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giacomogabrielli
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domenica 12 febbraio 2012
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bilanciato. ***1/2
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Spietato film che non risparmia nulla e nessuno. Prima della sua uscita se ne sono dette di tutti i colori. Si pensava ad un film razzista, di parte, contro i poliziotti, contro gli immigrati o che parlasse male dei tifosi e dei manifestanti di piazza. Niente di tutto ciò. 'Acab' è un film assolutamente neutro, che non risparmia nessuno nel vero senso della parola, ne ha per tutti. Il regista di 'Romanzo Criminale-la serie' confeziona per bene un'opera violenta e sincera concentrata su personaggi che, tra storie e sottostorie, danno vita ad un piacevole svolgimento. La polizia italiana dal punto di vista del cellerino, il poliziotto col manganello, tra personaggi dal carattere all'apparenza forte e duro, ma dai risvolti deboli, e situazioni familiari critiche.
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Spietato film che non risparmia nulla e nessuno. Prima della sua uscita se ne sono dette di tutti i colori. Si pensava ad un film razzista, di parte, contro i poliziotti, contro gli immigrati o che parlasse male dei tifosi e dei manifestanti di piazza. Niente di tutto ciò. 'Acab' è un film assolutamente neutro, che non risparmia nessuno nel vero senso della parola, ne ha per tutti. Il regista di 'Romanzo Criminale-la serie' confeziona per bene un'opera violenta e sincera concentrata su personaggi che, tra storie e sottostorie, danno vita ad un piacevole svolgimento. La polizia italiana dal punto di vista del cellerino, il poliziotto col manganello, tra personaggi dal carattere all'apparenza forte e duro, ma dai risvolti deboli, e situazioni familiari critiche. Nel film c'è tutto: dallo sbirro al naziskin, dal drogato all'ultrà, dal figlio problematico alla moglie che vuole il divorzio. Un film che parla dell'odio; odio come regola di una società che pare non riprendersi più. Ottima la regia, bravi Favino, Giallini e Nigro. BILANCIATO. ***1/2
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chaoki21
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mercoledì 8 febbraio 2012
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acab
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Film intenso, sublime, autentico. Molto più di un documentario, ACAB è uno spaccato di realtà che getta una luce cruda e violenta su un mondo in cui oppressori ed oppressi si scambiano rapidamente i ruoli e vengono osservati da un punto di vista umano, che esclude pregiudizi e stereotipi, scandagliando in profondità la psiche dei protagonisti e le problematiche di una società orfana di regole e abbandonata all'insicurezza e all'anarchia. L'unico sguardo impietoso è riservato ai detentori del potere, i quali, dopo aver sfruttato la rabbia e la frustrazione dei propri "servi", li abbandonano a se stessi nel momento in cui maggiore è la necessità di tutelare i loro diritti.
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Film intenso, sublime, autentico. Molto più di un documentario, ACAB è uno spaccato di realtà che getta una luce cruda e violenta su un mondo in cui oppressori ed oppressi si scambiano rapidamente i ruoli e vengono osservati da un punto di vista umano, che esclude pregiudizi e stereotipi, scandagliando in profondità la psiche dei protagonisti e le problematiche di una società orfana di regole e abbandonata all'insicurezza e all'anarchia. L'unico sguardo impietoso è riservato ai detentori del potere, i quali, dopo aver sfruttato la rabbia e la frustrazione dei propri "servi", li abbandonano a se stessi nel momento in cui maggiore è la necessità di tutelare i loro diritti. Uno dei grandi meriti del regista è di aver saputo trattare la materia incandescente del film con grande equilibrio, mostrando la violenza senza eccessivo compiacimento ed enfatizzando il fascino oscuro della divisa e delle simbologie che vi ruotano attorno con spirito estetizzante ma non ambiguo né apologetico. A corollare lo sforzo narrativo, sottolineando la tensione, contribuisce una colonna sonora bellissima, incalzante, quasi epica. Un film senza sbavature, veramente indimenticabile.
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chiarialessandro
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martedì 21 febbraio 2012
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destra? sinistra? gaber?
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Secondo alcuni è un film di “destra” e pertanto, come tale, è meglio perderlo che trovarlo. A me, questo tipo di ragionamento, sembra infantile e riduttivo; mi sembra fatto da persone che, se una certa cosa è fatta da qualcuno di sinistra, è una cosa giusta ma se la stessa identica cosa è fatta da uno di destra diventa sbagliata (e viceversa). Forse questa pellicola può non essere stata apprezzata per un motivo che molti rifiutano di esternare ed allora cercano il famoso filo d’erba dietro cui nascondersi: non tutti hanno il coraggio di confrontarsi con la realtà (soprattutto quando è sgradevole) e questa pellicola ti sbatte proprio in faccia una realtà con cui spesso dovremmo fare i conti (volenti o nolenti): razzismo, violenza (più o meno organizzata), sopraffazione, immigrazione (soprattutto irregolare), degrado, povertà …… In questo laido quadro si muove un lavoro scritto, diretto ed interpretato in modo decisamente efficace (soprattutto da Favino, che riesce a dare schegge di lucida e credibile follia al suo personaggio), affondando con profondità inusuale per gli standard cinematografici nella psicologia e nelle motivazioni dei personaggi.
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Secondo alcuni è un film di “destra” e pertanto, come tale, è meglio perderlo che trovarlo. A me, questo tipo di ragionamento, sembra infantile e riduttivo; mi sembra fatto da persone che, se una certa cosa è fatta da qualcuno di sinistra, è una cosa giusta ma se la stessa identica cosa è fatta da uno di destra diventa sbagliata (e viceversa). Forse questa pellicola può non essere stata apprezzata per un motivo che molti rifiutano di esternare ed allora cercano il famoso filo d’erba dietro cui nascondersi: non tutti hanno il coraggio di confrontarsi con la realtà (soprattutto quando è sgradevole) e questa pellicola ti sbatte proprio in faccia una realtà con cui spesso dovremmo fare i conti (volenti o nolenti): razzismo, violenza (più o meno organizzata), sopraffazione, immigrazione (soprattutto irregolare), degrado, povertà …… In questo laido quadro si muove un lavoro scritto, diretto ed interpretato in modo decisamente efficace (soprattutto da Favino, che riesce a dare schegge di lucida e credibile follia al suo personaggio), affondando con profondità inusuale per gli standard cinematografici nella psicologia e nelle motivazioni dei personaggi. Molto, molto difficile fare i conti con noi stessi; vuoi mettere quanto è più semplice dire che è un film di destra?
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gioinga
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giovedì 9 febbraio 2012
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il disagio sociale
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E' un film sul disagio sociale, su varie forme di disagio sociale, quello degli immigrati che spacciano per strada, dei ragazzi che vanno allo stadio solo per esercitare violenza contro l'avversario o contro il celerino di turno, e quello di alcuni poliziotti, che si danno alla violenza perché ci credono, secondo la vecchia legge del taglione, occhio per occhio, dente per dente. Mi ha fatto pensare che una dose di violenza deve essere necessariamente alla base della nostra società, a volte i poliziotti per dividere una rissa tra tifosi, sono costretti ad esercitare la violenza; è un aspetto che mi ha turbato parecchio e che il film mostra bene in tutti i suoi aspetti più crudi, con vere e proprie scene di guerriglia per strada.
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E' un film sul disagio sociale, su varie forme di disagio sociale, quello degli immigrati che spacciano per strada, dei ragazzi che vanno allo stadio solo per esercitare violenza contro l'avversario o contro il celerino di turno, e quello di alcuni poliziotti, che si danno alla violenza perché ci credono, secondo la vecchia legge del taglione, occhio per occhio, dente per dente. Mi ha fatto pensare che una dose di violenza deve essere necessariamente alla base della nostra società, a volte i poliziotti per dividere una rissa tra tifosi, sono costretti ad esercitare la violenza; è un aspetto che mi ha turbato parecchio e che il film mostra bene in tutti i suoi aspetti più crudi, con vere e proprie scene di guerriglia per strada. Il problema è quando si esagera, quando chi fa il poliziotto crede di avere la missione di ripulire la città da ciò che non gli piace (l'albanese che molesta nel parco o l'immigrato che occupa una casa non sua) con metodi illegali, come se avesse un potere assoluto. Un altro problema grosso si presenta quando i poliziotti non hanno forze a sufficienza e allora lì è lo stato che rischia di venire meno.
Il film pecca nel non andare a fondo nell'analisi di questa violenza generalizzata della nostra società, non indaga il perché di tanto disagio e di tanto odio nell'Italia (e nel mondo ) di oggi. Resta un film tecnicamente molto ben fatto, con bravi attori e belle immagini. Comunque da vedere.
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zibaldino
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sabato 11 febbraio 2012
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celerino è...
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Stando ad un famoso brocardo da stadio, lavorare nel reparto celere non regala grandi soddisfazioni; sempre la saggezza da curva ci ricorda che la scelta di arruolarsi nelle forze dell’ordine sarebbe dettata da una sensibile contrazione del mercato del lavoro. E in effetti uno dei protagonisti, Adriano, la spina di questo inglorious bastards cacio e pepe, si unisce alla celere perché “pagano de più”. Adriano, nella sua breve esperienza tra i cellerini infami, osserva e ci fa scoprire una realtà piuttosto complessa, in cui la manichea distinzione buoni-cattivi viene relegata ad un escamotage da TG1: le cose sono un po’ più complesse, i confini molto labili.
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Stando ad un famoso brocardo da stadio, lavorare nel reparto celere non regala grandi soddisfazioni; sempre la saggezza da curva ci ricorda che la scelta di arruolarsi nelle forze dell’ordine sarebbe dettata da una sensibile contrazione del mercato del lavoro. E in effetti uno dei protagonisti, Adriano, la spina di questo inglorious bastards cacio e pepe, si unisce alla celere perché “pagano de più”. Adriano, nella sua breve esperienza tra i cellerini infami, osserva e ci fa scoprire una realtà piuttosto complessa, in cui la manichea distinzione buoni-cattivi viene relegata ad un escamotage da TG1: le cose sono un po’ più complesse, i confini molto labili. Proprio il retrogusto di dubbio e perplessità che si percepisce alla fine del film ne costituisce la cifra migliore. Quanto al cast, molto bravo Nigro, magistrale Giallini, una sicurezza granitica Favino. Ottima la colonna sonora, in cui i brani originali vengono puntellati da gente tipo i Clash e i Chemical Brothers, per dirne due.
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diomede917
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sabato 28 gennaio 2012
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il matto, lo zoppo e il cattivo
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“Prima di chiedersi chi sono gli innocenti e i colpevoli bisogna chiedersi come funziona il lavoro della Celere”
Questa frase, detta da Pierfrancesco Favino durante il processo a suo carico per eccesso di violenza nei confronti di un ultrà, racchiude il senso d questo film.
Nella cornice degli eventi italiani degli ultimi anni che hanno segnato la cronaca del nostro Paese (sgombri voluti dal comune di Roma, il caso Reggiani fino ad arrivare alla morte di Gabriele Sandri) si dipanano le storie di un gruppo di celerini.
Fin dalle prime scene il regista Stefano Sollima vuole mettere in risalto prima le vicende personali dei protagonisti quasi a volere mettere le cose in chiaro questi sono uomini arrabbiati dalla vita.
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“Prima di chiedersi chi sono gli innocenti e i colpevoli bisogna chiedersi come funziona il lavoro della Celere”
Questa frase, detta da Pierfrancesco Favino durante il processo a suo carico per eccesso di violenza nei confronti di un ultrà, racchiude il senso d questo film.
Nella cornice degli eventi italiani degli ultimi anni che hanno segnato la cronaca del nostro Paese (sgombri voluti dal comune di Roma, il caso Reggiani fino ad arrivare alla morte di Gabriele Sandri) si dipanano le storie di un gruppo di celerini.
Fin dalle prime scene il regista Stefano Sollima vuole mettere in risalto prima le vicende personali dei protagonisti quasi a volere mettere le cose in chiaro questi sono uomini arrabbiati dalla vita.
Mazinga, Cobra e Negro sono tre bastardi senza gloria che si trovano a dovere spiegare lo spirito di fratellanza che esiste nella celere alla spina “Adriano Costantini e Basta”.
Mazinga è l’anziano del gruppo oltre alla merda che deve affrontare tutti i giorni deve combattere con un figlio adolescente fascista convinto che non lo vede come un padre ma semplicemente una “Guardia”, Cobra è quello che più crede in quello che fa si carica cantando “Cellerino figlio di p…”…la sua casa è un mausoleo di Mussolini vive da solo e la sua famiglia sono i colleghi, Negro è segnato dal suo spirito violento la moglie lo ha lasciato considerandolo un pericolo per la figlioletta….e questo aumenta il suo squilibrio psichico….in questo bel contesto si inserisce il novellino che vuole un mestiere onesto, sceglie la celere perché paga di più ed è arrabbiatissimo con il mondo perchè una famiglia tunisina ha occupato abusivamente la casa popolare della madre.
Questi personaggi sono interpretati alla perfezione da tutto il cast. Marco Giallini ha una faccia sofferta e vissuta che sembra uscita da un western di Sergio Leone, Filippo Nigro è uno schizzato al punto giusto ma sono Pierfrancesco Favino e Domenico Diele a darci le due facce della stessa medaglia delle regole.
Stefano Sollima dirige in maniera virile questo gruppo di gladiatori (da vedere lo scontro contro i tifosi del Napoli per credere) non facendo sconti a nessuno. Tutti sono sporchi e cattivi, poliziotti e delinquenti fino ad arrivare ai politici. Accompagnati da una colonna sonora da contatto fisico (come si può vedere con la versione di “Police on my back” dei The Clash cantata e ballata dopo la sentenza da tutto il gruppo). E sopra di loro aleggia il fantasma della Diaz definita da Giallini la più grande stronzata mai fatta e vissuta non dalle parole ma dallo sguardo di Favino. Un’esperienza che ha lasciato il suo segno, una colpa che viene a chiedere il conto nel tesissimo finale.
Un film duro che farà discutere e che non rimarrà indifferente proprio per il suo non prendere una posizione precisa ma per il modo diretto di rappresentare questa realtà violenta.
Voto 7
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diego p.
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giovedì 29 marzo 2012
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salvo la colonna sonora
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ACAB
CRITICA DI: Diego Pigiu III
VOTO: 6 & 1/2
Cobra, Negro e Mazinga sono tre poliziotti del reparto mobile della celere, legati dal lavoro ma ancor più da uno spirito di fratellanza che li unisce durante gli scontri negli stadi, nelle piazze, nella loro città, avendo a che fare con criminali, ultras, clandestini e prostitute quotidianamente.
Ognuno di loro ha una vita parallela, non è chiaro se sia la vita privata o il lavoro, le difficoltà di queste due realtà andranno a sfociare e sfogarsi conseguentemente sull'altra portando inevitabilmente una vita dentro all'altra. Spina, giovane celerino, fin da subito spicca per il carattere irrequieto ed esagerato e sarà ben presto reso “fratello” dai tre che lo vogliono indirizzare sulla loro retta via, via per loro già compromessa interiormente da fantasmi, paure, angosce che riescono a dimenticare solo abbassando le visiere, impugnando i manganelli e alzando gli scudi.
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ACAB
CRITICA DI: Diego Pigiu III
VOTO: 6 & 1/2
Cobra, Negro e Mazinga sono tre poliziotti del reparto mobile della celere, legati dal lavoro ma ancor più da uno spirito di fratellanza che li unisce durante gli scontri negli stadi, nelle piazze, nella loro città, avendo a che fare con criminali, ultras, clandestini e prostitute quotidianamente.
Ognuno di loro ha una vita parallela, non è chiaro se sia la vita privata o il lavoro, le difficoltà di queste due realtà andranno a sfociare e sfogarsi conseguentemente sull'altra portando inevitabilmente una vita dentro all'altra. Spina, giovane celerino, fin da subito spicca per il carattere irrequieto ed esagerato e sarà ben presto reso “fratello” dai tre che lo vogliono indirizzare sulla loro retta via, via per loro già compromessa interiormente da fantasmi, paure, angosce che riescono a dimenticare solo abbassando le visiere, impugnando i manganelli e alzando gli scudi.
Con l’intreccio di storie di attualità, dalla scuola genovese Diaz passando per l’uccisione dell’ispettore capo Filippo Raciti a quella del tifoso laziale Gabriele Sandri, il gruppo viene mostrato per tutte le paure intime, e per tutti gli eccessi di violenza, senza dare sentenza alcuna.
Una visione molto stereotipata e ricca di qualunquismo viene data a quella che dovrebbe raffigurare la situazione sia degli addetti all’ordine pubblico sia di coloro i quali l’ordine pubblico lo destabilizzano (siano essi ultras, clandestini, delinquenti, o abusivi).
Non mi è piaciuta l’estrema FASCISTIZZAZIONE, per cui si è portati a pensare che la violenza venga molto più dall’estrema destra che non dalla fazione opposta, non si ha trattato minimamente il fatto che Spina tenga nascosto ai suoi amici di quartiere la sua affiliazione al corpo della polizia mobile, si doveva approfondire, finale poi che lascia a bocca asciutta, non per un colpo di scena, ma per la mancanza dello stesso. Ho trovato questo film come un calderone in cui si prova a buttare dentro un po’ di tutto per non scontentare nessuno ma che alla fine dai troppi gusti non permette di ottenere una qualsiasi ricetta: dolce o salato? Mistero.
In compenso una regia nuova in Italia, molto moderna, e un’ottima colonna sonora.
Diego Pigiu III
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montana92
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domenica 29 gennaio 2012
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specchio di una realtà!
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A.C.A.B. è un film sociale, possono dire che sia troppo di destra, troppo crudo, troppo violento ma non è altro che lo specchio della nostra società.
Il film abbraccia quasi tutti i tipi di problemi dei nostri giorni, dagli scioperi dei lavoratori, alla politica passando per gli ultrà allo stadio fino agli immigrati, si perchè che i finti buonisti si scandalizzano o meno nei problemi dei nostri giorni gli immigrati ci rientrano e come.
La storia non è nulla di ecezzionale ma di questo film si deve vedere il contesto. Sollima dopo il grandissimo Romanzo Criminale-la serie, si conferma un buonissimo regista, e di questi tempi in italia è oro nel deserto!
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bella earl!
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domenica 29 gennaio 2012
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un film forte, che non condanna ne assolve.
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- Crede che mi piaccia spaccare la testa alla gente? Che mi diverto, a farlo? -
Cobra, Negro e Mazinga sono tre celerini della vecchia guardia poliziotti che fanno tutto ciò che è in loro potere (e anche che non lo è) per far rispettare le leggi. Ma hanno una situazione famigliare difficile: Cobra è sotto processo per lesioni aggravate, Negro ha una famiglia composta da una moglie cubana che non lo vuole più vedere e una figlia che tiene a lui ma affidata alla madre e Mazinga non riesce a recuperare il rapporto col figlio. In mezzo a queste loro vite difficili e anche alla difficoltà di essere un celerino si aggiunge alla loro squadra Spina un giovane che prova gusto nella violenza.
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- Crede che mi piaccia spaccare la testa alla gente? Che mi diverto, a farlo? -
Cobra, Negro e Mazinga sono tre celerini della vecchia guardia poliziotti che fanno tutto ciò che è in loro potere (e anche che non lo è) per far rispettare le leggi. Ma hanno una situazione famigliare difficile: Cobra è sotto processo per lesioni aggravate, Negro ha una famiglia composta da una moglie cubana che non lo vuole più vedere e una figlia che tiene a lui ma affidata alla madre e Mazinga non riesce a recuperare il rapporto col figlio. In mezzo a queste loro vite difficili e anche alla difficoltà di essere un celerino si aggiunge alla loro squadra Spina un giovane che prova gusto nella violenza. Cobra, Negro e Mazinga, per riabilitarsi, tenteranno di cambiare il ragazzo.
Un cast d'eccezione interpreta il primo lungometraggio targato Stefano Sollima. Già rivelazione in "Romanzo Criminale - La Serie" Sollima sembra voler continuare la sua striscia positiva aggiungendo questa piccola perla di cinema italiano al suo repertorio. Al suo fianco in questa piccola grande impresa Pierfrancesco Favino, Filippo Nigro e Marco Giallini interpreti "ad hoc" per dei ruoli che sembrano cuciti addosso a loro. Finalmente il cinema italiano si sta muovendo.
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