Django

Film 2017 | Biografico +13 117 min.

Titolo originaleDjango
Anno2017
GenereBiografico
ProduzioneFrancia
Durata117 minuti
Regia diEtienne Comar
AttoriReda Kateb, Cécile De France, Maximilien Poullein, Ulrich Brandhoff, Alexandre Sauty Aloïse Sauvage, Antoine Laurent, Alex Brendemühl.
DistribuzioneGood Films
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 2,75 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Etienne Comar. Un film con Reda Kateb, Cécile De France, Maximilien Poullein, Ulrich Brandhoff, Alexandre Sauty. Cast completo Titolo originale: Django. Genere Biografico - Francia, 2017, durata 117 minuti. distribuito da Good Films. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 2,75 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Un film sul jazzista Django Reinhardt, virtuoso della chitarra che ha fondato il Gypsy Swing, durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale.

Consigliato sì!
2,75/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 2,50
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Tra ricostruzione accurata e fiction, il rapporto poco noto tra un grande della musica contemporanea e il suo popolo.
Recensione di Giancarlo Zappoli
mercoledì 4 gennaio 2017
Recensione di Giancarlo Zappoli
mercoledì 4 gennaio 2017

Francia 1943 durante l'occupazione nazista. Django Reinhardt è già un compositore e chitarrista affermato e tutte le sere si esibisce a Parigi convinto che le sue origini Rom non possano prevalere sulla sua notorietà e sentendosi quindi al sicuro da possibili persecuzioni che già stanno decimando la sua gente. L'incantesimo si infrange nel momento in cui gli viene chiesto dai nazisti di esibirsi in Germania per contrastare la musica 'negra' statunitense. Gli viene presentato un rigido elenco di stili musicali proibiti dinanzi al quale oppone un rifiuto. Da quel momento entra nel mirino delle SS e comincia a pensare di trovare riparo in Svizzera.

Chi ama o comunque frequenta il cinema di Woody Allen sicuramente ricorda il personaggio di Emmet Ray (interpretato da Sean Penn) in Accordi e disaccordi. Costui era considerato il secondo miglior chitarrista al mondo dopo... Django Reinhardt.

Emmet ne era consapevole e ne soffriva ma forse nemmeno lui era a conoscenza di quanto era accaduto al Number One della chitarra nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Provvede a colmare la lacuna questo film di Etienne Comar che, cultori della musica a jazz a parte, affronta, in bilico tra ricostruzione accurata e fiction, il rapporto poco noto tra un grande della musica contemporanea e il suo popolo nel momento in cui il Potere cerca di farselo alleato.
Comar è consapevole di voler arrivare al grande pubblico e ce lo dichiara con la lunga esibizione strumentale che dedica dopo pochi minuti dall'inizio del film a un Reinhardt per il quale ha trovato in Reda Kateb un interprete aderente anche sul piano della fisiognomica al modello originale. Vuole così offrire a tutti l'occasione per comprendere la materia del contendere: un esecutore e compositore di successo e dalla grande abilità, nonostante un handicap legato a una delle due mani, che, grazie al compromesso che gli viene chiesto e praticamente ordinato, riscopre le proprie origini e in fondo anche le ragioni del suo fare musica.

Il rapporto tra gli artisti e i potenti è stato tema di innumerevoli, biografie, documentari e film. Comar ne è consapevole, forse troppo, e sente quindi il bisogno di inventare un personaggio femminile, interpretato da Cecile De France, che dovrebbe fare da trait d'union tra le due parti ma di cui si percepisce troppo la 'scrittura' legata a stereotipi di genere. Resta comunque il pregio di un'ulteriore testimonianza, attraverso la figura di un Maestro della musica che non sapeva scrivere le note, di un periodo storico in cui si è pensato che procedere per demonizzazioni (e in quel caso eliminazioni) di massa offrisse sicurezza. Una modalità di intervento che oggi sembra volersi riproporre, seppure in altri termini e contesti, con una partitura dalle sonorità non poi così dissimili.

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STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
venerdì 10 febbraio 2017
Cristina Piccino
Il Manifesto

C'è il sole sulla Berlinale nelle ore che precedono l'apertura dell'edizione numero 67. Tutto è pronto, red carpet, transenne, schermi per le dirette mentre l'orso simbolo del festival sbuca ovunque già da giorni sui poster disseminati in città. Lo avevano promesso, Angela Merkel in testa dopo l'attacco terrorista al mercato di Natale, che non avrebbero ceduto alla paura.

venerdì 10 febbraio 2017
Anna Maria Pasetti
Il Fatto Quotidiano

Andiamo al cinema a sognare un po'..". Come invitava a fare Django Reinhardt nella Parigi occupata dai nazisti, così Berlinale 2017 propone al suo pubblico la 67ma edizione, consapevole che quei tempi bui non sono poi così distanti. Se l'afflato dell'anti-trumpismo aleggia ovunque nella Berlino festivaliera (e merkeliana), il direttore artistico Dieter Kosslick non ha usato mezzi termini: "Trump è [...] Vai alla recensione »

venerdì 10 febbraio 2017
Arianna Finos
Il Venerdì di Repubblica

Quest'anno l'impegno politico - criterio distintivo della Berlinale - arriva sulle note jazz di Django. L'apertura del festival tedesco, ieri, è stata affidata al biopic sul leggendario chitarrista gitano (già raccontato da Woody Allen in Accordi e disaccordi). Ma il francese Etienne Comar, esordiente 52enne, si focalizza su una pagina meno conosciuta della vita di Reinhardt: nella Parigi occupata [...] Vai alla recensione »

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