The Dead End

Un film di Cao Baoping. Con Deng Chao, Guo Tao, Wang Luodan, Gao Hu, Duan Yihong Drammatico, durata 122 min. - Cina 2014. MYMONETRO The Dead End * * 1/2 - - valutazione media: 2,50 su 1 recensione.
Consigliato nì!
2,50/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * 1/2 - -
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Un crimine assurdo sconvolge la cittadina di Xilong. I colpevoli - il poliziotto Feng, il tassista Dao e il perdigiorno Bijue - evitano l'arresto.
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primo piano
Un dramma ambizioso il cui intento è stupire e far riflettere
Leonardo Capanni - Redazione Scrivere di Cinema     * * 1/2 - -

Fujian, provincia del sud-est della Cina, di fronte all'isola di Taiwan. Nella città di Xilong, in una villetta immersa nel verde, un'intera famiglia di cinque persone viene assassinata a sangue freddo: la giovane figlia stuprata, tutti gli altri uccisi a colpi di bastone. Passano sette anni senza nessun colpevole. Grazie a un vertiginoso movimento di macchina (dal fango di un giardino semi-abbandonato alla trasparenza aerea delle nuvole) ritroviamo i responsabili del massacro nella vicina Xiamen, nel tentativo di ricostruirsi una vita. C'è Bijue che aiuta come può i pescatori della zona (sembra aver perso qualche rotella a causa di un incidente durante la fuga), il rude Dao che trascorre i suoi giorni a bordo di un taxi, e infine il misterioso Feng, il più giovane del gruppo, che ha deciso di sfidare la sorte facendosi assumere come assistente poliziotto. Vivono insieme in una piccola casa vicino al molo, ognuno in cerca della redenzione di cui è capace, prendendosi cura di una bambina rimasta orfana per colpa loro (Tail). Dimenticare però non è ormai possibile, e i giorni passano in attesa che l'inevitabile accada.
The Dead End inizia frenetico in bianco e nero, con una descrizione ravvicinata della scena del crimine e il racconto di alcune sue conseguenze morali: la mano dietro la camera è convulsa come l'ansia dei protagonisti, la voce fuori campo stentorea come quella di un coro greco. Il regista Cao Baoping sceglie poi di soffermarsi sulle vicende di Feng e del suo nuovo superiore Yi, un abile detective per il quale l'omicidio di Xilong è stata una delle prime, terribili esperienze sul campo. Poliziotto navigato e senza macchia (forse l'interpretazione di Duan Yihong è la più convincente di tutte), Yi si accorge in fretta del valore del suo sottoposto, che incoraggia, e instaura con lui un rapporto di profonda amicizia; ma nello stesso tempo non può ignorare il suo fiuto, e inizia così a diffidare di alcuni strani indizi che quest'ultimo si lascia sfuggire.
I sospetti di Yi iniziano a mescolarsi coi sensi di colpa di Feng, il bisogno di riscatto dell'uno con la fame di giustizia dell'altro, mentre le vite di tutti i personaggi che ruotano loro intorno cominciano ad avvicinarsi pericolosamente. Fino a toccarsi più volte, per certi aspetti senza accorgersene, e quasi perdendosi nella stessa corrente ? ma come liquidi diversi, senza mai riuscire a unirsi davvero. È l'acqua del resto uno degli elementi più ricorrenti (la pioggia battente, il pesciolino rosso, le fogne) di questo thriller che si ingrossa col passare dei minuti, quasi tutto al maschile come spesso esige il copione. E come in un fiume dopo un temporale estivo, ci troviamo dentro elementi interessanti (certe idee in fase di sceneggiatura e una buona recitazione, soprattutto) trascinati insieme ad altri che appaiono piuttosto forzati, come un prologo e un finale fin troppo concentrati - rispettivamente - nel confondere e nello spiegare.
Basato sul romanzo "Sunspots" (2010) della giornalista Xu Yigua, The Dead End è un dramma ambizioso il cui intento è stupire e insieme far riflettere. Una storia complessa sull'ambiguità dell'essere umano, sui confini sottili che in lui provano continuamente a tenere separati il bene dal male. Accanto alla densità di alcuni dialoghi non sono poi dimenticati i momenti più leggeri, insieme ad alcune mirabolanti scene d'azione (colpisce un inseguimento sui tetti di un grattacielo, anche se i motivi non sono del tutto positivi). E resta piuttosto sorprendente la decisione di non sorvolare su alcune scene di forte impatto, fosse anche solo per qualche secondo. Se incoraggia l'energia di queste scelte, la sensazione di fondo però è che non si sia riusciti ad andare troppo al di là di alcune soluzioni di genere: forse più intenti a rimaneggiare con abilità un qualcosa di già visto che disposti a ripensarne davvero l'adesione a un contesto.

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