Golden Exits

Film 2017 | Drammatico +13 94 min.

Anno2017
GenereDrammatico
ProduzioneUSA
Durata94 minuti
Regia diAlex Ross Perry
AttoriEmily Browning, Analeigh Tipton, Chloë Sevigny, Mary-Louise Parker, Lily Rabe Jason Schwartzman, Adam Horovitz, Craig Butta.
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Alex Ross Perry. Un film con Emily Browning, Analeigh Tipton, Chloë Sevigny, Mary-Louise Parker, Lily Rabe. Cast completo Genere Drammatico - USA, 2017, durata 94 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Una narrazione che interseca le storie di due famiglie di Brooklyn e il dipanarsi di infelicità celate che si verifica quando una giovane ragazza straniera trascorrere del tempo all'estero, sconvolgendo l'equilibrio da entrambi i lati.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
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Critica
Cinema
Trailer
Una colonna sonora unica, inusuale e minimale consente a Perry di tenere il passo con i grandi autori a cui il film si ispira.
Recensione di Gabriele Niola
lunedì 13 febbraio 2017
Recensione di Gabriele Niola
lunedì 13 febbraio 2017

Nelle vite di una coppia di trentenni e una di quarantenni arriva Naomi dall'Australia. New York è per lei un luogo di passaggio in cui aiutare uno di loro all'archivio dell'opera del padre della moglie, lavoretto da poco che dovrebbe essere un pretesto per un'avventura nella Grande Mela. Le serate, le conoscenze e le possibilità offerte dalla città progressivamente sembrano deludere Naomi, con la stessa crescente disillusione con cui il film descrive e si addentra nelle vite di tutti quelli che incontra. Il suo arrivo poteva essere un elemento perturbante e invece, clamorosamente non lo è.

Quello realizzato da Alex Ross Perry è un film in costume hipster. Interni, abiti e molti oggetti vengono dritti dagli anni '90, anzi dal revival dell'analogico e dei vestiti anni '90, e se non fosse per alcuni dettagli (le auto parcheggiate, il modello di occhiali di uno dei protagonisti, gli schermi piatti) si potrebbe davvero pensare che tutto sia ambientato 20 anni fa per come ricostruisce e abbiglia ogni singolo attore o attrice con il mood newyorkese del Woody Allen dell'epoca.

Ma del resto i film drammatici di Allen sono un punto di riferimento per tutto Golden Exits, per la sua gravità, per la centralità del dialogo per come affermi in maniera sottile l'impossibilità di mantenere relazioni stabili, siano esse sentimentali che familiari che semplicemente umane. Oscillando tra luoghi di lavoro, salotti, archivi e passeggiate per strada, quel che le piccole quotidiane beghe dei protagonisti rappresentano è solo la difficoltà se non proprio l'inadeguatezza a gestire le relazioni.
Naomi, l'alieno giovane e sensuale, è il personaggio deputato a rompere ogni struttura, a portare un po' di vita in esistenze uccise dalla routine, e invece questo non avviene. La sua missione come personaggio fallisce e il film sembra proprio mettere in scena la non realizzazione della più classica e prevedibile delle parabole, ogni qualvolta che chi entra in contatto con lei, sebbene tentato, rifiuti di lasciarsi trasportare.

Ma la rottura nella trama non è la sola del film, anche formalmente i momenti migliori di Golden Exits sono quando rompe con il suo stile distaccato, si avvicina ai personaggi e li inquadra in primi piani di inusuale vicinanza. A quel punto la messa in scena cambia, solo in quei momenti si tinge di luci innaturali rosse e verdi, come piccole illuminazioni teatrali, che ricordano quanto fatto da Xavier Dolan in È solo la fine del mondo. Lì i riferimenti virano di colpo e, con un effetto straniante e piacevole, si passa dal naturalismo spinto di Allen allo stile animato e nervoso di Cassavetes.
Purtroppo Perry non ha né le capacità di scrittura di Allen né tantomeno il rigore nell'improvvisazione di Cassavetes e assolutamente non la capacità di rompere le regole rispettando però le proprie di Dolan. Il suo piccolo mondo di ragazzi e ragazze tristi, di aspirazioni e difficoltà nell'affrontare i problemi più banali, si fermerebbe alla prima stazione dell'interesse non fosse per la colonna sonora di Keegan DeWitt, così inusuale e minimale, così sentimentale anche quando in scena nulla sembra suggerire un momento emotivo. Quell'accompagnamento imparentato alla lontana con la musica sacra e il suo ruolo nel cinema, trasfigura gli eventi in una dimensione spirituale che calza pochissimo le vicende molto materialiste dei protagonisti. Forse però proprio per questo fornisce un passo strano e crea delle crepe nella struttura perfettina da cinema indipendente di questo film, crepe che lasciano lo spettatore libero di intravedere, intuire o viaggiare da sé oltre la ripetitività di quelle immagini e situazioni già viste.

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