dell'intrigo resta secondaria ma contribuisce a costruire il ritratto di una donna prepotente per cui le persone sono soltanto l'oggetto dei propri capricci da rigettare violentemente non appena sopraggiungono i primi segni di lassitudine.

Entrando nel merito della relazione madre-figlia, una incapace di trasmettere un'eredità positiva, l'altra risoluta nel ripristinare la potenza fondamentale del desiderio materno, l'autore messicano cede sulla distanza e la rigidità di scrittura, precipitando il film in un vortice di vacuità. La hijas de Abril è un'opera cinica che gioca con la pazienza dello spettatore e disprezza la profondità per svolgere senza sforzo il perturbante. Il risultato è il sensazionalismo e il sensazionalismo non è mai una buona cosa. Avanzando a dosi di sordidezza e miseria (umana) il film, che ha per oggetto la più terribile delle ingerenze (privare una madre del proprio bambino), organizza la resistenza di una figlia e ci fa credere in giorni migliori che non arriveranno mai. Perché l'autore sospende in un piano fisso e un finale aperto la sua protagonista. Abbandona tutti i personaggi alla loro sorte con un disprezzo sbalorditivo. E dire che sarebbe bastato un po' di cuore.

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winner
un certain regard - premio della giuria
Festival di Cannes
2017
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