Drammatico,
durata 84 min.
- Francia 2011.
- Teodora Film
uscita venerdì 7ottobre 2011.
MYMONETROTomboy
valutazione media:
3,28
su
32
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Laure arriva nel nuovo quartire con il padre guidando la macchina. Ha capelli cortissimi, una figura asciutta un pò mascolina, è una bimba felice, sicura di sè, cresciuta in una famiglia serena, normale. Conosce Lisa che la scambia per un maschio. Laure accetta la sua compagnia e, tra incoscienza e divertimento, dice
di chiamarsi Mikael. Il gioco è fatto. Il gruppo l'accetta e la riconosce un maschio ma, la sua bugia non durerà a lungo.
Il gioco sull'identità sessuale va avanti, favorito dal periodo estivo di vacanza, lontano dal controllo di adulti ma, arriva un punto che crolla tutto e la madre d Laure la costringe a rivelare l'inganno.
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Laure arriva nel nuovo quartire con il padre guidando la macchina. Ha capelli cortissimi, una figura asciutta un pò mascolina, è una bimba felice, sicura di sè, cresciuta in una famiglia serena, normale. Conosce Lisa che la scambia per un maschio. Laure accetta la sua compagnia e, tra incoscienza e divertimento, dice
di chiamarsi Mikael. Il gioco è fatto. Il gruppo l'accetta e la riconosce un maschio ma, la sua bugia non durerà a lungo.
Il gioco sull'identità sessuale va avanti, favorito dal periodo estivo di vacanza, lontano dal controllo di adulti ma, arriva un punto che crolla tutto e la madre d Laure la costringe a rivelare l'inganno.
Una storia nata da un banale errore di Lisa, portata avanti con incoscienza da Laure e assecondata negli atteggiamenti da maschiaccio. Un gioco nato in un'età in cui la sessualità va definendosi e quindi pericoloso ma destinato a finire poichè la scuola stà per iniziare.
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Un'altra indagine candida e prepuberale sull'orientamento sessuale femminile per Céline Sciamma, che come in "La Naissance des Pieuvres" inserisce i suoi personaggi laconici in una mite esplosione e riflessione dell'essere. Peccato per la conclusione un po' sospesa.
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Visto ieri al mio cineclub...
Un film che definirei statico... nelle inquadrature, nelle espressioni dei volti, nell'assenza di colonna sonora, ma è una staticità voluta e cercata dall'autrice/regista.
Il tema del film non è di quelli semplici, soprattutto quando i protagonisti sono i ragazzini, ma la storia è narrata in modo semplice e delicato, quasi a volerci comunicare che, dopo tutto, le prime aperture giovanili verso l'altro sesso sono cose del tutto naturali... anche se un pò confuse e distorte come quelle della bravissima giovane protagonista.
Il film procede abbastanza fluido, senza picchi troppo positivi o troppo negativi, ma si lascia guardare e ci si affeziona un pò alla piccola banda di ragazzi che si affacciano alla vita: specialmente al musetto della sorellina di Laure/Michael, davvero deliziosa.
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Visto ieri al mio cineclub...
Un film che definirei statico... nelle inquadrature, nelle espressioni dei volti, nell'assenza di colonna sonora, ma è una staticità voluta e cercata dall'autrice/regista.
Il tema del film non è di quelli semplici, soprattutto quando i protagonisti sono i ragazzini, ma la storia è narrata in modo semplice e delicato, quasi a volerci comunicare che, dopo tutto, le prime aperture giovanili verso l'altro sesso sono cose del tutto naturali... anche se un pò confuse e distorte come quelle della bravissima giovane protagonista.
Il film procede abbastanza fluido, senza picchi troppo positivi o troppo negativi, ma si lascia guardare e ci si affeziona un pò alla piccola banda di ragazzi che si affacciano alla vita: specialmente al musetto della sorellina di Laure/Michael, davvero deliziosa.
Nel complesso un film discreto che affronta un tema difficile ma lo svolge in modo semplice e con una soluzione finale naturale e riparatrice. Non a caso il film è spesso proiettato nelle scuole francesi. [-]
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Un film asciutto e davvero compatto narrativamente, una di quelle opere nelle quali sono le immagini e le vicende a parlare e la presenza del regista sembra quasi non si avverta.
Pensavo sinceramente ad una pellicola dai toni molto piu' drammatici, invece la naturalezza della vicenda e' perfetta per raccontare le difficoltà e le incertezze dell'integrazione sociale di chi si sente "diverso".
Soprattutto in una fase della vita nella quale l'identità sessuale e' ancora un lento fluire e i modelli imposti dai genitori, dalla scuola, dalle consuetudini sociali sono delle presse fortissime.
Bravissima Zoé Héran nella parte di Laure/Mickäel.
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Film che ricorda la talentuosa regista Sophia Coppola,assenza di dialoghi e alle immagini è assegnato il ruolo più importante.
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Film che ricorda la talentuosa regista Sophia Coppola,assenza di dialoghi e alle immagini è assegnato il ruolo più importante. Grazie a questa tecnica il regista vuole impostare l'imprinting proprio sulla realtà delle relazioni tra i protagonisti e far cadere l'attenzione dello spettatore sui sottili rapporti che accompagnano Laure,la protagonista,nella sua infanzia. Il rapporto più significativo è quello con il padre, che ricollega il filmalla psicologia freudiana la quale afferma che una particolare intesa affettiva con la figura paterna può portare a squilibri e a confusioni della coscienza dell'identità sessuale. Ed è proprio questo il tema trattato dal regista con molta delicatezza e soprattutto con l'intento di trasmettere allo spettatore gli stessi sentimenti provati dalla protagonista,angoscia e disagio. Insomma un film che può sembrare pesante e a tratti amaro,ma allo stesso tempo che coglie il carattere leggero e puro dell'innocenza tipica dell'età infantile. Non consigliabile a chi ha voglia di vedere un film leggero e spensierato. Voto 7 anche per l'ottima scelta della colonna sonora.
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E' un film molto bello,delicato, tenero,con una splendida e indimenticabile
Zoè Hèran.Un film sulla preadolescenza e sul percorso, sofferto, di una bambina che non accetta la propria sessualità e si finge maschio con i compagni di gioco,cambiando anche il proprio nome.Davvero bello e assolutamente consigliabile
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Parlerò di questo film per accosamento di opposti: Film piccolo: nel budget, nella dimensione spazio - temporale (tutto accade nel giro di pochi giorni; in una palazzina e in luoghi vicini, all'aperto, deputati al gioco dei bimbi). Film grande: nei sentimenti (genitori affettuosi, sorellina adorata e complice, il primo amore) Film delicato: nell'approccio al conflitto interiore di una ragazzina "tomboy", maschietta, più a suo agio nei panni da maschio, che come maschio fa colpo sulla ragazzina amata Film coraggioso: nell'indagine senza pruderie di quella stranissima e inquietante fisicità della preadolescenza, grazie anche ad una attrice protagonista con una espressività già molto matura.
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Parlerò di questo film per accosamento di opposti: Film piccolo: nel budget, nella dimensione spazio - temporale (tutto accade nel giro di pochi giorni; in una palazzina e in luoghi vicini, all'aperto, deputati al gioco dei bimbi). Film grande: nei sentimenti (genitori affettuosi, sorellina adorata e complice, il primo amore) Film delicato: nell'approccio al conflitto interiore di una ragazzina "tomboy", maschietta, più a suo agio nei panni da maschio, che come maschio fa colpo sulla ragazzina amata Film coraggioso: nell'indagine senza pruderie di quella stranissima e inquietante fisicità della preadolescenza, grazie anche ad una attrice protagonista con una espressività già molto matura. Non è semplice, specie negli ultimi anni, mostrare la nudità di una bambina di dieci anni senza lasciarsi assalire dalle paranoie. La regista ci riesce, con delicatezza e lievità ammirevoli. In sostanza, un film che vive di opposti proprio come l'adolescenza.
Ne ho apprezzato la sincerità e la spontaneità. Certamente, dal punto di vista stilistico, niente di eclatante. La sceneggiatura fila bene fin quando Laure non viene scoperta, perché viviamo da spettatori la complicità con la protagonista. Dopo, tutto funziona meno. I dialoghi sono improntati ad un comprensibile naturalismo.
Come spesso accade coi film con bambini protagonisti, alcuni piccoli attori sono davvero azzeccati: gli amichetti del quartiere colti nella loro esuberanza di bambini intenti al gioco, la sorellina di Laure, buffa, complice e soprattutto l'opposto di lei, già iperfemminile.
Una piccola stonatura è data dall'attrice scelta per interpretare la ragazzina: sinceramente sembra una tredicenne. e considerando che nel film dovrebbero avere tutti dieci anni la cosa mi ha un pò distolta.
Il finale è anch'esso lieve, non ha la scontatezza del happy end ma prelude ad una evoluzione molto plausibile (molte ragazzine gay si innamorano per la prima volta di quella che è o diventerà la loro migliore amica).
Il film, infine, inchioda l'omofobia alla sua grettezza, senza peraltro parlare di omofobia. perché racconta una storia di sentimenti delicati e puri, sinceri e assoluti, come quelli di una ragazzina di dieci anni. E poco importa se si innamora di una ragazzina anziché di un ragazzino.
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La prima immagine ci mostra una ragazzina che, se non ne sapessimo(Sapessimo?) il sesso, poi (rin) negato spesso durante il film, potrebbe essere il dardenniano "ragazzo in bicicletta" nel "film successivo". Si sarebbe però rasserenato, è come se scrutasse il cielo, fingendo di c rcare "risposte". Un'inquadratura successiva ci riporta alla realtà della protagonista: fa parte di un nucleo familiare che presto si allargherà, ove il ragazzino precedente era un "Remì senza casa". Anche nelle famiglie "Normali", tuttavia,si determinano cambiamenti: presto questo gruppo si arricchirà di una nuova identità, mentre casualmente (Casualmente), Laure finge di acquisirne un'altra, quella di Michael, in cui mutano il sesso e persino il nome (Perché la ragazzina non sceglie Michel, la versione francese?) Paradossalmente, però, mentre nella realtà familiare già consolidata ma "in itinere" Laure non finge, ove sente la necessità di farlo è con un nuovo insieme di persone.
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La prima immagine ci mostra una ragazzina che, se non ne sapessimo(Sapessimo?) il sesso, poi (rin) negato spesso durante il film, potrebbe essere il dardenniano "ragazzo in bicicletta" nel "film successivo". Si sarebbe però rasserenato, è come se scrutasse il cielo, fingendo di c rcare "risposte". Un'inquadratura successiva ci riporta alla realtà della protagonista: fa parte di un nucleo familiare che presto si allargherà, ove il ragazzino precedente era un "Remì senza casa". Anche nelle famiglie "Normali", tuttavia,si determinano cambiamenti: presto questo gruppo si arricchirà di una nuova identità, mentre casualmente (Casualmente), Laure finge di acquisirne un'altra, quella di Michael, in cui mutano il sesso e persino il nome (Perché la ragazzina non sceglie Michel, la versione francese?) Paradossalmente, però, mentre nella realtà familiare già consolidata ma "in itinere" Laure non finge, ove sente la necessità di farlo è con un nuovo insieme di persone. Quasi, dato il cambiamentoc he presto interesserà la sua vita, volesse rimettersi in gioco per essere accettata, o forse, più "Semplicemente", dubitasse di sé stessa e della propria identità sessuale.
Il travaglio legato alla nascita di un nuovo fratellino/sorellina, se è lì che la regista vuole arrivare, erà già stato "affrontato" con toni (Abbastanza) giocosi nel "Piccolo Nicolas ed i suoi genitori". La Scianna ha l'ambizione di andare oltre, e non credo di improvvisarmi suo psicologo scrivendo questo. Intanto il suo è un quadr(ett)o familiare scrutato senza giudicare (Una delle chiavi vincenti del film)ma con un rigore lontano dal nostro cinema, ma anche forse di certo d'Oltralpe: la madre non viene edulcorata, nonostante figura femminile perdipiù in cinta, e l'interprete scelta le dona i giusti connotati di sostanziale umanità, che però forse assume connotati divrsi nell'ultima parte. I bambini, né carogne né pseudo-innocenti ma "soltanto" curiosamente cattivi, delle volte, appaiono plausibili e convincenti.
Ma ciò che convince ancora di più è lo stile documentaristico-dardenniano della Scianna. Come "Magnolia", secondo chi scrive, era di qualche spanna inferiore al miglior Altman (Se ne esiste uno peggiore), solo che gli mancava una certa "Cattiveria" di fondo,o come il sottovalutatissimo "Non è giusto" della De Lillo catturava i dubbi della pre-adolescenza, in un paese dove ci lamentiamo se "Baarìa" esce da un Festival senza menzioni, questo film di un'artista poco più che trentenne si distanzia dalla portoghese Villaverde, che in "Acqua e sale2 ha imitato maluccio il suo maestro de Oliveira, e rischia di inserirsi nella tradizione dei migliori Dardenne, a volte eccessivamente "ricompensati" nei Festival, ma che come pochi documentano "filmando". Il suo soffermarsi sulle figure infantili ne coglie un sano(??) misto di cattiveria e curiosità, con primi piani che ne focalizzano le espressioni e gli sguardi, ma senza la telecamera "invadentE2, come nellos plendido "Rosetta", Come mirabili sono le scene nella stanza di Laure: che non si "guarda" davanti allo specchio, ma quando vuole vedere coglie un'ombra, forse di una se stessa non ancora ben (in)formata.
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Un film veramente godibile, tenerezza e sensibilita' a 1000. Bello bello bello. Tutto un mondo di cui si parla solo quando si finisce in psicanalisi viene descritto SOLO dalla parte dei bambini, come è giusto che sia, mentre i grandi stanno fuori. Da non perdere: in tv non lo passeranno mai nel nostro Paese!
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Una ragazzina di quinta elementare si trasferisce in una nuova città. Approfintando del suo aspetto ancora un pò mascolino, si finge maschio ai suoi nuovi amici all'insaputa dei suoi genitori. Inevitabilmente verrà scoperta ma per lei, ormai entrata nel ruolo, non sarà facile da accettare. Film non bellissima ma fulmineo e ispirato, di una regista molto giovane ma con le idee chiare. Indovina con efficacia i ruoli delle due sorelle, brava Zoe Heran, addirittura deliziosa la bambolina Malonn Levana, che dal basso della sua tenerissima età saprà essere complice perfetta. Film cucito addosso alle due ragazzine, ai loro corpi, ai loro sguardi e ai loro silenzi.
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Una ragazzina di quinta elementare si trasferisce in una nuova città. Approfintando del suo aspetto ancora un pò mascolino, si finge maschio ai suoi nuovi amici all'insaputa dei suoi genitori. Inevitabilmente verrà scoperta ma per lei, ormai entrata nel ruolo, non sarà facile da accettare. Film non bellissima ma fulmineo e ispirato, di una regista molto giovane ma con le idee chiare. Indovina con efficacia i ruoli delle due sorelle, brava Zoe Heran, addirittura deliziosa la bambolina Malonn Levana, che dal basso della sua tenerissima età saprà essere complice perfetta. Film cucito addosso alle due ragazzine, ai loro corpi, ai loro sguardi e ai loro silenzi. La fine dell'infanzia, la scoperta del desiderio, i messaggi di una identità contraddittoria, quei primi innocenti bacetti a stampo creano fremiti e imbarazzi, che siano segno di un capriccio di pre-adolescente o inizio di una omosessualità? Non lo sparemo mai perchè la scuola comincia e la sfuggente finzione viene tanata, in una pellicola fisica, profonda, luminosa e molto molto sottile, come il cinema francese ha spesso saputo essere. Il tocco è tipicamente femminile, garbato e di gusto indubbio: Celine Sciamma, 33 anni, un talento puro e un'intelligenza già affinata, uno sguardo sensibile e delicato come può esserlo una bambina di 10 anni che vuol solo unirsi ai propri coetanei e farsi accettare dai nuovi amici. L'innovazione della regista è riuscire a vedere con grazie e pudore, senza malizia, il gioco serio e gioioso dell'identità come solo un bambino (o una bambina), con la sua innocenza, potrebbe fare. Niente di trascendentale, dialoghi quasi nulli, ma missione compiuta.
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[+] dialoghi? (di francesco2)[ - ] dialoghi?
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