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barone di firenze
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martedì 15 maggio 2012
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splendido
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Che dire bello, ben recitato, ben costruito, insomma vero, si soffre assieme agli attori che interpretano i poliziotti della squadra minori, con le loro ansie e paure. raramente si vedono film che trattano temi cosi importanti e che riescono a non cadere nella retorica. Assolutamente da vedere purtroppo sparirà dalle sale per sempre e non credo che lo passeranno in Home video.
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gianleo67
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sabato 12 maggio 2012
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docu-fiction sociale di realismo antiretorico
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La quotidianità di una squadra di bravi e affiatati agenti della sezione protezione minori di un commissariato parigino. Tra testimonianze di indicibili abusi su minori indifesi e le difficoltà nella vita privata, una moderna epopea di anonimi eroi dei nostri tempi. Docu-fiction in 'presa diretta' che asseconda un realismo scabro e asciutto, ma che non manca di un intenso lirismo sotterraneo. Una fitta trama di immagini e parole che intessono un discorso su una realtà cruda e vera in moto perpetuo verso le impreviste derive di traiettorie individuali e collettive. Emerge da queste meccaniche di 'realismo sociale' un punto di vista distaccato ma non freddo, accorato ma non retorico su una società multietnica e interclassista dove le brutture e le vessazioni sull'infanzia sono solo un aspetto (certo il più drammatico) delle criticità nelle relazioni sociali e umane.
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La quotidianità di una squadra di bravi e affiatati agenti della sezione protezione minori di un commissariato parigino. Tra testimonianze di indicibili abusi su minori indifesi e le difficoltà nella vita privata, una moderna epopea di anonimi eroi dei nostri tempi. Docu-fiction in 'presa diretta' che asseconda un realismo scabro e asciutto, ma che non manca di un intenso lirismo sotterraneo. Una fitta trama di immagini e parole che intessono un discorso su una realtà cruda e vera in moto perpetuo verso le impreviste derive di traiettorie individuali e collettive. Emerge da queste meccaniche di 'realismo sociale' un punto di vista distaccato ma non freddo, accorato ma non retorico su una società multietnica e interclassista dove le brutture e le vessazioni sull'infanzia sono solo un aspetto (certo il più drammatico) delle criticità nelle relazioni sociali e umane. L'opera instancabile di questo gruppo di agenti è come un argine che si frappone tra il mantenimento di un livello di galleggiamento della convivenza civile e la marea soverchiante delle infinite problematiche di realtà di degrado sociele ed economico. Il film è a tratti crudo e disturbante (in una scena viene inquadrato, con un primo piano non del tutto a fuoco, il feto dell'aborto di una vittima di stupro) ma mai compiaciuto e assolve con rigore e onestà alla funzione di 'mostrare' e non 'dimostrare'. Toccante la scena finale allo stesso tempo realista e simbolica: ci ricorda che il mantenimento di questo ordine sociale reclama il suo inevitabile tributo di sangue.
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fabio2
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venerdì 30 marzo 2012
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sul filo del rasoio
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E' un film che non lascia soste. Sembra un documentario dal quale sono state tratte le scene più crude non ha la pretesa di approfondire e risolvere i drammi ma di presentarli in modo inequivocabile ad altri il compito di curarli.. La maladolescenza, la pedofila, l'incoscienza di scoprirsi donne solo attraverso il sesso e Internet sono tutte tematiche affrontate nei giorni della brigata antipedofilia di uno dei tanti commissariati di ogni città. Hanno scelto Parigi, ma di essa si vede solo il quartiere più difficile che paradossalmente si chiama Belleville. In lingua originale si accende dal primo all'ultimo minuto, non si sprecano mai l'argot il Verlan ovvero lo Slang transalpino.
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E' un film che non lascia soste. Sembra un documentario dal quale sono state tratte le scene più crude non ha la pretesa di approfondire e risolvere i drammi ma di presentarli in modo inequivocabile ad altri il compito di curarli.. La maladolescenza, la pedofila, l'incoscienza di scoprirsi donne solo attraverso il sesso e Internet sono tutte tematiche affrontate nei giorni della brigata antipedofilia di uno dei tanti commissariati di ogni città. Hanno scelto Parigi, ma di essa si vede solo il quartiere più difficile che paradossalmente si chiama Belleville. In lingua originale si accende dal primo all'ultimo minuto, non si sprecano mai l'argot il Verlan ovvero lo Slang transalpino. Ottime le prove di Karin Viard e Joey Starr da mostrare ai vostri figli adolescenti avendo un pò di pelo sullo stomaco! Potremo mai in Italia fare un film così "tosto"?
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marcoc
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venerdì 30 marzo 2012
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abbandonato prima della fine
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Unfilm orribile.
Pellicola basata su una trama inesistente, con personaggi dai profili scontati, dialoghi inconsistenti, zeppo di razzismo e luoghi comuni. Cerca il sensazionalismo con immagini di dubbio gusto e probabilmente scippate dalla vita reale di molti bambini e sbattuti sullo schermo. Uno spot per la polizia senza nessuna sensibilita nè psicologica nè sociologica.
Film che trasuda ignoranza e superficialità agghiaccianti.
Pensare che film come questi possano vincere premi di pubblico e di critica costringe a pensare al livello della sensibilità umana.
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osteriacinematografo
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martedì 6 marzo 2012
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l'amara realtà di troppi bambini
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Polisse narra le vicende quotidiane della Sezione Minori (Brigade de Protection des Mineurs) della polizia di Parigi, fra storie d’emarginazione, sfruttamento, violenza, povertà, pedofilia, prostituzione, esuberanza sessuale adolescenziale da un lato, e le vite dei singoli componenti di una squadra di agenti dall’altro.
La camera a mano di Maiween Le Besco riprende in modo grezzo e assai realistico i fatti terribili cui sono sottoposti bambini parigini (che poi rappresentano tutti i bambini) d’ogni età, sesso, razza ed estrazione sociale: ne emerge così uno spaccato crudo di una realtà diffusa fra le pieghe stesse di coscienze distorte e malate.
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Polisse narra le vicende quotidiane della Sezione Minori (Brigade de Protection des Mineurs) della polizia di Parigi, fra storie d’emarginazione, sfruttamento, violenza, povertà, pedofilia, prostituzione, esuberanza sessuale adolescenziale da un lato, e le vite dei singoli componenti di una squadra di agenti dall’altro.
La camera a mano di Maiween Le Besco riprende in modo grezzo e assai realistico i fatti terribili cui sono sottoposti bambini parigini (che poi rappresentano tutti i bambini) d’ogni età, sesso, razza ed estrazione sociale: ne emerge così uno spaccato crudo di una realtà diffusa fra le pieghe stesse di coscienze distorte e malate. I componenti della Sezione Minori finiscono inevitabilmente con l’assorbire il disagio e la sofferenza dei numerosi bambini cui prestano soccorso fisico e morale, e le mostruose attitudini di adulti deviati, fino al punto da non riuscire più a liberarsi di certe storie, fino a portarle con sé fra le mura domestiche e a minare i delicati equilibri familiari.
Nadine, Fred, Iris, Mathieu e gli altri vengono spremuti da una quotidianità logorante, da un virus che non lascia scampo: in questo contesto si inserisce Melissa (interpretata dalla stessa Le Besco), una fotografa incaricata di curare un reportage per immagini sul delicato lavoro degli agenti.
La macchina fotografica della reporter è una sorta di prolunga, una succursale sul campo del punto di regia, e i suoi scatti s’intrufolano adagio nelle giornate e nell’intimità di uomini e donne legati da un sottile e profondo equilibrio, mettendo a fuoco il gioco oscillatorio di rapporti e legami fra i componenti della Sezione, in cui la stessa Melissa saprà inserirsi con la delicatezza di un clic.
Il film utilizza un linguaggio documentaristico nelle ricognizioni parallele che ricostruiscono abusi di ogni genere: da un lato osserviamo l’innocenza di bambini che non sono in grado di valutare le ingiustizie subite, dall’altro l’incoscienza di adulti perduti al punto da non vedere il male irreparabile che procurano ai propri figli, nipoti, allievi. I
E poi il grido di un bambino al distacco dalla madre squarcia la scena, così come il salto finale e improvviso di una donna della Sezione, che corrisponde a quello inverso di un bambino rinato e libero dallo spettro di un insegnante che ne bloccava ogni forma espressiva.
“Polisse” è un film che non fa sconti, un monito che riflette l’infanzia difficile della regista, un’opera socialmente utile in questa nostra modernità che tende a nascondere, a mostrare una superficie immacolata, ipocrita, esteticamente impeccabile, in luogo del male che dilaga in fatiscenti retrobottega.
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antycapp
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venerdì 24 febbraio 2012
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garbo, forza, intensità e ritmo alla francese.
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E' un film con il solito garbato charme francese e riesce a discutere e raccontare di un tema scottante e difficile come la pedofilia con garbo e a tratti anche con simpatia. Un tessuto rapido veloce anche se con taglio tipicamente episodico, ma non per questo dispersivo. Il protagonismo si avvicina al nostro A.C.A.B. che però si limita a raccontare l'istituzione dell'autorità dall'interno senza un tema oggettivo da trattare, se non forse quello del razzismo. Qui invece vengono affrontate tutte le difficoltà operative, politiche ed economiche della polizia francese con naturalezza e realismo financo a far partecipare lo spettatore come se fosse nel sistema.
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E' un film con il solito garbato charme francese e riesce a discutere e raccontare di un tema scottante e difficile come la pedofilia con garbo e a tratti anche con simpatia. Un tessuto rapido veloce anche se con taglio tipicamente episodico, ma non per questo dispersivo. Il protagonismo si avvicina al nostro A.C.A.B. che però si limita a raccontare l'istituzione dell'autorità dall'interno senza un tema oggettivo da trattare, se non forse quello del razzismo. Qui invece vengono affrontate tutte le difficoltà operative, politiche ed economiche della polizia francese con naturalezza e realismo financo a far partecipare lo spettatore come se fosse nel sistema. Al termine del film, comunque, si avverte la forza e la durezza del tema e ci si accorge di aver vissuto il film e non già di averlo visto. La regista è compresa nel cast nella veste di fotografa con un estetismo antidivico, data la bellezza tutta entrinseca, ma con una intensa forza espressiva. E' la solita capacità francese di imprimere alla propria cinematografia un taglio comunque di spessore pur mantenendo leggerezza e ritmo. Come si è verificato per film leggeri come "Giù al Nord" o "L'apparenza inganna" o "La cena dei cretini" la semplicità non scade mai nel volgare, come nei nostri cosiddetti cinepanettoni, ma conserva sempre un tono sostenuto, al massimo ingenuo. Qui il pericolo credo fosse assente per la naturale consistenza del tema.
Da me visto e anche rivisto per la sua persistenza anche dopo qualche ora dalla visione, indi DA VEDERE.
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tichy90
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lunedì 20 febbraio 2012
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retroscena di parigi: parte uno
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Film che segue la corrente della denuncia di cui la Francia ormai si è fatta capitale.
Una Parigi autentica, senza censura, presuntuosa per come è.
Si racconta solo uno dei tanti sfondi della ville lumière, sfondi cupi, orribili, inimmaginabili eppure così vicini alla realtà nella quale ognuno di noi svolge il proprio quotidiano.
Una pellicola che ricorda di tenere sempre a mente e nel cuore i buoni valori, di amare i propri figli, quelli altrui e soprattutto se stessi.
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flyanto
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martedì 7 febbraio 2012
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meno male che a volte ci sono degli "angeli" che c
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Film in cui viene descritta l'attività, nonchè la vita personale, di alcuni agenti della Polizia francese addetta ai problemi ed alla protezione dell'infanzia. Per la sua delicatezza nel trattare la crudezza dei temi e di certe realtà (che vanno dagli abusi sessuali sui minori, al loro maltrattamento od abbandono), direi che si evince benissimo che il film è stato girato da una donna, qui, peraltro, anche in veste di attrice. Per riflettere a fondo e non rimanere insensibili. Il finale del film è stato molto contestato da alcuni critici, ma io mi schiero con quelli pienamente a favore.
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renato volpone
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domenica 5 febbraio 2012
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cinema spazzatura
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Il film racconta delle attività del reparto di polizia di Parigi che si occupa delle violenze sui minori. Peccato che il regista non conosca questa realtà e non sappia nulla di psicologia e di sociologia, infatti rappresenta un mondo immaginario proprio dei peggiori telefilm americani fatti solo per impietosire e portare alle lacrime. Peccato che anche questo intento gli sfugga. I casi prospettati, che per carità accadono realmente, vengono trattati con assoluta superficialità e semplicioneria, l'apice del cattivo gusto lo si raggiunge con l'aborto di un'adoloscente con tanto di esposizione di feto. Assolutamente punitivo, diseducativo, soprattutto per i giovani, ma anche per menti fragili.
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Il film racconta delle attività del reparto di polizia di Parigi che si occupa delle violenze sui minori. Peccato che il regista non conosca questa realtà e non sappia nulla di psicologia e di sociologia, infatti rappresenta un mondo immaginario proprio dei peggiori telefilm americani fatti solo per impietosire e portare alle lacrime. Peccato che anche questo intento gli sfugga. I casi prospettati, che per carità accadono realmente, vengono trattati con assoluta superficialità e semplicioneria, l'apice del cattivo gusto lo si raggiunge con l'aborto di un'adoloscente con tanto di esposizione di feto. Assolutamente punitivo, diseducativo, soprattutto per i giovani, ma anche per menti fragili. Spero che andrea occhipinti che lo distribuisce in Italia abbia il buon gusto di ritirarlo dalle sale.
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[+] libertà
(di antycapp)
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[+] non esageriamo
(di lord jim)
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[+] prima informati
(di aragornvr)
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epidemic
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giovedì 14 luglio 2011
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promosso a pieni voti
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concorso a pieno...
ritmo, analisi e ottimi attori
Un film pienamente riuscito che spero arrivi nelle sale italiane...(e un pò ci spero visto che Scamarcio fa una piccola parte)
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