Container 158

Un film di Stefano Liberti, Enrico Parenti. Con Sasha Sultanamovic, Miriana Halilovic, Giuseppe Salkanovic, Brenda Salkanovic.
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Documentario, durata 63 min. - Italia 2013. MYMONETRO Container 158 * * * - - valutazione media: 3,00 su 1 recensione.
Consigliato sì!
3,00/5
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
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Stefano Liberti ed Enrico Parenti narrano la vita nel campo ROM più grande d'Europa, in Via Salone a Roma.
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primo piano
Claustrofobico documentario che racconta cosa vuol dire essere realmente Rom oggi
Paola Casella     * * * - -
Locandina Container 158

Miriana aspetta due gemelle e una casa decente in cui far crescere i suoi quattro figli. Remi ripara le auto che i clienti portano a questo meccanico abile ed economico (anche perché lavora in nero) ma senza un'officina. Giuseppe prende il camioncino ogni mattina e va a cercare pezzi di ferro, in una forma originale di riciclaggio che procura alla sua famiglia (è il marito di Miriana) il minimo indispensabile per vivere. Brenda ha diciotto anni e ha già abbandonato il sogno di diventare dottoressa. Sasha, Diego, Marta, Cruis frequentano le scuole elementari arrivando regolarmente in ritardo, e prendendosi i rimproveri delle maestre.
È la vita quotidiana degli "abitanti" del campo Rom di Via Salone, situato nel mezzo del nulla alle porte di Roma, il più grande d'Europa: oltre un migliaio di persone provenienti per lo più dall'ex Jugoslavia e suddivise per provenienza geografica anche all'interno di quel ghetto recintato da sbarre di ferro e sorvegliato dalle telecamere. All'interno, ammassati in camper da 22 metri e mezzo distanti l'uno dall'altro appena due metri, sopravvivono uomini, donne, vecchi e bambini senza un lavoro, documenti e un'identità riconosciuta dalla legge italiana. Anche se vivono qui da anni. Anche quelli nati in Italia.
Stefano Liberti ed Enrico Parenti, che per girare questo documentario hanno trascorso dieci giorni all'interno di uno dei container, lasciano parlare gli "zingari" (nome che loro non riconoscono, ma si ritrovano appiccicato addosso) senza fare commenti, e danno voce anche a due italiani che vivono vicino al campo di Salone. Ciò che interessa ai due registi è soprattutto illuminare le contraddizioni create dalla legge italiana e dal comportamento ambiguo delle amministrazioni locali, che da una parte dichiarano di volere l'integrazione dei Rom nel nostro Paese, dall'altra rendono di fatto impossibile che questa abbia luogo. Come si può ipotizzare un percorso di integrazione segregando un migliaio di persone in un luogo privo di servizi, lontano chilometri dal centro abitato e dunque anche dalle scuole (dagli ospedali, i supermercati, eccetera), fra persone che non parlano italiano? Perché non affrontare una volta per tutte il labirinto burocratico kafkiano in cui si trovano, privi di documenti e in alcuni casi anche di un Paese di origine, cancellato dalle guerre balcaniche? Contanier 158 è chiaramente solidale nei confronti dei Rom di campo Salone, ma si limita a raccontare ciò che vede, e a lasciar parlare soprattutto i bambini, che non hanno la capacità di strutturare i loro ragionamenti in funzione di un obiettivo (e di un obbiettivo). I bambini raccontano una mancanza di comprensione, un'esclusione al limite del programmatico, una mancanza di alternative, una visione chiusa del futuro che fanno male non solo a loro, ma a tutta la comunità che vive loro accanto, e che - non manca di sottolineare il documentario - paga 3,5 milioni l'anno per perpetuare questa situazione di stallo improduttivo.
Ciò che resta impresso dopo la visione di Container 158 è il senso di claustrofobia e frustrazione, la percezione dell'ipocrisia di un atteggiamento a metà fra il punitivo e il paternalista, e l'idea di spreco, non tanto del denaro pubblico quanto del potenziale umano. E resta indelebile l'espressione pulita di una bimba di campo Salone che nonostante tutto riesce a sorridere, e proprio per questo ti spezza il cuore.

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