Cronaca di un assurdo normale

Un film di Stefano Calvagna. Con Stefano Calvagna, Chiara Ricci, Emanuele Cerman, Claudio Del Falco, Bruno Pavoncello.
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Drammatico, durata 89 min. - Italia 2012. - Poker Film uscita venerdì 22 giugno 2012. MYMONETRO Cronaca di un assurdo normale * * * - - valutazione media: 3,25 su 5 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,25/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * 1/2 - - -
 critican.d.
 pubblico * * * * -
   
   
   
Dopo aver subito un tentato omicidio, Stefano Calvagna viene arrestato e portato in carcere, dove trascorre un lungo periodo di detenzione.
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primo piano
Opera metacinematografica di Stefano Calvagna, un atto d'accusa liberatorio e troppo personale
Giustino Finizio     * 1/2 - - -

Il regista Stefano Calvagna mette in scena e interpreta la sua stessa storia: dopo aver subito un tentato omicidio a colpi di pistola il 17 febbraio 2009, viene arrestato dalla polizia e rinchiuso nel carcere di Regina Coeli con diverse accuse, inclusa quella di aver inscenato da solo il tentato omicidio. Nel mezzo troviamo inconsapevoli rapporti con esponenti della malavita, minacce, estorsioni, difficoltà produttive per la realizzazione del nuovo film, arresti domiciliari, emarginazioni professionali.
Apprezzabile lo sforzo e l'ostinazione di Stefano Calvagna nel realizzare, in condizioni a dir poco difficili, questo suo nuovo lungometraggio girato tra una palestra e la sua abitazione durante gli arresti domiciliari, per giunta in poco più di due settimane, con un budget ridotto all'osso e con continue defezioni da parte di cast e maestranze. Dopo L'ultimo ultras, come sua abitudine, il regista torna su fatti di cronaca, ma questa volta in primissima persona, attraverso un'opera metacinematografica e per lui catartica, in grado di proiettarlo verso un nuovo corso della sua carriera, lontano dalla ghettizzazione mediatica e professionale che lo stesso regista accusa.
Il problema di Cronaca di un assurdo normale risiede proprio qui, nell'utilizzo strumentale del suo lungometraggio, pensato più come liberatorio atto d'accusa, e di difesa, seppur sincero, che come lucida analisi di almeno alcune delle molteplici suggestioni che potrebbero emergere dall'impianto narrativo. Stefano Calvagna, e gli sceneggiatori Emanuele Cerquiglini e Luigi Passarelli, sembrano troppo interessati a raccontare ciò che è avvenuto, con più fatti possibili, perdendo così di vista l'universalità verso cui ogni cinema dovrebbe protendere. Un tentativo in tal senso è dato da alcuni inserti teatrali realizzati sul palco dell'associazione culturale e sportiva dove Calvagna ha ottenuto il permesso di lavorare e girare, ma queste allegoriche rappresentazioni sceniche restano soffocate dal fiume della cronistoria e non sono sufficienti a dare più ampio respiro al film. A ciò si aggiunge uno smodato uso di salti temporali, utilizzati per dare maggior ritmo, che invece non aiutano lo spettatore nella chiara comprensione delle vicende raccontate.
Manca quindi una certa misura, una minore deriva verso il soggettivismo, e una più decisa focalizzazione d'intenti. Con tempi di ripresa e budget così ridotti, si perdonano alcune stilistiche ingenuità televisive e una recitazione appena accettabile (su cui però spicca positivamente Chiara Ricci). Resta interessante e attraente la genesi del progetto realizzato durante la detenzione domiciliare, ma la sceneggiatura, tratta dall'omonimo libro scritto dal regista durante i mesi di carcere, avrebbe avuto bisogno di maggior ragionevolezza e più distacco emotivo.

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"la libertà di raccontare una storia..."

sabato 23 giugno 2012 di Andreamilano

"...La libertà di poterla ascoltare". Ero molto curioso di vedere questo film, avevo letto tanto in rete sulle vicende del regista e dell'uomo Calvagna, e ieri sono corso al cinema per vedere finalmente la proiezione. Il film come avevo letto nelle dichiarazioni stampa è un film girato con soli 15 mila euro, il primo film girato in una condizione di arresti (per quanto domiciliare), girato in pochi giorni e scritto come si evidenzia nel film stesso , solamente continua »

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Calvagna si fa giustizia da solo

di Francesco Alò Il Messaggero

Il caro diario di Stefano Calvagna, regista e produttore romano indipendente, è un atto d’accusa misto a riflessioni esistenziali scaturite da una vicenda personale: il 17 febbraio 2009 qualcuno gli spara all’uscita da un teatro. Poco dopo Calvagna viene messo agli arresti domiciliari con l’accusa di aver inscenato il proprio attentato. La vicenda, non ancora giudiziariamente conclusasi, impone la sospensione del giudizio. Il film, invece, ce lo concede. Piace la libertà di Calvagna di mischiare le carte in tavola e farsi un film cocciutamente contro tutto e contro tutti. »

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