|
|
g_andrini
|
giovedì 3 maggio 2012
|
più commedia che drammatico.
|
|
|
|
Il viaggio è un pretesto per descrivere la vita. Si pensa che la felicità sia qualcosa di lontano, possibile da raggiungere solo con il denaro. La realtà è che la felicità si nasconde nella quotidianità, con le persone che si amano.
|
|
|
[+] lascia un commento a g_andrini »
[ - ] lascia un commento a g_andrini »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
francesco2
|
mercoledì 22 febbraio 2012
|
post scriptum
|
|
|
|
Nel commento che ho inviato, ho omesso riferimenti alla scena in cui un giovane consiglia al personaggio femminile cosa scegliere come piatto (O bibita?), e come gustarlo meglio.
E'una scena, a mio parere, (molto?) più interessante di quanto non appaia: un senso di solidarietà tra la gente comune, un modo di gustare il più possibile la vita nei suoi aspetti quotidiani.
|
|
|
[+] lascia un commento a francesco2 »
[ - ] lascia un commento a francesco2 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
francesco2
|
mercoledì 22 febbraio 2012
|
bel colpo, guediguan
|
|
|
|
Con questo film .ispirato ad un'opera di Hugo- il regista marsigliese, quasi sicuramente non un virtuoso del cinema e non molto amato dai distributori nostrani, rischia di dare lezioni a due maestri, uno presunto ed uno vero, secondo chi scrive: Loach e Kaurismaki.
Al primo (Ad avercene, in tempi in cui le i dee di Veltroni e Renzi rischiano di essere il migliore riferimento della sinistra) pur essendo meno famoso di lui, insegna come schematiche siano certe contrapposizioni tra il lavoratore ed il sistema. Che le guerre tra i poveri esistono anche _Ma non solo, beninteso- perché certi poveri si sentono in colpa per le loro Domeniche, non ascoltano chi è ancora più povero di loro, e rischiano di esere diventati "Borghesi poveri" (Molto bella la frase della Ascaride sulla "Felicità", in cui peraltro si contrappongono l'orizzonte sociale e quello privato: quasi suggerendo, e neanche tanto, una contrapposizione tra la concezione marxista e quella "idealista").
[+]
Con questo film .ispirato ad un'opera di Hugo- il regista marsigliese, quasi sicuramente non un virtuoso del cinema e non molto amato dai distributori nostrani, rischia di dare lezioni a due maestri, uno presunto ed uno vero, secondo chi scrive: Loach e Kaurismaki.
Al primo (Ad avercene, in tempi in cui le i dee di Veltroni e Renzi rischiano di essere il migliore riferimento della sinistra) pur essendo meno famoso di lui, insegna come schematiche siano certe contrapposizioni tra il lavoratore ed il sistema. Che le guerre tra i poveri esistono anche _Ma non solo, beninteso- perché certi poveri si sentono in colpa per le loro Domeniche, non ascoltano chi è ancora più povero di loro, e rischiano di esere diventati "Borghesi poveri" (Molto bella la frase della Ascaride sulla "Felicità", in cui peraltro si contrappongono l'orizzonte sociale e quello privato: quasi suggerendo, e neanche tanto, una contrapposizione tra la concezione marxista e quella "idealista").
Ma in più che non esistono manicheamente innocenti e colpevoli, che i figli di certi innocenti -Veri o presunti- rischiano di essere peggiori di certi capitalisti in odio al regista inglese, quando osteggiano la decisione finale della coppia. Eppure: se anche loro non avessero del tutto torto, quando sostengono che la coppia si sia voluta ripulire la coscienza?
A Kaurismaki, di cui pare condividere il pessimismo contro la globalizzazione (Che a distanza di oltre dieci anni da "La ville est tranquille"non sembra averci reso migliori, anzi) illustra come, rispetto al suo "Miracolo a Le Havre", si può fare a meno di costruire gustosi aneddoti, sospesi tra disincanto e voglia di ricominciare, in cui soffermandosi(?) su problemi come l'immigrazione si rischia di fare da dieci anni lo stesso (E non PIU'impeccabile) film. E che il (Relativamente) lieto fine non si ottiene coi miracoli, religiosi o laici che siano, ma trovando sempre la forza per ricominciare. E senza retorica, per una volta.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a francesco2 »
[ - ] lascia un commento a francesco2 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
gpistoia39
|
giovedì 2 febbraio 2012
|
come al solito i giovani ci fanno una figura di m.
|
|
|
|
Sono d'accordo con la critica di M. Gandolfi, però molto più criticamente e di pelle aggiungo, sono sempre i giovani a fare brutte figure, a peccare di insensibilità, di egoismo, di atteggiamenti delinquenti, di tutto mi è dovuto, di incapacità di sopportare frustrazioni, di mancanza di coscienza storica, sindacale, di lotta per i propri diritti, di cultura e di carità, soprattutto di carità, di pietà. I giovani in questo film e nella vita, sono dei cinici, degli indifferenti, quando va bene, dei rapinatori e degli assissini quando va male.
|
|
|
[+] lascia un commento a gpistoia39 »
[ - ] lascia un commento a gpistoia39 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
alteatiz
|
sabato 31 dicembre 2011
|
da non perdere
|
|
|
|
Un film sul (non-) lavoro e una società in crisi. Un film sulla povertà, la violenza, l'illecito, l'egoismo, la sopravvivenza. Un film sulla solidarietà, l'onestà, le relazioni, l'incanto nei bambini, il disincanto adulto, la responsabilità come scelta di chi non si rassegna e cerca, in primis dentro sè, "il sole". Ma, soprattutto, il film su una splendida storia d'amore, di coppia e per l'umano. Un film senza retorica, intriso della poesia a tutto tondo della vita, con un tocco di leggerezza. Da non perdere.
|
|
|
[+] lascia un commento a alteatiz »
[ - ] lascia un commento a alteatiz »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
vervain
|
mercoledì 28 dicembre 2011
|
da vedere di corsa
|
|
|
|
Si,si,si!!! Finalmente un film "vero", senza storie assurde, strabilianti o sgangherate che siano. Finalmente facce e cuori di persone come noi, che si scontrano con la vita di tutti i giorni e che credono di capire, ma in realtà capiscono e conoscono ben poco della complessità di ciò che circonda tutti noi. Argomenti caldissimi, ma trattati con una grazia e un'eleganza davvero preziosi, perchè alla fine lo spettatore esca dalla sala con l'animo un po' rinfrancato: se si resta uomini, se non si ragiona per luoghi comuni, ci se la può fare! Che sollievo, dopo tutto il bombardamento mediatico che siamo costretti ad assorbire!!! Solo un consiglio: non fatevelo scappare questo film, perchè ho l'impressione che non resterà per molto nelle sale.
|
|
|
[+] lascia un commento a vervain »
[ - ] lascia un commento a vervain »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
giovanna
|
domenica 18 dicembre 2011
|
e' l'ora è l'ora i buoni son tornati!
|
|
|
|
Il titolo non inganni, niente in comune con il film del 1952.
Si vuole invece evocare una vacanza esotica regalata rubata ritrovata rifiutata.
Sarà che di Jean-Pierre Darroussin/ Michel non se ne vedono molti in giro, neanche in questa ora estrema del tracollo della Patria, ma questo sindacalista con il vizio dell’onestà, che arriva a farsi licenziare in nome della giustizia, non regge e si presta fin troppo facilmente al sorriso, non sulle tematiche che affronta ma sulle soluzioni che propone.
Tratto dalla novella “Les pauvres gens” di Victor Hugo ( ah! ecco!!! ), il film conferma la discesa in picchiata nell’horror della new economy ove i contemporanei “miserabili”, epigoni di Jean Valejan, appaiono dei David senza neanche la fionda.
[+]
Il titolo non inganni, niente in comune con il film del 1952.
Si vuole invece evocare una vacanza esotica regalata rubata ritrovata rifiutata.
Sarà che di Jean-Pierre Darroussin/ Michel non se ne vedono molti in giro, neanche in questa ora estrema del tracollo della Patria, ma questo sindacalista con il vizio dell’onestà, che arriva a farsi licenziare in nome della giustizia, non regge e si presta fin troppo facilmente al sorriso, non sulle tematiche che affronta ma sulle soluzioni che propone.
Tratto dalla novella “Les pauvres gens” di Victor Hugo ( ah! ecco!!! ), il film conferma la discesa in picchiata nell’horror della new economy ove i contemporanei “miserabili”, epigoni di Jean Valejan, appaiono dei David senza neanche la fionda.
Guédiguian si lancia, sia pure con tocco leggero, in un affresco di nuove miserie e schiavitù, che i suoi personaggi affrontano con la forza di valori per la verità molto in ribasso nell’odierna borsa antropologica, ma, a suo dire, fiorenti nel mondo operaio e sindacale : perdono e solidarietà.
La coppia protagonista, alla ricerca dell’equità sociale, in una solare Marsiglia, ingaggia una bella lotta a chi porge di più l’altra guancia: finiscono derubati picchiati umiliati.
Persino disoccupati, ma felici in nome della loro coerenza morale.
Jean-Pierre Darroussin e la sua fin troppo paziente moglie vivono sulla pelle il contrasto tra l’egoismo borghese dilagante anche nel loro microcosmo e la speranza di un mondo più giusto, sotto gli occhi disincantati di un moderno alquanto tollerante Janvier.
Il film, superato un veramente noiosissimo inizio, affastella mille problematiche e culmina con l’autocritica finale del sindacalista imborghesito supergarantito rispetto alle nuove generazioni, cui decide di perdonare anche l’imperdonabile.
Si segnala che Jean-Pierre Darroussin, nei panni di un lustrascarpe, si sta contemporaneamente prodigando sugli schermi, in Miracolo a Le Havre, a far passare la Manica al piccolo Idrissa, immigrato clandestino africano.
E’ l’ora, è l’ora, i buoni son tornati!
www.criticipercaso.it
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a giovanna »
[ - ] lascia un commento a giovanna »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
melandri
|
venerdì 16 dicembre 2011
|
da vedere.
|
|
|
|
Ottimo film in bilico tra denuncia sociale e poesia(una certa analogia con il recente Kaurismaki di MIracolo a Le Havre per ambientazioni e tematiche vien spontanea).Siamo vicini anche ad un certo tipo di film "operaio" inglese al quale Ken Loach ci ha da tempo abituati.Qui si va a scavare più nel profondo dell'intimo umano.Cosa è più giusto e cosa meno,quanto contano gli ideali di una vita davanti alla cruda realtà dei giorni nostri,dove se si perde il lavoro ci si sente autorizzati ad andare a rubare perchè non si vedono più alternative tangibili per il proprio futuro.La contrapposizione tra l'età matura più legata agli ideali e l'età più giovane molto più vicina alle praticità dell'oggi.
[+]
Ottimo film in bilico tra denuncia sociale e poesia(una certa analogia con il recente Kaurismaki di MIracolo a Le Havre per ambientazioni e tematiche vien spontanea).Siamo vicini anche ad un certo tipo di film "operaio" inglese al quale Ken Loach ci ha da tempo abituati.Qui si va a scavare più nel profondo dell'intimo umano.Cosa è più giusto e cosa meno,quanto contano gli ideali di una vita davanti alla cruda realtà dei giorni nostri,dove se si perde il lavoro ci si sente autorizzati ad andare a rubare perchè non si vedono più alternative tangibili per il proprio futuro.La contrapposizione tra l'età matura più legata agli ideali e l'età più giovane molto più vicina alle praticità dell'oggi.
Un film che mette sul tavolo molte tematiche ma che grazie ad un'ottima regia ed una sceneggiatura mai banale(non a casa ispirata da un racconto di Hugo)non si sfilaccia lungo il percorso.Da vedere.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a melandri »
[ - ] lascia un commento a melandri »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
zoom e controzoom
|
venerdì 9 dicembre 2011
|
l'angoscia nel sorriso
|
|
|
|
E' un film che meriterebbe molte discussioni andando a toccare argomenti attuali e per i quali ognuno potrebbe avere una sensibilità diversa. Nulla di eclatante nelle riprese che peraltro non hanno una sola sbavatura, le tonalità reali non sono usate oltre quello che devono mostrare; i personaggi hanno - come i film francesi hanno - le caratterizzazioni fisiche così reali che lo spettatore s'identifica e si trova immediatamente almeno in uno degli interpreti, ma..la leggerezza è però solo apparente, o meglio: c'è leggerezza perchè di sangue ce n'è poco ed esce dal naso di uno degli interpreti, ma leggero non è. Già dalla prima scena si viene posti nell'incubo sociale rappresentato dai problemi della mancanza del lavoro e contemporaneamente pesa, su ognuno dei personaggi, la responsabilità di vedere risolto il proprio problema a discapito dei compagni meno fortunati.
[+]
E' un film che meriterebbe molte discussioni andando a toccare argomenti attuali e per i quali ognuno potrebbe avere una sensibilità diversa. Nulla di eclatante nelle riprese che peraltro non hanno una sola sbavatura, le tonalità reali non sono usate oltre quello che devono mostrare; i personaggi hanno - come i film francesi hanno - le caratterizzazioni fisiche così reali che lo spettatore s'identifica e si trova immediatamente almeno in uno degli interpreti, ma..la leggerezza è però solo apparente, o meglio: c'è leggerezza perchè di sangue ce n'è poco ed esce dal naso di uno degli interpreti, ma leggero non è. Già dalla prima scena si viene posti nell'incubo sociale rappresentato dai problemi della mancanza del lavoro e contemporaneamente pesa, su ognuno dei personaggi, la responsabilità di vedere risolto il proprio problema a discapito dei compagni meno fortunati. Da subito cioè compare la duplicità dei sentimenti : l'essere sollevati da un problema comporta il fatto che il problema ricade su di un altro. Gioia per se stessi e angoscia per i compagni: essere salvati come naufraghi dal mare, non vuol dire non pensare ai compagni che nel mare sono rimasti. Ecco il conflitto che sottende il film e che è attualissimo in quest'epoca contemporanea. Le soluzioni sono tutte plausibili, anche se non condivisibili, quindi un racconto molto realistico che non concede mai nulla agli estremismi, nemmeno "al cattivo" che quando si sfoga, dice cose reali, che non possono non pesare sulla coscienza di ognuno, ma sono dal punto di vista di una vittima del sistema globalizzazione/fame/benessere dove anche il cane mangia il cane.
L'unica concessione, l'unico tocco di fantasia, l'unica figura fuori dal coro, e pare entrata nella sceneggiatura uscendo da un altro film, è il giovane magico cameriere del bar che sa qual'è il desiderio di ognuno e glielo sa porgere senza che nessuno si senta preso in giro, nemmeno lo spettatore, che per un attimo si può rilassare.
Il lavoro (il regista), dato che è tratto da un'opera di Victor Hugo, mi chiedo se questo senso di miseria, edulcorato perchè trasportato ai tempi nostri, ha trovato quella soluzione finale ovattata, per restare in un'atmosfera ottocentesca oppure ha rifiutato una soluzione contemporanea coerentemente con l'età in cui è situato, consapevolmente, per non creare disarmonia con una soluzione in parte più violenta e molto più reale.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a zoom e controzoom »
[ - ] lascia un commento a zoom e controzoom »
|
|
d'accordo? |
|
|
|