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steelybread
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mercoledì 8 febbraio 2012
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l'arte di sognare
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A metà strada tra Soderbergh e Stone, il giovane Miller con questa pellicola, dopo lo splendido Truman Capote,si appresta a divenire il loro degno erede. Per far fronte all'impari lotta contro i grandi club, Billy Beane (Brad Pitt) manager degli Oakland Athletics, squadra di baseball dal budget molto limitato, decide di affidarsi ad un giovane e pingue statistico (Jonah Hill) seguace della bizzarra sabermetrica di Bill James. Osteggiati e derisi da stampa e tifosi, conosceranno la gloria fugace senza vincere nulla, ma dimostrando al mondo intero che con i giusti mezzi, anche se pochi, si possono ottenere grandi risultati. Una storia vera, dove il baseball viene usato come pretesto per denudare un sistema dove l'apparenza conta più della sostanza e i soldi più della passione.
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A metà strada tra Soderbergh e Stone, il giovane Miller con questa pellicola, dopo lo splendido Truman Capote,si appresta a divenire il loro degno erede. Per far fronte all'impari lotta contro i grandi club, Billy Beane (Brad Pitt) manager degli Oakland Athletics, squadra di baseball dal budget molto limitato, decide di affidarsi ad un giovane e pingue statistico (Jonah Hill) seguace della bizzarra sabermetrica di Bill James. Osteggiati e derisi da stampa e tifosi, conosceranno la gloria fugace senza vincere nulla, ma dimostrando al mondo intero che con i giusti mezzi, anche se pochi, si possono ottenere grandi risultati. Una storia vera, dove il baseball viene usato come pretesto per denudare un sistema dove l'apparenza conta più della sostanza e i soldi più della passione. Un film elegante e con i giusti toni, dialoghi raffinati e cadenza magistrale nonostante il paradigma dello script sia quello classico dei film d'oltreoceano. Per la bravura di Seymour Hoffman, anche se in un ruolo marginale, sono finite le parole. Sorprende Jonah Hill, il quale a sorpresa potrebbe trovare con questa interpretazione, una valida alternativa agli stupid-movie sin qui interpretati. Bravo Brad Pitt, come sempre, anche se è dal primo Ocean's che non smette di mangiare mentre recita . La sera degli oscar, quando vedrà Dujardin andare via con la statuetta, forse penserà che la mattina, prima di andare sul set, sarebbe meglio fare una colazione abbondante.
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(di hollyver07)
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riccardo t.
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martedì 21 febbraio 2012
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l'arte di vincere
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Come in The Social Network Aaron Sorkin usa un aspetto specifico per raccontare altro sulla società e sull’America.
Se nel film di Fincher, la metafora era l’incomunicabilità e l’influenza dei nuovi media attraverso Facebook, in Moneyball sono la seconda possibilità, il credere nel nuovo, il non arrendersi mai, a essere analizzati sotto la parola Baseball.
Nell’arte di vincere il Baseball diventa simbolo di riscatto, prima di un uomo che cerca rivalsa personale e privata e poi di un gruppo di uomini.
Quello che interessa lo sceneggiatore Sorkin, è appunto tale riflessione, il creare un gruppo, lo stare in gruppo vincere e perdere in gruppo, anche con difficoltà ma sempre al centro la collettività e mai l’individualità.
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Come in The Social Network Aaron Sorkin usa un aspetto specifico per raccontare altro sulla società e sull’America.
Se nel film di Fincher, la metafora era l’incomunicabilità e l’influenza dei nuovi media attraverso Facebook, in Moneyball sono la seconda possibilità, il credere nel nuovo, il non arrendersi mai, a essere analizzati sotto la parola Baseball.
Nell’arte di vincere il Baseball diventa simbolo di riscatto, prima di un uomo che cerca rivalsa personale e privata e poi di un gruppo di uomini.
Quello che interessa lo sceneggiatore Sorkin, è appunto tale riflessione, il creare un gruppo, lo stare in gruppo vincere e perdere in gruppo, anche con difficoltà ma sempre al centro la collettività e mai l’individualità.
Promotore di questo cambiamento, è Billy Beane interpretato da uno straordinario Brad Pitt, che cerca una nuova opportunità professionale che applica insieme al giovane Peter Brand di Jonah Hill, un nuovo metodo di approcciarsi al baseball, dove la parola chiave è squadra, e qui il film compie un attenta e sottile analisi alla situazione social economica americana, l’individuo, il migliore è importante. L’arte di vincere dimostra il contrario l’intelligenza applicata allo sport, la novità contro la tradizione.
Dal punto di vista tecnico il film vanta un ottima regia, da parte di Bennett Miller, che gira con classe aiutato sia da una buona fotografia che da un ottimo sonoro.
Ma oltre alla sceneggiatura, e il cast la parte fondamentale, soprattutto il duo protagonista, Jonah Hill, perfetto contro altare a Brad Pitt, che offre un interpretazione sentita,umana di un eterno perdente, che però ha raggiunto il suo personale riscatto.
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paolo bisi
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martedì 14 febbraio 2012
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un film maturo e riflessivo sul mondo sportivo
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Billy Beane è il general manager degli Oakland Athletics, una squadra di baseball non di prima fascia, che non può disporre di un badget milionario. A fine stagione, trovandosi nella situazione di dover sostituire un paio di giocatori di punta della squadra, assume il giovane Peter Brand, laureato in economia specializzato in analisi tecniche e statistiche. Con lui deciderà di mettere in piedi una nuova squadra, andando contro il volere di tutti, basandosi principalmente sui dati statistici dei giocatori. I risultati gli daranno ragione. Ispirato a una storia vera, questo film di Bennett Miller è una delle rare rappresentazioni sagge e veritiere del mondo sportivo americano, tema quanto mai difficile da trasporre sul grande schermo.
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Billy Beane è il general manager degli Oakland Athletics, una squadra di baseball non di prima fascia, che non può disporre di un badget milionario. A fine stagione, trovandosi nella situazione di dover sostituire un paio di giocatori di punta della squadra, assume il giovane Peter Brand, laureato in economia specializzato in analisi tecniche e statistiche. Con lui deciderà di mettere in piedi una nuova squadra, andando contro il volere di tutti, basandosi principalmente sui dati statistici dei giocatori. I risultati gli daranno ragione. Ispirato a una storia vera, questo film di Bennett Miller è una delle rare rappresentazioni sagge e veritiere del mondo sportivo americano, tema quanto mai difficile da trasporre sul grande schermo. La trama procede fluida senza particolari ostacoli, aiutata da prove superlative degli attori, in primis Brad Pitt, magistrale nel dare il volto a un personaggio caratterizzato, al contrario di molti altri dirigenti sportivi, da un grande cuore. Il 2011, impreziosito anche dall'ottima interpretazione in "The tree of life" di Terrence Malick, rappresenta probabilmente la svolta definita nella carriera dell'attore americano. Da ricordare anche un grandissimo Jonah Hill nella parte del giovane aiutante di Beane, e ancora una volta, manco a dirlo, Philip Seymour Hoffman, nel ruolo dell'allenatore. Oltre alla buona prova degli attori, da evidenziare la profondità dei temi di fondo, in apparenza nascosti dietro quello sportivo: la visione politica americana, e la visione sempre a stelle e strisce dello sport, spesso considerato come una vera professione, più importante e prestigiosa di qualsiasi altra.
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nfl 26
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mercoledì 25 gennaio 2012
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la chiave che cambiò,per sempre, lo sport!!!
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Il film inizia con una importante, ma scontata, partita: New York Yankees vs. Oakland Athletics. Ciò che fin da subito il film evidenzia non è tanto l'azione di gioco,il tifo, l'atmosfera che si respira prima e dopo il match, ma il grande divario che vi è tra il budget di una e dell'altra squadra. Un distacco di quasi 100 mln che, sul campo, non lascia speranza a squadre come gli Oakland Athletics. Come se ciò non bastasse la squadra di Oakland subisce la perdita dei suoi fuoriclasse, attirati da grandi contratti e potenti squadre! La svolta avviene quando il coach degli Oakland Athletics, Billy Beane incontra un matematico di Yale, Peter Brand il quale,tramite formule matematiche e statistiche dimostrerà, prima ad Oakland e successivamente a tutto il mondo, che non sempre il talento di un giocatore corrisponde al suo costo! Una nuova mentalità che sicuramente, all'inizio, non viene accolta a braccia aperte; essa però dimostrerà la sua forza e credibilità trasformando gli Oakland in una squadra in grado, con pochi soldi, di affrontare squadre a cinque stelle e raggiungere record invidiabili !!! Una grande storia americana che dimostra quanto questo popolo sia il più civilizzato, sicuramente, in ambito sportivo.
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Il film inizia con una importante, ma scontata, partita: New York Yankees vs. Oakland Athletics. Ciò che fin da subito il film evidenzia non è tanto l'azione di gioco,il tifo, l'atmosfera che si respira prima e dopo il match, ma il grande divario che vi è tra il budget di una e dell'altra squadra. Un distacco di quasi 100 mln che, sul campo, non lascia speranza a squadre come gli Oakland Athletics. Come se ciò non bastasse la squadra di Oakland subisce la perdita dei suoi fuoriclasse, attirati da grandi contratti e potenti squadre! La svolta avviene quando il coach degli Oakland Athletics, Billy Beane incontra un matematico di Yale, Peter Brand il quale,tramite formule matematiche e statistiche dimostrerà, prima ad Oakland e successivamente a tutto il mondo, che non sempre il talento di un giocatore corrisponde al suo costo! Una nuova mentalità che sicuramente, all'inizio, non viene accolta a braccia aperte; essa però dimostrerà la sua forza e credibilità trasformando gli Oakland in una squadra in grado, con pochi soldi, di affrontare squadre a cinque stelle e raggiungere record invidiabili !!! Una grande storia americana che dimostra quanto questo popolo sia il più civilizzato, sicuramente, in ambito sportivo. Nel film non verrà menzionato ma l'incontro tra il coach Beane e Brand segnerà la nascita del salary cap: tutte le squadre di tutte le leghe sportive americane avranno stesso budget. L'idea è che una grande squadra debba essere o divenire grande non grazie ai soldi ma grazie al talento,cuore e testa di tutti coloro che la compongono! Il film, della durata di circa poco più di due ore, scorre benissimo e trascina molto velocemente lo spettatore all'interno delle diverse situazioni. Brad Pitt nel ruolo del coach Billy Beane è sensazionale, ma esagerata la canditatura all'oscar per questo ruolo! Altra canditatura agli oscar( ma stavolta meritatissima) è diretta all'attore Jonah Hill, il quale ci regala la sua più grande e profonda interpretazione,fin ora, della sua carriera!!! Molto interessanti le musiche di Mychael Danna. Alla fine alla regia ritorna dopo la grande pellicola "Truman Capote - A Sangue Freddo", Bennett Miller, il quale non delude i propri fan e regala un'altra perla, un'altra iportante e profonda storia! Il film piacerà molto ma lo apprezzeranno fino in fondo,in particolare, coloro che sono più vicini alla cultura sportiva americana!!!
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1962thor
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martedì 22 maggio 2012
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ottima metafora di un perdente
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In Italia fa 297.000 € di incassi ma che è candidato a 6 Oscar ; ma come vengono promossi i film nel nostro paese ?
Bella metafora dell'arte di perdere incarnata da un grande Brad Pitt nei panni di un general manager che a causa dei suoi ancoraggi negativi
e nel tentativo di trasformare il "sistema" che muove il baseball, non riesce a mettere pienamente la faccia in quello che fa, si tiene al margine
del campo di gioco, al di fuori dello spogliatoio e lontano dai mezzi che portano la squadra in trasferta.
Centratissimo Jonah Hill nel suo ruolo, non si capisce bene la scarsa importanza data ad un attore della portata di Philip Seymour Hoffman
che veste i panni di un allenatore poco espressivo.
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puppodums
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domenica 20 maggio 2012
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un buon film di attori pieno di difetti
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Bella prova per gli attori, in un film sul baseball praticamente senza gioco. Peccato che il film sia pieno di difetti. In primo luogo è eccessivamente lento, con una prima parte troppo diluita e un cambiamento di *posizione* troppo repentino. In secondo luogo è troppo tecnico: è vero che di baseball ce n'è poco ma quello che c'è è quasi incomprensibile pur avendo una minima infarinatura dello sport. In terzo luogo alcuni personaggi sono mal sfruttati, vedi l'allenatore od orribilmente stereotipati, vedi la figlia del protagonista e il rapporto che ne consegue. Dopo un finale eccessivamente sfumato e blando rimane l'amaro in bocca di un film che non mantiene quel che promette, nonostante buone prove di attori.
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Bella prova per gli attori, in un film sul baseball praticamente senza gioco. Peccato che il film sia pieno di difetti. In primo luogo è eccessivamente lento, con una prima parte troppo diluita e un cambiamento di *posizione* troppo repentino. In secondo luogo è troppo tecnico: è vero che di baseball ce n'è poco ma quello che c'è è quasi incomprensibile pur avendo una minima infarinatura dello sport. In terzo luogo alcuni personaggi sono mal sfruttati, vedi l'allenatore od orribilmente stereotipati, vedi la figlia del protagonista e il rapporto che ne consegue. Dopo un finale eccessivamente sfumato e blando rimane l'amaro in bocca di un film che non mantiene quel che promette, nonostante buone prove di attori.
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salda91
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venerdì 24 febbraio 2012
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il coraggio di vincere
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Dopo l’ottima stagione disputata dagli Oakland Athletics, Billy Beane, General Manager della squadra di baseball, vede portarsi via i suoi migliori giocatori da team più blasonati e aventi un potere contrattuale decisamente maggiore rispetto al proprio, al cospetto di un budget a disposizione molto più alto. Ormai disilluso nell’effettuare la campagna acquisti, l’incontro con il giovane Peter Brand muta la situazione: quest’ultimo espone a Billy l’idea secondo cui è possibile creare una squadra vincente non puntando sulla bravura individuale, ma sulle caratteristiche dei singoli da incastrare, mediante meccanismi statistici, in un gioco corale. Attratto da questa nuova teoria e dalla possibilità (inedita) di edificare un gruppo fondato sulla coesione e la fiducia nelle potenzialità dei giocatori, l’idea viene subito abbracciata da Billy, che si adopera prontamente a reclutare una serie di uomini scartati dalle altre società per dare avvio al progetto.
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Dopo l’ottima stagione disputata dagli Oakland Athletics, Billy Beane, General Manager della squadra di baseball, vede portarsi via i suoi migliori giocatori da team più blasonati e aventi un potere contrattuale decisamente maggiore rispetto al proprio, al cospetto di un budget a disposizione molto più alto. Ormai disilluso nell’effettuare la campagna acquisti, l’incontro con il giovane Peter Brand muta la situazione: quest’ultimo espone a Billy l’idea secondo cui è possibile creare una squadra vincente non puntando sulla bravura individuale, ma sulle caratteristiche dei singoli da incastrare, mediante meccanismi statistici, in un gioco corale. Attratto da questa nuova teoria e dalla possibilità (inedita) di edificare un gruppo fondato sulla coesione e la fiducia nelle potenzialità dei giocatori, l’idea viene subito abbracciata da Billy, che si adopera prontamente a reclutare una serie di uomini scartati dalle altre società per dare avvio al progetto. Dapprima le cose non vanno come dovrebbero, ma col tempo i fatti sembrano dar ragione ai due innovatori. Infine il tenero rapporto che Beane ha con sua figlia, in contrapposizione al divorzio con la moglie, e il turbamento interiore, esplicato da una evidente difficoltà a trattenere rabbia e nervoso (si noti a tal proposito la continua esigenza di masticazione), del protagonista, rendono la vicenda ancor più umana.
Ispirato ad una storia vera, il film, è tratto dal libro del celebre giornalista M. Lewis, Moneyball; seconda opera del regista di Truman Capote, è lo script dei due notevoli sceneggiatori Zaillian e Sorkin (già premio Oscar con The Social Network) a fare della pellicola un ottimo prodotto, nonché la magistrale interpretazione dell’idolo del genere femminile Brad Pitt, anche quest’anno in corsa per la tanto agognata e mai raggiunta statuetta.
Il titolo, L’arte di vincere, è in aperta dissonanza con la natura del protagonista, definibile come “un vincente che non vince”, in quanto logorato da una serie di sconfitte, quali il mancato successo come giocatore, il fallimento del matrimonio o lo sfiorato raggiungimento del titolo l’anno precedente, che lo accompagnano costantemente, tanto da indurlo a non assistere mai alle partite della propria squadra. E’ probabilmente da qui che parte la sua voglia di riscatto attraverso un’integrità, una tenacia e un metodo non condivisi dai più, una scommessa esistenziale da vincere senza le luci abbaglianti del trionfo comunemente inteso. In sostanza, viene narrata non la trama sportiva tradizionale, che accompagna ad eroiche e improbabili vittorie, ma la storia di un uomo che serve, tramite il mondo dello sport, a scavare la società statunitense, e capitalistica in generale, regolata da inossidabili cliché, “in primis” quelli di denaro e successo. Il baseball ha in realtà solo una valenza metaforica e romantica e, benché sia la cruda statistica di Peter a portare al successo, è il fattore umano incarnato da Billy a rendere tale successo concreto.
Accanto a Pitt troviamo un validissimo J. Hill, alle prese con un ruolo soltanto incidentalmente comico; certo, un attore del calibro di Hoffman poteva sicuramente essere utilizzato in modo più proficuo, eccessivamente sacrificato invece nel ruolo del coach. Inoltre, per apprezzare appieno il film, è indispensabile quantomeno un generale interesse nei confronti dello sport e delle trame che lo costellano, ma la riuscita della pellicola è comunque indubbia.
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laerte
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domenica 12 febbraio 2012
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cosa significa vincere?
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Billy Beane (Brad Pitt) vuole vincere. Ma nel suo passato vede sconfitte: come giocatore è stato una promessa mancata, il suo matrimonio non ha funzionato, la squadra di cui è general manager non ha vinto il campionato.
Nonostante questo Billy Beane non si arrende. Vuole dimostrare che ce la può fare, anche se la sua squadra, gli Oakland hanno perso i tre giocatori più importanti e anche se ha a disposizione un terzo del budget delle squadre ricche.
Billy capisce allora che deve cominciare a pensare in maniera diversa: se si affidera ai soliti schemi, vincerà solo chi ha più risorse dentro quelli schemi. Si affida allora a Peter Brand (Johan Hill), giovane laureato con idee divergenti sulle modalità di valutazioni dei giocatori: non è detto che il più caro sia il migliore, bisogna capire come si comporta effettivamente sul campo, quali sono le sue percentuali.
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Billy Beane (Brad Pitt) vuole vincere. Ma nel suo passato vede sconfitte: come giocatore è stato una promessa mancata, il suo matrimonio non ha funzionato, la squadra di cui è general manager non ha vinto il campionato.
Nonostante questo Billy Beane non si arrende. Vuole dimostrare che ce la può fare, anche se la sua squadra, gli Oakland hanno perso i tre giocatori più importanti e anche se ha a disposizione un terzo del budget delle squadre ricche.
Billy capisce allora che deve cominciare a pensare in maniera diversa: se si affidera ai soliti schemi, vincerà solo chi ha più risorse dentro quelli schemi. Si affida allora a Peter Brand (Johan Hill), giovane laureato con idee divergenti sulle modalità di valutazioni dei giocatori: non è detto che il più caro sia il migliore, bisogna capire come si comporta effettivamente sul campo, quali sono le sue percentuali. Affidandosi a questa idea Billy Beane riesce, pur scontrandosi con tutti gli scout della dirigenza, a ricreare una squadra con pochi soldi.
Billy Beane riuscirà quindi in un miracolo: vincere, dopo un avvio difficile, 20 gare consecutive e portare la sua squadra alla finale del campionato.
La finale verrà però persa e Billy Beane vedrà solo la sconfitta: saranno la figlia e Peter Brand a fargli vedere che in realtà, lui, ha vinto.
Il regista sembra quindi chiederci: cosa significa davvero vincere?
Un ottimo film, metafora dell'ossessione occidentale (non solo americana) di vincere: riusciamo a riconoscere ciò che siamo e a goderci la vita ("just enjoy the show" canta la figlia di Billy Bean) al di là di ciò che la società pensa di noi?
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filippo catani
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sabato 4 febbraio 2012
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sport & denaro accoppiata sempre vincente?
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La squadra di baseball degli Oakland Athletics arriva ad un passo dallo sconfiggere i plurititolati e ipermilionari New York Yankees. Il fatto è che le maggiori squadre della lega a suon di dollari si portano via tutti i migliori giocatori della squadra. Il general menager (ex promessa del baseball) dovrà ripartire da zero con l'aiuto di un sistema statistico ordito da un giovane laureato in economia. Tratto da vicende realmente accadute.
Molto probabilmente in Italia nessuno si accorgerà nemmeno dell'uscita sullo schermo di questo film, altri lo bolleranno come un film sul baseball che nessuno può seguire perchè non si sanno bene le regole mentre altri non andranno temendo di andare incontro alla solita americanata.
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La squadra di baseball degli Oakland Athletics arriva ad un passo dallo sconfiggere i plurititolati e ipermilionari New York Yankees. Il fatto è che le maggiori squadre della lega a suon di dollari si portano via tutti i migliori giocatori della squadra. Il general menager (ex promessa del baseball) dovrà ripartire da zero con l'aiuto di un sistema statistico ordito da un giovane laureato in economia. Tratto da vicende realmente accadute.
Molto probabilmente in Italia nessuno si accorgerà nemmeno dell'uscita sullo schermo di questo film, altri lo bolleranno come un film sul baseball che nessuno può seguire perchè non si sanno bene le regole mentre altri non andranno temendo di andare incontro alla solita americanata. Fatto sta che invece il film è davvero di ottima fattura. Intanto per i suoi protagonisti e su tutti uno straordinario Brad Pitt capace di calarsi benissimo nella parte del general manager, ex promessa del baseball e separato con una figlia a cui vuole un gran bene. Sa alternare momenti duri e cinici a momenti ironici e leggeri. E questa è un po' anche la chiave di volta del film che non è solo un film sul baseball ma su un tema che ci tocca da vicino e cioè quello tra sport e denaro. Come fanno le squadre medio-piccole in qualsiasi sport di squadra a sopravvivere contro lo strapotere dei grandi club che pensano di basare la loro strategia sullo sullo spendere montagne di denaro e guadagnarne altrettanto?. Beh bisogna fare di necessità virtù e soprattutto riscoprire l'autentico valore dello sport fatto di competizione, sudore, risultati e record da migliorare. Una pelliccola che sa intrattenere lo spettatore ma sa anche farlo riflettere specie su quanto lo sport possa diventare una macchina infernale e magari da giovane sei un fenomeno e abbandoni tutto per il baseball e magari dopo qualche anno a causa di infortuni o altro ti ritrovi a spasso senza contratto e titolo di studio. Assolutamente consigliato.
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[+] molto probabile
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astromelia
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sabato 4 febbraio 2012
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occasioni e opportunità
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nella vita come nello sport la buona riuscita dipende da più fattori intrinseci,coincidenze opportunità tempi giusti,incontri con persone predisposte,come in questa storia vera narrata in un libro e portata sullo schermo,beane e brand hanno cambiato la filosofia del baseball,unendo le loro idee, senza dimenticare che lo sport è businness e i giocatori mere pedine di scambio al maggior profitto,intrecciando vita privata con la sua professione beane/pitt ha dato vita al personaggio,non intersecando però privato e pubblico ma narrandolo,non la reputo la migliore interpretazione di brad,ma una riuscita produzione di se stesso,mentre jonah hill caratterista perfetto dei suoi film,oscar personale a CYRUS, anche qui a suo agio nei panni del laureato dalle idee brillanti,ne sentiremo ancora parlare, con un seymour hoffman purtroppo sprecato nella parte dell'allenatore.
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nella vita come nello sport la buona riuscita dipende da più fattori intrinseci,coincidenze opportunità tempi giusti,incontri con persone predisposte,come in questa storia vera narrata in un libro e portata sullo schermo,beane e brand hanno cambiato la filosofia del baseball,unendo le loro idee, senza dimenticare che lo sport è businness e i giocatori mere pedine di scambio al maggior profitto,intrecciando vita privata con la sua professione beane/pitt ha dato vita al personaggio,non intersecando però privato e pubblico ma narrandolo,non la reputo la migliore interpretazione di brad,ma una riuscita produzione di se stesso,mentre jonah hill caratterista perfetto dei suoi film,oscar personale a CYRUS, anche qui a suo agio nei panni del laureato dalle idee brillanti,ne sentiremo ancora parlare, con un seymour hoffman purtroppo sprecato nella parte dell'allenatore.PELLICOLA LEGGERMENTE LUNGA E VISIONE ADATTA PIù AD UN PUBBLICO MASCHILE,dato il tema,ma comunque pitt con i suoi 48 anni è sempre un bel vedere,4 stelle per il contesto
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