Rubando Bellezza

Un film di Fulvio Wetzl, Laura Bagnoli, Danny Biancardi. Con Bernardo Bertolucci, Lucilla Albano Bertolucci, Fabrizio Gifuni, Sonia Bergamasco.
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Documentario, durata 94 min. - Italia 2015. uscita giovedì 17 novembre 2016. MYMONETRO Rubando Bellezza * * * 1/2 - valutazione media: 3,50 su 5 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,50/5
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * 1/2 -
 critica * * * 1/2 -
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Il documentario restituisce allo spettatore il calore della vita che percorre e investe l'attività artistica della famiglia Bertolucci
Marzia Gandolfi     * * * 1/2 -

È il 'romanzo di famiglia' il modello narrativo e metrico che Fulvio Wetzl, Laura Bagnoli e Danny Biancardi assumono per raccontare la costruzione dell'identità familiare dei Bertolucci. Le loro divagazioni sapienti, le loro forme diramate e ampie, le loro autobiografie romanzesche, dichiarate in un titolo domestico ("La camera da letto"), dissimulate dietro la luna o accordate col dolce rumore della vita. Avviato dal poema e dall'intima stanza di Attilio Bertolucci, appassionato lettore della Recherche, Rubando bellezza restituisce allo spettatore il calore della vita che percorre e investe l'attività artistica della famiglia Bertolucci, tagliando la prosa e scolpendola ritmicamente fino a creare una zona franca al confine tra biografia, racconto, riflessione, testimonianza, recitazione, omaggio.
Tre sguardi e tre videocamere per rubare la bellezza e non perderne nemmeno un frammento, per trattenere quello che per sua natura non si lascia afferrare. Interviste, letture, materiali d'archivio, sequenze, lampi drammaturgici, tessono i tempi e gli spazi dei Bertolucci, alternando la poesia alla prosa, le impennate liriche ai respiri elegiaci, la geometria alla geografia. Perché la storia di Attilio, Bernardo e Giuseppe Bertolucci parte dalla campagna parmense e muove verso Roma dove i figli del poeta riconquistano l'eredità paterna facendo originalmente loro ciò che di loro era stato fatto dal padre. Ricevono il dono del genitore attraverso un atto soggettivo di ripresa che si deposita sui movimenti di macchina di Bernardo e su quelli scenici di Giuseppe. "Materia di canto" del padre, che sublima nei versi il mondo domestico e la conflittualità generazionale, restituendoli come Stendhal "fantasticati" nella luce della memoria involontaria, Bernardo e Giuseppe praticano rispettivamente centro e margine del mondo con la consapevolezza che la storia non comincia da loro ma che a loro spetta esaltarla nel presente e consegnarla al futuro come eredità di valori.
Wetzl, Bagnoli e Biancardi intercettano quel movimento attivo di riconquista del lascito paterno che innerva le ragioni del cuore e il cuore delle loro imprese e ne fanno l'architettura di un documentario che insegue con accanita volontà amatoriale l'estetica del super 8. La forma abbraccia il suo contenuto restituendo un patrimonio familiare che è insieme patrimonio nazionale. Ma più dei versi, dei film, dei testi che i Bertolucci hanno prodotto, gli autori cercano quello che si suppone latente, scritto sul rovescio, il paesaggio della reminescenza e della favola in cui hanno coltivato la loro arte. Nella Padania, luogo fisico e mentale, tra pianure di campagna e interni domestici, luoghi di lavoro e architetture vegetali, paesaggio agrario e fluviale, emergono i temi dell'identità, del tempo e della memoria che ciascuno di loro ha declinato nel corso della carriera.
Rubando bellezza pesca in quel passato biografico e poetico un sentimento estetico collettivo scaturito da un luogo, da un ambiente e da un periodo storico-sociale. Sentimento isolato, riutilizzato e attualizzato. Con i piedi ancora saldi nell'erba, alla maniera dei loro spettacolari soggetti, Wetzl, Bagnoli e Biancardi ripercorrono quel paesaggio di figure nascoste e prodigi, il volto e la storia di chi, perduto alla forma terrena, sopravvive in quella lirica, nelle testimonianze esecutive e appassionate di Bernardo Bertolucci, Lucilla Albano, Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni.
Un movimento dolce e sinuoso di risalita verso le sorgenti del Cinghio di Attilio, dentro il Novecento di Bernardo, nelle cose da dire di Giuseppe. Davanti allo spettatore si spalancano finestre che affacciano sulla vita delle forme che hanno modellato la loro relazione e definito la coincidenza dello sguardo. E i prati di Casarola sono il territorio in cui rientra quello sguardo e da cui (ri)parte, aprendo nuovi orizzonti, allontanando la fuga riparatrice, "volgendo i passi fuori". Declinando dolcemente lungo la linea poetica emiliana, il documentario svolge il tempo della quotidianità guardando a un orizzonte geografico e morale condiviso da Alberto Bellocchio, che si misura anni dopo col romanzo in versi di Attilio Bertolucci, proseguendo la tradizione del viaggio proustiano verso le radici e la rappresentazione fisica e idilliaca di quell'universo di bagliori e legami profondi compreso tra Parma e Piacenza ("Il libro della famiglia").
Poesia che cade nella prosa per rinnovare la poesia e rinnovarci alla poesia, Rubando bellezza avanza con la quiete colta della famiglia Bertolucci, definendo la costituzione di una loro patria poetica che abbraccia la felicità privata e l'angoscia della Storia, unite dal sentimento e dallo sguardo che le ripensano. Con lingua di gioia, umanissima e scandalosa in faccia a una nazione che ha spento luce e lucciole.

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Costellazioni artistiche e archetipi di famiglia

domenica 30 ottobre 2016 di Alberto Benedetti

 Di questo suggestivo documentario sul percorso artistico della famiglia Bertolucci colpiscono la delicatezza e le attenzioni con cui Wetzl, Bagnoli e Biancardi hanno lavorato. Quasi a ribadire che la poesia è un tramite tra cielo e terra. E che esistono famiglie straordinarie che riescono a coltivare figli come fossero rose. Il richiamo alla poesia La rosa bianca di Attilio Bertolucci lascia trasparire questo amore che lega la famiglia ai propri luoghi d'origine. È continua »

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«Rubando bellezza», la saga poetica della famiglia Bertolucci

di Silvana Silvestri Il Manifesto

Una precisa geometria fatta di elementi creativi e affettivi compone Rubando Bellezza di Fulvio Wetzl che con Laura Bagnoli e Danny Biancardi ha ricreato l'eredità poetica trasmessa dal padre ai figli nella famiglia di Attilio Bertolucci. È un patrimonio culturale che appartiene a tutti, da ritenersi prezioso in un periodo di grande povertà intellettuale, un legame ricreato con tanti sottili collegamenti, un filo che non si è spezzato. Come in un processo psicanalitico si procede invece che attraverso i sogni attraverso le poesie paterne, comprese quelle scritte per i figli che poi Giuseppe Bertolucci raccoglierà nel suo volume Cose da dire, quei versi che sapevano adombrare nei figli ancora piccoli quello che sarebbero diventati da grandi. »

di Valerio Caprara Il Mattino

E' naturalmente un'ottima notizia quella che registra la sempre più impetuosa affermazione dei documentari non più parenti poveri, bensì declinazione linguistica preziosa del cinema di finzione. E se il rischio è che si faccia una certa confusione tra le ormai copiose offerte (che non è detto siano tutte allettanti e necessarie), l'interesse del pubblico è destinato a rafforzarsi enormemente quando viene sollecitato da titoli del livello di Rubando bellezza diretto e prodotto da Fulvio Wetzl, Laura Bagnoli e Danny Biancardi che - presentato con grande successo lo scorso luglio a Trieste e pronto a iniziare un lungo percorso nelle sale selezionate di tutt'Italia - offre l'eccezionale possibilità d'abbandonarsi all'analisi dettagliata, eppure in un certo senso romanzesca di una famiglia straordinaria come quella dei Bertolucci. »

di Alessandro Izzi Close Up

Forse il filtro psicanalitico è veramente d'obbligo quando ci si accosta a un vissuto problematico e denso come quello della famiglia Bertolucci. Un padre poeta tra i più sommi dell'Italia novecentesca getta, infatti, un'ombra lunga su due figli, amatissimi, eppure ricercati nella distanza di uno sguardo adulto che è già sul viso del bambino quando la luce è quella giusta. Dei due figli, poi, Bernardo, quello più grande, si scrolla subito di dosso la tentazione di essere come il padre e, licenziato un primo libro di poesia ad appena ventuno anni, si dà al cinema la cui strada gli è indicata dal nume ancora ingombrante di un caro amico di suo padre: Pierpaolo Pasolini. »

di Morando Morandini

Storia (psic)analitica nel ramo maschile di una famiglia, i Bertolucci: Attilio, poeta angosciato e dolente, autore di versi che restano nell'anima graffiando e straziando, uomo di cultura, amico e frequentatore di personaggi unici (Moravia, la Morante, Pasolini), padre importante e ingombrante; i due figli, Bernardo, regista geniale e irregolare, celebre ed esportato in tutto il mondo, ossessionato dalla figura paterna che, più o meno simbolicamente "uccide" in ogni suo film, e dal pervicace desiderio di conciliare Freud e Marx; e Giuseppe, il secondogenito, regista di tanto teatro e anche cinema, così sensibile e così intelligente da saper scegliere strade diverse, un suo percorso di "marginalità consapevole", piuttosto che essere schiacciato da 2 figure, il padre e il fratello. »

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