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ultimoboyscout
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lunedì 13 maggio 2013
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le cose succedono...
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Commedia piatta e noiosa in perfetto stile Allen, che sa tanto di omaggio a Fellini con atmosfere, location e personaggi che rimandano al cinema del regista riminese. Si tratta di un racconto corale, strutturato in vari episodi che mettono a confronto/scontro diverse culture e costumi, giocando su stereotipi e luoghi comuni delle comunità Italiana e di quella statunitense. L'episodio più riuscito è quello che ha per protagonista proprio Woody Allen grazie a tempi e dialoghi perfetti e un'idea tanto semplice quanto folgorante mentre il peggiore è quello degli sposini di provincia, fin troppo sciocco e banalissimo. Gli stereotipi abbondano, anzi strabordano, sono molti di più di quelli già visti a Londra, Barcellona o Parigi e proprio dopo la discreta pellicola parigina era lecito aspetatrsi qualcosa di più e l'omaggio a Roma non riesce con l'escursionme italiana che amplifica tutti i difetti del recente cinema alleniano.
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Commedia piatta e noiosa in perfetto stile Allen, che sa tanto di omaggio a Fellini con atmosfere, location e personaggi che rimandano al cinema del regista riminese. Si tratta di un racconto corale, strutturato in vari episodi che mettono a confronto/scontro diverse culture e costumi, giocando su stereotipi e luoghi comuni delle comunità Italiana e di quella statunitense. L'episodio più riuscito è quello che ha per protagonista proprio Woody Allen grazie a tempi e dialoghi perfetti e un'idea tanto semplice quanto folgorante mentre il peggiore è quello degli sposini di provincia, fin troppo sciocco e banalissimo. Gli stereotipi abbondano, anzi strabordano, sono molti di più di quelli già visti a Londra, Barcellona o Parigi e proprio dopo la discreta pellicola parigina era lecito aspetatrsi qualcosa di più e l'omaggio a Roma non riesce con l'escursionme italiana che amplifica tutti i difetti del recente cinema alleniano. Un peccato eprchè per la prima volta dal 2006 Allen torna anche attore, perchè Gullotta lavora di fino sulla sua voce sostituendo il compianto Lionello, perchè il cast è notevole e piace ma il risultato è quello di uan cartolina turistica banale e commerciale, sbiadita, adatta soprattutto a quei boccaloni che Roma l'hanno vista solo in televisione o in qualche rivista specializzata per viaggiatori. Film poco propositivo, anzi negativo, che lascia ben poche speranze, che mette in bella mostra decadimenti e rovine e un pessimismo che va oltre i normali canoni alleniani. Lascia perplessi vedere tutta uan serie di vignette e macchiette sparse qua e la quasi o casa o alla bene e meglio, la monotonia prende da subito il sopravvento e Roma ne è comunque del tutto incolpevole. Il peggior film dell'escursione europea del regista newyorchese.
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alessandro.padoa
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domenica 28 aprile 2013
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quanto sei bella roma
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Quanto sei bella Roma. L'unica cosa bella (anche se irrealisticamente idilliaca) di questo film. Il resto, quattro storie di cui non si sente la necssità di sapere l'esito. Quattro storie che non fanno ridere e non hanno quasi senso. Quattro storie con personaggi doppiati male peraltro, Monica (Ellen Page) e Jack (Jesse Eisenberg) su tutti, inspiegabilmente diversi dalla Arianna di Inception e dallo Zuckerberg di The Social Network.
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fabolando
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sabato 6 aprile 2013
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delusione
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ho visto TUTTI i film di Woody Allen, molti sono capolavori, altri solo simpatici alcuni piuttosto noiosi ma che contengono almeno qualche gag intelligente e divertente...solo questo film è stato completamente inutile!
episodi per nulla interessanti, i clichè degli Italiani come li vedono li americani che sono stati evidenziati sarebbero risultati goffi anche in un film degli 50....la prima vera delusione dall'amato Woody
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kimberly206
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lunedì 1 aprile 2013
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4 trame senza senso
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Leggo il titolo "To Rome with Love" e ho subito pensato ad un altro capolavoro di Woody Allen con un bello sfondo di Roma, la capitale.
Nel film come protagonisti ci sono una coppia di fidanzati, due coppie di suoceri che si devono conoscere per la prima volta, un anonimo impiegato che improvvisamente diventa famoso, un ragazzo che s'innamora dell'amica della fidanzata e una coppia di sposi che deve conoscere i nuovi probabili datori di lavoro dello sposo.
Non mi starò a soffermare su ogni singola trama, vorrei piuttosto riflettere sul perché uno straniero (in questo caso americano) non riesca a vedere l'Italia per quello che è davvero. Può essere che l'Italia sia peggio, sia meglio, non sto a difendere il mio paese a prescindere, ma di sicuro NON è quello che Woody Allen ha cercato di raccontare.
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Leggo il titolo "To Rome with Love" e ho subito pensato ad un altro capolavoro di Woody Allen con un bello sfondo di Roma, la capitale.
Nel film come protagonisti ci sono una coppia di fidanzati, due coppie di suoceri che si devono conoscere per la prima volta, un anonimo impiegato che improvvisamente diventa famoso, un ragazzo che s'innamora dell'amica della fidanzata e una coppia di sposi che deve conoscere i nuovi probabili datori di lavoro dello sposo.
Non mi starò a soffermare su ogni singola trama, vorrei piuttosto riflettere sul perché uno straniero (in questo caso americano) non riesca a vedere l'Italia per quello che è davvero. Può essere che l'Italia sia peggio, sia meglio, non sto a difendere il mio paese a prescindere, ma di sicuro NON è quello che Woody Allen ha cercato di raccontare. Chiaro che uno straniero non potrà mai davvero entrare nella cultura italiana, ma per lo meno potrebbe valorizzarne i pregi (sempre che ce ne trovi qualcuno, "with love" come dice il titolo). Gli abiti di scena dei personaggi italiani richiamavano gli anni '50, in contrapposizione con gli abiti americani assolutamente moderni. Gli italiani visti ancora come contadini, quasi incivili... che non sanno rapportarsi con lo straniero. La scena in cui la suocera prende il coltello contro la famiglia americana, il solito gesticolare enfatizzato, l'adulterio. Soliti cliché.
Era difficile creare un altro capolavoro dopo "Midnight in Paris", dove al contrario Parigi è stata valorizzata senza cadere nelle banalità o stereotipi ridicoli nei confronti dei francesi.
Gli italiani come al solito sono stati ridicolizzati, considerati ancora come dei primati. Tanti grandi attori come Baldwin, Benigni, Allen, Cruz, ma senza riuscire a dare un senso alla trama.
Un punto positivo lo do' alla parte di Benigni, ma solo per il messaggio che voleva dare la sua sequenza, ovvero che molte volte nel nostro Paese si diventa famosi senza un perché, e questa è assoluta verità. Anche se la parte specifica di Benigni non mi è piaciuta molto, nemmeno la sua interpretazione. Non gli do' colpa comunque, ha dovuto fare una parte davvero ingrata.
Altri punto positivo va all'interpretazione di Penelope Cruz, fantastica, brava e bellissima. Ha recitato anche in italiano, e questo l'ha resa ancora più speciale nella sua interpretazione.
La parte di Eisenberg non mi è piaciuta per niente. Chi è quell'idiota di fidanzata che presenta al proprio ragazzo un'amica "sessualmente attraente, che emana sessualità da tutti i pori"? Cioè, tutto ciò non ha avuto senso. Interpretazioni a parte, che potevano anche andar bene, la storia proprio non convinceva.
Riassumendo? Grandi interpretazioni per parti mediocri e trame senza senso, interpretazioni mediocri per grandi attori.
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francesco2
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venerdì 22 marzo 2013
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un paradosso
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Diciamo subito che il film ha tanti difetti, anche di carattere
prettamente tecnico, in chiave di regia, miscasting ecc.. Ma la chiave di lettura, rispetto ciò che non va, potrebbe essere ancora più (ap)profond(it)a. A costo di risultare pedanti, per esempio, ha davvero u senso infarcire di comparsate un'opera che pare già spesso priva di un'idea caratterizza? Ea nche se facciamo la battuta più idiota della settimana, apparizioni come quelle della Muti e di Gemma, per fare i primi due nomi che mi vengono, appaiono ni un........."Omaggio"mancato alla citta' eterna(L'avete capita,no?), in cui si punta solo ad assemblare una carrellata di nomi; famosi; cosicché, si risalta ancora maggiormente il carattere(?) di "Spettacolo" rispetto a quello di "Storia".
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Diciamo subito che il film ha tanti difetti, anche di carattere
prettamente tecnico, in chiave di regia, miscasting ecc.. Ma la chiave di lettura, rispetto ciò che non va, potrebbe essere ancora più (ap)profond(it)a. A costo di risultare pedanti, per esempio, ha davvero u senso infarcire di comparsate un'opera che pare già spesso priva di un'idea caratterizza? Ea nche se facciamo la battuta più idiota della settimana, apparizioni come quelle della Muti e di Gemma, per fare i primi due nomi che mi vengono, appaiono ni un........."Omaggio"mancato alla citta' eterna(L'avete capita,no?), in cui si punta solo ad assemblare una carrellata di nomi; famosi; cosicché, si risalta ancora maggiormente il carattere(?) di "Spettacolo" rispetto a quello di "Storia". La carenza di idee, o quantomeno ripetitività, emerge se solo i puntualizza che l'Allen (Futuro?) suocero "Anticomunista" riecheggia quello del piccolo "Midnight in Paris", visto neanche due anni fa, e che persino l'episodio di Benigni (Disastroso), nella sua satira(Sic!) all'acqua di rose sulla società di oggi, dove si avvera all'inverosimile la teoria di Wahrol sui"Minuti di "celebrità", richiama l'attore toscano quando sia utodirigeva nei panni dello svampito "Johnny Stecchino": e forse persino, in misura minore, l'episodio da lui interpretato in "Taxisti da notte" di Jarmusch. Sempre a costo di risultare pedanti, è proprio superfluo sottolineare una misoginia che fa capolino(?) nel tratteggiare il personaggio della Page, peraltro la migliore interprete insieme alla Godreche, e forse, parzialmente, quello della Mastronardi.
Se però riusciamo a non disprezzare "To Rome with love", è perché .....per esempio, perché l'episodio della già citata Page ci regala due, già citate, discrete o belle interpretazioni femminili, insieme a Goodwin ed altri uomini totalmente fuori parte, e risulta anche -E soprattutto- simpatico, e persino significativo. Anche se pure film intermedi come "Tutti dicono".....paiono lontani. Perché quando il regista ebreo inventa situazioni come quelle che coinvolgono la già menzionata Mastronardi e Scamarcio, non possiamo -Forse- fare a meno di sorridere. E persino la già citata situazione di Benigni, un autentico -Spiace dirlo- disastro, alla fine regala una morale politicamente scorretta sui soldi, il potere ecc.
Come anche la situazione dello stesso Allen, desolante quasi come quella con Benigni, ci regala un'ironia, questa sì, tipicamente alleniana, sulla morte, i becchini.......
Che poi il finale, a dir poco didascalico, ricordi l'inizio. da cui trapela un idea dell'Italia mandolinesca, conferma solo che Woody, in un film spesso privo di ispirazione, si lascia prendere
-Ho già scritto- anche dal folklorismo.
Ma il paradosso è proprio questo: se ci si sente quasi in dovere di salvare un filmetto come questo, allora ciò va a vantaggio dello
stesso Allen. Perché solo gli artisti cadono in piedi anche nelle lro opere davvero minori.
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domiu.u
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domenica 10 marzo 2013
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questo non è woody allen.
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Io Woody Allen lo apprezzo davvero. Ho visto quasi tutti i suoi film e mi risulta quindi facile dire che qusto non è lui. E forse è proprio per questo che il film ha avuto successo in Italia.
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fedeleto
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lunedì 25 febbraio 2013
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to rome with allen
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Nella capitale italiana,si incrociano 4 storie di personaggi diversi.Uno studente e' felicemente fidanzato,fino a quando incontra la migliore amica della sua ragazza,e la passione esplode nonostante il ragazzo cerchi di evitarla,tentando di ascoltare un architett famoso che si ritrova a Roma .Un illustre sconosciuto diventa famoso senza motivo fino quando lo abbandonano per fare scoop su altra gente.Un altro episodio invece vede una coppia in procinto di sposarsi ,peccato che la ragazza si perda per roma e abbia un'avventura un po' strana che la portera' a tradire il ragazzo,idem sara' per quest'ultimo che per un errore si ritrova con una prostituta a girare per roma e a farla conoscere ai suoi genitori provando a farla spacciare per la sua ragazza.
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Nella capitale italiana,si incrociano 4 storie di personaggi diversi.Uno studente e' felicemente fidanzato,fino a quando incontra la migliore amica della sua ragazza,e la passione esplode nonostante il ragazzo cerchi di evitarla,tentando di ascoltare un architett famoso che si ritrova a Roma .Un illustre sconosciuto diventa famoso senza motivo fino quando lo abbandonano per fare scoop su altra gente.Un altro episodio invece vede una coppia in procinto di sposarsi ,peccato che la ragazza si perda per roma e abbia un'avventura un po' strana che la portera' a tradire il ragazzo,idem sara' per quest'ultimo che per un errore si ritrova con una prostituta a girare per roma e a farla conoscere ai suoi genitori provando a farla spacciare per la sua ragazza.Infine non e' male il personaggio di Jerry che va a Roma a trovare sua figlia per conoscere i rispettivi genitori del ragazzo con cui vuole sposarsi ella.Scoprira' che il futuro suocero ha un talento naturale nel cantare,solo che riesce a farlo esclusivamente sotto la doccia.Qual migliore idea di farlo esibire cosi?Woody Allen(scoop,sogni e delitti,match point) dopo l'ottimo Midnight In Paris,si sposta nella citta' eterna,e dirige un film interessante,dove il tema centrale e' sempre la coppia con le sue crisi e le sue problematiche,ma c'e' spazio anche per sorridere con l'interpretazione di Woody Allen che da 6 anni non era piu' apparso come attore nei suoi film.Criticato da molti,che lo hanno definito un insulto a Roma,per via anche dell'episodio con Benigni,dove si vorrebbe criticare il modo di come si diventa famosi in Italia e soprattutto la banalita' con cui si diventa famosi.In realta' l'interpretazione potrebbe essere anche diversa ,in quanto per essere famosi basta poco,e per diventare nessuno ancor meno.L'episodio con La Mastronardi e Penelope Cruz e' decisamente simpatico,buona anche l'interpretazione di Albanese,La migliore rimane forse la parte con Woody Allen,che senza dubbio diverte lo spettarore piu' di tutte le altre parti.Meno interessante la parte con lo studente in crisi perche' conosce Monica.Non c'e' molta ambizione nel film di Allen,ma sicuramente molto divertimento.Soggetto e sceneggiatura sempre e costantemente di Allen,fotografia ottima di Khondji.
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ignazio vendola
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sabato 5 gennaio 2013
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il peggior allen di sempre
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Un turista qualunque, incantato dalla bellezza di Roma, gira un filmato con la sua videocamera e lo mostra agli amici. Woody Allen, invece, stregato dalla Città Eterna gira un film turistico e pretende di mostrarlo al grande pubblico, col risultato di ottenere una pellicola che si nutre di se stessa e annoia. Assolutamente sconsigliato
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cinemamoremio
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venerdì 4 gennaio 2013
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una sola constatazione!
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Alla fine della proiezione, accese le luci in sala, ho accusato un gelo tremendo... Volti quasi atterriti, ci guardavamo vicendevolmente come a chiederci se eravamo stati coinvolti in un incubo, Una coppia giovane sussurrava l'intenzione di chiedere i soldi indietro!!! Ho letto le recensioni su questo "film", molte piuttosto semi-impegnate, piene di paroloni talvolta messi lì senza una loro perfetta collocazione da intelletuali che cercano di crearsi un alone mistico e soprannaturale; qualcuno ha criticato coloro che si sono limitati ai particolari (tiramisù e via dicendo), ma io voglio rimanere molto sul terreno e mi domando: perché Woody non va in pensione? E' giusta l'ultima sua frase detta nel finale del film, non rammento le parole precise ma praticamente dice una verità: che boiata che ho fatto!!! Bravo, almeno questa l'hai azzeccata!!!
Questa pellicola mi ha ricordato un altro film che parla di realtà rovesciate e paradossali: "Il fantasma della Libertà" di Luis Bunuel.
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Alla fine della proiezione, accese le luci in sala, ho accusato un gelo tremendo... Volti quasi atterriti, ci guardavamo vicendevolmente come a chiederci se eravamo stati coinvolti in un incubo, Una coppia giovane sussurrava l'intenzione di chiedere i soldi indietro!!! Ho letto le recensioni su questo "film", molte piuttosto semi-impegnate, piene di paroloni talvolta messi lì senza una loro perfetta collocazione da intelletuali che cercano di crearsi un alone mistico e soprannaturale; qualcuno ha criticato coloro che si sono limitati ai particolari (tiramisù e via dicendo), ma io voglio rimanere molto sul terreno e mi domando: perché Woody non va in pensione? E' giusta l'ultima sua frase detta nel finale del film, non rammento le parole precise ma praticamente dice una verità: che boiata che ho fatto!!! Bravo, almeno questa l'hai azzeccata!!!
Questa pellicola mi ha ricordato un altro film che parla di realtà rovesciate e paradossali: "Il fantasma della Libertà" di Luis Bunuel... ma almeno quello lo si comprendeva,... e poi, perché ridicolizzare Benigni e mandarlo a giro per telegiornali a tentar di esaltare un film di cui lui stesso non è convinto, infatti il Roberto nazionale cerca di elogiare l'autore, ma non si esprime mai sul film. A riprova del flop c'è che dopo un primo giro nelle sale cinematografiche italiane E' SPARITO!!!
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cenox
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giovedì 3 gennaio 2013
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un'indigesto cinepanettone d'autore
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Sono quattro le storielle che vengono rappresentate, e ciascuna non è sufficiente a rendere gradevole il film: nella prima si hanno due sposini che per varie divergenze si ritrovano separati per l'intera giornata, e il regista sembra indicarci che il tradimento può essere positivo per il legame di coppia (fra l'altro manca anche molta credibilità alle scene...e Albanese che interpreta un'attore sciupafemmine la dice lunga...); nella seconda una ragazza americana conosce un ragazzo americano e vuole presentargli la propria famiglia (a parte la prevedibilità del cantante lirico sotto la doccia potevano almeno farlo esibire in luogo chiuso poichè la sua abilità non poteva dispiegarsi per la timidezza, ma così non ha proprio il minimo senso.
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Sono quattro le storielle che vengono rappresentate, e ciascuna non è sufficiente a rendere gradevole il film: nella prima si hanno due sposini che per varie divergenze si ritrovano separati per l'intera giornata, e il regista sembra indicarci che il tradimento può essere positivo per il legame di coppia (fra l'altro manca anche molta credibilità alle scene...e Albanese che interpreta un'attore sciupafemmine la dice lunga...); nella seconda una ragazza americana conosce un ragazzo americano e vuole presentargli la propria famiglia (a parte la prevedibilità del cantante lirico sotto la doccia potevano almeno farlo esibire in luogo chiuso poichè la sua abilità non poteva dispiegarsi per la timidezza, ma così non ha proprio il minimo senso..); la terza con protagonista Benigni vorrebbe essere una metafora sul successo (come se nessuno lo sapesse..bah) e non essendo un sogno del protagonista non ha senso nemmeno questa; infine la quarta e forte la più carina, che racconta della storia di un architetto di successo che ripercorre ciò che gli è successo da ragazzo quando è stato in vacanza proprio a Roma (comunque piuttosto scontata..). Detto questo l'aspetto migliore del film sono le scenografie di una delle città più belle del mondo!
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