Chirurgo ribelle

Film 2016 | Documentario +13 51 min.

Anno2016
GenereDocumentario
ProduzioneSvezia
Durata51 minuti
Regia diErik Gandini
Uscitalunedì 12 giugno 2017
DistribuzioneLab 80 Film
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Erik Gandini. Un film Genere Documentario - Svezia, 2016, durata 51 minuti. Uscita cinema lunedì 12 giugno 2017 distribuito da Lab 80 Film. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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La storia del chirurgo Erik Erichsen, dalla Svezia all'Etiopia.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Un documentario di estremo interesse, dove per 'estremo' si intende anche ciò che si propone allo spettatore.
Recensione di Giancarlo Zappoli
martedì 13 giugno 2017
Recensione di Giancarlo Zappoli
martedì 13 giugno 2017

Erik Erichsen è un chirurgo osseo che dopo decenni di lavoro in un ospedale svedese, stanco della burocrazia sempre più pervasiva, ha deciso di trasferirsi in Etiopia, di cui è originaria la moglie. Qui interviene ad Aira in un piccolo ospedale come chirurgo generale. La penuria di mezzi e la sovrabbondanza di pazienti lo costringono ad operare con mezzi di fortuna e senza perdite di tempo che potrebbero rivelarsi gravi per i suoi assistiti.

Erik Gandini ha realizzato un documentario di estremo interesse dove per ‘estremo’ si intende anche ciò che viene proposto alla visione dello spettatore. Questo non è un film per stomaci deboli e per persone facilmente impressionabili mentre si presenta come un’esperienza da compiere per coloro che, superato, la prima molto probabile sensazione di disgusto, sanno guardare con gli occhi del cuore l’azione di un medico che afferma “Io taglio e Dio guarisce”.

Ma non ci troviamo dinanzi a un fideismo irenico, anzi Erichsen può essere considerato un medico brusco e troppo diretto con i pazienti. Così come lo è nella scelta degli strumenti che utilizza per intervenire che vanno da un trapano elettrico da 15 euro ai raggi di una bicicletta. Le patologie che si trova a dover curare sono le più diverse e talvolta invalidanti e lui deve saper scegliere le parole per spiegare a chi non ha il concetto di cancro (assente nelle popolazioni di cui si occupa) facendo comprendere con chiarezza in che cosa consista e come agisca.

È un uomo che ha deciso di intervenire da battitore libero in un’area in cui gli svedesi storicamente sono stati presenti ai tempi della colonizzazione, non sentendosi però un eroe nei dieci anni che ha trascorso con persone che cura e che stima. L’eroismo secondo lui sta altrove. Ad esempio nella sua Svezia in cui, afferma, è più difficile portare aiuto alle persone che non a esseri umani che vedono una percentuale infinitamente ridotta di medici presenti rispetto al fabbisogno. Il senso della riconoscenza qui non si è ancora smarrito e fare del bene finisce con il fare star bene chi agisce in tal senso. Il valore del lavoro di Gandini sta anche poi nel fatto che non c’è nulla di adulatorio o di para agiografico in questo sguardo che ci immerge in una situazione al limite in cui un uomo e una donna (perché la moglie è una valida infermiera) trovano il senso della loro esistenza nel tentare di alleviare il dolore altrui venendo ripagati con un sorriso e un abbraccio.

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