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aurora m.
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lunedì 14 maggio 2012
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la fine del nostro mondo, firmata lars von trier.
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Un lungo prologo, una lenta introduzione che si rivela riassuntiva, un sapiente mix di musica wagneriana e pittura in movimento. E' così che si presenta agli occhi dello spettatore l'inizio di Melancholia, pacifico e inquietante al tempo stesso. Chiunque abbia visto qualche film di Lars Von Trier, pensa di sapere cosa aspettarsi entrando in sala: il regista danese ha ampiamente dimostrato di saper abilmente, e volutamente, destabilizzare e frantumare ogni nostra sicurezza(Dogville), mettendoci nella situazione di doverci porre dei quesiti che si pensava avessero già trovato una risposta. In sala mi reputavo preparata, pensavo già al peggio. Ma sono rimasta spiazzata: in questo film Von Trier rinuncia, quasi interamente, alla crudezza e alla violenza delle sue celebri immagini, lasciandoci confusi, stordendoci con immagini che sembrano uscire dal Purgatorio, da quella terra di mezzo che ci è difficile ricondurre al modus operandi di questo regista.
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Un lungo prologo, una lenta introduzione che si rivela riassuntiva, un sapiente mix di musica wagneriana e pittura in movimento. E' così che si presenta agli occhi dello spettatore l'inizio di Melancholia, pacifico e inquietante al tempo stesso. Chiunque abbia visto qualche film di Lars Von Trier, pensa di sapere cosa aspettarsi entrando in sala: il regista danese ha ampiamente dimostrato di saper abilmente, e volutamente, destabilizzare e frantumare ogni nostra sicurezza(Dogville), mettendoci nella situazione di doverci porre dei quesiti che si pensava avessero già trovato una risposta. In sala mi reputavo preparata, pensavo già al peggio. Ma sono rimasta spiazzata: in questo film Von Trier rinuncia, quasi interamente, alla crudezza e alla violenza delle sue celebri immagini, lasciandoci confusi, stordendoci con immagini che sembrano uscire dal Purgatorio, da quella terra di mezzo che ci è difficile ricondurre al modus operandi di questo regista. In un mondo prossimo alla Fine, due sorelle si destreggiano tra sentimenti complessi e una quotidianità al limite dell'inutilità: Justine (Kirsten Dunst) partecipa al suo matrimonio in grande stile come se fosse un avvenimento che le è totalmente estraneo, avvolta nel velo della depressione che si fa sempre più pesante e dal quale si lascerà facilmente vincere; Claire (Charlotte Gainsbourg, musa del regista) si preoccupa per la sorella, non la capisce, la critica, e cercherà di comprendere tutto ciò che accadrà, nonostante la razionalità si dimostri palesemente fallace e insufficiente. Le figure delle due sorelle dominano lo scheletro del film, che si fa bipartito, dando equamente a ognuna la propria parte (la prima è dedicata a Justine, la seconda a Claire). L'angoscia di Justine apre le porte all'oscurità, fino a quel momento a malapena intravista tra un sorriso e l'altro degli invitati al matrimonio. Justine riesce a percepire, così come allo stesso modo fa la Natura, cosa realmente sta accadendo: il pianeta Melancholia è diretto verso la Terra, e la collisione è solo questione di tempo. Attraverso Justine, Lars Von Trier ci lancia un messaggio, nemmeno troppo velato: l'umanità non merita di sopravvivere, l'uomo non merita la vita. A questa si oppone un'altra visione del regista, espostaci tramite Claire, secondo la quale deve esserci un'altra spiegazione, un senso più logico, e magari una via d'uscita. Ma una via d'uscita non c'è, e il mondo che noi conosciamo è destinato a dissolversi. Le certezze di Claire cominciano a vacillare quando la sorella, ospite in casa sua dopo il fallimento del matrimonio, comincia a sembrare più credibile, meno "folle". In Claire sboccia il seme della paura, mentre in Justine è ormai germogliato il fiore della rassegnazione: non c'è niente che si possa fare, questa è la fine, quella che la razza umana ha meritato di avere, ed è giusto che sia così. Uno scontro tra due personalità diverse, una battaglia tra la sopravvivenza e la morte, il cui esito è già stato percepito dalla Natura, che progressivamente si fa sempre più ostile e agitata; mentre in noi spettatori rimane comunque una sorta di calma, forse evocata dall'omaggio che il regista di Dogma ha voluto fare all'arte, perfetta e immutabile, anche in uno scenario apocalittico.Melancholia è un film magico, per la sua incredibile capacità di incantare lo spettatore.Credo che nel finale nessuno possa, e voglia, distogliere lo sguardo dallo schermo nemmeno per un secondo. Io ho preferito stancare le palpebre.
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gianleo67
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mercoledì 11 aprile 2012
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fine del mondo da serial tv
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Una famiglia si ritrova per un ricevimento di nozze nel maniero (con annesso campo da golf a 18 buche!) del ricco cognato
della sposa. Il matrimonio naufraga immediatamente e dopo la partenza degli ospiti i rimanenti componenti il nucleo familiare
rimane ad attendere tra fiducia e disperazione l'imminente passaggio di un misterioso pianeta (Melancholia) che rischia di
collidere catastroficamente con la Terra. Interessante e bizzarro soggetto per un dramma fanta-psicologico che rasenta il
ridicolo.
La elaborazione di temi impegnativi come il senso della vita, la paura escatologica della fine del mondo, il significato
della presenza dell'uomo sulla Terra è banalizzata da un linguaggio cinematografico inadeguato e pretenzioso se non proprio
superficiale.
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Una famiglia si ritrova per un ricevimento di nozze nel maniero (con annesso campo da golf a 18 buche!) del ricco cognato
della sposa. Il matrimonio naufraga immediatamente e dopo la partenza degli ospiti i rimanenti componenti il nucleo familiare
rimane ad attendere tra fiducia e disperazione l'imminente passaggio di un misterioso pianeta (Melancholia) che rischia di
collidere catastroficamente con la Terra. Interessante e bizzarro soggetto per un dramma fanta-psicologico che rasenta il
ridicolo.
La elaborazione di temi impegnativi come il senso della vita, la paura escatologica della fine del mondo, il significato
della presenza dell'uomo sulla Terra è banalizzata da un linguaggio cinematografico inadeguato e pretenzioso se non proprio
superficiale. Si nota la totale assenza di una necessaria composizione simbolica a livello figurativo (a mio parere presente
nel pur criticato 'Antichrist') e di un tessuto narrativo coerente ed efficace. Piu' interessante la prima parte dove si
notano timidi spunti legati al tema, sottilmente evocato, dell'attesa. Meno riuscita la seconda che si risolve in modo
incolore e privo di efficacia narrativa. Lo script è quanto meno approssimativo con dialoghi più consoni ad una soap-opera e
che oscillano tra la banalità e l'insipienza. Il ritmo è piatto come pure la fotografia che appaiono involuti e anonimi; dove
la mancata progressione di una utile tensione drammatica non è compensata da un approccio altrimenti minimalista alla materia
trattata. Le plausibili citazioni letterarie e cinefile (da Ballard a Buzzati a Tarkovskij) sono abilmente eluse da una regia
che manca di autorevolezza e chiarezza di intenti.
Compagine nutrita di star Hollywoodiane vecchie e nuove che sembrano spaesate e si aggirano attonite e perplesse per il set
forse ignare di essere riprese. La Dunst fornisce il solito contributo di smorfiette e la Gainsbourg non mai apparsa così
fuori ruolo. Alcune sequenze sono perfino imbarazzanti: la Dunst tutta nuda in preda ad una sorta di licantropia autoerotica;
il comportamento inspiegabile di K.Sutherland che si suicida senza avvisare; l'ingenuo e tenero mehnir di viticci che
dovrebbe proteggere simbolicamente i nostri dalla fine imminente; lo scontro cosmico tra due mondi alla stregua di un banale
incidente d'auto. Comicità involontaria.
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crociclaudio
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giovedì 29 marzo 2012
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la vita e' cattiva
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Commento a Melancholia
In primo luogo un’opera filmica cioè comunque una pellicola che ha in sé motivi artistici , come dei versi che assurgono a “ poesia”.
La lentezza del film che alcuni lamentano , esprime invece pause necessarie a costringere lo spettatore a pensare su questa enorme contraddizione che è la vita umana , la natura che ci circonda , il mistero della vita e della morte. Justine interpreta un po’ la chiave di volta che con le sue certezza quasi folli e che scuotono in primo luogo sé stessa , rompono i canoni di una vita che scorre nella normalità. Amore , successo , matrimonio tutte parvenze di cui non comprendiamo il significato , ma lo accettiamo passivamente. La natura stessa bella , selvaggia , vera ed incantata , ma capace di autodistruggersi e di infischiarsene dei calcoli degli uomini.
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Commento a Melancholia
In primo luogo un’opera filmica cioè comunque una pellicola che ha in sé motivi artistici , come dei versi che assurgono a “ poesia”.
La lentezza del film che alcuni lamentano , esprime invece pause necessarie a costringere lo spettatore a pensare su questa enorme contraddizione che è la vita umana , la natura che ci circonda , il mistero della vita e della morte. Justine interpreta un po’ la chiave di volta che con le sue certezza quasi folli e che scuotono in primo luogo sé stessa , rompono i canoni di una vita che scorre nella normalità. Amore , successo , matrimonio tutte parvenze di cui non comprendiamo il significato , ma lo accettiamo passivamente. La natura stessa bella , selvaggia , vera ed incantata , ma capace di autodistruggersi e di infischiarsene dei calcoli degli uomini. Una tristezza cosmica pervade tutta la storia per finire in un gesto di infinito amore come la stretta di mano tra due sorelle e un ragazzino , una speranza ? Forse ! Ma nello stesso istante il mondo si dissolve.
Claudio Croci
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catdog
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martedì 27 marzo 2012
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ottima opera cinematografica
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MELANCHOLIA di Lars Von Trier:
L’inizio del film è particolare sembrano delle fotografie che prendono vita, molto suggestivo.
Il regista fa vivere lo spettatore con grande partecipazione tutto il film fin dalla prima scena, lo prende per mano e quasi come per magia lo porta come un entità invisibile dentro le scene, lo fa sentire libero di vagare tra gli attori e la macchina da presa. Ecco il sommo genio.
Ho percepito in tutto il film una latente angoscia, il regista “mi convince” a non credere in nulla al nichilismo più feroce, mi sento affranto perché la vita e la Terra sono “cattive” e meritano un’inesorabile morte, senza speranza di rinascita.
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MELANCHOLIA di Lars Von Trier:
L’inizio del film è particolare sembrano delle fotografie che prendono vita, molto suggestivo.
Il regista fa vivere lo spettatore con grande partecipazione tutto il film fin dalla prima scena, lo prende per mano e quasi come per magia lo porta come un entità invisibile dentro le scene, lo fa sentire libero di vagare tra gli attori e la macchina da presa. Ecco il sommo genio.
Ho percepito in tutto il film una latente angoscia, il regista “mi convince” a non credere in nulla al nichilismo più feroce, mi sento affranto perché la vita e la Terra sono “cattive” e meritano un’inesorabile morte, senza speranza di rinascita. E’ un film forte, come la disperata ed inutile fuga della madre verso la città, dove nasconde il significato che davanti all’ineluttabile, nulla ci può salvare. Bellissima e sublime la scena di quando Justine dice alla sorella, dopo avergli detto che lei già sapeva il numero esatto dei fagioli nella bottiglia, che non c’è nulla dopo la morte ma soltanto un vuoto cosmico. Il regista rende palpabile e materializza quell’atmosfera di falsa felicità dove ogni cosa è mascherata ed è finta, dove tutti devono per forza essere felici quasi come se fosse un dogma, la felicità è obbligatoria altrimenti l’umanità ti mette al bando, solo la sorella capiva Justine, impazzita e impotente davanti alla ineluttabile verità di morte, eppure certe volte anche lei la odiava con tutta se stessa. Un film crudo dove i genitori ripudiano i figli perché vuoti e resi schiavi del danaro. Ci sono poi molte metafore e simboli nel film che solo un grande spettatore attento riesce a cogliere, e si potrebbe parlare per ore.
Invece, non mi è piaciuto l’esagerata dominante del giallo nelle scene esterne quasi come se il regista non avesse fatto un corretto bilanciamento del bianco, ma probabilmente è stata una cosa voluta. In ultima analisi, l’opera l’avrei fatta più lunga, mi dispiace tanto quando finisce e sicuramente è da rivedere più volte. Per certi versi mi ricorda un poco il meraviglioso The tree of life by Terrence Malick.
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luis23
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domenica 25 marzo 2012
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kirsten dunst... la fine del mondo !!
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E'giusto spiegare la provocazione.
Intanto metà è provocazione l'altra metà è proprio la Dunsten che si lega bene al film in quanto bellezza inquieta o direi piuttosto sguardo, aria inquieta che fa trasparire , dai suoi personaggi, una messa in discussione di tutto. Quindi da questo punto di vista meglio di lei in questo film ad esprimere insofferenza al proprio matrimonio dopo poche ore , con ineluttabile separazione, non poteva nessuno.
Per il resto avrei potuto titolare questo mio commento cosi: anche io ho fatto un sogno, anzi un incubo... ma non credo interessi nessuno di voialtri.
Il rischio è di fare un film visionario (che di per sé non è un difetto, anzi)ma fine a se' stesso, che rende a mio parere questo lavoro inversamente proporzionale come dimensione al "gigantesco" pianeta in avvicinamento alla nostra mal-trattata terra: un lavoro piccolo piccolo e, quel che è peggio, inutile!!
Sintesi brutale e forse anche troppo ingrata per il lavoro altrui ma confesso che è "esattamente" ciò che ho pensato durante i titoli di coda.
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darkmage1975
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venerdì 23 marzo 2012
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un film inutile
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Ok, al solito mi trovo a dover commentare un film che ho detestato per avermi fatto perdere 2 ore di tempo, fra mille commenti, invece, assolutamente entusiasti. Quindi ho deciso di impegnarmi nel fare capire chi legge, ed eventualmente prima di vedere il film, se i suoi gusti lo farebbero propendere verso un giudizio ottimo o verso il mio. A parte la visionaria sigla iniziale che riassume in una serie di quadri lievemente animati (lo stile che il regista adora, quello slow slow motion che abbiamo visto in opere passate) all'inizio del fim pare subito esserci una trama, e nel complesso c'è, fino alla fine. Gli entusiasti dicono "una trama molto semplice, seppure caratterizzata da un evento catastrofico imminente, che tuttavia proprio per la sua semplicità non distoglie lo spettatore da quello che è il vero scopo del film: leggere dentro l'anima delle due sorelle protagoniste.
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Ok, al solito mi trovo a dover commentare un film che ho detestato per avermi fatto perdere 2 ore di tempo, fra mille commenti, invece, assolutamente entusiasti. Quindi ho deciso di impegnarmi nel fare capire chi legge, ed eventualmente prima di vedere il film, se i suoi gusti lo farebbero propendere verso un giudizio ottimo o verso il mio. A parte la visionaria sigla iniziale che riassume in una serie di quadri lievemente animati (lo stile che il regista adora, quello slow slow motion che abbiamo visto in opere passate) all'inizio del fim pare subito esserci una trama, e nel complesso c'è, fino alla fine. Gli entusiasti dicono "una trama molto semplice, seppure caratterizzata da un evento catastrofico imminente, che tuttavia proprio per la sua semplicità non distoglie lo spettatore da quello che è il vero scopo del film: leggere dentro l'anima delle due sorelle protagoniste." Il problema è che io non c'ho letto quasi nulla. O meglio: certo, sia l'una che l'altra sorella, caratterizzate da un padre e una madre inadeguati, anche se per motivi totalmente diversi, sono piene di problemi e drammi interiori non risolti (e che non si risolvono certo nel corso del film ,anzi si acutizzano) tanto che una delle due è evidentemente psicologicamente instabile. Eppure il film non è altro che un lento (anzi, lentissimo, in pure stile slow slow motion) danzare delle patologie mentali delle due protagoniste che danno sfoggio dei loro problemi senza, a mio avviso, alcuna volontà del regista di portarli a soluzione. Ma, mi dirà qualcuno, il bello è proprio il fatto che il film non abbia l'intenzione, come la maggior parte dei film di oggi, di arrivare ad una soluzione del problema, solo di mostrarlo in tutta la sua realtà. Bene. Ma non fa assolutamente per me. Per concludere, per chi l'aveva visto, devo dire che Anticristo mi era piaciuto decisamente di più (voto da 4/10 invece di Melancholia che non passa il 2/10).
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cinemaniaco85
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venerdì 16 marzo 2012
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von trier com malick
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Trier dà anche lui la sua versione della vita e della morte come ha fatto Malick del suo The tree of life...
2 film a mio avviso stupendi e da vedere, profondi e mai sotto tono, se quello che volete vedere è un film
riflessivo e non banale o commerciale come tanti in questi tempi!
X fortuna esistono anche questi genere di film d'autore! Da vedere!!!!!!!!!!!!!!!!
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bordata
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giovedì 8 marzo 2012
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disastro planetario.
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A parte qualche buona immagine, il bello di 'sto film è stata l'opera del pianeta MELANCHOLIA che in un lampo è riuscito a togliere di mezzo i noiossissimi protagonisti del film!
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mahleriano
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lunedì 5 marzo 2012
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film molto bello, ma con qualche critica.
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Film diviso in tre parti: un prologo, bellissimo, fatto di immagini e sequenze splendide, della durata di poco meno di dieci minuti, che in breve lascia intuire la sciagura che di lì a poco si abbatterà sulla Terra. Una seconda parte della durata di circa un'ora, dedicata a una delle due protagoniste e al suo matrimonio appena celebrato che si evolve nel giro di poche ore verso un completo disastro. Decisamente la meno riuscita. Perché l'intero intreccio di fatto spesso si risolve in una sequenza di atti o dialoghi più o meno forzati, fini a sé stessi, o in certi casi ridicoli: e soprattutto quasi sempre volutamente incomprensibili, dunque alla lunga decisamente stancanti.
Rimane comunque un fascino legato spesso alle atmosfere e ai colori, che si mantengono con una dominante giallastra per tutta la seconda parte per poi sconfinare in una più algida dominante azzurra nella terza.
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Film diviso in tre parti: un prologo, bellissimo, fatto di immagini e sequenze splendide, della durata di poco meno di dieci minuti, che in breve lascia intuire la sciagura che di lì a poco si abbatterà sulla Terra. Una seconda parte della durata di circa un'ora, dedicata a una delle due protagoniste e al suo matrimonio appena celebrato che si evolve nel giro di poche ore verso un completo disastro. Decisamente la meno riuscita. Perché l'intero intreccio di fatto spesso si risolve in una sequenza di atti o dialoghi più o meno forzati, fini a sé stessi, o in certi casi ridicoli: e soprattutto quasi sempre volutamente incomprensibili, dunque alla lunga decisamente stancanti.
Rimane comunque un fascino legato spesso alle atmosfere e ai colori, che si mantengono con una dominante giallastra per tutta la seconda parte per poi sconfinare in una più algida dominante azzurra nella terza. Ed è in questa parte, anch'essa della durata di circa un'ora, in cui si arriva a una visione della fine del mondo con un impatto sullo spettatore di una potenza straordinaria e realmente angosciante sia visivamente che per il ricorso a un espediente sonoro molto efficace: un rombo sordo che progressivamente e inesorabilmente accresce sempre più la sua intensità nell'ultimo quarto d'ora del film. Qualche caduta di stile c'è anche qui: risibile la proposta di bere vino ascoltando la nona di Beethoven, aspettando la fine, né a molto vale l'esplicita replica che di "stronzata" trattasi, appunto. Provate a tagliare quella sequenza e vi accorgerete che la storia non ne avrebbe perso, anzi. Il lato a mio parere debole del film consiste nel voler inserire costantemente "componenti psicologiche" e dialoghi spesso pretestuosi e inutili (uno per tutti, l'unicità della vita nell'universo...!) quando non ve ne sarebbe stato alcun bisogno pressante: la macchinosità dell'ingranaggio che a tutti i costi alterna logicità e illogicità, e che in certi momenti sembra quasi voler imitare Lynch, a mio avviso alla lunga lo imprigiona.
Infine, per tutto il film ricorre un'unica, importante, colonna sonora: il preludio di Tristano e Isotta. Analizzando con attenzione tutti i momenti in cui la musica appare, sono però arrivato a una conclusione un po' sconcertante. Spesso non ho trovato un reale nesso fra le situazioni descritte e la musica, con poche eccezioni, in cui il punto di contatto è proprio la bellezza delle immagini e della musica insieme: il prologo, la scena, stupenda, in cui la protagonista si espone nuda alla luce del pianeta Melancholia, e la fine. Sinceramente, durante il film, il dubbio di captatio benevolentiae per la bellezza intrinseca della musica potrebbe anche insinuarsi nei più smaliziati... Bello, azzeccato e in tema, invece, l'attacco tenebroso e sinistro del terzo atto durante i titoli di coda, dopo un lungo e altrettanto azzeccato silenzio.
Film che rimane comunque decisamente difficile da dimenticare nel suo complesso, per la bellezza inquietante della sua prima e soprattutto ultima parte, intrisa di un'amara mancanza di salvezza in generale e nello stesso tempo per la stupenda illusione finale: una capanna magica di riparo, dal sapore primitivo, che sembra unire gli albori della vita all'istante della fine! Immagine meravigliosa.
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stabeinrhapsody
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lunedì 5 marzo 2012
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melancholia: predizione o metafora della vita?
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Solitamente io non sono una di quelle persone che si diverte a fare ipotesi su film. Anche perchè c'è da dire che i film che escono di recente non sono così sofisticati da poter far pensare più di tanto lo spettatore. Ma v'è sempre l'eccezione alla regola, e quell'eccezione si chiama Melancholia, il nuovo Capolavoro firmato Lars Von Trier, che propone una versione molto "sofisticatragica" del genere Fantascienza. In fondo, però, questo non è un film fantascientifico. Non è una commedia. Non è un film drammatico. Non è il solito film che si va a vedere al cinema tanto per far passare il tempo. Questo è qualcosa che, a parer mio come quasi tutte le opere di Lars, va oltre il semplice concetto di Cinema.
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Solitamente io non sono una di quelle persone che si diverte a fare ipotesi su film. Anche perchè c'è da dire che i film che escono di recente non sono così sofisticati da poter far pensare più di tanto lo spettatore. Ma v'è sempre l'eccezione alla regola, e quell'eccezione si chiama Melancholia, il nuovo Capolavoro firmato Lars Von Trier, che propone una versione molto "sofisticatragica" del genere Fantascienza. In fondo, però, questo non è un film fantascientifico. Non è una commedia. Non è un film drammatico. Non è il solito film che si va a vedere al cinema tanto per far passare il tempo. Questo è qualcosa che, a parer mio come quasi tutte le opere di Lars, va oltre il semplice concetto di Cinema. E' un'esperienza. Fate voi, in quanto a spettatori, se è un'esperienza di vita o semplicemente un'esperienza visiva. Ma è innegabile il fatto che è totalmente diverso da qualsiasi altro film (soprattutto se recente). La storia si svolge in due capitoli che portano il nome delle due donne che sono, quasi odiosamente ed amabilmente, protagoniste. Una è Justine, interpretata da una bravissima e bellissima Kirsten Dunst; l'altra, sorella della prima, è Claire, un'ottima -come sempre- Charlotte Gainsbourg. Vi sono moltissimi celebri attori in quest'opera, tra i quali Kiefer Sutherland, Charlotte Rampling, John Hurt, e l'inevitabile Udo Kier. Insomma, un cast veramente fantastico. Ma un film, come Von Trier sa benissimo, non si basa sugli effetti speciali nè sul cast. Ed infatti, la storia, per quanto semplice possa essere, contiene (a parer mio) centinaia di piccoli dettagli che possono far riflettere anche il pubblico meno attento. La storia si svolge durante il matrimonio di Justine, nel quale NULLA va bene, facendolo trasformare in una tragedia; e poi, alienando completamente il periodo storico, ma io PENSO sia ambientato una qualche settimana dopo le vicende del primo capitolo, la storia viene ambientata sempre nello stesso luogo, ma vede come protagoniste Claire e le sue fobie, riguardanti il pianeta azzurro Melancholia che lentamente si avvicina verso il pianeta terra e che, però, teoricamente, dovrebbe allontanarsi. Secondo me questo film non sottolinea quasi per nulla l'aspetto fantascientifico del film, ma quello tragico. Il pianeta Melancholia potrebbe benissimo rappresentare la morte, per quanto mi riguarda, perchè lentamente si avvicina sempre di più e FINGE poi di allontanarsi, per poi ritornare ancora più velocemente con conseguenze molto peggiori delle precedenti. Ed è da notare soprattutto la diciannovesima buca del campo da golf, che per tutto il film ad occhio nostro non esiste, in quanto tutti i personaggi sono fermamente convinti che ve ne siano 18. Non è forse così, la morte? Io purtroppo non posso saperlo, ma la immagino così. Poeticamente malvagia, perfida ed egoista. Proprio come il pianeta azzurro del film. E per quanto riguarda la diciannovesima buca, ho concluso che non importa quanto una persona si possa reputare perfetta e precisa, qualcosa sbaglierà sempre anche se non lo saprà mai. Io reputo, personalmente, questo film come uno dei più riusciti del recente Lars Von Trier, che MAI mi ha deluso e spero mai mi deluderà. Insomma: Capolavoro per storia, recitazione, sceneggiatura e direzione (sempre più impeccabile, da non lasciarsi scappare la scena iniziale a rallentatore). Capolavoro, nient'altro che un Capolavoro.
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