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martino76
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venerdì 21 ottobre 2011
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film di critica sociale..me è un polpettone
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Su forte opposizione del suo sacerdote una chiesa viene smantellata dalle Autorità. Subito dopo però viene occupata da dei clandestini che cercano un posto dove nascondersi a causa della loro condizione di illegalità sul territorio italiano.
Tutto il film, alla cui base vi sono dialoghi ridondanti e retorici, è girato all’interno di una chiesa in un contesto quasi apocalittico con continui effetti sonori di elicotteri e sirene di auto della polizia.
Il messaggio del film è diretto alle Istituzioni e alle sue leggi prive di umanità in tema di immigrazione che fanno diventare gli immigrati dei criminali, rei per il solo fatto di esistere. La chiesa, secondo me, viene chiamata in causa per la sua immobilità di fronte agli abusi dello Stato “tiranno”.
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Su forte opposizione del suo sacerdote una chiesa viene smantellata dalle Autorità. Subito dopo però viene occupata da dei clandestini che cercano un posto dove nascondersi a causa della loro condizione di illegalità sul territorio italiano.
Tutto il film, alla cui base vi sono dialoghi ridondanti e retorici, è girato all’interno di una chiesa in un contesto quasi apocalittico con continui effetti sonori di elicotteri e sirene di auto della polizia.
Il messaggio del film è diretto alle Istituzioni e alle sue leggi prive di umanità in tema di immigrazione che fanno diventare gli immigrati dei criminali, rei per il solo fatto di esistere. La chiesa, secondo me, viene chiamata in causa per la sua immobilità di fronte agli abusi dello Stato “tiranno”.
Il film è veramente noioso, a volte molto vicino alle recitazioni forzate delle commedie teatrali. A mio parere Olmi ha voluto cavalcare l’onda delle ideologie politiche che vogliono la società d’oggi meno intransigente, fatta con meno regole e proiettata verso principi idealistici e quasi visionari.
Più volte nel film si ricorre alla demagogia e a pretestuose esagerazioni per cercare di rafforzare la critica alle odierne leggi in tema di immigrazione: il commissario prospetta al sacerdote pene severe, anche la detenzione in carcere, per aver dato ospitalità a dei clandestini, oppure , per curare un clandestino ferito preferiscono non chiamare un medico per evitare che lo denunci … fatti un po’ lontani dalla realtà
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lucia g.binetti
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domenica 16 ottobre 2011
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un presepe di cartone
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Sono tante le anime del "villaggio di cartone", quello dei migranti clandestini che si rifugiano in una chiesa. C'è la ragazza, arrabbiata e decisa, che vuole farsi saltare in aria con le bombe sulla pancia, perché è la pancia troppo piena degli "altri” a renderla povera e disperata.
Ma poi il film si risolve in una teoria di statue di carne che si sostituiscono pian piano alle statue di coccio o di cartapesta che vengono tolte dalla chiesa oramai sconsacrata. La Pietà della donna china sul suo uomo ferito e morente; la Natività di una ragazza madre rimasta sola ma accudita da un’altra donna, una Maddalena amorevole e coraggiosa.
E poi il Presepe vivente nella chiesa sconsacrata, quello dei migranti accampati nel loro villaggio di cartone che fuggono dalla legge che li vuole clandestini.
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Sono tante le anime del "villaggio di cartone", quello dei migranti clandestini che si rifugiano in una chiesa. C'è la ragazza, arrabbiata e decisa, che vuole farsi saltare in aria con le bombe sulla pancia, perché è la pancia troppo piena degli "altri” a renderla povera e disperata.
Ma poi il film si risolve in una teoria di statue di carne che si sostituiscono pian piano alle statue di coccio o di cartapesta che vengono tolte dalla chiesa oramai sconsacrata. La Pietà della donna china sul suo uomo ferito e morente; la Natività di una ragazza madre rimasta sola ma accudita da un’altra donna, una Maddalena amorevole e coraggiosa.
E poi il Presepe vivente nella chiesa sconsacrata, quello dei migranti accampati nel loro villaggio di cartone che fuggono dalla legge che li vuole clandestini.
L’anziano, stanco prete scopre finalmente in loro il senso del suo sacerdozio e dice, a chi gli rimprovera di aver ospitato in chiesa quella gente, che l’ha fatto “proprio perché è una chiesa”.
Ma c’è anche chi torna in Africa, deluso e perseguitato dalla legge italiana che, a torto o a ragione, non fa sconti alla disperazione.
Film denso, poco parlato, cupo, ricco di simboli e immagini mute. Anche un televisore rotto parla, o un quaderno smangiato dal mare che è ciò che resta del viaggio interrotto di chi non ce l’ha fatta.
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riccardo76
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sabato 22 ottobre 2011
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un film semplice con un grande messaggio
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A pochi mesi di distanza dall’ Habemus Papam di Moretti, torna nelle nostre (troppo poche) sale un film che porta a riflettere sulla condizione attuale della Chiesa e sul vuoto di fede e di valori nella società attuale. Il Villaggio di Cartone di Ermanno Olmi offre infatti un’immagine ancora più eloquente della finestra di San Pietro vuota con le tende al vento: cosa può esprimere meglio di una chiesa svuotata di tutto, persino del crocifisso, il profondo vuoto spirituale della nostra società? Emblematica è soprattutto la scena in cui il crocifisso viene calato, simbolo di una fede che sta lentamente crollando.
Il tema poi della fragilità della fede viene accentuato da una riflessione del sacerdote, che afferma di essere stato “in dubbio” nei momenti in cui la chiesa era affollata.
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A pochi mesi di distanza dall’ Habemus Papam di Moretti, torna nelle nostre (troppo poche) sale un film che porta a riflettere sulla condizione attuale della Chiesa e sul vuoto di fede e di valori nella società attuale. Il Villaggio di Cartone di Ermanno Olmi offre infatti un’immagine ancora più eloquente della finestra di San Pietro vuota con le tende al vento: cosa può esprimere meglio di una chiesa svuotata di tutto, persino del crocifisso, il profondo vuoto spirituale della nostra società? Emblematica è soprattutto la scena in cui il crocifisso viene calato, simbolo di una fede che sta lentamente crollando.
Il tema poi della fragilità della fede viene accentuato da una riflessione del sacerdote, che afferma di essere stato “in dubbio” nei momenti in cui la chiesa era affollata. Questo dubbio sembra dunque destinato a prevalere, dal momento che adesso i fedeli non ci sono più.
Tuttavia, qualcosa invece rafforza la fede del parroco, il quale comprende il vero valore della cristianità e la vera funzione della Chiesa: fare del bene al prossimo, arrivando ad affermare che il bene va oltre la fede, poiché lo possono fare anche chi non ne ha.
I clandestini, rifugiati nella chiesa illuminano dunque il sacerdote sulla vera missione ecclesiastica, e permettono al regista di estendere il messaggio di carità a tutta la società moderna, sia ai credenti, che agli atei, comunque doverosi di compiere del bene al prossimo. Un dovere che se non verrà compiuto porterà a dei cambiamenti drastici, poiché come afferma il regista alla fine: “ Se l’uomo non cambierà la Storia, sarà la Storia a cambiare l’uomo”. E su questo aspetto il film si mostra molto eloquente, profetizzando un futuro distopico, dominato da un’eccessiva rabbia nei confronti dei clandestini, che si traduce in una vera e propria guerriglia da parte delle forze dell’ordine e dell’esercito.
Olmi si fa dunque portatore di un messaggio chiaro e semplice, attraverso un film a sua volta semplice, costruito più sulla forza delle immagini che sui dialoghi, i quali sono presenti solo quando strettamente necessari, regalandoci un efficace esempio della potenza del cinema.
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binda
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giovedì 8 marzo 2012
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il mistero
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Un film chiuso dentro una vecchia chiesa dismessa e spoglia, apparentemente inutile ma che, improvvisamente trova una nuova vita in linea con i suoi valori originali.L'anziano sacerdote osserva sgomento la rimozione degli addobbi, dei quadri, del crocifisso, vive intensi momenti di disperazione , si barrica in sacrestia, non vuole arrendersi. Nella notte, silenziosamente , gli invasori occupano lo spazio rimasto vuoto della chiesa, di quel luogo che fu sacro ed ora non può più offrire asilo ai fedeli ma può offrire un rifugio sicuro agli immigranti. I banchi riuniti per dar rifugio alle famiglie e ricoperti con delle piccole tele, il fonte battesimale verrà riutilizzato per raccogliere l'acqua piovana che scende dal tetto e la stanza del vescovo, sarà trasformato in infermeria.
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Un film chiuso dentro una vecchia chiesa dismessa e spoglia, apparentemente inutile ma che, improvvisamente trova una nuova vita in linea con i suoi valori originali.L'anziano sacerdote osserva sgomento la rimozione degli addobbi, dei quadri, del crocifisso, vive intensi momenti di disperazione , si barrica in sacrestia, non vuole arrendersi. Nella notte, silenziosamente , gli invasori occupano lo spazio rimasto vuoto della chiesa, di quel luogo che fu sacro ed ora non può più offrire asilo ai fedeli ma può offrire un rifugio sicuro agli immigranti. I banchi riuniti per dar rifugio alle famiglie e ricoperti con delle piccole tele, il fonte battesimale verrà riutilizzato per raccogliere l'acqua piovana che scende dal tetto e la stanza del vescovo, sarà trasformato in infermeria. Un anziano medico si presterà a curare i feriti.
ll vecchio parroco, qui, in mezzo a tutto questo trambusto , riuscirà a trovare un senso al Mistero, quel Mistero che fa sì che Dio si manifesti attraverso gli occhi di uomini e donne i cui sguardi, quando si incrociano, possono mutarne i destini. E' giusto avere dei dubbi ma dobbiamo ricordarci di essere cristiani e poichè siamo tutti fratelli dobbiamo essere solidali col prossimo, se riusciamo a ritrovare questa solidarietà molti problemi del mondo si risolverebbero .
La chiesa dovrebbe essere la casa di tutti.
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max ferrarini
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domenica 13 maggio 2012
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il rischio della carità.
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Registicamente impeccabile, l'ultimo film di Olmi è una provocazione non soltanto nei confronti della Chiesa, come molta critica ha voluto far credere, ma alla nostra società occidentale in generale: piena di paure al sopraggiungere del povero, dell'indesiderato, dello straniero. Chiusura che colpisce tutti e dalla quale anche la Chiesa a volte fatica a scardinare, quasi avesse timore di rivestirsi della libertà propria del Vangelo, propria di Cristo.
Opera potente, a tratti folgorante per alcune lucide riflessioni che emergono, col rischio sempre di finire un pò nella forzatura a causa dello stampo volutamente profetico ma anche dal tono un pò predicatorio che Olmi ha voluto dare.
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Registicamente impeccabile, l'ultimo film di Olmi è una provocazione non soltanto nei confronti della Chiesa, come molta critica ha voluto far credere, ma alla nostra società occidentale in generale: piena di paure al sopraggiungere del povero, dell'indesiderato, dello straniero. Chiusura che colpisce tutti e dalla quale anche la Chiesa a volte fatica a scardinare, quasi avesse timore di rivestirsi della libertà propria del Vangelo, propria di Cristo.
Opera potente, a tratti folgorante per alcune lucide riflessioni che emergono, col rischio sempre di finire un pò nella forzatura a causa dello stampo volutamente profetico ma anche dal tono un pò predicatorio che Olmi ha voluto dare. Scelta coi suoi limiti ma, a mio modesto parere, apprezzabile. Senza pretendere di voler stabilire chi abbia ragione o cosa si debba fare, questo film diventa una preziosa occasione di riflessione e ripensamento su tante nostre consuetudini che andrebbero riviste alla luce della Parola, per il Bene dei più deboli anzitutto. Trovando nella carità il punto di incontro nel quale tutti posso darsi appuntamento, facendosi fratelli gli uni degli altri: fedeli o non fedeli.
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gabriella
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martedì 25 ottobre 2011
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rivitalizzare le coscienze
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Centochiodi si concludeva con gli abitanti di un paesino alle sponde del Po che attende , ci sono voluti quattro anni di attesa, forse quello che aspettavano era davvero un barcone di clandestini che si rifugia in una chiesa sconsacrata, accolti dal vecchio parroco che aveva appena assistito con dolore all'entrata delle ruspe, allo schiodamento del crocefisso e la rimozione di tutti gli arredi sacri. Una chiesa spogliata da tutti quei simboli cui lui sempre si era inginocchiato, ma riempita di una nuova e viva umanità , e le cose non sono poi così diverse da duemila anni fa. Un bambino che nasce lontano dal suo paese, nascosto alle autorità, una prostituta che aiuta la mamma e si commuove alla nascita della creatura.
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Centochiodi si concludeva con gli abitanti di un paesino alle sponde del Po che attende , ci sono voluti quattro anni di attesa, forse quello che aspettavano era davvero un barcone di clandestini che si rifugia in una chiesa sconsacrata, accolti dal vecchio parroco che aveva appena assistito con dolore all'entrata delle ruspe, allo schiodamento del crocefisso e la rimozione di tutti gli arredi sacri. Una chiesa spogliata da tutti quei simboli cui lui sempre si era inginocchiato, ma riempita di una nuova e viva umanità , e le cose non sono poi così diverse da duemila anni fa. Un bambino che nasce lontano dal suo paese, nascosto alle autorità, una prostituta che aiuta la mamma e si commuove alla nascita della creatura. Certo per quel bambino la vita non sarà facile, senza padre ( annegato in mare), in un paese lontano e ostile, eppure il vecchio parroco celebra questa natività e pian piano prende coscienza del significato del suo sacerdozio, mette in discussione le sue (credute) certezze, la sua fede. Infatti quando si rivolge al crocefisso ammette di sentirsi distante dalla sua sofferenza, forse non si rende conto che è proprio in quel momento a essergli più che mai vicino. E il volto di Gesù crocefisso, inquadrato in primo piano dalla macchina da presa, sembra quasi perdere identità, i lineamenti appaiono distorti e innaturali, il volto del Cristo è nella sofferenza di quella gente venuta in un paese straniero in cerca di un posto migliore, di un futuro da dare ai loro figli. Un film scarno nei dialoghi, ma pieno si significati, un affresco vivo e dignitoso. Forse come ha scritto qualcuno il finale appare un pochino didascalico, però io penso che quando si parla di uomini, di contenuti, uno spunto di riflesssione sia doveroso, e forse, Olmi, dall'alto dei suoi ottantanni, se lo può permettere.
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abela
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mercoledì 4 gennaio 2012
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"restiamo umani"
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Un film duro e profondo, che inchioda con i silenzi, i dubbi, le paure, o talune certezze "incendiarie" dei suoi protagonisti. Il rapporto di un parroco con Dio attraverso i dilemmi della ragione, i turbamenti del cuore, un presente che smantella la scelta di una vita. Il senso della deriva. Fino a un certo punto: fino al ritrovare (e ritrovarsi in) a fianco della sofferenza di Cristo nel dramma dei migranti. Nei loro occhi roventi desiderosi e fuggiaschi, nella loro anima fertile, nelle loro fantasie e speranze come ancora, nei bambini che, semplicemente,disarmano. Tante le frasi e le scene che ci interrogano e fanno riflettere, al pari di tanti silenzi. Tante quelle che fanno commuovere.
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Un film duro e profondo, che inchioda con i silenzi, i dubbi, le paure, o talune certezze "incendiarie" dei suoi protagonisti. Il rapporto di un parroco con Dio attraverso i dilemmi della ragione, i turbamenti del cuore, un presente che smantella la scelta di una vita. Il senso della deriva. Fino a un certo punto: fino al ritrovare (e ritrovarsi in) a fianco della sofferenza di Cristo nel dramma dei migranti. Nei loro occhi roventi desiderosi e fuggiaschi, nella loro anima fertile, nelle loro fantasie e speranze come ancora, nei bambini che, semplicemente,disarmano. Tante le frasi e le scene che ci interrogano e fanno riflettere, al pari di tanti silenzi. Tante quelle che fanno commuovere. E indignare. Come il non poter chiamare il pronto soccorso per assistere una vita in pericolo, perché clandestina. Come quella che in un paese dove gli animali hanno più diritti dei migranti non si può stare (con tutto il rispetto per gli animali!). C'è da chiedersi, una volta di più, "se questo è un uomo". Questa domanda, tra quelle evidenziate in questo film, va solo in parte riferita ai migranti, alle loro condizioni di vita. Perché questa domanda è uno specchio in cui noi, spettatori, ci riflettiamo. E' dunque rivolta alla nostra società. E risuonano imperiose quale unica via le parole di Vittorio Arrigoni "Restiamo umani".
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giacomogabrielli
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giovedì 20 ottobre 2011
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ordinaria quotidianita'. ***
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Dopo Terraferma, il tema dell'immigrazione clandestina torna in questo piacevole film del maestro Olmi. Il regista de Il Mestiere Delle Armi, e più recentemente di documentari dal grande spessore, ci racconta una storia triste, ben confezionata ed interpretata. Classica la regia, che dona purezza e realismo alle immagini, caratterizzate da ottime coreografie dei movimenti. La fotografia è ben fatta, anche se a tratti troppo teatrale. Gli interpreti sono sicuramente il punto forte dell'opera, da un umano Michael Lonsdale al sempreverde Rutger Hauer, da Alessandro Haber ad un'inedita El Hadji Ibrahima Faye. Un film che, come è solito quando si tratta di questo tema, non dà spazio a troppe positività e non risparmia scene ahimè di ordinaria quotidianità.
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Dopo Terraferma, il tema dell'immigrazione clandestina torna in questo piacevole film del maestro Olmi. Il regista de Il Mestiere Delle Armi, e più recentemente di documentari dal grande spessore, ci racconta una storia triste, ben confezionata ed interpretata. Classica la regia, che dona purezza e realismo alle immagini, caratterizzate da ottime coreografie dei movimenti. La fotografia è ben fatta, anche se a tratti troppo teatrale. Gli interpreti sono sicuramente il punto forte dell'opera, da un umano Michael Lonsdale al sempreverde Rutger Hauer, da Alessandro Haber ad un'inedita El Hadji Ibrahima Faye. Un film che, come è solito quando si tratta di questo tema, non dà spazio a troppe positività e non risparmia scene ahimè di ordinaria quotidianità. Bello nel complesso, anche se la prima parte è più scorrevole e "cinematografica" del resto. ORDINARIA QUOTIDIANITA' ***
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