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gabriella
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venerdì 15 marzo 2013
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una cenetta tète a tète
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Come insegnava Oscar Wilde, il nome è importante in una persona, non solo perché ci identifica, ma anche per il suo significato, specie se esprime una positività e un’interiorità ricca e profonda.
Ma ci sono nomi off limits, intoccabili, proprio perché a pronunciarli sono riconducibili a eventi drammatici e imbarazzanti; chi mai darebbe il nome di Caino o Edipo al proprio figlio?.
Ed è nello scherzo, architettato da Vincent, futuro padre invitato a cena dalla sorella Elizabeth e dal cognato, assieme a un amico comune che si svolge questa gustosissima commedia francese. Nell’attesa dell’arrivo della moglie di Vincent che è come al solito in ritardo, si discute sulla scelta del nome destinato al nascituro scatenando una discussione, dapprima sull’inopportunità del “ prenom” fino a prendere di mira ogni convitato sulle proprie debolezze, le piccole manie, i difetti caratteriali, nascono battibecchi, rimproveri, rivalse, ricordi d’infanzia usurpati, scaturiscono sospetti e insinuazioni, confessioni e rivelazioni inaspettate, prese di posizioni politiche tra i due cognati, uno, il padrone di casa, orgogliosamente di sinistra, anche se nonostante l’aria stropicciata e bohemin è molto meno anticonformista di quel che vuol apparire ( come marito e come padre), e il cognato, uomo di successo di destra, sfacciatamente griffato e abbronzato che ostenta spavalderia e sicurezza.
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Come insegnava Oscar Wilde, il nome è importante in una persona, non solo perché ci identifica, ma anche per il suo significato, specie se esprime una positività e un’interiorità ricca e profonda.
Ma ci sono nomi off limits, intoccabili, proprio perché a pronunciarli sono riconducibili a eventi drammatici e imbarazzanti; chi mai darebbe il nome di Caino o Edipo al proprio figlio?.
Ed è nello scherzo, architettato da Vincent, futuro padre invitato a cena dalla sorella Elizabeth e dal cognato, assieme a un amico comune che si svolge questa gustosissima commedia francese. Nell’attesa dell’arrivo della moglie di Vincent che è come al solito in ritardo, si discute sulla scelta del nome destinato al nascituro scatenando una discussione, dapprima sull’inopportunità del “ prenom” fino a prendere di mira ogni convitato sulle proprie debolezze, le piccole manie, i difetti caratteriali, nascono battibecchi, rimproveri, rivalse, ricordi d’infanzia usurpati, scaturiscono sospetti e insinuazioni, confessioni e rivelazioni inaspettate, prese di posizioni politiche tra i due cognati, uno, il padrone di casa, orgogliosamente di sinistra, anche se nonostante l’aria stropicciata e bohemin è molto meno anticonformista di quel che vuol apparire ( come marito e come padre), e il cognato, uomo di successo di destra, sfacciatamente griffato e abbronzato che ostenta spavalderia e sicurezza. La discussione è frizzante , spiritosa e divertente e la commedia non dimostra affatto di soffrire della claustrofobia dello spazio di una stanza. Viene naturale associare il film di Le Patellier a “Carnage” anche se nel film di Polansky i protagonisti sono degli estranei tra di loro e rimarranno tali, qui invece i personaggi sono parenti più che amici e il loro legame non viene messo in discussione, trattasi di schermaglie, in fondo, anche se lo sfogo finale di Elizabeth è una bella lavata di capo per ogni singolo invitato, poi la nascita dell’erede rimetterà tutto a posto.
Consigliatissimo.
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gabry
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sabato 9 marzo 2013
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divertente, interessante, incalzante
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divertente film francese con una incalzante sceneggiatura, bravi gli attori, un film piacevole e diretto molto bene
sicuramente da vedere per passare una piacevole serata
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luanaa
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martedì 26 febbraio 2013
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un filmetto
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Con una discreta sceneggiatura che però finisce nel sfociare nel banale e nel solito clichè sesso tabù quando non contemplato nei soliti schemi.Il cinema francese sta scadendo a livelli notevoli in modo direttamente proporzionale ai suoi ex detrattori che adesso lo esaltano come il "nuovo e vero cinema francese". Invece il cinema francese si sta abbassando ai degustatori di bocca buona...pardon pessima!! Una versione moderna del brutto " la cena dei cretini". Ma dai! Come si fa a dare 4 stelline a questo filmetto! Datene 5 di stelle già che ci siete..siamo in tema con i risultati elettorali...
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jon sugar
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domenica 13 gennaio 2013
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la nuova rivoluzione francese: quella del cinema
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Veramente bellissimo. Come è già stato detto, la Francia sta superando i mitici USA, almeno in campo di commedie: sa far ridere senza arrivare alla volgarità, con anche un pizzico di malizia, con semplicità e originalità. Questo film dimostra come con cinque attori e nemmeno un effetto speciale si possa portare avanti quasi un'ora e tre quarti, con sorprese e risate sincere e mai forzate, battute divertenti e rivelazioni equivocabili esilaranti. Cast limitato ma ampiamente sufficiente e che rende bene l'idea degli amiconi che si ritrovano a cena. Buona riuscita di un film tratto da uno spettacolo teatrale, esperimento non sempre portato a termine con successo. Lunga vita alla comicità alla francese, una piacevole rivelazione degli ultimi anni.
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Veramente bellissimo. Come è già stato detto, la Francia sta superando i mitici USA, almeno in campo di commedie: sa far ridere senza arrivare alla volgarità, con anche un pizzico di malizia, con semplicità e originalità. Questo film dimostra come con cinque attori e nemmeno un effetto speciale si possa portare avanti quasi un'ora e tre quarti, con sorprese e risate sincere e mai forzate, battute divertenti e rivelazioni equivocabili esilaranti. Cast limitato ma ampiamente sufficiente e che rende bene l'idea degli amiconi che si ritrovano a cena. Buona riuscita di un film tratto da uno spettacolo teatrale, esperimento non sempre portato a termine con successo. Lunga vita alla comicità alla francese, una piacevole rivelazione degli ultimi anni.
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kyotrix
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domenica 2 dicembre 2012
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spumeggiante!
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Frizzante, divertente a tratti esilarante, ma anche graffiante nei sentimenti sul finale. Ennesima ottima commedia francese...il cinema italiano dovrebbe prendere spunto dai nostri cugini d'oltralpe!
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archipic
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venerdì 9 novembre 2012
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una poderosa cena tragicomica
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Poderosa messa in scena di una cena familiare in un normalissimo appartamento intellettual-borghese parigino. Ottimamente scritto (si nota l'origine teatrale della sceneggiatura), il film è un susseguirsi di situazioni verbali che, con pause ed accelerazioni improvvise, descrive come i componenti di un nucelo familiare possono vedere crepare le loro convinzioni e i loro giudizi sugli altri rendendoli pubblici anche senza volerlo veramente. Splendidamente congegnata, la sceneggiatura è come se fosse regolata da un metronomo che sapientemente scansiona il ritmo del film e dei dialoghi facendo in modo da eliminare qualsiasi pausa o punto morto. Molto ben supportata dalla recitazione degli interpreti, con una menzione particolare per Patrick Bruel, davvero bravissimo e con una mimica facciale strepitosa.
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Poderosa messa in scena di una cena familiare in un normalissimo appartamento intellettual-borghese parigino. Ottimamente scritto (si nota l'origine teatrale della sceneggiatura), il film è un susseguirsi di situazioni verbali che, con pause ed accelerazioni improvvise, descrive come i componenti di un nucelo familiare possono vedere crepare le loro convinzioni e i loro giudizi sugli altri rendendoli pubblici anche senza volerlo veramente. Splendidamente congegnata, la sceneggiatura è come se fosse regolata da un metronomo che sapientemente scansiona il ritmo del film e dei dialoghi facendo in modo da eliminare qualsiasi pausa o punto morto. Molto ben supportata dalla recitazione degli interpreti, con una menzione particolare per Patrick Bruel, davvero bravissimo e con una mimica facciale strepitosa. Regia che muove molto bene i personaggi all'interno dell'appartamento dove si svolge tutto il film e che evita qualsiasi effetto claustrofobico. Si lascia seguire dall'inizio alla fine, divertendo molto e, nel contempo, facendo riflettere sui rapporti interpersonali che possono esistere anche a dispetto di giudizi poco lusinghieri che possiamo covare per gli altri. Da vedere.
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michela siccardi
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lunedì 15 ottobre 2012
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equivoci per cena
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“Cena tra amici”: lo scenario che dal titolo sembrerebbe prospettarsi è all’insegna della banalità, una comune cena tra amici di vecchia data, presumibilmente all’insegna di un’ipocrisia cresciuta col passare degli anni dei matrimoni e dei figli, con conversazioni obbedienti alle convenzionalità e che sveleranno contorti intrichi alla Centovetrine. Fortunatamente non è così.
Il film, interamente ambientato in un salotto parigino, non scade mai nell’assurdità, nella volgarità, in una semplicistica banalità o in una qualsivoglia forzatura. Comodamente seduti tra la tavola imbandita e il divano imbottito, vengono scardinati i luoghi comuni del nostro presente storico: il ricco ed egocentrico uomo di destra, elegante agente immobiliare tutto preso dalla sua facoltosa apparenza e dunque “ovviamente” ignorante e a digiuno di cultura, e l’intellettuale orgogliosamente di sinistra, saggista e storico, professore alla Sorbona e dunque, scontatamente, dalle ampie vedute e con un’aperta mentalità.
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“Cena tra amici”: lo scenario che dal titolo sembrerebbe prospettarsi è all’insegna della banalità, una comune cena tra amici di vecchia data, presumibilmente all’insegna di un’ipocrisia cresciuta col passare degli anni dei matrimoni e dei figli, con conversazioni obbedienti alle convenzionalità e che sveleranno contorti intrichi alla Centovetrine. Fortunatamente non è così.
Il film, interamente ambientato in un salotto parigino, non scade mai nell’assurdità, nella volgarità, in una semplicistica banalità o in una qualsivoglia forzatura. Comodamente seduti tra la tavola imbandita e il divano imbottito, vengono scardinati i luoghi comuni del nostro presente storico: il ricco ed egocentrico uomo di destra, elegante agente immobiliare tutto preso dalla sua facoltosa apparenza e dunque “ovviamente” ignorante e a digiuno di cultura, e l’intellettuale orgogliosamente di sinistra, saggista e storico, professore alla Sorbona e dunque, scontatamente, dalle ampie vedute e con un’aperta mentalità.
Dalla risposta alla più comune delle domande che si possa rivolgere ad un futuro papà (“avete già scelto un nome?") prende avvio un prelibatissimo "squadernamento" dei clichè politici e sociali presenti nella società contemporanea. Sarà proprio il nome proposto a dare inizio ad un appassionante scontro dialettico che porterà alla decostruzione, finanche alla reductio ad absurdum, di tali clichè, stereotipi e schemi pervasivamente –e immotivatamente- vigenti nella società.
A scontrarsi non sono due uomini ma i loro rispettivi paraocchi, i luoghi comuni legati alla sfera socio-politica che questi incarnano, clichè di cui siamo vittime e attori nella nostra vita di tutti i giorni e che ci si palesano ora in tutta la loro ridicola assurdità e assenza di valido fondamento. In questa divertentissima partita dove la palla non è mai ferma i passaggi-dialoghi procedono ad un ritmo sorprendente ed incessante, lo scambio di battute è veloce e incalzante ma perdersi è impossibile: si pende dalle labbra di chi parla. Il film mette in luce l’incredibile forza delle parole, dei nomi, il loro potere di evocazione e di attrazione. Un nome non è mai solo un nome perché ha dietro di sé un’etimologia, un’origine, una storia. Le parole hanno una portata, un significato per gli altri, soprattutto hanno conseguenze reali. La pellicola ci ricorda che la parola è atto, che il linguaggio è azione.
Dal “nome” e dal “non-detto”, protagonisti assoluti della cena e ospiti a vicenda non escludentesi, nasce l’Equivoco, la serie di equivoci da cui il film trarrà sostanzioso nutrimento.
ps davvero peccato per la pessima e fuorviante “traduzione” del titolo in italiano che potrebbe aver precluso la visione del film ad una fetta di pubblico che l'avrebbe apprezzato...
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nica4
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domenica 14 ottobre 2012
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proprio divertente
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Bella l'idea, belli i personaggi, bella la location.
Ottimo film per una serata piacevole.
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donni romani
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venerdì 12 ottobre 2012
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amici - nemici in una stanza
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L'impianto dichiaratamente teatrale - un salotto borghese dove i personaggi interagiscono tra loro - rende la commedia francese di de La Patellière e Delaporte un film perfetto e limitato ad un tempo. Perfetto perchè i dialoghi sono limatissimi, le battute millimetriche e gli scambi fra i membri di questo piccolo clan familiare sembrano una coreografia tanto sono ben orchestrati, ma limitato perchè l'ambiente circoscritto impedisce uno sviluppo più arioso e costringe la recitazione in spazi, non solo fisicamente, angusti.
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L'impianto dichiaratamente teatrale - un salotto borghese dove i personaggi interagiscono tra loro - rende la commedia francese di de La Patellière e Delaporte un film perfetto e limitato ad un tempo. Perfetto perchè i dialoghi sono limatissimi, le battute millimetriche e gli scambi fra i membri di questo piccolo clan familiare sembrano una coreografia tanto sono ben orchestrati, ma limitato perchè l'ambiente circoscritto impedisce uno sviluppo più arioso e costringe la recitazione in spazi, non solo fisicamente, angusti. Una coppia di insegnanti, Elizabeth e Pierre, intellettuale lui, più rassegnata alla banalità della vita lei, riceve per cena il fratello di lei Vincent, agente immobiliare di successo, la moglie di lui Anne e un amico di vecchia data Claude, suonatore di trombone in un'orchestra. I dialoghi iniziano in tono leggero, gli argomenti sono i più vari e l'affetto fra tutti loro palese. Ma basta un piccolo scherzo orchestrato da Vincent - far credere agli altri che il nome del bimbo che Anne aspetta sarà niente meno che Adolphe - pronunciato alla francese vabbè, ma pur sempre evocativo di orrori inaccettabili - per scatenare una discussione che scivola rapidamente su episodi personali, su antiche ripicche e gelosie fino ad allora taciute. Gli spunti sono quelli più classici, fra equivoci, permalosità e piccole vendette, ma la partitura ha tempi giusti per non oltrepassare mai il limite del gradevole, del divertente, dell'elegante. Gli interpreti sono completamente a proprio agio nei caratteri che mettono in scena e danno vita a gustosissimi battibecchi in cui i primi a divertirsi sono proprio loro. La scorrevolezza del film e i tanti sorrisi che strappa non devono però far passare in secondo piano la sottile analisi sociologica di un microcosmo familiare (o amicale che sia) perchè è ben curata e sa perfettamente sottolineare quelli che sono i punti deboli di ogni membro in relazione agli altri, creando uno spaccato sincero e veritiero di ogni famiglia. I toni possono sembrare a volte fin troppo esasperati per incentrarsi su argomenti apparentemente banali ma è proprio questa la preziosità del messaggio, dietro ogni dettaglio si nasconde un abisso, e nella nevrosi quotidiana basta un niente per far uscire frustrazioni, delusioni e insoddisfazioni. Salvo poi riabbracciarsi e ritrovarsi come è giusto che sia negli affetti veri, capaci di sbranarsi per un nonnulla e poi volersi più bene di prima. Come tutti i mariti e le mogli del mondo ben sanno. Una citazione merita il preambolo affidato alla voce fuori campo di Vincent, uno fra i più divertenti degli ultimi tempi.
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tomtom
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giovedì 11 ottobre 2012
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retorico, ma divertente
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Non sarà certo un capolavoro, un film da manuale, una pellicola da olimpo del cinema, ma sicuramente è una commedia piacevole, che non lascia pertugi agli appisolamenti da noia. Un film retorico, ma per questo comico quanto basta. Si ride per i pesanti scherzi che Vincent mette in atto con gli amici, si ride per le risposte che questi danno, si ride per le carambole che botta e risposta fanno di scena in scena. Soprattutto si ride per non piangere. Non piangere su quello che, in modo grottesco, il film vuole a mio avviso rappresentare: i caratteri dell'uomo. Dove non c'è distinzione di classe sociale, di cultura, di sesso... Dove ciascuno è profondamente umano nei suoi lati più deteriori, ma che alla fine sente (anche se non totalmente espressa - il film termina con "Coglione") riconoscenza per gli altri, per la loro presenza.
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Non sarà certo un capolavoro, un film da manuale, una pellicola da olimpo del cinema, ma sicuramente è una commedia piacevole, che non lascia pertugi agli appisolamenti da noia. Un film retorico, ma per questo comico quanto basta. Si ride per i pesanti scherzi che Vincent mette in atto con gli amici, si ride per le risposte che questi danno, si ride per le carambole che botta e risposta fanno di scena in scena. Soprattutto si ride per non piangere. Non piangere su quello che, in modo grottesco, il film vuole a mio avviso rappresentare: i caratteri dell'uomo. Dove non c'è distinzione di classe sociale, di cultura, di sesso... Dove ciascuno è profondamente umano nei suoi lati più deteriori, ma che alla fine sente (anche se non totalmente espressa - il film termina con "Coglione") riconoscenza per gli altri, per la loro presenza. Ancora, mostra, sempre in chiave grottesca, alcune sfaccettature della vita sociale, delle ideologie politiche e non solo, delle relazioni umane (quanto equilibrismo per non cadere come fanno i protagonisti). Insomma, ci siamo sentiti dire quello che volevamo sentirci dire, per questo abbiamo riso, per non piangere (la realtà, tolta la maschera della recitazione, per molti è la stessa. Basta sedersi in un luogo pubblico e ascoltare. Provate! Forse riderete, o piangerete, di più!!). Zac
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