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flyanto
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lunedì 28 maggio 2012
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una lunga ricerca per ricercare se stessi
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Film su un viaggio di ricerca che intraprende un ragazzino dopo la morte del padre avvenuta nel crollo delle Torri Gemelle a New York l'11 settembre 2001. Come in tutti i romanzi di Jonathan Safran Foer, anche in questo film, tratto sempre da un'opera di questo autore, vi è il tema del viaggio al fine di ricercare se stessi, le proprie radici familiari ed il recupero degli affetti stessi ma, mentre "In ogni cosa è illuminata" la trama era maggiormente credibile e dunque più veritiera, in questa pellicola essa risulta dispiegata in maniera un pò fantasiosa e troppo semplicistica da farla risultare poco probabile. Peronalmente non ho letto il romanzo originale di Foer e pertanto non posso dire se è il regista del film che non è riuscito a realizzare il reale contenuto o se è lo stesso Foer.
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Film su un viaggio di ricerca che intraprende un ragazzino dopo la morte del padre avvenuta nel crollo delle Torri Gemelle a New York l'11 settembre 2001. Come in tutti i romanzi di Jonathan Safran Foer, anche in questo film, tratto sempre da un'opera di questo autore, vi è il tema del viaggio al fine di ricercare se stessi, le proprie radici familiari ed il recupero degli affetti stessi ma, mentre "In ogni cosa è illuminata" la trama era maggiormente credibile e dunque più veritiera, in questa pellicola essa risulta dispiegata in maniera un pò fantasiosa e troppo semplicistica da farla risultare poco probabile. Peronalmente non ho letto il romanzo originale di Foer e pertanto non posso dire se è il regista del film che non è riuscito a realizzare il reale contenuto o se è lo stesso Foer. A questo punto comunque, direi, che i maggiori pregi del film sono costituiti dall'ottima interpretazione del bergmaniano Max Von Sydow nonchè da quella del giovane attore che interpreta il ragazzino e dalla rappresentazione di tutta l'atmosfera di terrore e di scoramento che si avverte a seguito di quel "giorno più brutto".
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flyanto
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lunedì 28 maggio 2012
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una lunga ricerca per ricercare se stessi
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Film su un viaggio di ricerca che intraprende un ragazzino dopo la morte del padre avvenuta nel crollo delle Torri Gemelle a New York l'11 settembre 2001. Come in tutti i romanzi di Jonathan Safran Foer, anche in questo film, tratto sempre da un'opera di questo autore, vi è il tema del viaggio al fine di ricercare se stessi, le proprie radici familiari ed il recupero degli affetti stessi ma, mentre "In ogni cosa è illuminata" la trama era maggiormente credibile e dunque più veritiera, in questa pellicola essa risulta dispiegata in maniera un pò fantasiosa e troppo semplicistica da farla risultare poco probabile. Peronalmente non ho letto il romanzo originale di Foer e pertanto non posso dire se è il regista del film che non è riuscito a realizzare il reale contenuto o se è lo stesso Foer.
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Film su un viaggio di ricerca che intraprende un ragazzino dopo la morte del padre avvenuta nel crollo delle Torri Gemelle a New York l'11 settembre 2001. Come in tutti i romanzi di Jonathan Safran Foer, anche in questo film, tratto sempre da un'opera di questo autore, vi è il tema del viaggio al fine di ricercare se stessi, le proprie radici familiari ed il recupero degli affetti stessi ma, mentre "In ogni cosa è illuminata" la trama era maggiormente credibile e dunque più veritiera, in questa pellicola essa risulta dispiegata in maniera un pò fantasiosa e troppo semplicistica da farla risultare poco probabile. Peronalmente non ho letto il romanzo originale di Foer e pertanto non posso dire se è il regista del film che non è riuscito a realizzare il reale contenuto o se è lo stesso Foer. A questo punto comunque, direi, che i maggiori pregi del film sono costituiti dall'ottima interpretazione del bergmaniano Max Von Sydow nonchè da quella del giovane attore che interpreta il ragazzino e dalla rappresentazione di tutta l'atmosfera di terrore e di scoramento che si avverte a seguito di quel "giorno più brutto".
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euler23
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lunedì 28 maggio 2012
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molto bello, incredibilmente triste
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E' la storia del piccolo Oskar, è la storia della grande America. Oskar Schell (Thomas Horn) è un bambino, afflitto dalla Sindrome di Asperger, che, in seguito al dramma dell'11 Settembre, deve affrontare la perdita del padre Thomas Schell (Tom Hanks). Dopo il suo "worst day" si moltiplicano le fobie di cui soffre : eventi quotidiani come l'attraversamento di un ponte o uno dei tanti rumori che infestano la grande città, diventano inaccettabili portali che spingono la mente del ragazzo nelle sofferenze dei ricordi; ma, come Oskar, anche gli altri abitanti della metropoli si trovano a tu per tu con le stesse paure: la lotta per rialzarsi di Oskar è la lotta per la rinascita di New York. E' inoltre la storia di una ricerca, quella del VI distretto di New York, ma che nasconde il tentativo, vano, di trovare una motivazione per quella morte insensata.
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E' la storia del piccolo Oskar, è la storia della grande America. Oskar Schell (Thomas Horn) è un bambino, afflitto dalla Sindrome di Asperger, che, in seguito al dramma dell'11 Settembre, deve affrontare la perdita del padre Thomas Schell (Tom Hanks). Dopo il suo "worst day" si moltiplicano le fobie di cui soffre : eventi quotidiani come l'attraversamento di un ponte o uno dei tanti rumori che infestano la grande città, diventano inaccettabili portali che spingono la mente del ragazzo nelle sofferenze dei ricordi; ma, come Oskar, anche gli altri abitanti della metropoli si trovano a tu per tu con le stesse paure: la lotta per rialzarsi di Oskar è la lotta per la rinascita di New York. E' inoltre la storia di una ricerca, quella del VI distretto di New York, ma che nasconde il tentativo, vano, di trovare una motivazione per quella morte insensata. Il comportamento di Oskar, introverso con chi gli è più vicino, estroverso con gli sconosciuti che incontra durante le sue "esplorazioni", è il risultato di un profondo disagio: il rimorso di non aver salutato un'ultima volta il padre. Da qui deriva l'instancabile voglia del ragazzo di trovare "frammenti" del genitore scomparso, per poter prolungare quegli 8 minuti di presenza/assenza, in modo da non dover archiviare come irrimediabile l'errore fatto. Così ,Stephen Daldry, torna con un film ambizioso, che cerca risposte che forse non possono essere trovate o, più probabilmente, non possono essere trasmesse attraverso uno schermo. Il regista ci regala un'altalena di emozioni, perchè non vengono dipinte soltanto immagini di dolore ( anche se le lacrime dei protagonisti sono molte e sulle quali forse si indugia troppo) ma si possono apprezzare anche gli infiniti "colori" delle avventure di Oskar ( probabilmente le parti più riuscite del film ), in netto contrasto con il "Black" che egli cerca. Una menzione speciale va fatta al cast, che offre un'ottima prestazione; uno su tutti : Max von Sydow. E' dalle sue interazioni con Oskar che nascono i minuti più belli in assoluto. Buono il lavoro della fotografia.
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melania
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domenica 27 maggio 2012
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film sul dolore della perdita affettiva
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.....da parte di un bambino superlativo,fuori da ogni schema.film molto bello!
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ruspa machete
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sabato 26 maggio 2012
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bello e intenso
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Un film drammatico che in certi momenti tocca quasi il fiabesco, infatti Oskar non è un bambino normale, vede le cose in un modo tutto suo ed è questo che rende la storia più intensa.
Fantastico il personaggio di Max Von Sydow, che secondo me è IMMENSO.
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pressa catozzo
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venerdì 25 maggio 2012
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quale 11 settembre
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Mi pongo sempre un dubbio quando vedo film sull'undici settembre. Devo pensare alle due torri o al Cile? Un bambino piange la scomparsa del propio padre, ma quanti sono i bambini che piangono la scomparsa del propio padre? Il film in se stesso è ben diretto , si può vedere gradire e apprezzare, artisticamente tutti bravi attori tecnici regia e aspetto tecnico dell'opera. sicuramente merita più dele due momination agli oscar. Ma ...... a volte il dolore va condiviso. forse alla fine nei titolo andava scritto dedicato ai padri che non ci sono più. Forse li è la chiave.
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donni romani
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giovedì 24 maggio 2012
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il coraggio di vivere dopo la tragedia
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Certe ferite, umane e sociali, difficilmente trovano, se non a distanza di molti anni, la giusta dimensione letteraria o cinematografica, ma "Molto forte, incredibilmente vicino" , tratto dal libro di Jonathan Safran Foer affronta la tragedia dell'11 settembre rimanendole tangente, senza mai intersecarla, e affidandola allo sguardo sperduto, adulto, dolente e inquietante nella sua genuinità, di un adolescente, e nel farlo la rende più poetica e più cruda allo stesso tempo, forse perchè gli occhi dell'infanzia sono sempre i più sinceri e i più schietti.
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Certe ferite, umane e sociali, difficilmente trovano, se non a distanza di molti anni, la giusta dimensione letteraria o cinematografica, ma "Molto forte, incredibilmente vicino" , tratto dal libro di Jonathan Safran Foer affronta la tragedia dell'11 settembre rimanendole tangente, senza mai intersecarla, e affidandola allo sguardo sperduto, adulto, dolente e inquietante nella sua genuinità, di un adolescente, e nel farlo la rende più poetica e più cruda allo stesso tempo, forse perchè gli occhi dell'infanzia sono sempre i più sinceri e i più schietti. Oskar è un bambino pieno di fobie, con marcati segni di manie ossessive compulsive, autolesionista, forse borderline alla Sindrome di Asperger, ma ha un rapporto privilegiato con il padre, che lo incoraggia, stimola la sua mente geniale, lo coinvolge in continue cacce al tesoro - su tutte la ricerca di un fantomatico sesto distretto di New York, scomparso chissà dove chissà quando - lo aiuta a vivere quindi, a dare un senso ad un mondo che Oskar misura in parametri matematici e statistici ma fatica a comprendere intuitivamente. Quando la tragedia delle Torri Gemelle lo lascia orfano di quel padre attento, premuroso e generoso - un Tom Hanks presente in poche scene ma capace di restituire tutto l'amore per un figlio problematico - con una madre apparentemente resa apatica dalla tragedia, Oskar si sente perduto, ma il giorno in cui trova una busta in una giacca del padre, e dentro la busta una chiave, e sopra la busta scritta la parola "Black" si convince che questo sia l'ennesimo messaggio del suo adorato papà, che sia un indizio lasciato proprio per lui, per condurlo a chissà quale altro tesoro. E così va alla ricerca di tutti i Black di New York, armato solo del suo tamburello, il cui suono lo rassicura e lo calma, e di un coraggio che non sa neanche lui di avere. Un misterioso vecchio (misterioso solo per pochi giorni) che non parla lo accompagnerà in alcuni dei suoi pellegrinaggi e il rapporto fra i due regalerà ad Oskar un'inaspettata amicizia. Un film intenso, sorprendente, con un giovane protagonista, Thomas Horn, in assoluto stato di grazia, misurato, composto, mai attore-bambino, che ci conduce nei meandri del dolore senza mai ricatti sentimentali o scarti compassionevoli. Il pellegrinaggio di Oskar è chiaramente il suo unico, e ultimo, tentativo di rimanere in contatto con quel padre salvifico che non può abbandonare, non fin quando non avrà trovato dentro il suo giovane cuore la forza di accettare l'insensatezza della vita, tanto più difficile per chi come lui, ha una mente razionale ed analitica. Il rapporto con la madre è magnificamente risolto con poche scene, confronti anche crudeli nella loro asciuttezza, e poi pieni di un amore inespresso quando una Sandra Bullock lontanissima dalle smorfie cui troppo spesso ci ha abituato e perciò attrice solida ed espressiva, rivela al figlio di essere a conoscenza della sua ricerca, e anzi, di averla preparata andando a parlare con i vari Black, pregandoli di essere gentili con quel bambino che di lì a qualche giorno avrebbe bussato alle loro porte con una chiave in mano. Difficilmente le tragedie contemporanee sanno far da sfondo a vicende intime e toccanti, ma fortunatamente ci sono ancora pellicole capaci di emozionare sinceramente, e di regalare alcune scene vibranti nella loro asciuttezza, molto forti, e incredibilmente vicine al nostro sentire. Se il sole esplodesse, dice Oskar, noi ce ne accorgeremmo solo dopo otto minuti, tanto è il tempo che impiega la velocità della luce ad arrivare fino alla terra, e otto minuti in più con suo padre sono quelli che questo bambino coraggioso, che ha paura perfino di andare in altalena, riesce ad inventare affrontando tutte le sue più nascoste paure, prima fra tutte quella di crescere da solo. Salvo scoprire che dall'altalena si può, non solo cadere, ma anche spiccare un salto e volare verso la vita. Due nomination all'Oscar, miglior film e miglior attore non protagonista, Max Von Sydow, mai tanto espressivo come in questa parte di un uomo che dopo le tragedie della Seconda Guerra Mondiale in Germania ha smesso di parlare.
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annu83
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giovedì 3 maggio 2012
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lacrime e speranza...
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Una volta esisteva un VI distretto a New York… o almeno questo è quello che viene raccontato ad Oskar.
Oskar (Thomas Horn), figlio del gioielliere Thomas (Tom Hanks) e di Linda (Sandra Bullock), pur essendo un bambino molto sveglio, non può sapere che quello che sta per succedere cambierà la sua vita per sempre. Il tragico “worst day” americano, noto semplicemente come l’11 Settembre è destinato a far crollare, insieme alle torri, anche la felicità della famiglia sua famiglia.
Thomas morirà nel crollo del grattacielo, e il piccolo Oskar resterà con un vuoto forse incolmabile, e con un senso di colpa nascosto che racconterà solo molto più tardi.
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Una volta esisteva un VI distretto a New York… o almeno questo è quello che viene raccontato ad Oskar.
Oskar (Thomas Horn), figlio del gioielliere Thomas (Tom Hanks) e di Linda (Sandra Bullock), pur essendo un bambino molto sveglio, non può sapere che quello che sta per succedere cambierà la sua vita per sempre. Il tragico “worst day” americano, noto semplicemente come l’11 Settembre è destinato a far crollare, insieme alle torri, anche la felicità della famiglia sua famiglia.
Thomas morirà nel crollo del grattacielo, e il piccolo Oskar resterà con un vuoto forse incolmabile, e con un senso di colpa nascosto che racconterà solo molto più tardi. Ma sarà anche l’inizio di una fantastica avventura costellata di bugie, persone, cose, luoghi, suoni, immagini che mai avrebbe creduto possibile, e che mai si sarebbe creduto capace di compiere. Una sorta di second life basata sulla ricerca di una serratura in grado di accogliere una chiave trovata in un vaso del defunto padre. L’unico metodo, forse, per allungare quegli ultimi 8 minuti insieme a Thomas, e forse di renderli eterni.
Una ricerca minuziosa, basata su intuizioni precise, schemi dettagliati, minuti precisamente scanditi in compagnia di un inaspettato compagno di viaggio e del fido tamburello, una sorta di piccola coperta di Linus il cui suono risulta indispensabile a mantenere la calma. Sì, perché Oskar non è un bimbo normale, ma unisce all’enorme intelligenza anche alcune fobie. Claustrofobia, liguirofobia, agorafobia, acrofobia… sono solo alcune delle paure di Oskar, che è afflitto anche dalla Sindrome di Asperger.
Un viaggio ricco di sorprese e di persone, grazie alle quali scoprirà che, nonostante tutto, “every day is a miracle”.
Un film che trova forza e ispirazione nella naturalezza e nella semplicità di piccoli gesti come un pianto, un abbraccio o una carezza, proponendo una fotografia aggraziata per quanto spietata di un evento tragicamente doloroso. Ma anche un film che riesce a mettere a confronto la forza dell’amore e quella della disperazione, che spesso vanno a braccetto, ma che sono guidate da stati d’animo completamente differenti, dando un’immagine nitida e precisa della differenza tra le due.
Un Tom Hanks “in pantofole” per via della brevità della sua interpretazione, una magistrale Sandra Bullock che si cala perfettamente nella parte della moglie affranta e della mamma premurosa, e uno strepitoso Thomas Horn che lascia tutti senza fiato in un’interpretazione “piena”, camaleontica, drammatica ma a tratti ironica (quel “stairs are broken”, uscendo dall’ascensore, sussurrato al portiere che era solito prenderlo in giro per la sua paura degli ascensori, è di una finezza talmente brillante da passare quasi inosservata) assolutamente priva di ogni sbavatura, tanto da non trovare nulla di strano, a posteriori, nelle parole della Bullock che ricorda che: “sul set ci stupivamo ogni giorno di più di quanto Thomas fosse un attore incredibile”. E, a scanso di proteste, un magnifico monologo di 3 minuti, quando “spiega la sua storia”, è pronto a documentare la bravura e il senso interpretativo di Horn. Provare per credere.
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myman
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mercoledì 28 marzo 2012
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molt lontano vorrebe andare,ma molto vicino arriva
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Un film che attraverso il suo straordinario giovane protagonista,il suo rapporto con suo padre e con il magistrale M. Von Sydow, tenta di fare un discorso più approfondito sul concetto di perdita,su come conviverci attraverso la scoperta,la memoria e infine alla consapevolezza dolorosa o non,della fine di un qualcosa di profondamente amato che non tornerà più. Nel prima parte ci riesce egregiamente con uno stile molto inventivo,seducente ed emozionante,scivolando ogni tanto in qualche trappola e ricatto emotivo,per poi sprofondare definitivamente, nella seconda parte, nel più retorico sentimentalismo zucch
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Un film che attraverso il suo straordinario giovane protagonista,il suo rapporto con suo padre e con il magistrale M. Von Sydow, tenta di fare un discorso più approfondito sul concetto di perdita,su come conviverci attraverso la scoperta,la memoria e infine alla consapevolezza dolorosa o non,della fine di un qualcosa di profondamente amato che non tornerà più. Nel prima parte ci riesce egregiamente con uno stile molto inventivo,seducente ed emozionante,scivolando ogni tanto in qualche trappola e ricatto emotivo,per poi sprofondare definitivamente, nella seconda parte, nel più retorico sentimentalismo zuccheroso "all'americana"
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nicola1
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martedì 4 ottobre 2011
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molto forte incredibilmente vicino
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Spero tanto che sia un capolavoro come lo e' il libro da cui e' tratto. Mi aspetto il solito "ammorbidimento" hollywoodiano ma se avvicina anche po' ad "Ogni cosa e' illuminata" di Liev Schreiber allora saro' contento.
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