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max ferrarini
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domenica 13 maggio 2012
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il rischio della carità.
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Registicamente impeccabile, l'ultimo film di Olmi è una provocazione non soltanto nei confronti della Chiesa, come molta critica ha voluto far credere, ma alla nostra società occidentale in generale: piena di paure al sopraggiungere del povero, dell'indesiderato, dello straniero. Chiusura che colpisce tutti e dalla quale anche la Chiesa a volte fatica a scardinare, quasi avesse timore di rivestirsi della libertà propria del Vangelo, propria di Cristo.
Opera potente, a tratti folgorante per alcune lucide riflessioni che emergono, col rischio sempre di finire un pò nella forzatura a causa dello stampo volutamente profetico ma anche dal tono un pò predicatorio che Olmi ha voluto dare.
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Registicamente impeccabile, l'ultimo film di Olmi è una provocazione non soltanto nei confronti della Chiesa, come molta critica ha voluto far credere, ma alla nostra società occidentale in generale: piena di paure al sopraggiungere del povero, dell'indesiderato, dello straniero. Chiusura che colpisce tutti e dalla quale anche la Chiesa a volte fatica a scardinare, quasi avesse timore di rivestirsi della libertà propria del Vangelo, propria di Cristo.
Opera potente, a tratti folgorante per alcune lucide riflessioni che emergono, col rischio sempre di finire un pò nella forzatura a causa dello stampo volutamente profetico ma anche dal tono un pò predicatorio che Olmi ha voluto dare. Scelta coi suoi limiti ma, a mio modesto parere, apprezzabile. Senza pretendere di voler stabilire chi abbia ragione o cosa si debba fare, questo film diventa una preziosa occasione di riflessione e ripensamento su tante nostre consuetudini che andrebbero riviste alla luce della Parola, per il Bene dei più deboli anzitutto. Trovando nella carità il punto di incontro nel quale tutti posso darsi appuntamento, facendosi fratelli gli uni degli altri: fedeli o non fedeli.
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marghot
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giovedì 29 marzo 2012
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la popesia di olmi
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un film delicato, profondo, che innalza la pietà in poesia. Bellissimo.
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binda
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giovedì 8 marzo 2012
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il mistero
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Un film chiuso dentro una vecchia chiesa dismessa e spoglia, apparentemente inutile ma che, improvvisamente trova una nuova vita in linea con i suoi valori originali.L'anziano sacerdote osserva sgomento la rimozione degli addobbi, dei quadri, del crocifisso, vive intensi momenti di disperazione , si barrica in sacrestia, non vuole arrendersi. Nella notte, silenziosamente , gli invasori occupano lo spazio rimasto vuoto della chiesa, di quel luogo che fu sacro ed ora non può più offrire asilo ai fedeli ma può offrire un rifugio sicuro agli immigranti. I banchi riuniti per dar rifugio alle famiglie e ricoperti con delle piccole tele, il fonte battesimale verrà riutilizzato per raccogliere l'acqua piovana che scende dal tetto e la stanza del vescovo, sarà trasformato in infermeria.
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Un film chiuso dentro una vecchia chiesa dismessa e spoglia, apparentemente inutile ma che, improvvisamente trova una nuova vita in linea con i suoi valori originali.L'anziano sacerdote osserva sgomento la rimozione degli addobbi, dei quadri, del crocifisso, vive intensi momenti di disperazione , si barrica in sacrestia, non vuole arrendersi. Nella notte, silenziosamente , gli invasori occupano lo spazio rimasto vuoto della chiesa, di quel luogo che fu sacro ed ora non può più offrire asilo ai fedeli ma può offrire un rifugio sicuro agli immigranti. I banchi riuniti per dar rifugio alle famiglie e ricoperti con delle piccole tele, il fonte battesimale verrà riutilizzato per raccogliere l'acqua piovana che scende dal tetto e la stanza del vescovo, sarà trasformato in infermeria. Un anziano medico si presterà a curare i feriti.
ll vecchio parroco, qui, in mezzo a tutto questo trambusto , riuscirà a trovare un senso al Mistero, quel Mistero che fa sì che Dio si manifesti attraverso gli occhi di uomini e donne i cui sguardi, quando si incrociano, possono mutarne i destini. E' giusto avere dei dubbi ma dobbiamo ricordarci di essere cristiani e poichè siamo tutti fratelli dobbiamo essere solidali col prossimo, se riusciamo a ritrovare questa solidarietà molti problemi del mondo si risolverebbero .
La chiesa dovrebbe essere la casa di tutti.
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ragthai
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venerdì 2 marzo 2012
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questo e' cinema?
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Non che disdegni i film cosiddetti impegnati, ma a tutto c'e' un limite. Consiglierei di vedere questo film solo a chi soffre di insonnia. Lentissimo, noiosissimo, banalissimo, continue scene di buio. Alzi la mano chi lo ha visto al cinema e' uscito contento dicendo "e' un gran bel film"! Poi ovvviamente ci sono anche quelli che si sono annoiati a morte ma per fare gli snob vi verranno a magnificare il cinema d'autore.
Per la prossima visione preferisco scegliere un FILM.
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abela
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mercoledì 4 gennaio 2012
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"restiamo umani"
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Un film duro e profondo, che inchioda con i silenzi, i dubbi, le paure, o talune certezze "incendiarie" dei suoi protagonisti. Il rapporto di un parroco con Dio attraverso i dilemmi della ragione, i turbamenti del cuore, un presente che smantella la scelta di una vita. Il senso della deriva. Fino a un certo punto: fino al ritrovare (e ritrovarsi in) a fianco della sofferenza di Cristo nel dramma dei migranti. Nei loro occhi roventi desiderosi e fuggiaschi, nella loro anima fertile, nelle loro fantasie e speranze come ancora, nei bambini che, semplicemente,disarmano. Tante le frasi e le scene che ci interrogano e fanno riflettere, al pari di tanti silenzi. Tante quelle che fanno commuovere.
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Un film duro e profondo, che inchioda con i silenzi, i dubbi, le paure, o talune certezze "incendiarie" dei suoi protagonisti. Il rapporto di un parroco con Dio attraverso i dilemmi della ragione, i turbamenti del cuore, un presente che smantella la scelta di una vita. Il senso della deriva. Fino a un certo punto: fino al ritrovare (e ritrovarsi in) a fianco della sofferenza di Cristo nel dramma dei migranti. Nei loro occhi roventi desiderosi e fuggiaschi, nella loro anima fertile, nelle loro fantasie e speranze come ancora, nei bambini che, semplicemente,disarmano. Tante le frasi e le scene che ci interrogano e fanno riflettere, al pari di tanti silenzi. Tante quelle che fanno commuovere. E indignare. Come il non poter chiamare il pronto soccorso per assistere una vita in pericolo, perché clandestina. Come quella che in un paese dove gli animali hanno più diritti dei migranti non si può stare (con tutto il rispetto per gli animali!). C'è da chiedersi, una volta di più, "se questo è un uomo". Questa domanda, tra quelle evidenziate in questo film, va solo in parte riferita ai migranti, alle loro condizioni di vita. Perché questa domanda è uno specchio in cui noi, spettatori, ci riflettiamo. E' dunque rivolta alla nostra società. E risuonano imperiose quale unica via le parole di Vittorio Arrigoni "Restiamo umani".
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spike
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venerdì 11 novembre 2011
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un film che ci interroga
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Un film povero di mezzi ma ricco di contenuti. Che ruolo ha la religione nella nostra società? Che ruolo abbiamo noi nelle vicende umane? Come comportarci di fronte alle necessità degli ultimi?... Olmi non perde un colpo, sebbene un gradino sotto i suoi capolavori il film è scritto divinamente.
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weach
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venerdì 4 novembre 2011
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la caduta dal nulla
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Un film silenzioso che lavora sulla potenza dell'introspezione ; che si avvolge di silenzi penetranti i per dare spazio alla "parola dell'immagine".
Viene narrato ed esposto al pubblico ludibrio,senza rete ,il vuoto assoluto che prende un poco tutta la società , in particolare anche la struttura dell'Ecclesia.
Normalmente si dice che il cinema sia una sintesi di immagini e suoni : nel nostro caso le immagini, il movimente scenico, sono gli l'attori , la parola e di suoni divengono comparsa non essenziale.
Assorbiamo con piacere questo Ermanno Olmi che sa donarci momenti semplici di profondità , proponendoci una lettura di possibile resurrezione da uno stallo morale ingombrante , pervadente e destabilizzante.
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Un film silenzioso che lavora sulla potenza dell'introspezione ; che si avvolge di silenzi penetranti i per dare spazio alla "parola dell'immagine".
Viene narrato ed esposto al pubblico ludibrio,senza rete ,il vuoto assoluto che prende un poco tutta la società , in particolare anche la struttura dell'Ecclesia.
Normalmente si dice che il cinema sia una sintesi di immagini e suoni : nel nostro caso le immagini, il movimente scenico, sono gli l'attori , la parola e di suoni divengono comparsa non essenziale.
Assorbiamo con piacere questo Ermanno Olmi che sa donarci momenti semplici di profondità , proponendoci una lettura di possibile resurrezione da uno stallo morale ingombrante , pervadente e destabilizzante.
La rinascita comincia da quel momento magico in cui abbiamo la pazienza di essere osservatori di noi stessi, con senso di verità e cuore ricolmo di espansione .
E' vero che la verità è semplice e si impone nalla sua intrinseca coerenza.
Buona visone
weach illuminati
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gabriella
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martedì 25 ottobre 2011
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rivitalizzare le coscienze
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Centochiodi si concludeva con gli abitanti di un paesino alle sponde del Po che attende , ci sono voluti quattro anni di attesa, forse quello che aspettavano era davvero un barcone di clandestini che si rifugia in una chiesa sconsacrata, accolti dal vecchio parroco che aveva appena assistito con dolore all'entrata delle ruspe, allo schiodamento del crocefisso e la rimozione di tutti gli arredi sacri. Una chiesa spogliata da tutti quei simboli cui lui sempre si era inginocchiato, ma riempita di una nuova e viva umanità , e le cose non sono poi così diverse da duemila anni fa. Un bambino che nasce lontano dal suo paese, nascosto alle autorità, una prostituta che aiuta la mamma e si commuove alla nascita della creatura.
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Centochiodi si concludeva con gli abitanti di un paesino alle sponde del Po che attende , ci sono voluti quattro anni di attesa, forse quello che aspettavano era davvero un barcone di clandestini che si rifugia in una chiesa sconsacrata, accolti dal vecchio parroco che aveva appena assistito con dolore all'entrata delle ruspe, allo schiodamento del crocefisso e la rimozione di tutti gli arredi sacri. Una chiesa spogliata da tutti quei simboli cui lui sempre si era inginocchiato, ma riempita di una nuova e viva umanità , e le cose non sono poi così diverse da duemila anni fa. Un bambino che nasce lontano dal suo paese, nascosto alle autorità, una prostituta che aiuta la mamma e si commuove alla nascita della creatura. Certo per quel bambino la vita non sarà facile, senza padre ( annegato in mare), in un paese lontano e ostile, eppure il vecchio parroco celebra questa natività e pian piano prende coscienza del significato del suo sacerdozio, mette in discussione le sue (credute) certezze, la sua fede. Infatti quando si rivolge al crocefisso ammette di sentirsi distante dalla sua sofferenza, forse non si rende conto che è proprio in quel momento a essergli più che mai vicino. E il volto di Gesù crocefisso, inquadrato in primo piano dalla macchina da presa, sembra quasi perdere identità, i lineamenti appaiono distorti e innaturali, il volto del Cristo è nella sofferenza di quella gente venuta in un paese straniero in cerca di un posto migliore, di un futuro da dare ai loro figli. Un film scarno nei dialoghi, ma pieno si significati, un affresco vivo e dignitoso. Forse come ha scritto qualcuno il finale appare un pochino didascalico, però io penso che quando si parla di uomini, di contenuti, uno spunto di riflesssione sia doveroso, e forse, Olmi, dall'alto dei suoi ottantanni, se lo può permettere.
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renato volpone
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martedì 25 ottobre 2011
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un film che accusa
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Se non fai nulla per cambiare la storia, la storia cambierà te. Un grande regista si pone di fronte ai grandi temi sociali della religione e dell'emigrazione e "denuncia", "accusa", con grande garbo, ma anche con decisione. I neri clandestini che si rifugiano nella sua chiesa spogliata costruiscono un villaggio di cartone che durerà il tempo dell'introspezione e poi seguiranno la loro strada. Alcuni torneranno in Africa perchè il futuro è la, qui è il passato. Anche Dio non è presente, e gli uomini si affrontano confrontando i loro credo, ma ...quanta menzogna anche nella pietà. Un film da vedere, che ti lascia sbigottito, stupito, basito, per la cruda e nuda verità.
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Se non fai nulla per cambiare la storia, la storia cambierà te. Un grande regista si pone di fronte ai grandi temi sociali della religione e dell'emigrazione e "denuncia", "accusa", con grande garbo, ma anche con decisione. I neri clandestini che si rifugiano nella sua chiesa spogliata costruiscono un villaggio di cartone che durerà il tempo dell'introspezione e poi seguiranno la loro strada. Alcuni torneranno in Africa perchè il futuro è la, qui è il passato. Anche Dio non è presente, e gli uomini si affrontano confrontando i loro credo, ma ...quanta menzogna anche nella pietà. Un film da vedere, che ti lascia sbigottito, stupito, basito, per la cruda e nuda verità. Un film di silenzi, di primi piani, di colori freddi e di gelo. Ma quanto calore negli occhi dei protagonisti...ognuno con la sua verità, ognuno con la sua forza. Grande film
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riccardo76
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sabato 22 ottobre 2011
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un film semplice con un grande messaggio
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A pochi mesi di distanza dall’ Habemus Papam di Moretti, torna nelle nostre (troppo poche) sale un film che porta a riflettere sulla condizione attuale della Chiesa e sul vuoto di fede e di valori nella società attuale. Il Villaggio di Cartone di Ermanno Olmi offre infatti un’immagine ancora più eloquente della finestra di San Pietro vuota con le tende al vento: cosa può esprimere meglio di una chiesa svuotata di tutto, persino del crocifisso, il profondo vuoto spirituale della nostra società? Emblematica è soprattutto la scena in cui il crocifisso viene calato, simbolo di una fede che sta lentamente crollando.
Il tema poi della fragilità della fede viene accentuato da una riflessione del sacerdote, che afferma di essere stato “in dubbio” nei momenti in cui la chiesa era affollata.
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A pochi mesi di distanza dall’ Habemus Papam di Moretti, torna nelle nostre (troppo poche) sale un film che porta a riflettere sulla condizione attuale della Chiesa e sul vuoto di fede e di valori nella società attuale. Il Villaggio di Cartone di Ermanno Olmi offre infatti un’immagine ancora più eloquente della finestra di San Pietro vuota con le tende al vento: cosa può esprimere meglio di una chiesa svuotata di tutto, persino del crocifisso, il profondo vuoto spirituale della nostra società? Emblematica è soprattutto la scena in cui il crocifisso viene calato, simbolo di una fede che sta lentamente crollando.
Il tema poi della fragilità della fede viene accentuato da una riflessione del sacerdote, che afferma di essere stato “in dubbio” nei momenti in cui la chiesa era affollata. Questo dubbio sembra dunque destinato a prevalere, dal momento che adesso i fedeli non ci sono più.
Tuttavia, qualcosa invece rafforza la fede del parroco, il quale comprende il vero valore della cristianità e la vera funzione della Chiesa: fare del bene al prossimo, arrivando ad affermare che il bene va oltre la fede, poiché lo possono fare anche chi non ne ha.
I clandestini, rifugiati nella chiesa illuminano dunque il sacerdote sulla vera missione ecclesiastica, e permettono al regista di estendere il messaggio di carità a tutta la società moderna, sia ai credenti, che agli atei, comunque doverosi di compiere del bene al prossimo. Un dovere che se non verrà compiuto porterà a dei cambiamenti drastici, poiché come afferma il regista alla fine: “ Se l’uomo non cambierà la Storia, sarà la Storia a cambiare l’uomo”. E su questo aspetto il film si mostra molto eloquente, profetizzando un futuro distopico, dominato da un’eccessiva rabbia nei confronti dei clandestini, che si traduce in una vera e propria guerriglia da parte delle forze dell’ordine e dell’esercito.
Olmi si fa dunque portatore di un messaggio chiaro e semplice, attraverso un film a sua volta semplice, costruito più sulla forza delle immagini che sui dialoghi, i quali sono presenti solo quando strettamente necessari, regalandoci un efficace esempio della potenza del cinema.
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