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weach
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mercoledì 15 giugno 2011
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un assenza dal valore simbolico
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Nanni Moretti non si esplicita verbalmente , restando apparentemente, non allinato a specifiche critiche verso le istituzioni relegiose .
Ma va detto che" l'evento ipotizzato di un Papa nominato che non si sente pronto a ricoprire il suo ruolo istituzionale "è di per se "una simbologia critica " anche perché tutto si inserisce in un contesto storico dove l'istituzione religiosa Romana è messa a dura prova dai fatti .
L'ambiguità di Moretti , è , comunque ,verbalmente conveniente perché concede a noi spettatori l'opportunità di fare le nostre analisi e ed introspezioni circa il senso implicito di un ingonbrante rifiuto.
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Nanni Moretti non si esplicita verbalmente , restando apparentemente, non allinato a specifiche critiche verso le istituzioni relegiose .
Ma va detto che" l'evento ipotizzato di un Papa nominato che non si sente pronto a ricoprire il suo ruolo istituzionale "è di per se "una simbologia critica " anche perché tutto si inserisce in un contesto storico dove l'istituzione religiosa Romana è messa a dura prova dai fatti .
L'ambiguità di Moretti , è , comunque ,verbalmente conveniente perché concede a noi spettatori l'opportunità di fare le nostre analisi e ed introspezioni circa il senso implicito di un ingonbrante rifiuto.
Di facciata ,con uno spirito buonista potremmo dire :" non c'è critica della regia ma solo rappresentazione dell' umanità,debolezza e consapevolezza di inadeguatezza"
Nella realtà propositiva della regia è messo in scena un'onda sibillina che comunque mette in gioco tutto . " l'uomo Papa, il dubbio esistenziale dell'essere umano, la paura di non sapere e di non poter essere ,la confusione nell' immedesimazione in un ruolo ingombrante quale quello istituzinoale di Papa di una primaria istituzione religiosa.
Michel Piccoli, nel ruolo del Papa smarrito, con dolcezza e sensibilità sembra più ripercorrere le sue radici piuttosto che cercare di accettare " l'incoronazione ".
I tanti ma e se che aleggiona e vibrano nel film sono quelli tipici dell'umana esistenza che mai trova risposte definitivi sino all'ultimo misterioso volo.
Concludendo , Moretti è silente solo nella foma ,non nella realtà dei propositi ,perchè i vuoti ed i silenzi rappresentati son in reatà potente strumento di riflessione,per l'uomo in genere, per l'uomo in predicato di divenire Papa, per le istituzioni religiose apparentemente senza un capo spirituale.
Vuoti , silenzi che potrebbero essere annullati in un attimo solo con un atto di fede conme fece Francesco d'Assisi che per un "soffio " fu capace di abbandonare tutto e creare una nuova certezza: un Dio gentile e amorevole ovunque.
buona visione
weach illuminati
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riccardo76
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sabato 16 aprile 2011
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la crisi di un uomo, la crisi della chiesa
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"Nessuno poteva pensare che sarebbe potuto succedere!". Con queste parole i cardinali del conclave esprimono il loro sbigottimento di fronte ad una situazione mai avvenuta prima nella storia della Chiesa, escludendo il caso di Celestino V: il Papa appena nominato non si sente all'altezza del proprio incarico e, non riuscendo nemmeno ad affrontare la folla di fedeli per il saluto, si barrica nelle stanze del palazzo, colto da una profonda crisi, costringendo i cardinali a ricorrere all'intervento di uno psicoanalista. Questa è l'originale idea di fondo di Habemus Papam, attraverso la quale il grande regista Nanni Moretti riesce a tessere un ritratto di un pontefice come non se ne erano mai visti finora, che diventa sintomatico della situazione attuale della Chiesa Cattolica.
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"Nessuno poteva pensare che sarebbe potuto succedere!". Con queste parole i cardinali del conclave esprimono il loro sbigottimento di fronte ad una situazione mai avvenuta prima nella storia della Chiesa, escludendo il caso di Celestino V: il Papa appena nominato non si sente all'altezza del proprio incarico e, non riuscendo nemmeno ad affrontare la folla di fedeli per il saluto, si barrica nelle stanze del palazzo, colto da una profonda crisi, costringendo i cardinali a ricorrere all'intervento di uno psicoanalista. Questa è l'originale idea di fondo di Habemus Papam, attraverso la quale il grande regista Nanni Moretti riesce a tessere un ritratto di un pontefice come non se ne erano mai visti finora, che diventa sintomatico della situazione attuale della Chiesa Cattolica. Questo papa, che dovrebbe succedere - stando ai pochi indizi dati - all'amatissimo Wojtyla, in una realtà dove Ratzinger non è mai divenuto pontefice, viene raffigurato nella sua completa umanità, scindendolo dal ruolo affidatogli, con un operazione che si oppone nettamente all'ideologia della Chiesa. Il portavoce del Vaticano rimprovera infatti lo psicoanalista - un'ironico e sempre in forma Nanni Moretti - sull'impossibilità di scindere la persona dal ruolo che ricopre, oltre a ricordagli gli aspetti della vita privata e del passato che non possono venire menzionati durante la seduta. Lo psicologo si trova perciò impossibilitato a procedere all'analisi del paziente, dal momento che di fronte a sé non ha una persona ma un'istituzione, alla quale si pretende di negare sogni, desideri, e persino ricordi del'infanzia. L'unica informazione che riesce ad estrapolare, senza farsi sentire dal resto dei cardinali, è che non si tratta di una questione di perdita di fede. A questo punto, il portavoce decide di accompagnare il pontefice, sotto mentite spoglie, dalla moglie dello psicanalista - la bravissima Margherita Buy - anch'ella psicologa, rendendosi finalmente conto della necessità della scissione dal ruolo per poter permettere un'indagine completa ed efficace del problema. E' a partire da questo momento che il protagonista, un impeccabile Michel Piccoli, intraprende un viaggio all'interno del proprio animo e del proprio passato, alla ricerca del senso della propria vita; un percorso che continuerà da solo tra le strade e i locali di Roma e l'indifferenza della gente. Sono proprio questi i momenti più belli del film, resi tali grazie all'intensità dello sguardo di Piccoli, che riesce a tradurre lo spaesamento, la paura, la solitudine di un uomo qualunque, al quale sono state affidate grandissime responsabilità, ma che nonostante ciò resta sempre un semplice essere umano.
Avevamo già assistito all'ansia da prestazione di un potente, dovuta ad un senso di inadeguatezza rispetto al proprio ruolo, nel recentissimo Il Discorso del Re, ma mentre in quel caso la paura del re rifletteva quella collettiva di un popolo in procinto di entrare in guerra, in Habemus Papam, questa crisi interiore del personaggio diventa sintomatica della crisi che l'intera Chiesa sta vivendo in questi ultimi anni, caratterizzati da scandali di pedofilia, crisi di vocazioni e di fede. Forse allora, in quest'ottica, l'ansia del protagonista diventa ancora più comprensibile, dovendo rimediare a questa crisi, rispondendo di tutti gli errori commessi in passato in nome di una Chiesa malata. Allora i volti sconvolti dei fedeli di fronte alla finestra vuota con le tende al vento a San Pietro diventano emblema dello sbigottimento dei reali fedeli nell'apprendere le notizie degli scandali. Dunque l'esclamazione "Nessuno poteva pensare che sarebbe potuto succedere!"assume un significato più profondo, diventando l'emblema di un'indignazione collettiva e, insieme alla finestra del pontefice vuota, di un profondo vuoto di valori spirituali nella società attuale.
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stefanop
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lunedì 1 agosto 2011
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incredibile la valutazione della critica
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E' incredibile che la critica non abbia colto l'errore fondamentale del film: la rappresentazione della sprovvedutezza dei cardinali, di tutti, non solo del Papa appena eletto.
Nella realtà neanche l'ultimo prete appena nominato sacerdote è così immaturo, immobile, inattivo, senza iniziativa, come i cardinali rappresentati da Moretti.
Tuttalpiù qualcuno potrebbe essere anche troppo furbo. Nel film nessun cardinale è in grado di affrontare con argomenti di fede o di qualsiasi altro genere il Papa appena eletto per cui la Chiesa si affida allo psichiatra esterno di cui non si è verificata neanche la fede cattolica. Nel film nessun cardinale è in grado di ribattere alcunchè a allo psichiatra Moretti quando propina le sue verità.
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E' incredibile che la critica non abbia colto l'errore fondamentale del film: la rappresentazione della sprovvedutezza dei cardinali, di tutti, non solo del Papa appena eletto.
Nella realtà neanche l'ultimo prete appena nominato sacerdote è così immaturo, immobile, inattivo, senza iniziativa, come i cardinali rappresentati da Moretti.
Tuttalpiù qualcuno potrebbe essere anche troppo furbo. Nel film nessun cardinale è in grado di affrontare con argomenti di fede o di qualsiasi altro genere il Papa appena eletto per cui la Chiesa si affida allo psichiatra esterno di cui non si è verificata neanche la fede cattolica. Nel film nessun cardinale è in grado di ribattere alcunchè a allo psichiatra Moretti quando propina le sue verità. Al di là di qualunque convinzione religiosa i cardinali sono persone che, per la scelta di base che hanno fatto e la lunga missione che hanno svolto al fianco dei fedeli prendendo parte ai loro enormi problemi, sono perfettamente attrezzati per affrontare qualunque, dico qualunque, evento e qualunque psichiatra, anche il più bravo.
Moretti sbaglia clamorosamente a sottovalutare così i suoi "nemici" ; la storia insegna che errori come questi si pagano con irrimediabili sconfitte !
Per quanto riguarda poi la figura centrale, il Papa appena eletto che rifiuta l'incarico sentendosi inadeguato, possiamo stare sicuri che una situazione del genera non avverrà mai poichè, come già detto, i cardinali sono perfettamente attrezzati per questo evento.
Anche l'episodio recente di Papa Luciani, che potrebbe avere ispirato il film, è proprio la dimostrazione che un evento come quello rappesentato da Moretti non possa avvenire in quanto: anche se il peso dell'incarico papale viene avvertito, dal nuovo pontefice, come molto pesante (tanto da portarlo alla morte in poche settimane) la forza propria del cardinale gli ha permesso di presentarsi ai fedeli come un riferimento sicuro e forte(si pensi all'invenzione del nome GiovanniPaolo).
Le capacità di Moretti regista nel creare ambientazioni e sceneggiature molto efficaci peggiorano l'assurdità e faziosità del contenuto del film.
Al di là della sicurezza personale mostrata, Moretti rappresenta, nel Papa del gran rifiuto, se stesso, incapace di assumere un ruolo attivo e costruttivo all'interno della sinistra italiana.
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weach
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domenica 12 giugno 2011
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un soffio sospeso nel dubbio
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Non c'è critica ma umanità, anche intesa come consapevolezza dei propri limiti e debolezze.
Non è film anticlericale ma forse solo contro la burocrazia dell'"anima ".
E' storia di umane debolezze che si confrontano , con senso di sgomento, di fronte alle aspettative del ruolo che si è chiamati a "rappresentare " .
Michel Piccoli ,il papa smarrito ,con dolcezza e sensibilità si propone come icona del mondo di chi teme di non sapere o di non poter essere.
Chiarezza, sicurezza,sono forse specchio di un nulla latente ?
Moretti non risponde ed invita tutti noi ,accompaagnati dalla sgace delicatezza del papa eletto, verso um mondo più umano accompagnato dai tanti ma e se che non trovano risposta sino all'ultimo misterioso volo della morte.
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Non c'è critica ma umanità, anche intesa come consapevolezza dei propri limiti e debolezze.
Non è film anticlericale ma forse solo contro la burocrazia dell'"anima ".
E' storia di umane debolezze che si confrontano , con senso di sgomento, di fronte alle aspettative del ruolo che si è chiamati a "rappresentare " .
Michel Piccoli ,il papa smarrito ,con dolcezza e sensibilità si propone come icona del mondo di chi teme di non sapere o di non poter essere.
Chiarezza, sicurezza,sono forse specchio di un nulla latente ?
Moretti non risponde ed invita tutti noi ,accompaagnati dalla sgace delicatezza del papa eletto, verso um mondo più umano accompagnato dai tanti ma e se che non trovano risposta sino all'ultimo misterioso volo della morte.
Vuoti e silenzi che possono essere annullati solo con un atto di fede come fece Francesco d'Assisi che per un "soffio" fu capacie di abbandonare tutto e creare una nuova certezza : un Dio gentile ed amorevole ovunque.
buona visone
weach illuminati
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enfasy
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domenica 24 aprile 2011
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l'antipapa animato dal superego di moretti
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I film di Moretti mi hanno sempre divertito per l'autocelebrazione del regista-attore, che da sempre si è autodivertito a celebrare e a confermare in ogni film il suo personaggio, nelle varie salse dei remake di 8 e mezzo di Fellini, oppure con il suo caratteristico gusto snob, trattando temi di politici e sociali con sarcasmo e una bella manciata di qualunquismo. In questo film ha strafatto, perché ha deciso di animare un personaggio come il papa, l'antitesi del suo tronfio ego. E infatti il film presenta anche una sua coerenza logica, da questo punto di vista: il papa, investito dal grande senso d'importanza della nomina papale, come fosse qualcosa che riguardasse direttamente il valore del suo io, non regge il confronto con la massa adorante e in preda ad una crisi nevrotica rifiuta l'incarico.
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I film di Moretti mi hanno sempre divertito per l'autocelebrazione del regista-attore, che da sempre si è autodivertito a celebrare e a confermare in ogni film il suo personaggio, nelle varie salse dei remake di 8 e mezzo di Fellini, oppure con il suo caratteristico gusto snob, trattando temi di politici e sociali con sarcasmo e una bella manciata di qualunquismo. In questo film ha strafatto, perché ha deciso di animare un personaggio come il papa, l'antitesi del suo tronfio ego. E infatti il film presenta anche una sua coerenza logica, da questo punto di vista: il papa, investito dal grande senso d'importanza della nomina papale, come fosse qualcosa che riguardasse direttamente il valore del suo io, non regge il confronto con la massa adorante e in preda ad una crisi nevrotica rifiuta l'incarico.
Il punto è che un papa sa che il valore che gli viene dato non riguarda se stesso, ma il ruolo che ricopre: egli è soltanto un servo di Dio, un uomo pieno di umiltà. Lui sa di essere soltanto uno strumento. La crisi nevrotica del papa dunque, è la crisi nevrotica che avrebbe colpito Moretti, nei panni di sua santità.
Moretti/Papa non potrebbe mai diventare Papa, perché gli manca proprio quell'umiltà e quel sentirsi nullità necessario per ricoprire un ruolo così importante.
Il film finisce perciò in modo prevedibile e conferma l'impossibilità della discesa di Moretti dal suo personaggio pieno di sé e snob che tanto appaga nei film più politico-sociali, ma che stride apertamente su un tema come questo.
Personalmente vedo questo film come la conferma del narcisismo di Moretti ma allo stesso tempo come una battaglia persa contro qualcosa di più alto di lui, spia forse del picco del malessere interiore del regista, del fallimento di un Übermensch quanto mai accentuato in questa pellicola.
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paride86
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lunedì 25 aprile 2011
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esile
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"Habemus Papam" - che ho avuto la fortuna di vedere gratuitamente - racconta la storia di un cardinale, Melville, inaspettatamente eletto pontefice e del tutto impreparato al ruolo.
Moretti racconta questo inframezzandolo con psicanalisi, teatro, desideri perduti e mai realizzati, non approfondendo, però, nessuno dei filoni.
Il film scorre tanto piacevole e divertente quanto vuoto e superficiale: non si capisce dove vada a finire la trama dello psicanalista/Moretti e come si incastri col susseguirsi degli eventi, né tantomento cosa c'entri il tanto citato teatro di Cechov con la storia in questione.
Il conclave viene illustrato con perizia e ironia, ma il regista affronta il tema con uno spirito così naif da risultare sconclusionatamente infantile, mostrando i cardinali - uomini esperti di fede e potere - come ingenui, candidi ragazzini alle prese con tornei di pallavolo e canzoni sudamericane (anche se fossero allegorie e metafore, cosa vorrebbero significare?).
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"Habemus Papam" - che ho avuto la fortuna di vedere gratuitamente - racconta la storia di un cardinale, Melville, inaspettatamente eletto pontefice e del tutto impreparato al ruolo.
Moretti racconta questo inframezzandolo con psicanalisi, teatro, desideri perduti e mai realizzati, non approfondendo, però, nessuno dei filoni.
Il film scorre tanto piacevole e divertente quanto vuoto e superficiale: non si capisce dove vada a finire la trama dello psicanalista/Moretti e come si incastri col susseguirsi degli eventi, né tantomento cosa c'entri il tanto citato teatro di Cechov con la storia in questione.
Il conclave viene illustrato con perizia e ironia, ma il regista affronta il tema con uno spirito così naif da risultare sconclusionatamente infantile, mostrando i cardinali - uomini esperti di fede e potere - come ingenui, candidi ragazzini alle prese con tornei di pallavolo e canzoni sudamericane (anche se fossero allegorie e metafore, cosa vorrebbero significare?).
Per non parlare del protagonista: non si approfondiscono mai le ragioni profonde del senso di inadeguatezza di Melville, che compra ciambelle (con quali soldi?), parla di teatro, della sorella attrice, va da una psicoterapeuta - Margherita Buy, che ovviamente si carica in macchina il primo vecchietto sconosciuto che incontra - , ma non si spiega mai il suo rapporto con la fede, che è il nodo centrale della questione.
Moretti, che era presente alla proiezione per eventuali domande del pubblico e della stampa, così ha risposto a chi gli ha chiesto "ma rifiutando il pontificato, Melville non rifiuta il volere del Dio in cui crede?": "No, Melville rifiuta solamente la decisione dei cardinali del conclave e io vedo questo gesto come una dimostrazione di umiltà".
Personalmente trovo priva di senso quest'affermazione: in un'ottica credente un pontefice non può rifiutare il ruolo che gli viene assegnato poiché non può pensare che gli sia stato affidato da un gruppo di cardinali, ma DEVE credere che sia stato Dio stesso ad insignirlo di tale carica mediante il conclave. Rifiutare il volere di Dio diventa dunque un gesto di superbia, e non di umiltà, come sostiene il regista che, dunque, dimentica di approfondire l'unico tema importante, se si vuole realizzare un film su un papa che rifiuta la carica di pontefice: la fede di Melville.
Detto questo torno a dire che "Habemus Papam" è una commedia piacevole da vedere per le battute e le gag ben scritte - a volte rovinate dal Moretti attore, privo di un vero talento di interprete e sempre uguale a se stesso - ma si dimostra un film decisamente esile e superficiale per l'importante tema che "affronta".
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(di werner)
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[+] moretti e il deficit di accudimento
(di vincenzo carboni)
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francesco di benedetto
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domenica 2 ottobre 2011
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mura, difese e culture
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Ancora una volta Moretti ha optato per un apologo sociale, in questo caso una favola per anziani gentile nei toni, sottilmente ma capillarmente metaforica.
E forse il Vaticano è stato scelto non quale simbolo di potere e matrice folclorica delle anomalie genetiche del popolo italiano ma, semplicemente, come mera architettura (come simbolo di un'idea di fruizione dell'architettura e delle opere di "cultura") del centro storico di Roma intorno a cui sarebbe stato possibile costruire un sottobosco antropologico fiabesco, atrofizzato e autoghettizzatosi dal mondo.
Un parco-giochi consacrato dai manuali di storia dell'arte, una disneyland veneranda per un popolo di anziani che dovrebbe invece incominciare a capire che sarebbe meglio andare a morire altrove.
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Ancora una volta Moretti ha optato per un apologo sociale, in questo caso una favola per anziani gentile nei toni, sottilmente ma capillarmente metaforica.
E forse il Vaticano è stato scelto non quale simbolo di potere e matrice folclorica delle anomalie genetiche del popolo italiano ma, semplicemente, come mera architettura (come simbolo di un'idea di fruizione dell'architettura e delle opere di "cultura") del centro storico di Roma intorno a cui sarebbe stato possibile costruire un sottobosco antropologico fiabesco, atrofizzato e autoghettizzatosi dal mondo.
Un parco-giochi consacrato dai manuali di storia dell'arte, una disneyland veneranda per un popolo di anziani che dovrebbe invece incominciare a capire che sarebbe meglio andare a morire altrove...
Fra i temi principali di "Habemus Papam" spiccano difatti l'atrofia, la clausura, la vecchiaia, la morte e la grande assenza/presenza che tanto preme sull'economia simbolica di tutto il film pare effettivamente data dagli stranieri, dagli immigrati, dall'attuale, vivo, vivido e "giovanile" fermento dell'Italia multiculturale che questo popolo di anziani apparentemente così progressista proprio non è riuscito a metabolizzare all'interno delle proprie asfittiche mura (e non parlo dei soliti slogan...).
Forse il film non è così programmaticamente ottimista nel trionfo finale dell'umiltà con cui il "Divo" si congeda dalla folla di fedeli...
Forse quello che dona alla fine al suo nutrito popolo di spettatori colti e vetusti è semplicemente l'augurio di un sereno riposo...
L'augurio di un congedo sereno da una serie di "difese" che nel momento conclusivo dei bilanci (di un'intera esperienza di vita, di un tracciato di vita culturale di una buona fetta della nostra società civile) proprio non riescono a reggere più.
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hollyhobby16
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sabato 17 dicembre 2011
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habemus papem: un'opera d'arte unica
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Tematico, il film esamina la contrapposizione tra cattolicesimo e psicologia, e tra fede e dubbio. la Chiesa ha sempre visto gli psicologi come oppositori dei sacerdoti, nel rispetto che le persone confessano i loro peccati molto simile a parlano in una sessione di terapia. Inoltre, la psicologia sostiene ragione secolare, mentre la Chiesa promuove Dio come risposta a problemi di quelli. Noi vediamo questa tensione nel film come i cardinali esitano a lasciare il psicanalista a procedere e sono chiaramente sgomento che lui è un ateo. Forse ancora più importante di questo tema è il tema del dubbio e della fede. Mentre Melville risponde al psicanalista che lui è risoluto nella sua fede cattolica, lui è comunque irresoluto nella sua fede in se stesso.
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Tematico, il film esamina la contrapposizione tra cattolicesimo e psicologia, e tra fede e dubbio. la Chiesa ha sempre visto gli psicologi come oppositori dei sacerdoti, nel rispetto che le persone confessano i loro peccati molto simile a parlano in una sessione di terapia. Inoltre, la psicologia sostiene ragione secolare, mentre la Chiesa promuove Dio come risposta a problemi di quelli. Noi vediamo questa tensione nel film come i cardinali esitano a lasciare il psicanalista a procedere e sono chiaramente sgomento che lui è un ateo. Forse ancora più importante di questo tema è il tema del dubbio e della fede. Mentre Melville risponde al psicanalista che lui è risoluto nella sua fede cattolica, lui è comunque irresoluto nella sua fede in se stesso. Mentre Melville ha paura che lui non può adempiere ai suoi obblighi papale, tutti gli altri sono confusi dalla paura e di incertezza di Melville. Moretti trasmette esattamente questa sensazione di suspense nel suo uso di una combinazione di figura intera, piano medi, mezzo busto, e primo piano. A queste brevi distanze, si possono osservare I gesti e le sottili sfumature emotive che i personaggi trasmettono, in particolare. Melville mentre lotta con le sue emozioni. Numerosi stacchi di montaggio contribuiscono a sensazione del film di tensione, vediamo questa specie come Melville vaga per le strade solo per trovare se stesso. Non esiste un narratore diretto; invece, la storia si sviluppa naturalmente. La musica del film e` istrumentale per la maggior parte, ma la canzone piu` memorabile, una canzone argentina si e` chiamato “Todo Cambia” rappresenta una nuova speranza per cambiare e revoluzione; in questa senza, Moretti esprime un messaggio della liberta` umana e revoluzione.
Raccomando il film per le persone che vogliano vedere qualcose diverse. Vorrei consiglio caldamente questo film a chi vuole vedere qualcosa di diverso rispetto alla media. Anche se il finale è un po 'ambigua, il film, in generale, affronta il tema del papato in modo molto interessante e inaspettato. Anche se Moretti è di sinistra attivista politico, ha sorprendentemente non esercitare alcuna condanna estrema della Chiesa. Prende invece un approccio diverso e più umanistica e si concentra invece sulle emozioni. Inoltre, pur essendo ateo, caratterizzazione di Moretti di Melville potrebbe essere interpretato come simile a Gesù. Anche se Gesù è conosciuto come il Figlio di Dio, egli possiede una dualità della natura, con un lato di lui che è uomo. Melville, anche se il suo è un precursore della parola di Dio ed è stato eletto Papa, anche lui è un uomo che sperimenta emozioni umane. Mentre lui declina in ultima analisi, il suo ruolo di leadership (e Gesù accetta la sua fine), l'allusione nascosta è interessante. Finalmente, e` un film forte e unico che aggiunge un element universale e umana a un soggetto piu elevato.
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ennio
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domenica 8 maggio 2011
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persa l'occasione per un film di spessore
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Il soggetto avrebbe potuto dar luogo a un bel film. La metafora del dramma interiore vissuto da un uomo investito di un onere e una responsabilità che ritiene al di sopra delle proprie possibilità, avrebbe potuto essere sviluppata in modo esemplare, soprattutto in questi tempi di corsa sfrenata al potere, dove le capacità delle persone sono l'ultima cosa che conta e pochi - a mia conoscenza - hanno certi scrupoli o certe remore. Ciò a prescindere dal caso particolare del film, in cui l'uomo in questione era stato eletto Papa.
Peccato, veramente peccato che Moretti, da quel narcisista spocchioso che è, pensando di essere originale o forse volendo dimostrare a tutti i costi di avere in spregio la Chiesa, ha voluto inframezzare la trama e la stupenda e sentita recitazione di Michel Piccoli con scene grottesche e gratuite che nulla hanno a che vedere con la trama del film e che, lungi dal far ridere o sorridere sono semplicemente penose.
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Il soggetto avrebbe potuto dar luogo a un bel film. La metafora del dramma interiore vissuto da un uomo investito di un onere e una responsabilità che ritiene al di sopra delle proprie possibilità, avrebbe potuto essere sviluppata in modo esemplare, soprattutto in questi tempi di corsa sfrenata al potere, dove le capacità delle persone sono l'ultima cosa che conta e pochi - a mia conoscenza - hanno certi scrupoli o certe remore. Ciò a prescindere dal caso particolare del film, in cui l'uomo in questione era stato eletto Papa.
Peccato, veramente peccato che Moretti, da quel narcisista spocchioso che è, pensando di essere originale o forse volendo dimostrare a tutti i costi di avere in spregio la Chiesa, ha voluto inframezzare la trama e la stupenda e sentita recitazione di Michel Piccoli con scene grottesche e gratuite che nulla hanno a che vedere con la trama del film e che, lungi dal far ridere o sorridere sono semplicemente penose. In alcune scene Moretti sembra ispirarsi a Sister Act, ma forse non ha capito che quello non era un film drammatico.
Ennio
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[+] spregio alla chiesa?
(di angelo umana)
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(di anjolina)
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gio gi
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venerdì 9 settembre 2011
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l'umanità delle istituzioni
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E' l'ora dell'elezione del nuovo papa. In Piazza S. Pietro una folla discreta in trepidante attesa freme per scoprire il nuovo volto della guida spirituale, morale, il capo e la forza della Chiesa cattolica, colui che saprà condurli alla salvezza eterna. Si chiude il conclave. Oltre la parete un gruppo di vecchietti stretti nei loro colletti, impaccaiti e impauriti di udire il proprio nome. Colpi di tosse, spergiuri ("Non io, non io, non io...") e sospiri di sollievo dei tre favoriti: contrariamente a tutti i pronostici l'eletto è il cardinale Melville.
Come ne "Il discorso del re", ma con una finezza decisamente più sottile, un occhio ironico e sincero e un contesto profondamente italiano, si prova a guardare al lato umano delle istituzioni: cariche, ricchezza e riconoscimento visti più da vicino, all'altezza del balcone, sono oneri, opulenza e responsabilità.
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E' l'ora dell'elezione del nuovo papa. In Piazza S. Pietro una folla discreta in trepidante attesa freme per scoprire il nuovo volto della guida spirituale, morale, il capo e la forza della Chiesa cattolica, colui che saprà condurli alla salvezza eterna. Si chiude il conclave. Oltre la parete un gruppo di vecchietti stretti nei loro colletti, impaccaiti e impauriti di udire il proprio nome. Colpi di tosse, spergiuri ("Non io, non io, non io...") e sospiri di sollievo dei tre favoriti: contrariamente a tutti i pronostici l'eletto è il cardinale Melville.
Come ne "Il discorso del re", ma con una finezza decisamente più sottile, un occhio ironico e sincero e un contesto profondamente italiano, si prova a guardare al lato umano delle istituzioni: cariche, ricchezza e riconoscimento visti più da vicino, all'altezza del balcone, sono oneri, opulenza e responsabilità. Se si volesse per forza leggere una critica essa sarebbe rivolta non alla religiosità del cardinale, che nel corso del film non è mai messa in dubbio, quanto piuttosto all'artificiosità pomposa di un'istituzione che nasce da un bisogno così concreto e umano quale è la fede. In realtà questa critica è sommessamente tra le righe, pronta solo per chi vuole trovare sempre un messaggio politico o sociale forte in un film.
Ma ciò che qui muove la macchina da presa è la curiosità verso una condizione particolare, in cui l'attrito tra l'alto e il basso portano alla luce tutte le sfumature e contraddizioni dell'uomo. Descrive come la situazione possa scivolare di mano, come, dall'ingenuità di una società arcaica e popolare, un giovane aspirante attore possa diventare cardinale, la cui prossima maschera sarà quella del Papa (la vita è un palcoscenico?). E ci mostra come di fronte a questa nuova situazione semplicemente si fugga, resisi conto con tutta onestà della propria piccolezza e uguaglianza di fronte agli altri.
In effetti lo spettatore non abituato a questo tipo di sguardo sulla realtà come è, e non come dovrebbe essere, senza giudizio morale o aspettative dolciastre, si ritrova a credere fino all'ultimo che Melville si presenterà su quel balcone con un discorso che, frutto di riflessioni e di un'attesa "riconversione", sarà ancora più toccante e sentito. Ma così non è. Questo cardinale francese più vaga per Roma, più scappa, più si rende conto di non voler tornare. Vede la sua Chiesa dalla folla e si accorge di quanto sia distante (emblematica e bellissima l'inquadratura di Melville spaesato tra i fedeli in movimento in fondo a Piazza S. Pietro, sfocati). Ricerca la sua vecchia identità e si imbatte in persone e caricature cruciali e comiche.
Con lo sguardo antispettacolare e tollerante di Moretti, l'ironia, e anche gli spunti, derivano da un'abile, euilibrata ma coraggiosa opera id decontestualizzazione: la guardia svizzera molto poco eterea nelle stanze papali; il torneo di beach volley tra i cardinali; uno psicanalista ateo in Città del Vaticano; l'eletto papa a teatro; un attore che recita Checov in ambulanza. Nessuno è al suo posto, i ruoli sono scombussolati, e in questo intermezzo noi spettatori possiamo osservare.
Sottile, fine, ironico: un film delicato e pungente al tempo stesso.
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