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ladysylvanas
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lunedì 21 maggio 2012
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l'arte non invecchia
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è il primo film muto che vedo e l'ho trovato stupendo mi fa venire voglia di vederne altri .
anche se è uno stile del passato riesce ad emozionare noi giovani
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visualman
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sabato 12 maggio 2012
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controcorrente ancora
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porcheria come poche ne ho viste. fare un film muto con attori che gigioneggiano per tutto il tempo, con una trama banalissima e con situazioni ai limiti del ridicolo. i veri film muti degli anni venti erano di gran lunga migliori. ma si sa, bisogna sentirsi cinefili a tutti i costi. tra l'altro il regista non ha nemmeno avuto il coraggio di invecchiare la pellicola artificialmente, bel contrasto vedere il film senza sonoro ma in alta definizione, davvero complimentoni.
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kyotrix
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domenica 29 aprile 2012
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ottimo
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Non e' un capolavoro, trama nulla di speciale, ma ci vuole coraggio a far uscire un film muto al giorno d'oggi. Il risultato e' ottimo: grazioso, elegante, simpatico, buona parte del film col sorriso sulle labbra anche se la trama e' in parte drammatica. Una piacevole sorpresa. Impossibile non venga voglia di ballare sul balletto finale del film. Da vedere, ma sia chiaro, non e' un film per tutti. E' un film muto, lo stile di recitazione e regia e' proprio dei film di quei tempi; se amate solo i film hollywoodiani con effetti speciali, lasciate stare ( anzi, dategli lo stesso una possibilita', potreste scoprire un nuovo mondo...)
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alessandra a.
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domenica 29 aprile 2012
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che bello il muto!
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Ammettendo che forse la trama non è proprio il massimo dell'originalità, tanti i film hanno avuto il compito di raccontare il dramma provocato dal passaggio dal cinema muto al sonoro (Viale del tramonto, Cantando sotto la pioggia...), non si può negare che il film sia un vero colpo di genio! L'originalità poi non è da ricercare nel contenuto, una volta tanto, ma nella forma il che ogni tanto ci ricorda che il cinema non è solo trama. Il fatto poi che il film stesso sia un film muto racconta da tutto un altro punto di vista la trama già vista aprendo nuovi orizzonti al tema. Il coraggio del regista nel fare un muto nel 2012,la giustissima scelta degli attori sconosciuti ai più, e una colonna sonora perfetta vanno più che premiati.
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Ammettendo che forse la trama non è proprio il massimo dell'originalità, tanti i film hanno avuto il compito di raccontare il dramma provocato dal passaggio dal cinema muto al sonoro (Viale del tramonto, Cantando sotto la pioggia...), non si può negare che il film sia un vero colpo di genio! L'originalità poi non è da ricercare nel contenuto, una volta tanto, ma nella forma il che ogni tanto ci ricorda che il cinema non è solo trama. Il fatto poi che il film stesso sia un film muto racconta da tutto un altro punto di vista la trama già vista aprendo nuovi orizzonti al tema. Il coraggio del regista nel fare un muto nel 2012,la giustissima scelta degli attori sconosciuti ai più, e una colonna sonora perfetta vanno più che premiati. Se i protagonisti fossero stati già molto noti il pubblico avrebbe fatto fatica ad immaginarseli in un muto abituato a vederli dotati di voce. Invece così è stata tutta una scoperta. Gli attori incarnano icone ben precise:lui il vecchio che affonda nelle sabbie mobili (che è anche una scena che il protagonista dovrà girare per un suo film, chiara metafora) e lei il nuovo che avanza; nuovo anche in un senso più ampio ovvero la donna che si emancipa arrivando adirittura a chiamare "toys" i ragazzi che la seguono. Che dire poi del cane che nella vita come nella fiction salva il suo padrone - collega mescolando così realtà e finzione. Che il bianco e nero creasse atmosfere più suggestive si sapeva e registi del nostro tempo se ne sono già accorti da anni. Ma che il muto potesse risultare così piacevole nell'eliminare quelli che spesso sono dialoghi vuoti e rindondanti spesso messi lì per riempire degli spazi è stata una vera scoperta. Dà sollievo non sentirli, talvota. Certo quello che con comodità si può esprimere a parole e difficile esprimerlo senza ma certe scene come quella del balletto a due fatto dai protagonisti separati da un paravento in modo che si vedessero solo le gambe di lei è uno stratagemma che al regista non sarebbe mai venuto in mente se avesse avuto la comodità delle parole. Alcune scene poetiche come il sogno del protagonista, i momenti di vero silenzio e il finale poi valgono il film. Un film bello ma malinconico perchè fa rimpiangere questo genere. Sarebbe bello che di film muti se ne facessero di più e se l'orchestra al cinema ce l'avessimo anche noi nel mondo moderno sarebbe una piacevole innovazione.
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gabriella
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venerdì 27 aprile 2012
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senza parole
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“Anche noi abitiamo in un cinema e siamo in bilico ogni minuto tra la gloria il successo, un amore frenetico e il ricordo del cinema muto, e dalle panchine vediamo passare delle folle accaldate di gioia per il futuro mondo fantascientifico e il suo meccanismo che uccide la noia e il corteo è annunciato da angeli che buttano fiato dentro una tromba, questo futuro, si dice, farà l’effetto di una bomba”, diceva una canzone di Claudio Lolli degli anni 80. e sembrerebbe che Azanavicius si sia ispirato al brano del cantautore ( ipotesi molto fantasiosa), per la scena della piuma che cade a terra con l’esplosione di una granata, però a me è venuto in mente il brano del defilato cantautore bolognese.
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“Anche noi abitiamo in un cinema e siamo in bilico ogni minuto tra la gloria il successo, un amore frenetico e il ricordo del cinema muto, e dalle panchine vediamo passare delle folle accaldate di gioia per il futuro mondo fantascientifico e il suo meccanismo che uccide la noia e il corteo è annunciato da angeli che buttano fiato dentro una tromba, questo futuro, si dice, farà l’effetto di una bomba”, diceva una canzone di Claudio Lolli degli anni 80. e sembrerebbe che Azanavicius si sia ispirato al brano del cantautore ( ipotesi molto fantasiosa), per la scena della piuma che cade a terra con l’esplosione di una granata, però a me è venuto in mente il brano del defilato cantautore bolognese.
George Valentin è un divo del muto, attore assai poco fonogenico anche nella vita, si esprime con la moglie più con una gestualità enfatizzata, come recita, che non con le parole, la silenti art è la sua esistenza. Narcisista e orgoglioso, non accetta la metamorfosi del cinema, anzi, la schernisce, gli si potrebbe mettere in bocca la famosa frase di Norma Desmond nel “Viale del tramonto”_ Io sono ancora grande, è il cinema che è diventato piccolo_,… solo l’amore di una giovane attrice riuscirà a strapparlo dall’oblio e dal baratro della disperazione.
In sintesi, la storia è questa, molto semplice, ma efficace, si perché non dev’essere stato facile per gli artisti dell’epoca metterci la voce, ascoltarsi e farla sentire agli altri; è un po’ come mettersi a nudo, e se la voce fosse sgradevole? Oppure per chi l’ascolta diversa da come era nell’immaginario?
E’ un esporsi, sostanzialmente, come inserire uno strumento nuovo in un’orchestra, per cui le perplessità del protagonista in un certo senso sono motivate.
Il risultato è un buon film, non sono d’accordo con chi afferma che il cinema muto era un’altra cosa, certo che lo era, ma non è questo lo scopo del film, nessun ritorno al passato, solo un omaggio , ancora una volta al cinema, dalla sua nascita ai giorni nostri. La colonna sonora parla da sola, i suoni avvolgono la scena, gli stati d’animo dei protagonisti, il ritmo sonoro accompagna lo spettatore nel percorso interiore degli stessi.
Personalmente mi ha colpito John Goodman, più che Dujardin col sorriso che ricorda troppo Gene Kelly.
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davidalcor
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lunedì 23 aprile 2012
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l'originalità va premiata!
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Ottimo film, interessante l'uso e il non uso del sonoro, convincente la regia e originali alcune inquadrature, peccato per qualche imperfezione nel montaggio e per il finale: La carellata indietro, dopo aver rivelato il set (nella finzione) avrebbe potuto rivelare il vero set del film e, ritornando finalmente al nostro presente, lasciare negli ultimi fotogrammi anche il bianco e nero per il colore!
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valeriavale
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domenica 22 aprile 2012
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un film muto che emoziona hollywood
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The Artist un film in bianco e nero, muto e francese come avrebbe mai potuto avere successo nel mondo?! Eppure è riuscito ad arrivare addirittura agli Oscar, merito naturalmente del regista ma anche del simpaticissimo ed espressivo Jean Dujardin ed al cane obedientissimo Uggie. Questo è un film da consigliare a tutti poichè le ore passate a vederlo volano ridendo e piangendo, e finendo il film ci si sente più leggeri e con la voglia di rivederlo. Questo film ha dimostrato come ci attraggono più film da cui ricavare dei valori e delle emozioni, più di quelli con tanti effetti speciali e senza storia.
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pretore di lodi
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mercoledì 18 aprile 2012
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il vero valentin
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Pochi lo hanno notato, ma il modello per il personaggio di Valentin, più che John Gilbert, è Douglas Fairbanks. Come Valentin, anche Fairbanks era una star del cinema avventuroso, sposò una diva capricciosa (Mary Pickford), vide la sua carriera di attore troncata dall'avvento del sonoro e perse gran parte dei suoi guadagni in seguito al crack del 1929 (anche se non fino al punto di ridursi in miseria). Per risalire alla fonte, basta guardare il taglio dei baffetti di Dujardin o la scena in cui l'attore guarda i suoi vecchi film (fra i quali vi è anche Il segno di Zorro, interpretato, appunto, da Fairbanks; sfido qualunque spettatore non preavvertito a distinguere il vero film muto da quelli falsi).
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Pochi lo hanno notato, ma il modello per il personaggio di Valentin, più che John Gilbert, è Douglas Fairbanks. Come Valentin, anche Fairbanks era una star del cinema avventuroso, sposò una diva capricciosa (Mary Pickford), vide la sua carriera di attore troncata dall'avvento del sonoro e perse gran parte dei suoi guadagni in seguito al crack del 1929 (anche se non fino al punto di ridursi in miseria). Per risalire alla fonte, basta guardare il taglio dei baffetti di Dujardin o la scena in cui l'attore guarda i suoi vecchi film (fra i quali vi è anche Il segno di Zorro, interpretato, appunto, da Fairbanks; sfido qualunque spettatore non preavvertito a distinguere il vero film muto da quelli falsi). Il film sembra aver diviso il pubblico fra (molti) entusiasti e (pochi) delusi; io sono fra i primi. Mi ha solo un po' stupito rivedere la "fidanzatina" Penelope Ann Miller in un ruolo antipatico e truccata come Minnie Minoprio. C'è speranza che vengano distribuiti in Italia i due film della serie OSS 117, con gli stessi regista e interprete, e che, stando a quel che si legge sui siti stranieri, come parodia del cinema alla James Bond sono molto superiori ad Austin Powers e Johnny English?
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jonnie
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martedì 3 aprile 2012
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un film muto sulla fine del cinema muto
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L'idea di portare il cinema muto in bianco e nero nelle sale del 2012 è il cavallo di battaglia di questo film la cui trama, bisogna dirlo, non è particolarmente coinvolgente e originale. Si scopre l'importanza della colonna sonora, della mimica facciale degli attori e delle scenografie: un film che fa sentire alla nostra generazione il dispiacere di non aver vissuto il vecchio cinema. Film del genere possono essere apprezzati solo da chi alla fine si sentirà di dire che non gli è mancato niente: nè i colori nè il sonoro.
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jeffmayer
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martedì 3 aprile 2012
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la ritorno del muto
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Un grande film, commovente e soprattutto che non annoia mai, con un bianco e nero spettacolare.
Un ritorno a quella che è l'origine del cinema, un omaggio al grande cinema hollywoodiano degli anni '20 in cui i temi principali l'avventura, l'amore.
Un film che fa sognare e con questo bianco e nero che rende il film ancora più magico e interessante da vedere.
Grande cast, ma tra tutti spicca il grande John Goodman.
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