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maria.f
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giovedì 2 febbraio 2012
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evviva i buoni film!
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Il film nella parte riguardante la descrizione della sofferenza dell’imprenditore nel voler in tutti i modi difendere il suo prodotto e battersi per salvare il posto di lavoro ai suoi collaboratori e alle loro famiglie è credibile e molto ben interpretato.
Sono corposi anche i dialoghi della coppia – la quale tenta di riacciuffare un rapporto logoro.
La conclusione del film invece, dove avviene l’omicidio del ragazzo rumeno, è falsa, completamente scollegata con il corpo della storia.
Un finale scisso dalla vicenda e non verosimile né logico nella gestione di quella situazione.
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Il film nella parte riguardante la descrizione della sofferenza dell’imprenditore nel voler in tutti i modi difendere il suo prodotto e battersi per salvare il posto di lavoro ai suoi collaboratori e alle loro famiglie è credibile e molto ben interpretato.
Sono corposi anche i dialoghi della coppia – la quale tenta di riacciuffare un rapporto logoro.
La conclusione del film invece, dove avviene l’omicidio del ragazzo rumeno, è falsa, completamente scollegata con il corpo della storia.
Un finale scisso dalla vicenda e non verosimile né logico nella gestione di quella situazione.
Peccato, il film così godibile e credibile nell’affrontare argomenti purtroppo così attuali, alla fine però mi ha lasciato delusa. Ma perché questa scelta? Maria f.
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spike
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sabato 28 gennaio 2012
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soddisfatto
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Film solido che parla dei nostri tempi. Una pellicola impegnata che non priva lo spettatore di colpi di scena clamorosi... Bravi gli interpreti (favino poco credibile con il suo accento veneto), buona la regia, ottima la fotografia che dà allo spettatore quel senso di freddezza che pervade gran parte del film. Poco credibile la figura del protagonista: più che un industriale è un medio imprenditore.
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karlito74
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mercoledì 25 gennaio 2012
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il neoralismo del xxi secolo
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Malinconico ed attuale ritratto dell'Italia di oggi, con una crisi economica che si ripercuote nelle relazioni familiari ed in quelle sociali. Bellissima fotografia che si intona alla perfezione con la trama del film e le vicende dei personaggi. Non c'è altro da aggiungere. Il cinema italiano che vorrei sempre vedere. Il botteghino non rende giustizia ad una pellicola di grande valore (e me ne dispiace a fronte di tanti cinepanettoni campioni d'incassi) che forse sarà adeguatamente valorizzata tra qualche decennio, quando l'oggi sarà storia. Non sono un critico cinematografico di professione, e quindi non so se quello che dico è appropriato, ma la sensazione è stata quella di trovarmi alla proiezione di un nuovo genere, il neorealismo del XXI secolo.
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Malinconico ed attuale ritratto dell'Italia di oggi, con una crisi economica che si ripercuote nelle relazioni familiari ed in quelle sociali. Bellissima fotografia che si intona alla perfezione con la trama del film e le vicende dei personaggi. Non c'è altro da aggiungere. Il cinema italiano che vorrei sempre vedere. Il botteghino non rende giustizia ad una pellicola di grande valore (e me ne dispiace a fronte di tanti cinepanettoni campioni d'incassi) che forse sarà adeguatamente valorizzata tra qualche decennio, quando l'oggi sarà storia. Non sono un critico cinematografico di professione, e quindi non so se quello che dico è appropriato, ma la sensazione è stata quella di trovarmi alla proiezione di un nuovo genere, il neorealismo del XXI secolo. Ai posteri la sentenza.
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felicino
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martedì 24 gennaio 2012
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crisi economica ed adulterio
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Film molto bello anche se per capire certe parti occorre qualche competenza in economia,materia che per me è quasi arabo. Il film affronta contemporaneamente due temi:crisi economica e tradimento coniugale,anche se qui industriale e moglie sembravano già separati di fatto. Ottima recitazione e dettagli ben curati. Visione consigliatissima.
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alex2044
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domenica 22 gennaio 2012
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l'industria e torino un connubbio indissolubile
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Un buon film con degli ottimi interpreti ,Favino e la Crescentini sempre più bravi. Girato bene con un falso bianconero bellissimo. Torino è splendida vista anche nei suoi lati nascosti. Le musiche sono azzeccate. Personalmente avrei spinto meno sul versante della gelosia. In ogni modo non ci sono momenti di stanca.
P.S. piccolo appunto per il regista , un industriale torinese di quel livello non ha l'autista ,non perchè non possa, ma a Torino non usa.
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antonio trimarco
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domenica 22 gennaio 2012
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in un italia senza speranza non si può che perdere
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Il bianco e nero che serpeggia a volte nei colori stinti di una bellissima fotografia ci accompagna nel cuore della crisi economica italiana, a Torino, una Torino grigia e decadente che fa da sfondo al dramma di un industriale, ma al dramma anche di un uomo e di sua moglie travolti entrambi nonostante l'amore.
Un uomo e una donna ricchi quarantenni e figli d'arte, industriale il padre di lui, imprenditrice la medre di lei. Un uomo e una donna che di fronte alla crisi economica dell'industria Ranieri si perdono.
E non sarebbe stato facile il contrario, il dolore difficilmente unisce.
L'inizio è neorealistico, Nicola Ranieri, l'industriale quarantenne che dirige la fabbrica di famiglia, si reca dal Direttore di una grande banca, ha bisogno di liquidità per poter rilanciare i propri prodotti.
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Il bianco e nero che serpeggia a volte nei colori stinti di una bellissima fotografia ci accompagna nel cuore della crisi economica italiana, a Torino, una Torino grigia e decadente che fa da sfondo al dramma di un industriale, ma al dramma anche di un uomo e di sua moglie travolti entrambi nonostante l'amore.
Un uomo e una donna ricchi quarantenni e figli d'arte, industriale il padre di lui, imprenditrice la medre di lei. Un uomo e una donna che di fronte alla crisi economica dell'industria Ranieri si perdono.
E non sarebbe stato facile il contrario, il dolore difficilmente unisce.
L'inizio è neorealistico, Nicola Ranieri, l'industriale quarantenne che dirige la fabbrica di famiglia, si reca dal Direttore di una grande banca, ha bisogno di liquidità per poter rilanciare i propri prodotti. Ma la situazione è tale che la banca non rileva le garanzie necessarie, come un grande avvoltoio, l'istituto bancario, nella figura di un glaciale direttore dice no, servono più garanzie. Nicola dovrebbe chiedere alla moglie e alla suocera aiuto in tal senso. Ma qui il dramma inizia, Nicola non vuole, cerca strade impossibili, sembra non disposto a guardare in faccia la crisi.
Non può deludere il suo padre interno (quello vero non vive più), non vuole ammettere che almeno alla moglie potrebbe chiedere, non ce la fa, si sentirebbe sminuito? Forse si, ma in questo il suo asset psicologico fa, purtroppo acqua, come i suoi asset proprietari, già troppo ipotecati.
Si aggrappa a vane speranze di un accordo con un gruppo tedesco, ma in realtà il problema è che non riesce a guardare fino in fondo alla crisi in cui la sua industria si trova.
Ma la paura c'è e così si sposta dall'industria alla propria moglie, perchè anche qui la crisi è forte, la moglie Laura più volte sia a lui che ad amici dice di non riconoscerlo più.
Il loro amore vacilla, ma nessuno tradisce veramente l'altro, ma il loro amore è ugualmente tradito. Nicola ormai in preda ad uno stato che un pò è panico un pò è rabbia perde completamente il senso della realtà e non riesce a ritrovarlo. Poi tutto sembra magicamente tornare a posto ... ma senza svelarvi il finale possiamo solo dire che un dramma è un dramma. Film triste che attraversa la malinconia attuale del nostro paese, da vedere se questo non vi intimorisce.
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ddsscc
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domenica 22 gennaio 2012
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il film di "occhi del cuore"
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Adesso saprò cosa rispondere alla domanda: il film peggiore che hai visto di recente. Il film risulta subito comprensibile a chi guardi molta televisione, e appare come una super-fiction, tanto nei personaggi, che nelle situazioni narrative, fino al finale. Non a caso è prodotto dalla Rai, e ha nel cast attori di fiction come Carabinieri e Cento Vetrine. Dai commenti che ho colto, il film piacerà a chi ama queste serie così tanto da volerle vedere anche al cinema. Tra le chicche del film:
- il film apre sul petto scolpito Favino, che ci verrà riproposto in diverse scene. Così anche il corpo della Crescentini, mostrato con l'accuratezza di chi vuole far pensare alla "qualità" e "spessore", beninteso senza far nulla di qualità nella trama e nei personaggi.
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Adesso saprò cosa rispondere alla domanda: il film peggiore che hai visto di recente. Il film risulta subito comprensibile a chi guardi molta televisione, e appare come una super-fiction, tanto nei personaggi, che nelle situazioni narrative, fino al finale. Non a caso è prodotto dalla Rai, e ha nel cast attori di fiction come Carabinieri e Cento Vetrine. Dai commenti che ho colto, il film piacerà a chi ama queste serie così tanto da volerle vedere anche al cinema. Tra le chicche del film:
- il film apre sul petto scolpito Favino, che ci verrà riproposto in diverse scene. Così anche il corpo della Crescentini, mostrato con l'accuratezza di chi vuole far pensare alla "qualità" e "spessore", beninteso senza far nulla di qualità nella trama e nei personaggi. Inutile dire che il trailer vende il seno e il corpo nudo della Crescentini;
- incredibile il numero di automobili riprese da ogni angolazione. In piena crisi finanziaria, Favino rinuncia all'autista ma non al macchinone. Si può dire in tutta sincerità che l'azione del film si svolge quasi per intero dentro un'auto. Lo spettatore sognante potrà acquistare il carattere dei personaggi se lo vorrà, scegliendo la macchina che rispecchia il carattere del suo personaggio preferito;
- i dialoghi telefonici tra Favino e Crescentini sono talvolta surreali, con un tono di voce del tutto slegato dalle parole, e testi che non si incontrano in nessun punto;
- il personaggio della Crescentini ha tutto, fa tutto, umilia il marito più e più volte dall'inizio alla fine, restando però salda e pura nella sua virtù. Eppure, custode di un potere illimitato, mai colta in fallo, resta per questo assolutamente piatta e inconcludente. Viene il dubbio che questo film sia stato scritto con un occhio di riguardo al personaggio, che ne ha però soltanto perso;
- gli antagonisti di Favino sono imprenditori tedeschi e un immigrato rumeno. Qui non si tratta di rappresentare la crisi, ma gli stereotipi che la accompagnano.
In sintesi, è un film per chi voglia vedere fino a che punto il mondo rappresentata nel telefilm Boris sia reale. L'industriale è, sotto tutti i punti di vista, il film di Corinna Negri.
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massimiliano morelli
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venerdì 20 gennaio 2012
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il racconto di una crisi che è figlia della crisi
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Un racconto ambizioso, una storia che ha urgenza di farsi guardare, come denota in prima battuta il titolo monolitico, proprio di chi ha fretta di indirizzare il suo bersaglio. Non è scelta casuale, quella di un redivivo Montaldo, tornato dietro la macchina da presa, dopo tanto cinema di qualità, istintivamente dedito a storie di matrice documentaria, immerse nella storia, spesso lontana, ma con l’eco di una visione spesso politica dei diversi contemporanei. Questa volta il percorso si sofferma in presa diretta sul presente, sull’angoscioso declino di un gigante industriale che non è una fabbrica in sé, ma probabilmente l’intero impianto economico di quello che fu il Bel Paese. Un racconto sulla Crisi, dunque, volutamente tracciata con la maiuscola, perché metafora di quello che accade fuori, ma simbioticamente sposo del male di dentro.
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Un racconto ambizioso, una storia che ha urgenza di farsi guardare, come denota in prima battuta il titolo monolitico, proprio di chi ha fretta di indirizzare il suo bersaglio. Non è scelta casuale, quella di un redivivo Montaldo, tornato dietro la macchina da presa, dopo tanto cinema di qualità, istintivamente dedito a storie di matrice documentaria, immerse nella storia, spesso lontana, ma con l’eco di una visione spesso politica dei diversi contemporanei. Questa volta il percorso si sofferma in presa diretta sul presente, sull’angoscioso declino di un gigante industriale che non è una fabbrica in sé, ma probabilmente l’intero impianto economico di quello che fu il Bel Paese. Un racconto sulla Crisi, dunque, volutamente tracciata con la maiuscola, perché metafora di quello che accade fuori, ma simbioticamente sposo del male di dentro. Come in un rimpallo a più strati, il crollo del sistema economico italiano e illusoriamente occidentale, compartecipa con la singola vicenda privata dell’azienda dalle nobili tradizioni familiari, e si approfonda, ancora più morboso, nel crollo intimo della relazione affettiva dell’ ingegner Ranieri, un sempre più caratterizzante Pierfrancesco Favino. La scelta è quella di non abusare sul fronte sociopolitico, semmai di accennarlo sullo sfondo dei capannoni industriali in disfacimento, quanto di far correre il filo del discorso nel riflesso degli occhi angosciati del protagonista. O dei protagonisti. Perché meritoria è anche la prova della moglie perplessa, una Crescentini che nel tempo acquisisce la sempre più perentoria tipizzazione di una femminilità molto attuale, ma anche storicamente e iconicamente adulta. Il film non si specchia né si autocompiace nel consueto sindacalismo reportage della Grande Crisi, e soprattutto nella seconda fase, si evolve con naturalezza, cucendosi addosso le fratture emotive dei coniugi Ranieri, e lasciando che sia quella la storia da pedinare con lo sguardo. Lo fa con molta veridicità, senza risultare un banale circuito di gelosia, perché appoggiato sul giusto equilibrio tra mestiere cinematografico e concessioni alla naturalezza di una serie di personaggi di contorno, mai prosaici, semmai quasi macchiette inconsapevoli. Robusta la dotazione tecnica dell’opera, probabilmente impreziosita in maniera decisiva dall’impatto fonico del malizioso commento sonoro di Morricone figlio e da una fotografia memorabile. La Torino fortemente torinese, in un grigio-verde livido ed insistito, quasi da graphic-novel, tinteggiata da Arnaldo Catinari, è infatti, un personaggio a sé stante, e dona ombre e consistenza ai volti e ai luoghi, tutti staticamente proni al declino che li mina, dall’alto verso il basso.
Il punto focale è lo sgretolamento di tutto ciò che circonda la vita di Ranieri, il tranciamento progressivo dei tiranti che tenevano in piedi il pubblico e il privato della sua storia di successo. Favino ha lineamenti e mimica giusti per un ritratto sospeso tra il martire e il carnefice, braccato da una spirale discendente, che andava raccontata con veridicità. Il che sfocia inevitabile nel coinvolgimento emozionale dello spettatore, fino alla deriva noir e senza redenzione del finale, che non poteva essere nulla di diverso da quanto premesso e promesso. Anche perché Montaldo aveva bene a mente che il crollo che ci frastorna è un’epopea sconosciuta, senza santi, né eroi.
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renato volpone
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mercoledì 18 gennaio 2012
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l'industriale e la crisi del cuore
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Ecco ben descritto da Montaldo come le banche sono riuscite a distruggere il tessuto economico italiano della piccola e media impresa, ma anche come i figli di grandi menti industriali non siano riusciti a tenere il passo dei loro genitori. E' anche una storia di sofferenza, di gelosia e di morte, il tutto in una Torino quasi in bianco nero, con colori non definiti, ma una bellissima fotografia. Molto bravo Favino che si cimenta con l'accento del nord, si vede che studia. Meravigliosa la suocera, grande snob e davvero cattiva per non dire una parolaccia. Bella come sempre la Crescentini. Un bel film da non perdere
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grazias88
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mercoledì 18 gennaio 2012
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un film su un uomo:non solo un film sulla crisi
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Davvero un bel film, bravissimi gli attori, Favino perfettamente in parte, ottima storia e sceneggiatura, molto attuale e vera. Non è solo un film sulla crisi: un film su una donna e un uomo nell'era della crisi. Bello davvero.
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