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beppel
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giovedì 2 febbraio 2012
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un grande esordio, capolavoro
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Sette opere di misericordia è un film indimenticabile.
Composto da immagini bellissime, propone, riuscendoci, una nuova estetica cinematografica, ben lontana dal cliché del cinema italiano contemporaneo.
Un esordio che si impone per una regia meticolosa, un'estetica mai scissa da una nuova etica dello sguardo, una sfida narrativa rigenerante per gli spettatori.
Ha rappresentato l'Italia e vinto premi in numerosi festival, ma il premio più grande è per lo spettatore. Un dono che necessità però un nuovo tipo di visione, "creativa", attiva.
Interpretato da un immenso Roberto Helrtizka e da una soprendente esordiente, Olimpia Melinte, bellissima e conturbante nel ruolo di una giovane moldava clandestina.
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Sette opere di misericordia è un film indimenticabile.
Composto da immagini bellissime, propone, riuscendoci, una nuova estetica cinematografica, ben lontana dal cliché del cinema italiano contemporaneo.
Un esordio che si impone per una regia meticolosa, un'estetica mai scissa da una nuova etica dello sguardo, una sfida narrativa rigenerante per gli spettatori.
Ha rappresentato l'Italia e vinto premi in numerosi festival, ma il premio più grande è per lo spettatore. Un dono che necessità però un nuovo tipo di visione, "creativa", attiva.
Interpretato da un immenso Roberto Helrtizka e da una soprendente esordiente, Olimpia Melinte, bellissima e conturbante nel ruolo di una giovane moldava clandestina.
Sette opere di misericordia pone senza sconti e senza compromessi di comodo, un tema inusuale e complesso come quello del "prendersi cura del corpo dell'altro", immergendolo in riferimenti iconografici e artistici (primo fra tutti Caravaggio). Una storia che parte come una specie di thriller, e via via si svuota dei luoghi comuni del genere per entrare nel mistero dell'animo umano, dell'invisibile. Nella luce. Materia prima del cinema.
Opera d'arte. Da vedere e da esperire.
Il cinema italiano ha due autori che sono appena al principio di un percorso speriamo lungo e ricco di film.
Beppe
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martino scarpa
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lunedì 30 gennaio 2012
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bellissimo
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Film di gran classe, equilibrato, dolce, poetico. Imperdibile per gli amanti del genere del cinema alla francese, con pochi dialoghi, ma ricchi di sguardi, emozioni ed atmosfere.
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maria giorgia
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giovedì 26 gennaio 2012
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di estrema raffinatezza estetica
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Luminita, giovane clandestina che vive ai margini di una baraccopoli, ha un piano per uscire da questa situazione. Nel farlo, si imbatte in Antonio, anziano, malato e taciturno. Lo scontro sarò duro, ma ci saranno conseguenze inattese.
Sette opere di misericordia, opera prima dei fratelli gemelli Gianluca e Massimiliano De Serio, è richiesto da svariati festival, dove sta raccogliendo numerosi riconoscimenti, come il Prix Almilcar Du Jury al Festival Du Film Italian De Villerupt, il Gran Prix al Festival Du Cinéma Italian d’Annecy e il Premio Don Quijote al Festival del Film di Locarno.
In questo lungometraggio d’esordio, i fratelli De Serio, autori di cortometraggi e documentari, hanno affrontato la questione dell’identità e della compassione.
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Luminita, giovane clandestina che vive ai margini di una baraccopoli, ha un piano per uscire da questa situazione. Nel farlo, si imbatte in Antonio, anziano, malato e taciturno. Lo scontro sarò duro, ma ci saranno conseguenze inattese.
Sette opere di misericordia, opera prima dei fratelli gemelli Gianluca e Massimiliano De Serio, è richiesto da svariati festival, dove sta raccogliendo numerosi riconoscimenti, come il Prix Almilcar Du Jury al Festival Du Film Italian De Villerupt, il Gran Prix al Festival Du Cinéma Italian d’Annecy e il Premio Don Quijote al Festival del Film di Locarno.
In questo lungometraggio d’esordio, i fratelli De Serio, autori di cortometraggi e documentari, hanno affrontato la questione dell’identità e della compassione. Il film ruota intorno a personaggi complessi che si mettono a nudo, non solo letteralmente, ma soprattutto psicologicamente. Luminita e Antonio rappresentano due identità di una società contemporanea in profonda crisi, apparentemente aride e prive di amor proprio. In essa, entrambi sopravvivono e lottano per non soccombere perché questo sistema li costringe al confine più estremo, inteso come luogo nel quale si assiste alla perdita della propria identità. Tuttavia, si assiste ad una possibilità di riscatto: Luminita, in quanto immigrata, cerca di abbandonare il mondo dell’illegalità, Antonio, in quanto anziano solitario, cerca nell’altro la compagnia, ma soprattutto la cura. Ecco che dall’iniziale scontro si dischiude, inaspettatamente, la possibilità di un contatto umano, autentico e profondo e la scoperta del sentimento della pietàs, della compassione reciproca. La pietàs è prendersi cura dell’altro, in modo particolare del corpo dell’altro che necessita dell’altro da sé. E questo avviene mediante il contatto corporale che, in quanto tale, è fortuito, violento, umano.
Non a caso, il film richiama proprio le sette opere di misericordia che un cristiano, secondo la Chiesa Cattolica, deve affrontare nella sua vita. E la pellicola è scandita dai cartelli che indicano le sette opere. Essi sottolineano il legame tra le azioni dei protagonisti.
Film carico di pathos emozionale, ma allo stesso tempo, scarno ed essenziale, fatto di gesti, sguardi e muto silenzio. Sono pochissime le parole presenti che spesso sono immerse nei rumori urbani, forse questo è una metafora dell’incarnazione di quello stesso paesaggio sterile della periferia nel quale vivono i due protagonisti. La potenza di questa pellicola risiede in questo: è di estrema raffinatezza estetica, contenente una suspence di tipo spirituale.
Sette opere di misericordia è un’indagine che scava nel profondo dell’animo alla ricerca della redenzione, alla quale giungono i protagonisti, specchi d’identità presenti nella società, ma lontani dai classici stereotipi.
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rolando7
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mercoledì 25 gennaio 2012
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contro il pubblico
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Già dal titolo si capisce che il film è abilmente pensato per piacere soprattutto ai critici cinematografici.
La ricerca dello "stile" sopravanza di molto la voglia di raccontare.
La storia sarebbe anche interessante, gli attori molto bravi ed espressivi, ma l'insistenza su certe inquadrature è davvero ossessiva e ingiustificata.
La presenza di cartelli superflui (ed enormi!) scandisce in maniera didascalica il dipanarsi degli eventi.
Così, raggelati da certe scelte estetiche e di montaggio, non entriamo mai davvero nella storia.
Ogni momento, anche quelli più drammatici, ci ricordano che stiamo assistendo ad un film.
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Già dal titolo si capisce che il film è abilmente pensato per piacere soprattutto ai critici cinematografici.
La ricerca dello "stile" sopravanza di molto la voglia di raccontare.
La storia sarebbe anche interessante, gli attori molto bravi ed espressivi, ma l'insistenza su certe inquadrature è davvero ossessiva e ingiustificata.
La presenza di cartelli superflui (ed enormi!) scandisce in maniera didascalica il dipanarsi degli eventi.
Così, raggelati da certe scelte estetiche e di montaggio, non entriamo mai davvero nella storia.
Ogni momento, anche quelli più drammatici, ci ricordano che stiamo assistendo ad un film.
Certamente molto studiato, ma anche poco coinvolgente, che rischia di rimanere un esercizio di stile, forse adatto a certi festival, ma un poco sterile.
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jooon
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lunedì 21 novembre 2011
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bellissimo!!
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