Bye Bye Germany

Film 2017 | Drammatico +13 101 min.

Titolo originaleEs war einmal in Deutschland…
Anno2017
GenereDrammatico
ProduzioneGermania, Lussemburgo, Belgio
Durata101 minuti
Regia diSam Garbarski
AttoriMoritz Bleibtreu, Antje Traue, Mark Ivanir, Tim Seyfi, Hans Löw, Anatol Taubman Pál Mácsai, Vaclav Jakoubek.
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Sam Garbarski. Un film con Moritz Bleibtreu, Antje Traue, Mark Ivanir, Tim Seyfi, Hans Löw, Anatol Taubman. Cast completo Titolo originale: Es war einmal in Deutschland…. Genere Drammatico - Germania, Lussemburgo, Belgio, 2017, durata 101 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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L'ufficiale americano Sara Simon è sulle tracce di David e dei suoi sei amici, sopravvissuti all'Olocausto e in cerca di una nuova vita verso l'America.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
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Cinema
Trailer
Col suo cinema lieve ma non banale, Garbarski tenta al meglio possibile di restituire il "portato" problematico dei suoi bellissimi personaggi.
Recensione di Anna Maria Pasetti
martedì 21 febbraio 2017
Recensione di Anna Maria Pasetti
martedì 21 febbraio 2017

Nella Francoforte distrutta dalla Seconda guerra mondiale appena conclusa, un gruppo di ebrei sopravvissuti ai lager cercano un modo per raccogliere sufficienti risorse per emigrare per sempre dalla Germania salpando per gli Stati Uniti, la terra della libertà. Guidati dal furbo affabulatore David Bermann, gli amici inizieranno l'inedito commercio porta-a-porta di biancheria nuova per la casa, artigianalmente confezionata come da tradizione della famiglia Bermann, esperta nel settore. Mentre l'iniziativa fiorisce, un ostacolo sembra poter mandare tutto all'aria: alcuni sospetti rispetto al passato di David, che inducono a pensare fosse un collaborazionista coi nazisti.

Una risata vi salverà la vita. All'opposto del macabro e famoso detto tratto da Scary Movie 3, l'idea che sottende l'impalcatura del nuovo film di Sam Garbarski è interamente racchiusa nel doppio "momento" del ridere: da una parte per sopravvivere in un lager, dall'altra per esserne usciti vivi.

Ispirato al romanzo semi-autobiografico di Michel Bergmann (Teilacher), Es war einmal in Deutschland appartiene al genere della commedia-fiaba ebraica a partire dal suo titolo letteralmente tradotto nel classico incipit favolistico, C'era una volta in Germania. Per motivi di semplificazione commerciale, il distributore internazionale ha optato per un più prosaico Bye bye Germany, che tuttavia smarrisce la poesia dell'originale. Sorridere, se non addirittura ridere, attorno al più grave sterminio di massa del XX secolo non può che riferire all'universo fiabesco, da sempre fedele alleato di un rimosso da sostituire con un "altrove" attinto dalla fantasia.

La forza del racconto portato con capacità sullo schermo da Garbarski gode addirittura di una tripla sovversione fra realtà e finzione, giacché si basa non solo interamente sulla Parola (un classico del narrare ebraico) ma riesce a far sembrare falso (o falsato) ciò che invece corrisponde a verità. Ciò si concentra totalmente nel personaggio/corpo commediante del protagonista David (un ottimo Mortiz Bleibtreu), l'affabulatore per eccellenza, in cui si dissimula il sopraddetto confine di cui si nutre il film. Lo spettatore è dunque chiamato a un atto di fede rispetto ai racconti che Bermann propone all'agente speciale dell'esercito americano

Sara Simon, incaricata di scoprirne innocenza o colpevolezza rispetto alle accuse di collaborazionismo. La giovane donna, ab origine figlia di ebrei tedeschi fuggiti alla vigilia delle leggi razziali, ha studiato legge negli States e rappresenta lo specchio incredulo di una verità troppo atroce per poter essere tale. L'esigenza di una fuga lontano è un sintomo che accomuna i superstiti delle stragi di tutti i tempi, come pure il profondo senso di colpa nutrito nei confronti di chi non ce l'ha fatta: Garbarski, col suo cinema lieve ma non banale, tenta al meglio possibile di restituire il "portato" problematico dei suoi bellissimi personaggi, rispettando di non indagare laddove ne sente l'inopportunità. Il film è anche interessante dal punto di vista linguistico: un universo post-war circoscritto e pressoché inedito che fa sorridere e riflettere sul dolore.

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