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osteriacinematografo
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giovedì 23 agosto 2012
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paura dentro, paura fuori
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“Take shelter” ,opera seconda del giovane regista americano Jeff Nichols,è ambientato fra le grandi pianure dell’Ohio. Curtis LaForche è impiegato come capocantiere presso una ditta della zona,e il suo lavoro consente a lui e alla sua famiglia di vivere con serenità,e di affrontare le costose cure di cui necessita la figlia Hannah,una bambina affetta da sordità. Curtis è un uomo responsabile e tranquillo,che vive in funzione di sua moglie Samantha e di sua figlia,finchè il suo equilibrio non viene improvvisamente minato da una serie di incubi terribili,che s’insinuano e si fissano nella sua psiche,fin quasi a divenire reali.Nella mente di Curtis si instaura così il seme di una paura incontrollabile,la paura della fine sua e dei suoi cari,che germoglia poi sotto forma di allucinazioni apocalittiche,tali da non consentirgli più di vivere in modo normale,e da porlo ai margini della società civile.
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“Take shelter” ,opera seconda del giovane regista americano Jeff Nichols,è ambientato fra le grandi pianure dell’Ohio. Curtis LaForche è impiegato come capocantiere presso una ditta della zona,e il suo lavoro consente a lui e alla sua famiglia di vivere con serenità,e di affrontare le costose cure di cui necessita la figlia Hannah,una bambina affetta da sordità. Curtis è un uomo responsabile e tranquillo,che vive in funzione di sua moglie Samantha e di sua figlia,finchè il suo equilibrio non viene improvvisamente minato da una serie di incubi terribili,che s’insinuano e si fissano nella sua psiche,fin quasi a divenire reali.Nella mente di Curtis si instaura così il seme di una paura incontrollabile,la paura della fine sua e dei suoi cari,che germoglia poi sotto forma di allucinazioni apocalittiche,tali da non consentirgli più di vivere in modo normale,e da porlo ai margini della società civile.Progressivamente,Curtis perde il controllo della propria vita,e mentre i segnali nefasti proliferano,egli si concentra su unico obiettivo,la costruzione di un bunker sotterraneo che consenta a lui e alla sua famiglia di salvarsi dall’imminente disastro. L’angoscia si tramuta in qualcosa che ha corpo,una sorta di ossessione per una natura che mostra segnali di imminente disfacimento.Il sentore della fine è ovunque,e labile è la linea di demarcazione lungo cui si sviluppa il balletto fra le intuizioni di Curtis e le percezioni che ne hanno gli altri.Il protagonista avverte ciò che sarà come un animale in gabbia,e l’inquietudine è dentro e fuori e ovunque,e non ci sono vie di fuga,e tale forma di paura è un’interferenza implacabile, che distorce e involve la mente dell’uomo: Curtis proietta fuori un terrore che cresce e si muove e prende forma,e scivola all’esterno attraverso l’eco di una paura ancestrale che è poi insita come memoria collettiva in ogni individuo,come erbaccia che persiste e prospera nei giardini nell’inconscio.Il bunker diviene dimensione psicologica,in cui si chiude a chiave la paura,un buco nero claustrofobico che risucchia e azzera ogni cosa,che toglie respiro e significato a tutto il resto,che al tempo stesso annichilisce e salva il protagonista.La follia viene riletta come una forma acuta di sensibilità che consente di osservare e sentire la natura senza il filtro della razionalità,di recuperare l’istinto animale,di dilatare le barriere che l’uomo ha posto fra sé e l’ambiente in cui vie,di abbattere in un colpo solo le porte della percezione di Blake, Huxley e Morrison. Michael Shannon e Jessica Chastain sono credibili e atterriscono nei rispettivi ruoli;la fotografia del film è imponente e squarcia l’orizzonte visivo dello spettatore a tal punto da rappresentare essa stessa la paura e non soltanto un semplice strumento. Gli uccelli del film di Nichols ricordano gli uccelli di Hitchcock nel loro oscuro e inesorabile sciamare; il linguaggio utilizzato da Nichols somiglia a quello di “Tree of life” di Malick,e le due opere hanno un peso specifico simile sotto molti aspetti; invece, il senso opprimente dell’ineluttabile che agita e terrorizza Curtis in “Take shelter” sembra avere la stessa matrice di quello che consegna a una fredda e distaccata rassegnazione il personaggio della Dunst nel “Melancholia” di von Trier. Paura dentro e paura fuori, il cielo che incombe, la perdita di lucidità, la coscienza della follia che si risolve nel gesto innocente di Hannah, che materializza e fissa al presente l’inquietudine del protagonista.
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cinedick
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lunedì 13 giugno 2011
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l’incubo del cielo e il diluvio sotterraneo dell’a
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L’incubo del cielo e il diluvio sotterraneo dell’America.
Riccardo Tavani
Cosa c’è in Curtis LaForche che non va? Ha una bella moglie, Samantha, un buon lavoro, una buona assistenza medica che a breve pagherà le spese di un costoso intervento alla piccola figlia sordomuta Hannah. Eppure nella testa di Curtis c’è qualcosa che proprio non va. Lui sente avvicinarsi una tempesta spaventosa, vede cadere pioggia dal vago colore e odore delle feci, vede uccelli ammassarsi minacciosi come nel film di Hitchcock ma poi piombare uno dietro l’altro stecchiti sull’erba come enormi chicchi di macabra grandine nera. Qual è il segreto di questa tempesta che Curtis sente avvicinarsi sempre di più? Una vecchia regola del poliziesco americano dice che se vuoi scoprire il lato oscuro di una faccenda devi seguire la traccia dei soldi.
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L’incubo del cielo e il diluvio sotterraneo dell’America.
Riccardo Tavani
Cosa c’è in Curtis LaForche che non va? Ha una bella moglie, Samantha, un buon lavoro, una buona assistenza medica che a breve pagherà le spese di un costoso intervento alla piccola figlia sordomuta Hannah. Eppure nella testa di Curtis c’è qualcosa che proprio non va. Lui sente avvicinarsi una tempesta spaventosa, vede cadere pioggia dal vago colore e odore delle feci, vede uccelli ammassarsi minacciosi come nel film di Hitchcock ma poi piombare uno dietro l’altro stecchiti sull’erba come enormi chicchi di macabra grandine nera. Qual è il segreto di questa tempesta che Curtis sente avvicinarsi sempre di più? Una vecchia regola del poliziesco americano dice che se vuoi scoprire il lato oscuro di una faccenda devi seguire la traccia dei soldi. Qui la regola va applicata all’intero senso del film, dato che di tracce e riferimenti significativi al denaro ne vengono seminati continuamente. La mutua di Curtis sì è buona, ma ogni volta che deve pagare le medicine per Hannah la quota che deve sborsare di tasca sua è abbastanza salata. Anche il salario è buono, però Samantha deve darci sotto con il cucito e andare giù al mercato a vendere la sua merce. La vita economica della famiglia è appesa a un filo tenue. Curtis ottiene un prestito dalla banca per costruirsi un rifugio sotto terra conto la tempesta che arriva, ma suo fratello Kyle lo mette in guardia: “In questo paese se prendi dei soldi in prestito le banche ti sbranano”. Non serve altro per capire che la tempesta è quella che già si è già abbattuta sull’America e altri paesi avanzati con la crisi finanziaria e bancaria che ha fatto tremare l’intero edificio economico planetario, gettando da un giorno all’altro famiglie sul lastrico della disoccupazione, sottraendogli i risparmi di una vita, le case acquistate con mutui trentennali e inquinando ogni ganglio pubblico e privato con titoli tossici dal colore e odore delle feci. Curtis spalancando la botola del suo rifugio sotterraneo vede il cielo azzurro e un sole accecante che splende tra qualche minima nube, così la moglie lo convince ad andare in cura da un buon psicanalista di Columbus, nonostante lui sia stato licenziato e non goda più di quella stupenda mutua. Ma la tempesta è davvero passata? Tutto il racconto è giocato come un trhiller psicologico, in cui la minaccia viene da quell’elemento impalpabile che è l’aria, da quella sfera aperta che è il cielo. Il pericolo assume la forma dell’acqua, del diluvio, l’unico riparo: tornare a strisciare sotto le viscere della terra.
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rongiu
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sabato 10 novembre 2012
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i segni dell'anima.
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Non è stata facile l’infanzia di Curtis \ Michael Shannon / e il momento attuale non è certo dei migliori. “Schizofrenia paranoide”. Maledetta diagnosi! Quante volte l’avrà ripetuto ritornando coi ricordi indietro nel tempo? Di anni ne aveva solo dieci e la stessa malattia è stata causa di separazione dei suoi. Sa bene, quindi, Curtis, cosa significa essere “solo” ed è questo il motivo per cui non intende correre il rischio di perdere Samantha, la moglie, \ Jessica Chastain /, alle prese quotidianamente con il non facile problema uditivo della piccola Hannah \ Towa Stewart /. Così come in “Shotgun Stories”, il regista \ Jeff Nichols / presenta un nuovo dramma familiare attraverso il quale intende penetrare nell’animo umano, nel suo subconscio, proporre un tema quale quello della malattia mentale, che sta mietendo vittime a più non posso, specie tra le popolazioni dove progresso e civiltà sono basi solide per una “omologata globalizzazione”.
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Non è stata facile l’infanzia di Curtis \ Michael Shannon / e il momento attuale non è certo dei migliori. “Schizofrenia paranoide”. Maledetta diagnosi! Quante volte l’avrà ripetuto ritornando coi ricordi indietro nel tempo? Di anni ne aveva solo dieci e la stessa malattia è stata causa di separazione dei suoi. Sa bene, quindi, Curtis, cosa significa essere “solo” ed è questo il motivo per cui non intende correre il rischio di perdere Samantha, la moglie, \ Jessica Chastain /, alle prese quotidianamente con il non facile problema uditivo della piccola Hannah \ Towa Stewart /. Così come in “Shotgun Stories”, il regista \ Jeff Nichols / presenta un nuovo dramma familiare attraverso il quale intende penetrare nell’animo umano, nel suo subconscio, proporre un tema quale quello della malattia mentale, che sta mietendo vittime a più non posso, specie tra le popolazioni dove progresso e civiltà sono basi solide per una “omologata globalizzazione”.
Ma, a Cartis di essere “omologato” proprio non va. Ed ecco che le strategie operative, per mettere al sicuro se stesso e la sua famiglia prendono vita. Al riparo da cosa? Per Curtis è imminente l’arrivo di un terribile tornado, non intende farsi trovare impreparato, e la costruzione di un rifugio nel suo giardino è diventato l’obiettivo primario delle ultime settimane. Settimane che lo sfibrano nel fisico e nell’animo. Per Samantha, niente passa inosservato. Molto pragmatica, i sogni li ha dovuti accantonare da tempo, vede che il marito è in evidente difficoltà. I silenzi di Cartis sono eloquenti tanto quanto le sue frasi minime; quando poi, le decisioni gestionali prese dallo stesso ed a sua insaputa mettono a repentaglio la tranquillità economica della famiglia esce con fermezza, determinazione e delicatezza allo scoperto. Inizia così per la famiglia un viaggio nel tempo e per il regista Jeff Nichols, negli animi. Non ha mai reso la figura di Curtis patetica ed i tre protagonisti della narrazione pur alle prese con le più diverse e disperate situazioni, hanno saputo mantenere quell’unità d’intenti e di spirito, che fanno dell’Amore il miglior antidoto a qualsiasi tipo di “marginalità”.
La famiglia Curtis, dietro consiglio medico è in breve soggiorno estivo. Viene colta dal nostro regista in un momento di relax sulla spiaggia. E’ la piccola Hannah, che richiama, utilizzando la lingua dei segni, l’attenzione del papà a guardare l’orizzonte. I tre riunitisi vicino al castello di sabbia da poco terminato, guardano increduli l’orizzonte. Hannah preferisce perdersi tra le spalle del suo papà. Ma cosa sta per accadere? O è già accaduto tutto? Di certo non è una visione evanescente.
Enjoy the movie
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dave san
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martedì 26 febbraio 2013
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follia profetica
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Le vicende di un padre si complicano quando scopre di avere ereditato una psicosi di famiglia. Gradualmente si accorge che i suoi sogni sono popolati da temporali e funeste immagini apocalittiche. Queste però iniziano a invadere la sua realtà. L’uomo prende coscienza del problema e inizia a curarsi, ma continua ad agire da padre e marito. Non può e non vuole rinunciare ai suoi. Per sicurezza, si costruisce un rifugio anti tornado (principalmente per proteggere figlia e moglie). Il dramma del protagonista è la consapevolezza dell’illusione, quanto la difficoltà patologica a percepirla come irreale. In questo consistono la malattia e l’essenza iniziale della storia.
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Le vicende di un padre si complicano quando scopre di avere ereditato una psicosi di famiglia. Gradualmente si accorge che i suoi sogni sono popolati da temporali e funeste immagini apocalittiche. Queste però iniziano a invadere la sua realtà. L’uomo prende coscienza del problema e inizia a curarsi, ma continua ad agire da padre e marito. Non può e non vuole rinunciare ai suoi. Per sicurezza, si costruisce un rifugio anti tornado (principalmente per proteggere figlia e moglie). Il dramma del protagonista è la consapevolezza dell’illusione, quanto la difficoltà patologica a percepirla come irreale. In questo consistono la malattia e l’essenza iniziale della storia. Preoccupata per le somme di denaro che l’uomo spende per scavare il riparo sotterraneo, la compagna si mostra prima aggressiva e critica, poi inizia a comprenderlo e aiutarlo. La questione si evolve sino all’apice in cui Curtis (Michael Shannon), “esplode” durante un evento mondano. Tutto sembra presagire un epilogo drammatico sull’alienazione dell’uomo contemporaneo (solo, incompreso, folle), ma Jeff Nichols va oltre. Ci offre un’interpretazione plausibile sulla crisi: incombente quanto prossima a un collasso radicale. Ci regala quindi un artificio narrativo che fa di Curtis una sorta di “Cassandra” coevo appoggiato dai suoi. Una pellicola che preserva il valore tradizionale della famiglia con movenze positive e progressiste. Il paradosso riesce assai gradevole. Lo stile del film è asciutto e gli attori sobri. Shannon calza nella parte perché sempre tra le righe. Non si vuole rappresentare una follia escandescente o teatrale. Il “tipo” attoriale è tendenzialmente introverso. La storia si costruisce inoltre su una patologia che s’insinua nel quotidiano, piuttosto che su molteplici colpi di scena. Il lungometraggio è fotografico e minimale. Le visioni del protagonista sono ben ricostruite, a misura di un film non principalmente catastrofico. Applauso inoltre al doppiaggio italiano (Fabrizio Pucci) che regala a Curtis/Shannon una voce decisamente più “cavernosa” rispetto all’originale.
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donni romani
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venerdì 29 giugno 2012
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non c'è rifugio per una mente malata
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Quale è il confine fra follia e premonizione, quanto si può spingere in là una mente spaventata, quando si passa dall' essere una Cassandra inascoltata ad uno schizofrenico latente? Queste sono le domande che Curtis LaForche si pone ogni giorno, da quando incubi terribili lo assalgono, con visioni di tempeste foriere di distruzione e allucinazioni uditive di tuoni e fulmini. La sua vita è una vita come tante, un lavoro come operaio edile, una moglie fragile ma risoluta a non far mancare nulla alla propria famiglia - lavora come sarta e mette da parte i soldi per affittare una casa al mare per l'estate - e una figlia non udente, in attesa dell'intervento per l'impianto cocleare. Ma è il passato l'incubo peggiore che Curtis si trova ad affrontare, perchè a sua madre all'età di trent'anni hanno diagnosticato una schizofrenia paranoide, e naturalmente lui pensa che i propri sintomi siano da attribuire alla stessa patologia, perciò si rivolge a psicologi e psichiatri per tentare di salvare se stesso e la propria famiglia.
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Quale è il confine fra follia e premonizione, quanto si può spingere in là una mente spaventata, quando si passa dall' essere una Cassandra inascoltata ad uno schizofrenico latente? Queste sono le domande che Curtis LaForche si pone ogni giorno, da quando incubi terribili lo assalgono, con visioni di tempeste foriere di distruzione e allucinazioni uditive di tuoni e fulmini. La sua vita è una vita come tante, un lavoro come operaio edile, una moglie fragile ma risoluta a non far mancare nulla alla propria famiglia - lavora come sarta e mette da parte i soldi per affittare una casa al mare per l'estate - e una figlia non udente, in attesa dell'intervento per l'impianto cocleare. Ma è il passato l'incubo peggiore che Curtis si trova ad affrontare, perchè a sua madre all'età di trent'anni hanno diagnosticato una schizofrenia paranoide, e naturalmente lui pensa che i propri sintomi siano da attribuire alla stessa patologia, perciò si rivolge a psicologi e psichiatri per tentare di salvare se stesso e la propria famiglia. Perchè lo scopo ultimo di Curtis è sempre questo, salvare la moglie e la figlia dal pericolo incombente, sia esso il devastane tornado che gli compare in sogno sia essa la malattia mentale che potrebbe star affacciandosi alla sua mente. La coscienza di una malattia mentale è forse la più grande tragedia all'interno della malattia stessa, e la sofferenza di Curtis quando si accorge di essere solo con le proprie allucinazioni è tangibile e potente, resa con dolente espressività da Michael Shannon, già poliziotto disturbato in "Boardwalk Empire", la serie di Martin Scorsese che lo ha reso celebre. Ma c'è in lui un barlume di dubbio, quasi una timida fiducia nella propria visione, che lo spinge a costruire un rifugio anti uragano, impegnandosi con la banca per un prestito, scontrandosi con tutti, credendo fermamente in ciò che il suo istinto gli suggerisce. Ed è proprio la dicotomia in cui si dibatte questo semplice operaio, in difficoltà economica e spaventato da ciò che gli sta succedendo, la nota che dà il tono al film, che non è solo un viaggio in una mente malata, che non è solo un film catastrofista, che non è solo una metafora della nube nera che si affolla sul mondo intero, minacciato dalla crisi economica e dalle incertezze sul futuro ma è anche una personalissima e sofferta dichiarazione d'amore, una ferrea volontà di non lasciarsi portar via - dalla malattia o dalla natura maligna o dalla società corrotta - ciò che si è costruito. Struggente l'interpretazione di Jessica Chastain, moglie devota e spaventata, che dal buio del rifugio anti uragano chiede al marito un atto di fiducia, di tornare a credere all'esistenza della luce del sole. Finale inquietante, ma anche inevitabile, per una pellicola che voglia mantenersi coerente con l'atmosfera costruita con eleganza e mano ferma scena dopo scena.
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francisdeckhaunt
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martedì 2 ottobre 2012
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“non è solo un sogno, è una sensazione.”
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Curtis è un operaio che vive, con sua moglie e la figlia sordomuta, in una cittadina dell'Ohio. In preda a diversi sogni su una terrificante tempesta, inizia a costruire ossessivamente un rifugio che proteggerà lui e la sua famiglia quando il cataclisma, egli ne è convinto, arriverà. Il suo tormento si aggraverà sempre di più, fino a fargli dubitare che la sua salute mentale sia arrivata al capolinea, come fece quella di sua madre quando lui era piccolo. Il ritmo della pellicola è scandito da una colonna sonora che trasmette la giusta angoscia e da semplici effetti speciali, che però raggiungono il proprio scopo, specialmente considerando il budget piuttosto basso del film.
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Curtis è un operaio che vive, con sua moglie e la figlia sordomuta, in una cittadina dell'Ohio. In preda a diversi sogni su una terrificante tempesta, inizia a costruire ossessivamente un rifugio che proteggerà lui e la sua famiglia quando il cataclisma, egli ne è convinto, arriverà. Il suo tormento si aggraverà sempre di più, fino a fargli dubitare che la sua salute mentale sia arrivata al capolinea, come fece quella di sua madre quando lui era piccolo. Il ritmo della pellicola è scandito da una colonna sonora che trasmette la giusta angoscia e da semplici effetti speciali, che però raggiungono il proprio scopo, specialmente considerando il budget piuttosto basso del film. Altre due perle di Take Shelter sono i protagonisti: Michael Shannon e Jessica Chastain, che ci regalano due prove attoriali indimenticabili. Shannon, soprattutto, buca letteralmente lo schermo con il suo Curtis dilaniato dall'ossessione. Take Shelter riesce a tramettere per le sue due ore di durata una sensazione di pericolo incombente, alternando gli incubi di Curtis con la realtà, fino al punto in cui inizia a piovere davvero e lui dovrà affrontare la sua presunta malattia. Il viaggio interiore del protagonista ci condurrà verso un epilogo da antologia, che metterà in discussione tutto il senso del film e delle “visioni” di Curtis regalandoci un finale forte e significativo.
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astromelia
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giovedì 13 settembre 2012
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stupendo
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lentissimo,cupo,claustrofobico,paranoico,ma perfettamente assemblato,lo spettatore rimane legato a queste due ore di quasi insostenibile girandola di dubbi ed emozioni,quante volte crediamo che un tale sia pazzo solo perchè compie strani gesti? ma non è questo forse il manifestarsi di un giudizio atrui deviante che allontana le fortunate persone che percepiscono l'esatta realtà dall'indifferenza quotidiana della massa?il connubio uomo-natura nelle sue manifestazioni e come parte integrante di essa esiste da sempre,non come malattia mentale disgregante ma come percezione cosmica,la tempesta perfetta alla fine arriva,con un finale dalle mille supposizioni,forse un pò troppo lasciato a se stesso,attinenza con maalick e il suo tree of life,questa pellicola secondo la mia opinione non si deve percepire come la storia di un'uomo malato ma come un'ulteriore prova che alle volte ciò che ci accade intorno ci passa solamente accanto senza percepirne il suono o l'autentica sostanza.
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taxidriver
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mercoledì 7 marzo 2012
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al riparo da se stessi e dal mondo
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Take Shelter, ovverosia mettersi al riparo. Al riparo da cosa? Il pericolo è sempre in agguato, e la vita stessa va così: da un giorno all'altro, tutto potrebbe finire. Visioni apocalittiche di un futuro non troppo lontano, in tempi di sconvolgenti profezie Maya e crisi mondiali. Curtis è un uomo comune, un uomo come tanti altri: fa un lavoro faticoso, ha una bella moglie e una figlia sordomuta. Insomma, comune nel senso che la sua vita non è certamente perfetta, e già da qui si colgono alcuni elementi intrinseci alla trama generale: Curtis è un uomo della working-class americana, quella che più ha pagato il prezzo della crisi mondiale; e il problema della figlia costituisce un altro aspetto non trascurabile, ma tutto sommato soltanto di contorno al tema centrale.
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Take Shelter, ovverosia mettersi al riparo. Al riparo da cosa? Il pericolo è sempre in agguato, e la vita stessa va così: da un giorno all'altro, tutto potrebbe finire. Visioni apocalittiche di un futuro non troppo lontano, in tempi di sconvolgenti profezie Maya e crisi mondiali. Curtis è un uomo comune, un uomo come tanti altri: fa un lavoro faticoso, ha una bella moglie e una figlia sordomuta. Insomma, comune nel senso che la sua vita non è certamente perfetta, e già da qui si colgono alcuni elementi intrinseci alla trama generale: Curtis è un uomo della working-class americana, quella che più ha pagato il prezzo della crisi mondiale; e il problema della figlia costituisce un altro aspetto non trascurabile, ma tutto sommato soltanto di contorno al tema centrale.
Da qualche giorno Curtis ha degli incubi terribili: visioni minacciose di un futuro apocalittico, una tempesta di proporzioni bibliche incombe sulla sua vita e non solo. Curtis decide di prendere tutte le precauzioni possibili per sfuggire alla futura apocalisse: ma è soltanto frutto della sua mente, o davvero accadrà qualcosa di spaventoso? I sintomi di Curtis diventano sempre più evidenti, e lui stesso è il primo a rendersi conto che nella sua mente qualcosa non funziona come dovrebbe. O forse funziona tutto fin troppo bene? Il film contiene in se almeno due temi portanti: una riflessione sulla mente, in bilico tra realtà e sogno, lucidità e follia, e un aspetto sociale che si riallaccia alla crisi mondiale, e quindi alla società americana. Il primo aspetto, in sostanza, sta a significare che ogni delirio ha un senso, che la follia ha sempre una ragione per manifestarsi, che va ascoltata e non soltanto soffocata, o peggio ignorata. Il secondo aspetto è chiaro, ed è direttamente collegato al primo: è la working-class il vero volto della società americana, la sua colonna portante, quella che risente più di tutte le altre i cambiamenti e le crisi in corso.
Ottima prova di Shannon, coadiuvato da un'ottima regia, visionaria e inquientante; narrazione in prima persona; efficace la colonna sonora.
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renato volpone
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giovedì 19 luglio 2012
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malattia o premonizione?
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Il confine tra malattia mentale e premonizione è molto sottile, chi può dire quale sia la verità oppure quanto l'allucinazione individuale possa diventare collettiva. Con maestria il regista di questo film ci regala l'emozione forte di convivere con un malato di mente, della sua potenziale violenza contro di sè e contro gli altri, del come cambiano le cose per tutte le persone che gli stanno intorno. Il film è lento, faticoso, ma è proprio questa lentezza a legarti alla sedia, a voler scoprire come va a finire. Bravi gli interpreti, bella la fotografia.
[+] il finale
(di cenox)
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