Borg McEnroe

Film 2017 | Drammatico +13 100 min.

Titolo originaleBorg McEnroe
Anno2017
GenereDrammatico
ProduzioneSvezia, Danimarca, Finlandia
Durata100 minuti
Al cinema291 sale cinematografiche
Regia diJanus Metz Pedersen
AttoriSverrir Gudnason, Shia LaBeouf, Stellan Skarsgård, Tuva Novotny, Ian Blackman Robert Emms, Scott Arthur, David Bamber, Janis Ahern, Jane Perry, Björn Granath.
Uscitagiovedì 9 novembre 2017
TagDa vedere 2017
DistribuzioneLucky Red
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,37 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Janus Metz Pedersen. Un film Da vedere 2017 con Sverrir Gudnason, Shia LaBeouf, Stellan Skarsgård, Tuva Novotny, Ian Blackman. Cast completo Titolo originale: Borg McEnroe. Genere Drammatico - Svezia, Danimarca, Finlandia, 2017, durata 100 minuti. Uscita cinema giovedì 9 novembre 2017 distribuito da Lucky Red. Oggi tra i film al cinema in 291 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,37 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Borg McEnroe
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Una delle più straordinarie rivalità di tutti i tempi con protagoniste due stelle assolute del tennis che hanno fatto la storia dello sport mondiale. Borg McEnroe è 4° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 46.791,00 e registrato 7.446 presenze.

Consigliato sì!
3,37/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,00
PUBBLICO 3,61
CONSIGLIATO SÌ
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Un capolavoro di montaggio visivo e acustico che è un'affermazione cinematografica febbrilmente vitale.
Recensione di Paola Casella
venerdì 3 novembre 2017
Recensione di Paola Casella
venerdì 3 novembre 2017

Estate 1980. Sta per prendere il via il Torneo di Wimbledon e i due giocatori più quotati per la vittoria sono lo svedese Bjorn Borg e l'americano John McEnroe. Due tennisti, e due giovani uomini, che non potrebbero essere più diversi, almeno secondo lo storytelling dell'epoca. Borg, già quattro volte vincitore a Wimbledon, è soprannominato "Uomo di ghiaccio": algido, apparentemente privo di emozioni, una macchina segnapunti con un rovescio a due mani che è una fucilata. McEnroe, di tre anni più giovane, è detto invece "Superbrat" perché sul campo impreca, dà in escandescenze e si accapiglia con gli arbitri.

La loro rivalità, in occasione del confronto a Wimbledon, è alimentata ad arte dal circo mediatico: il dio scandinavo e il ribelle di origine irlandese, il martello pneumatico dall'ipnotica oscillazione sulla linea di fondo e il coltello a serramanico dalla lama affilata da sfoderare all'improvviso, come un gangster in uno speakeasy.

Il pubblico sta dalla parte del compassato Borg ma ama anche detestare il collerico McEnroe. E in vista dell'incontro i due campioni si studiano a vicenda, riconoscendo nell'altro la propria stessa voglia di vincere.

Il regista danese Janus Metz Pedersen mette in scena uno dei match più importanti del secolo scorso e ne sottolinea le valenze metaforiche con l'aiuto di una sceneggiatura, firmata dal regista-autore svedese Ronnie Sandhal, estremamente accessibile anche a chi non conosce la storia di quell'evento. La finale di Wimbledon '80 è rappresentata come una partita in cui il match point, se vincesse McEnroe, sarebbe in realtà uno scacco al re, e Metz Pedersen e Sandhal mostrano il percorso obbligato dei due contendenti che, per indole o per pressioni esterne, sono entrambi condannati all'eccellenza. E al contempo fotografano efficacemente la trasformazione epocale del tennis da sport di gentiluomini a spettacolo di rockstar.

Metz Pedersen attribuisce all'attore svedese Sverrir Gudnason che impersona Borg adulto una valenza cristica, ma la sua recitazione è meno efficace di quella di Leo Borg, il vero figlio di Bjorn, che ha il ruolo del padre in età preadolescente. E l'interpretazione di gran lunga migliore resta quella di Shia LaBeouf nei panni di John McEnroe, assai precisa nei dettagli, dallo sguardo da underdog agli scatti d'ira mai spinti troppo sopra le righe. L'immagine pubblica di LaBeouf come bad boy del cinema contemporaneo chiude il cerchio creando un effetto metacinematografico che giova molto alla narrazione, e rende simpatico un attore finora sgradito al grande pubblico (come era McEnroe fino a Wimbledon 1980).

Sui titoli di testa la frase di Andre Agassi tratta dall'autobiografia Open recita che "ogni partita di tennis è una vita in miniatura" e la regia di Metz Pedersen, rigorosamente convenzionale fino al match finale, esplode nel terzo atto della storia in un capolavoro di montaggio visivo e acustico che è un'affermazione cinematografica febbrilmente vitale. Fino a quel punto la narrazione si mantiene opaca come lo sguardo di Borg, nitida e precisa come un mobile Ikea, ma "un punto alla volta" procede a (di)mostrare come i due campioni siano facce della stessa medaglia. Le rispettive insicurezze trovano il proprio riflesso nell'ostentata sicumera dell'altro, le solitudini dettate da un'esistenza di camere d'albergo (benché a cinque stelle) si muovono mestamente in parallelo, le spalle incassate di Borg corrispondono alla camminata inquieta di McEnroe. E Metz Pedersen insinua il dubbio che per i due contendenti, gravati di maschere indossate per il divertimento del pubblico, il tennis fosse in fondo un esercizio privo di allegria.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 9 novembre 2017
udiego

Con Borg-McEnroe viene portata sul grande schermo la leggendaria finale di Wimbledon ‘80 dove per la prima volta questi due tennisti si trovavano uno contro l’altro. Borg era all’apice della sua carriera ed alla ricerca del suo quinto successo consecutivo a Wimbledon. Mentre McEnroe era la stella nascente del tennis mondiale. Colui che sarebbe diventato uno dei più grandi tennisti [...] Vai alla recensione »

giovedì 16 novembre 2017
alessio codi

Non sempre è facile riuscire a raccontare una storia vera, così com'è non è facile trasportare al cinema una storia "presa" dalle pagine di un libro. Questo significa rendere ancora più complesso il giudizio di un critico cinematrografico o di un mero apposionato di cinema come lo sono io. Lo scrivere per il cinema una storia vera rende un po' meno [...] Vai alla recensione »

mercoledì 15 novembre 2017
Inesperto

Borg è definito come un iceberg, ma in realtà è una pentola a pressione, sempre al limite, sempre pericolosamente sul punto di scoppiare. McEnroe è un esagitato, uno sboccato e maleducato dotato di classe cristallina. I due, all'apparenza così diversi, così agli antipodi, in realtà coincidono e risultano clamorosamente simili.

mercoledì 15 novembre 2017
Luca1968

La finale di Wimbledon 1980 è impressa nella mia memoria. Avevo 12 anni, da un paio di anni giocavo a tennis e Borg era il mio idolo. Ricordo ancora la disperazione dopo un disastroso primo set, l'entusiasmo per la rinascita di Borg nel secondo e terzo set, il cardiopalma del meraviglioso tiebreak del quarto (ora, con il senno del poi, sono felice che l'abbia vinto McEnroe, perchè [...] Vai alla recensione »

lunedì 13 novembre 2017
Valter Chiappa

Janus Metz Pedersen aveva due strade di fronte a sé: percorrere gli oscuri meandri di una delle personalità più controverse del mondo dello sport, quella di Björn Borg, oppure celebrare l’epica battaglia che si svolse sul Campo Centrale dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club il 5 luglio 1980, la finale che da gran parte degli amanti del tennis viene ricordata [...] Vai alla recensione »

sabato 11 novembre 2017
Mario Nitti

1980, Wimbledon, il tempo del tennis mondiale, si sfidano il numero 1 e il numero 2 del tennis mondiale. Bjorn Borg e John McEnroe, due campioni da carattere apparentemente opposto, ma entrambi animati da una determinazione a vincere ad ogni costo. Bel film, con un crescendo narrativo ed un efficace intreccio tra racconto del presente e flash back. La sfida si avvicina e il carattere dei due protagonisti [...] Vai alla recensione »

mercoledì 15 novembre 2017
PaulNacci

Ero un pochino titubante prima di vedere il film , avevo paura che la grande sfida tradotta sulla schermo si trasformasse causa solite licenze artistiche dei registi in un film poco credibile, ma devo dire che mi sono ricreduto , ci sono alcune inesattezze ma che non vanno a rovinare il pathos ed il racconto (non era la prima volta che Borg e Mcenroe si incontravano era la 4 ed il bilancio era 2a 1 [...] Vai alla recensione »

sabato 11 novembre 2017
Marta73

Chi pensa sia solo un film sul tennis, per appassionati di tennis, sbaglia di grosso. Ritratto di un epoca, di un conflitto, di un'umanità che ha segnato la nostra storia recente.

giovedì 9 novembre 2017
no_data

ben girato e ben confezionato ma il film non decolla mai .... un po' di noia

domenica 12 novembre 2017
passito

il primo tempo è noioso..... il secondo tempo è la finale di tennis tra i due .... tanto valeva guardarla su you tube

martedì 7 novembre 2017
teresa70

Film noioso. Tutto su la sfida trai due campioni, ma la storia non ti prende piu di tanto e dopo un po’ arriva la noia. Film molto lento. 

FOCUS
FOCUS
lunedì 13 novembre 2017
Jacopo Barbero, vincitore del Premio Scrivere di Cinema

"Il tennis usa il linguaggio della vita". È con questa frase di Andre Agassi che veniamo introdotti al racconto della rivalità tra due dei più grandi tennisti di tutti i tempi, Björn Borg e John McEnroe. Come in Rush la contrapposizione di Niki Lauda e James Hunt presentava due modi differenti di approcciarsi alla morte, così in Borg McEnroe, splendido esempio di cinema sportivo inconfondibilmente europeo, il tennis diviene una sorta di sfogo per l'interiorità.

McEnroe è tutto verbo, parola. Il suo gioco furente è accompagnato dallo sputo, dal sudore, dal tremito e dal fragore della voce. È un intelletto rapido, che non riesce a controllare il proprio corpo poiché, ribollente, esplode e travolge la propria fisicità, senza che essa riesca a tenere il passo.

Borg invece è tutto corpo, poiché in lui l'anima stessa si è incarnata. Intelletto e corpo aderiscono, sono posti sullo stesso piano. Sono simultanei, un unisono. Solo così, come suggerisce l'allenatore interpretato da Stellan Skarsgård, ci si può concentrare su ogni singolo punto, senza pensare a ciò che è avvenuto prima e a ciò che ancora deve accadere. Solo così l'uomo può trasumanare e divenire "non umano", come suggerisce qualcuno nel film. Non a caso il vero protagonista è proprio lo svedese Borg: egli rappresenta il perfetto equilibrio nordico (la produzione è scandinava), ha una stabilità anche sentimentale che manca del tutto all'americano McEnroe, che si eleverà solo quando, giocando la partita di una vita, riuscirà a domarsi e a trovare quell'unisono di cui tanto si è parlato.

FOCUS
domenica 12 novembre 2017
Roy Menarini

Ci sono state almeno tre grandi rivalità cui ha dato vita John McEnroe, forse - in termini di talento puro - il tennista più visionario della storia della racchetta: quella con Borg, quella con Connors, e quella con Lendl. Quest'ultima si nutriva degli sprazzi finali della Guerra Fredda, con McEnroe l'americano libero come il jazz e Lendl il cecoslovacco robotico come Ivan Drago. Tra lui e Connors era invece un derby tra sbruffoni, con litigi epici a bordo rete. E infine Borg, con cui la rivalità sembrava nata apposta per dare vita a situazioni cinematografiche - e non è un caso che ora stiamo commentando un film che reca nel titolo il nome dei due straordinari giocatori.

In Borg McEnroe Janus Metz privilegia il punto di vista di Borg, con rare concessioni ai flashback del genio newyorkese, anche se mantiene per tutta la durata una certa equanimità.

Del resto, la produzione è svedese di partenza, e dunque non si poteva pretendere un racconto orientato sul protagonista americano. La cosa più intrigante di Borg, d'altra parte, era proprio il fuoco che covava sotto la cenere. Anche lui - anzi, soprattutto lui - era quello che urlava in campo e spaccava le racchette, ma solo nella fase giovanile della carriera. Successivamente, grazie a una disciplina mentale ferrea, Borg riuscì a spazzare sotto il tappeto della razionalità i suoi eccessi, confinati al fuori-campo (in tutti i sensi). McEnroe, invece, riusciva a trarre forza ed energia dalle proprie stesse scenate. Ben lungi dal deconcentrarsi, poteva lanciare insulti osceni alla quasi totalità dei giudici e dei guardalinee senza perdere lucidità nel match, anzi terremotando le quiete certezze degli avversari.

Frasi
Il tennis non è come tutti gli altri sport. non è adatto a tutte le classi sociali.
Una frase di George Barnes (David Bamber)
dal film Borg McEnroe - a cura di MYmovies.it
è la rivalità perfetta. uno gioca dalla linea dai fondo. uno va sempre a rete.
Una frase di George Barnes (David Bamber)
dal film Borg McEnroe - a cura di MYmovies.it
Borg che prova sapendo che entrerebbe nella storia vincendo Wimbledon per la quinta volta?
George Barnes (David Bamber)
dal film Borg McEnroe - a cura di MYmovies.it
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 9 novembre 2017
Roberto Nepoti
La Repubblica

Ha vinto il premio del pubblico alla Festa di Roma questa produzione scandinava, seconde film sul tennis a breve distanza da La guerra dei sessi ma con al centro un episodio molto più noto. Nel 1980, a Wimbledon, si contendono il primato mondiale due dei più grandi giocatori di sempre. Da una parte della rete lo svedese Bjorn Borg, mostro di concentrazione già quattro volte vincitore del torneo.

giovedì 9 novembre 2017
Silvio Danese
Quotidiano Nazionale

Wimbledon 80 & dintorni, la ricostruzione di una mitologia via flashback. Non è come il trailer, gli eroi non entrano "come due gladiatori". Consapevolezza, fragilità, resistenza, genialità e due diverse (per questo coinvolgenti) paranoie di successo: qualcosa delle rockstar Borg e McEnroe, umani troppo umani artisti tennisti, passa in Gudnason e LaBeouf, impegnati a evitare "Rocky", nonostante qualche [...] Vai alla recensione »

giovedì 9 novembre 2017
Maurizio Acerbi
Il Giornale

La storica finale di Wimbledon del 1980, tra Borg e McEnroe, culmine di una rivalità che metteva di fronte due stili differenti di gioco e, soprattutto, di vita, è ottimamente celebrata in questa pellicola biografica che ha il pregio di non tradire i veri protagonisti. Merito di Shia LaBeouf e, in particolare, dello straordinario (quanto a rassomiglianza con Borg) Sverrir Gudnason, perfetti nel riprodurre, [...] Vai alla recensione »

giovedì 9 novembre 2017
Alessandra Levantesi
La Stampa

Il Superbrat del tennis mondiale John McEnroe si è dato una calmata, ma fino a un certo punto. Così se Borg ha definito «Ok» il film dedicato allo storico match che nel 1980 gli assicurò la quinta vittoria consecutiva a Wimbledon, il sulfureo John l'ha bollato con un «Speravo fosse buono, sfortunatamente non lo è. Potevano mostrarmi anche peggio, però rispettando i fatti».

NEWS
VIDEO RECENSIONE
lunedì 13 novembre 2017
 

Estate 1980. Sta per prendere il via il Torneo di Wimbledon e i due giocatori più quotati per la vittoria sono lo svedese Bjorn Borg e l'americano John McEnroe. Due tennisti, e due giovani uomini, che non potrebbero essere più diversi, almeno secondo [...]

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mercoledì 8 novembre 2017
 

Estate 1980. Sta per prendere il via il Torneo di Wimbledon e i due giocatori più quotati per la vittoria sono lo svedese Bjorn Borg e l'americano John McEnroe. Due tennisti, e due giovani uomini, che non potrebbero essere più diversi, almeno secondo [...]

FESTA DI ROMA
sabato 4 novembre 2017
 

Il pubblico della Festa del Cinema di Roma ha scelto Borg McEnroe come Miglior Film tra la ricca selezione di quest'anno. Il film diretto da Janus Metz Pedersen ha conquistato l'audience mettendo in scena una delle più straordinarie rivalità di tutti [...]

TRAILER
lunedì 22 maggio 2017
 

La straordinaria storia di una delle rivalità più accese e spettacolari della storia dello sport, quella tra lo svedese Bjorn Borg e l'americano John McEnroe, due atleti che hanno fatto la storia del tennis mondiale.

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