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Kong: Skull Island, un autentico gioiellino

Il film di Vogt-Roberts è divertente, appassionante e recupera quel senso di avventura che spesso manca nel cinema commerciale moderno.
di Jacopo Barbero, vincitore del concorso Scrivere di Cinema

lunedì 13 marzo 2017 - Scrivere di Cinema

Il personaggio di King Kong nacque nei primi anni '30 dalla fantasia di Merian C. Cooper che, nel 1933, lo portò al cinema con l'aiuto del collega Ernest B. Schoedsack. Fu la nascita di un autentico mito cinematografico: infatti nei decenni sono stati prodotti oltre dieci film con protagonista "The Eighth Wonder of the World". Tra i lungometraggi più noti, oltre all'originale del '33, ricordiamo la versione giapponese Wasei Kingu Kongu, prodotta lo stesso anno e ora perduta, e soprattutto i due remake americani, ad opera di John Guillermin (1976) e Peter Jackson (2005), quest'ultimo in particolare molto riuscito.

Nonostante gli appena dodici anni trascorsi dal film di Jackson, proprio in questi giorni King Kong è tornato al cinema con Kong: Skull Island, per la regia di Jordan Vogt-Roberts, beniamino del Sundance 2013 con il suo primo lungometraggio, The Kings of Summer.
Jacopo Barbero

Il ritorno di Kong al cinema si colloca nell'ottica di un progetto ben preciso della Warner Bros. che, dopo aver portato sullo schermo Godzilla nel 2014, si prepara al grande crossover che vedrà sfidarsi i due mostri più famosi della storia. Si tratta dunque di un acuto progetto di marketing cinematografico, che però riesce a tenersi perfettamente in equilibrio tra obiettivi economici ed artistici: basti pensare alla scelta dei registi effettuata dalla Warner, Gareth Edwards per Godzilla e Vogt-Roberts per Kong: Skull Island, entrambi provenienti dal cinema indipendente americano, il che dimostra la volontà della produzione di collocarsi nell'ambito di un grande intrattenimento con sfumature d'autore.


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In foto una scena del film Kong: Skull Island.
In foto una scena del film Kong: Skull Island.
In foto una scena del film Kong: Skull Island.

Ma se il film del 2014 fa era decisamente troppo colmo di gravitas, Kong: Skull Island è invece un autentico gioiellino. Il lavoro di Vogt-Roberts è divertente, appassionante, si prende poco sul serio e recupera quel senso di avventura che spesso manca del tutto nel cinema commerciale moderno: lo spettatore è catapultato in un mondo pieno di sorprese e imprevisti, perennemente in bilico tra la meraviglia e il terrore, e si sente trascinato da una storia che non si limita alla messa in scena di imponenti momenti d'azione, ma recupera l'affascinante idea del viaggio e dell'esplorazione, un tempo cardine stesso del cinema d'intrattenimento, e ora relegata a rari blockbuster come questo.

Il film è colto e raffinato nel profluvio di citazioni che mette in scena: si va da Apocalypse Now a Titanic, passando addirittura per il recentissimo Mad Max: Fury Road, già elevato allo stato di cult.
Jacopo Barbero, vincitore del concorso Scrivere di Cinema

E questo dimostra l'ambizione del film di raggiungere un pubblico multi generazionale: da una parte i ragazzini apprezzeranno l'intrattenimento adrenalinico e la CGI di incredibile livello tecnico, dall'altra i più adulti potranno ritrovare molti rimandi al cinema d'azione anni '80, un'atmosfera vecchio stile e una serie di personaggi decisamente interessanti e ben caratterizzati, a partire dal colonnello Packard, interpretato da un tostissimo Samuel L. Jackson.

Ma il vero mattatore del film ovviamente è proprio Kong, più gigantesco del solito: il film pare decisamente più interessato all'aspetto muscolare del mostro, che è protagonista di un paio di sequenze di puro gigantismo hollywoodiano, e si lascia quasi del tutto alle spalle la metafora sessuale che era ben evidente nei precedenti. Tutto il grande melò è ridotto a quelle poche immagini in cui Brie Larson, priva di sensi, giace nella gigantesca mano dello scimmione, e lo spettatore può solo provare ad immaginare come sarebbe stata l'ennesima versione di una delle più struggenti storie d'amore di tutti i tempi. Infatti la Mason Weaver del film, a cui l'attrice premio Oscar dona il suo bel volto, non ha nulla a che spartire con i precedenti personaggi femminili interpretati da Fay Wray, Jessica Lange e Naomi Watts: essi intrecciavano con Kong una relazione velatamente erotica, qui c'è solo una sorta di attrazione reciproca e la Larson dà vita ad una donna forte, che esibisce orgogliosamente la propria sensualità ed è agli antipodi rispetto alle terrorizzate predecessore.

Non si sentiva il bisogno di un nuovo film su King Kong, ma ci ricorderemo di Kong: Skull Island: riesce nella difficile impresa di fornire un grande intrattenimento vecchio stile che, coniugato con i moderni mezzi tecnologici, ci consente di fare un gradito e appassionante salto indietro nel tempo.


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