Assalto al cielo

Un film di Francesco Munzi. Documentario, durata 72 min. - Italia 2016. - Cinecittà Luce uscita giovedì 6 aprile 2017. MYMONETRO Assalto al cielo * * * - - valutazione media: 3,00 su 1 recensione.
Consigliato sì!
3,00/5
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
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Dopo Anime nere, Francesco Munzi realizza un documentario di montaggio andando a scavare negli archivi più importanti d'Italia.
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Film di montaggio puro di archivi, alla ricerca delle voci originarie dell'utopia italiana tra '67 e '77
Raffaella Giancristofaro     * * * - -

Le proteste giovanili in Italia negli anni compresi tra il 1967 e il 1977, ripercorse unicamente attraverso il montaggio di filmati d'archivio: quello storico Istituto Luce Cinecittà, le Teche RAI, l'Associazione Alberto Grifi, l'Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, la Fondazione Cineteca di Bologna. L'idea è molto semplice: creare una partitura in tre movimenti ("Vogliamo tutto e subito", "Magari anche la rivoluzione" e "Se gli uomini sono dèi") solamente a partire dal materiale di repertorio, senza commenti aggiunti né didascalie, se si eccettua un cartello che da solo riporta a un periodo fortemente segnato dall'esercizio dialettico: "potete fermare il proiettore e discutere", indicazione di metodo del leggendario dibattito da cineforum militante, e consiglio utile anche per i moderatori che accoglieranno il film in sala oggi.
Film di montaggio puro, Assalto al cielo nasce dall'intenzione del regista, nato nel 1969, di "un approccio diverso alla narrazione delle lotte politiche degli anni '70". Munzi esclude i comizi di leader politici e affida la parola alle persone comuni, sia incontrate per strada che nelle assemblee universitarie o nei luoghi di lavoro e socialità. I grandi fatti sono noti: i violenti scontri di piazza, l'occupazione delle università, gli studenti che cercano di entrare in fabbrica, l'alienazione degli emigrati meridionali nelle grandi città, soprattutto Torino, le assemblee, ovviamente gli attentati di Piazza Fontana (1969) a Milano e Piazza della Loggia a Brescia (1974), per chiudere con il festival di Re Nudo al Parco Lambro (1976), a suggerire la deriva individualista e tossica di molti.
Fin dal titolo Assalto al cielo si pone l'obiettivo di ritrovare le pulsioni, le utopie che animavano quella società, scevre da interpretazioni, nella consapevolezza di aggiungere un tassello a una storia già tanto raccontata ma ancora da scrivere completamente. La scelta di campo è chiara: ritrovare e riproporre la propulsione all'agire e al condividere, la spinta creativa (la "fantasia al potere"), la voglia di utopia, la ricerca del sogno. Nelle parole del regista, "lo slancio ideale che muta nel giro di pochi anni, si frammenta e pian piano si dissolve".
Per questo, come ma ben più di ogni altro film, avrà tante letture diverse quanti saranno i suoi spettatori, in relazione al loro coinvolgimento politico, diretto o indiretto, dell'epoca e alla loro età anagrafica. Se il segmento finale da Parco Lambro è già più visto, fa una certa impressione la testimonianza dei genitori di Walter Alasia, che diede il nome alla colonna milanese delle Brigate Rosse, ucciso nel conflitto a fuoco durante il suo arresto a casa, in cui morirono anche due poliziotti: la pietà di un padre e di una madre che pur non condividendo le scelte del figlio non possono che difenderlo. Ma anche la "comparsata" dell'intellettuale Franco "Bifo" Berardi, tra i fondatori della bolognese Radio Alice (in realtà un suo sostituto mascherato) e efficace anche il ponte pop dall'iniziale Cuore matto di Little Tony alla rarità Il governo ha ragione di Freak Antoni ("Il governo ha ragione a non darti mai niente, sei giovane e incosciente e non meriti niente"). Fuori Concorso alla Mostra di Venezia 2016.

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di Federico Pontiggia Il Fatto Quotidiano

Sono passati quarant'anni dal 1977, tra otto mesi saranno cinquanta dal 1968, e non ci può essere anniversario e celebrazione senza ri-rappresentazione, ri-considerazione e, sperabilmente, comprensione. Il cinema può aiutare assai, perché immagine e immaginario insieme, prassi e teoria, soprattutto, memento storico e politico: non sono forse le immagini in movimento il flusso stesso della memoria? Dopo il successo del dramma 'ndranghetista Anime nere e in attesa di perfezionare la sua prima avventura americana, Francesco Munzi, classe 1969, s'immerge negli archivi (Luce, Teche Rai, Movimento operaio, Cineteca di Bologna, Associazione Alberto Grifi) e ritorna al decennio 1967-1977, realizzando un saggio audiovisivo dal movimento sinfonico e l'intermediazione ridotta al lumicino. »

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Federico Pontiggia
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