Pokot

Film 2016 | Thriller +13 128 min.

Titolo originalePokot
Anno2016
GenereThriller
ProduzionePolonia, Repubblica ceca, Germania, Svizzera
Durata128 minuti
Regia diAgnieszka Holland
AttoriJakub Gierszal, Tomasz Kot, Borys Szyc, Katarzyna Herman, Andrzej Grabowski Miroslav Krobot, Marcin Bosak, Wiktor Zborowski, Agnieszka Mandat-Grabka, Patrycja Volny, Andrzej Konopka.
TagDa vedere 2016
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Agnieszka Holland. Un film Da vedere 2016 con Jakub Gierszal, Tomasz Kot, Borys Szyc, Katarzyna Herman, Andrzej Grabowski. Cast completo Titolo originale: Pokot. Genere Thriller - Polonia, Repubblica ceca, Germania, Svizzera, 2016, durata 128 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Una donna di nome Janina ritrova più di un cadavere e la polizia comincia a sospettare che l'assassina sia proprio lei. Il film è stato premiato al Festival di Berlino.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Un'ottimo soggetto per un film sulla Polonia di oggi e la progressiva soppressione di alcune libertà fondamentali.
Recensione di Giancarlo Zappoli
lunedì 13 febbraio 2017
Recensione di Giancarlo Zappoli
lunedì 13 febbraio 2017

Duszejko è un'anziana signora che insegna l'inglese ai bambini di un villaggio situato al confine tra Polonia e Repubblica Ceca, nei Sudeti. Un giorno le sue due cagne, a cui è affezionatissima, scompaiono. Alcuni mesi dopo è lei a scoprire il cadavere di un vicino, un bracconiere. Le uniche tracce che conducono a questa morte misteriosa, che non sarà l'unica, sono quelle degli zoccoli di un capriolo.

Per comprendere, al di là dell'impatto di superficie, il senso profondo di questo film di Agnieszka Holland è necessario osservare un elemento che di solito nelle recensioni non è tra i primi ad essere considerati: la produzione.

Tra i produttori c'è la Tor il cui presidente è il regista Krzysztof Zanussi al quale non può essere certo imputata la distanza dal mondo cattolico (polacco e non solo) di cui è stato ed è un esponente di rilievo.
Il fatto che una delle figure più odiose di questo film sia il prete con la sua ipocrita e ottusa lettura delle Scritture la dice lunga su quale sia la reale materia del contendere. Perché a una prima lettura questo potrebbe sembrare (come anche è) un film-pamphlet dalla parte degli animalisti e dei vegetariani con la sua protagonista circondata da una società formata da cacciatori ottusi quando non sono sadici torturatori di volpi.
La vecchietta stravagante appassionata di astrologia, dedita a non farla passare liscia a chi ha ucciso le sue cagne e a proteggere una coppia di giovani non sprovveduti ma comunque isolati da una comunità chiusa in se stessa, può essere un buon soggetto per un film. Si trasforma in ottimo quando si comprende che questa storia (ambientata in un luogo, i Sudeti, che ha segnato la storia della prima metà del secolo scorso che qui viene sottolineata nella rivalità familiare che attraversato l'infanzia di uno dei protagonisti) parla della Polonia odierna. Di quella Polonia che si è chiusa in una restaurazione esasperata trovando anche l'appoggio di una parte dell'episcopato che non a caso ha avuto più di un timore nei confronti della visita di Papa Francesco a Cracovia nell'estate 2016 per la Giornata Mondiale della Gioventù.

La soppressione indiscriminata e insensata degli animali del bosco diviene metafora del progetto di soppressione progressiva di alcune libertà fondamentali. Quando un uomo che ha lottato per la libertà come Lech Walesa dichiara che il governo in carica "viola le regole della democrazia, le leggi e la Costituzione" non si può fingere di non aver capito. Ecco allora che il manifesto polacco del film sintetizza il suo vero obiettivo. Vi si vede un cervo i cui 'tagli' da macelleria assumono le seguenti denominazioni: ipocrisia, avidità, stupidità, spietatezza, crudeltà, corruzione,cupidigia e immoralità. Serve altro?

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winner
premio alfred bauer
Festival di Berlino
2017
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