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linus2k
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lunedì 16 gennaio 2012
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regia debole per una storia potente
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La retata del velodromo d'inverno, luglio 1942, segna una delle pagine più vergognose e terribili della storia francese. Siamo nella Parigi occupata e il maresciallo Petain, sotto pressione tedesca, ordina la retata e la cattura di 13.000 ebrei di cui 4000 bambini, destinati ai campi di sterminio dell'est Europa.
Il film "Vento di Primavera", racconta, per la prima volta al cinema, questa episodio, e lo fa nei termini e nei modi tipici del film sull'Olocausto.
Come ogni film sulla Shoah, è un pugno nello stomaco, una sofferenza minuto per minuto. La regista parte dal punto di vista dei bambini e della quotidianità familiare di una Montmatre serena ed accogliente, per raccontare lo stupro civile e sociale perpetrato dai militari francesi collaborazionisti e da quelli tedeschi.
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La retata del velodromo d'inverno, luglio 1942, segna una delle pagine più vergognose e terribili della storia francese. Siamo nella Parigi occupata e il maresciallo Petain, sotto pressione tedesca, ordina la retata e la cattura di 13.000 ebrei di cui 4000 bambini, destinati ai campi di sterminio dell'est Europa.
Il film "Vento di Primavera", racconta, per la prima volta al cinema, questa episodio, e lo fa nei termini e nei modi tipici del film sull'Olocausto.
Come ogni film sulla Shoah, è un pugno nello stomaco, una sofferenza minuto per minuto. La regista parte dal punto di vista dei bambini e della quotidianità familiare di una Montmatre serena ed accogliente, per raccontare lo stupro civile e sociale perpetrato dai militari francesi collaborazionisti e da quelli tedeschi.
E' un lento, continuo e inesorabile cammino nella sofferenza, sottolineato dal triplice piano narrativo, quello del maresciallo Petain, di Hitler nel suo bunker, e dei protagonisti diretti, delle famiglie, del medico ebreo magistralmente interpretato da Jean Reno e dall'infermiera eroica, una convincente Mélanie Laurent, già Shosanna di Tarantino.
Sicuramente la Storia colpisce e ferisce, ma analizzando il film su un piano prettamente tecnico ci si potrebbe chiedere quanto l'emozione giunga dalla storia in sé e quanto lo stile registico, la fotografia, la scelta narrativa abbiano pesato.Per essere più chiari: fosse stato un film per la tv avrebbe di sicuro emozionato ugualmente? La risposta è sì... anzi... forse sarebbe stato più adatto.
Il limite del film infatti è la debolezza registica ed una fotografia spesso anonima e poco convincente, che per l'importanza della storia rimane in secondo piano e pesa meno, ma di certo, ad un'analisi più fredda ed emotivamente meno condizionata, mostra tutte le sue lacune e le sue debolezze... Perché siamo lontani dal registro cinematografico tipico dei grandi del cinema francese e rimane una sensazione di progetto riuscito a metà. La storia in definitiva va avanti per conto suo, per la sua drammaticità storica naturale, ma non risulta accompagnato e impreziosito dalla regista, forse non sufficientemente adatta a gestirlo.
Certo è un film da vedere, da far vedere, da consigliare e da far vedere nelle scuole per il suo scopo didascalico valido ed efficace, per mantenere sempre vivo il ricordo di quel periodo drammatico.
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mammut
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sabato 29 gennaio 2011
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veramente bello
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Altro che il discorso del re. Periodo storico quasi identico, qui nel 42 l'altro invece nel 39, qui Hitler già pericolosamente devastante, nell'altro ancora una minaccia, questo quasi un capolavoro, l'altro un film normale stranamente "gonfiato" dalla critica visto l'avvicinarsi delle statuette. Mah.
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(di lorenzo l.)
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angelo umana
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giovedì 3 febbraio 2011
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resteremo solo noi
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Nei filmati d’epoca all’inizio del film è ritratto Hitler che passeggia per Parigi coi suoi gerarchi: la città è deserta come il cuore di quegli uomini che credono di possedere il mondo. E’ un deserto dell’anima, anime così povere che sono nullità davanti alla bellezza e alla grandeur della città. Venditti in una sua canzone cantava di Attila, uomo di poca fantasia, che scambiò Roma per una stella, così Hitler sembra troppo ignorante per una città così bella. Impressionano in questi filmati i vinti, gli ufficiali della Francia occupata, che ossequiano col saluto militare i nuovi padroni dall’anima incolta.
Le “anime povere” stanno decidendo che almeno 25000 ebrei devono essere deportati, bambini compresi, e c’è la gara agghiacciante a produrre quante più retate possibili.
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Nei filmati d’epoca all’inizio del film è ritratto Hitler che passeggia per Parigi coi suoi gerarchi: la città è deserta come il cuore di quegli uomini che credono di possedere il mondo. E’ un deserto dell’anima, anime così povere che sono nullità davanti alla bellezza e alla grandeur della città. Venditti in una sua canzone cantava di Attila, uomo di poca fantasia, che scambiò Roma per una stella, così Hitler sembra troppo ignorante per una città così bella. Impressionano in questi filmati i vinti, gli ufficiali della Francia occupata, che ossequiano col saluto militare i nuovi padroni dall’anima incolta.
Le “anime povere” stanno decidendo che almeno 25000 ebrei devono essere deportati, bambini compresi, e c’è la gara agghiacciante a produrre quante più retate possibili. La Rafle vuol dire infatti La Retata, inappropriato che in italiano il film si chiami Vento di Primavera, una primavera di sentimenti non è presente in quasi alcun fotogramma. E’ un film molto amaro, splendidamente diretto da Rose Bosch e fedelmente interpretato da Jean Reno, il medico che cerca di salvare le vite dei deportati nel Velodromo d’Inverno dove essi vengono raccolti, da Mélanie Laurent, l’infermiera Annette e dai bambini che recitano sé stessi. Alla loro età non poterono comprendere come degli adulti fossero così ostili verso altri esseri umani, contraddistinti dalla stella di Davide sul petto. Alcune frasi pronunciate da mediocri nativi francesi sono presagio della tragedia che seguì e che tuttora ricompare nel mondo moderno, sotto forma di intolleranza: “Nessuno potrà più confonderli” e “Ora non si danno più tante arie, resteremo solo noi”.
Il film è un racconto su piani diversi. Da una parte c’è la vita serena delle famiglie ebree che sarà presto sconvolta, dall’altra vi sono dei quadretti idilliaci dal ritiro campestre di Hitler con Eva Braun, Himmler e bambini “protetti”, che si baloccano tra cocktails, fotografie col capo e pane e latte da dare ai cerbiatti. La regista sa raffigurare la stupidità del genere umano, ne è esempio un Hitler esausto, trasfigurato dopo un delirante discorso alla radio e il suo discorso sulla cenere che, una volta bruciate quelle persone di razza “inferiore”, renderà irrilevanti le differenze di sesso ed età dei morti.
Su carrozze di treni merci che recano la scritta “Hommes 40 Chevaux 8” partono in più riprese per la Polonia queste bellissime persone, i bambini sono increduli e incapaci di piangere. A nulla valgono le parole del medico ebreo, “Verrà un giorno in cui dovranno spiegare e pagare per questo”, o dell’infermiera francese quando apprende che vanno ad essere gasati, “Non può essere!”. Dei 13000 che effettivamente furono deportati solo pochi adulti e bambini tornarono. Uno sprazzo di primavera può essere visto nella parte finale, quando qualche sopravvissuto ritrova un congiunto e tutti gli altri applaudono o quando il bimbo senza più parole, Nonon-Noé, ritrova la sua infermiera Annette, non sembra riconoscerla ma se ne lascia abbracciare, vuoto di sé dopo tutto questo male.
Non saranno mai abbastanza i buoni film sui crimini contro l’umanità della seconda guerra. Questo della Francia di Vichy è un episodio non piccolo e spaventoso, ma ci ricorderemo “che questo è stato”.
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talizye
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lunedì 31 gennaio 2011
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da vedere
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bellissimo
ti lascia quel giusto senso di orrore per quello che è in grado di fare il genere umano
utile per non dimenticare le tragedie passate e presenti
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cinefila
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lunedì 7 febbraio 2011
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lo sterminio francese.
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Sulla stregua di altri film, anche questo racconta gli orrori dello sterminio ebreo!
Protagonista questa volta è la Francia: la storia si sviluppa attorno a famiglie che vivono giorno dopo giorno la consapevolezza che qualcosa sta cambiando!
Il reclutamento degli ebrei nel velodromo, gli spalti pieni di uomini, donne e bambini assetati e affamati, l'intervento dei medici, di un'amorevole infermiera (la convincente Melanie Laurent) e il trasferimento nei campi tedeschi non lasciano scampo a quello che sarà l'epilogo. Pochi fortunati riusciranno a scappare da una morte sicura ma di certo rimarrà in loro il trauma di quei giorni di assurda pazzia.
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ignazio vendola
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lunedì 13 giugno 2011
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l'orrore del nazismo nella francia occupata
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Ambientato durante l'occupazione nazista della Francia, il film è un vero e proprio pugno nello stomaco per lo spettatore, ed ha il merito di illuminare un episodio poco noto sulla deportazione degli ebrei francesi con la loro segregazione nel velodromo di Parigi
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francesco2
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giovedì 9 febbraio 2012
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fragile
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Prima parte desolante, se non pessima: una Francia di quadretti, mal tratteggiata. Gli eventi terribili che incombono, sembra, spazzeranno via solo i bozzetti.
Più interessante(Sic!), appare, la (ri) costruzione della famiglia: il padre non è il classico "Buono", è un comunista che non (rac)coglie neanche i suggerimenti della figlia, forse per una fiducia "Proletario-rivoluzionaria" nel genere umano, chissà. Proprio questa ragazza non viene messa a tacere dai genitori nonostante la giovane età: forse la cosa non è molto realistica, comunque i due la SENTIRANNO senza ASCOLTARLA, anche perché, sostengono, la cosa non avrebbe sortito effetti. Più avanti, comunque, la rgazza non sembrera poi così matura e ponderata, forse perché vinta da eventi (molto) più grandi di lei (E di noi).
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Prima parte desolante, se non pessima: una Francia di quadretti, mal tratteggiata. Gli eventi terribili che incombono, sembra, spazzeranno via solo i bozzetti.
Più interessante(Sic!), appare, la (ri) costruzione della famiglia: il padre non è il classico "Buono", è un comunista che non (rac)coglie neanche i suggerimenti della figlia, forse per una fiducia "Proletario-rivoluzionaria" nel genere umano, chissà. Proprio questa ragazza non viene messa a tacere dai genitori nonostante la giovane età: forse la cosa non è molto realistica, comunque i due la SENTIRANNO senza ASCOLTARLA, anche perché, sostengono, la cosa non avrebbe sortito effetti. Più avanti, comunque, la rgazza non sembrera poi così matura e ponderata, forse perché vinta da eventi (molto) più grandi di lei (E di noi).
E' la parte più gradevole di questo filmetto: garbata e non sdolcinata appare anche l'amicizia tra i due bambini. Proprio il loro misto di s upore e tenerezza sono ciò che, secondo me, la regista coglie meglio, anche nella prima parte che ho quasi stroncato. Quando gli "Imfanti" vengono visti e non più intra-visti,"Vento di primavera" assume quel garbo più "Francese", che caratterizza anche battute come quella del padre, che al campo dice al figlio. "Non preoccuparti, ora staremo tutti insieme!"
In mezzo a tutto questo compaiono anche i cattivi, ritrati(?) _Spiace dirlo-, anche peggio dei "Normali". La regista cerca di creare due piani che dovrebbero coesistere tra loro: dapprima tra questi "Cattivi" e la famiglia (semi) buona (Ad esempio,ad un movimento della loro casa corrisponde un altro nel bunker nazista).Un'idea non male, come anche,secondo chi scrive ma non secondo tutti, quella di fare coesistere scene sugli oppressi con quelle sugli oppressori (Da questo punto di vista, quella di Hitler che festeggia la nipotina è una delle migliori del film).
Peccato che chi scrive conosca anche poco il Tedesco, e quindi dei dialoghi non abbia capito nulla, fatta eccezione per quest'ultima scena. Perché non sottotitolarli?
L'ultima parte ci riporta alla dimensione retorica ed ingenua della prima parte, complici anche figure come quella della Laurent e di Reno, caratterizzate(?) in modo elmentare e didascalico. Nel complesso, un (Globalmente) dignitoso filmetto, per non dimenticare davanti alla TV.
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nick castle
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domenica 24 luglio 2011
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l'estate francese del 1942...
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Nel gennaio 2011, l'olocausto è tornato sugli schermi italiani, nelle diverse occasioni di vedere il terzo reich, l'olocausto e la seconda guerra mondiale in generale, ci siamo sempre abituati alla questione polacca dell'olocausto, ricordiamo ad esempio "Il pianista", "Schindler's List" e altri, ma mai avevamo visto il punto di vista degli ebrei in Francia e le motivazioni esposte dal governo collaborazionista francese. Rose Bosch ci propone la questione in vena ovviamente drammatica, ma meno crudele delle altre volte, lasciando un discreto spazio anche alla malinconia. Ottimi attori, Jean Reno bravo come sempre, Melanie Laurent astro nascente del cinema francese è un po' fredda e manca di passione, pur cavandosela comunque, mentre Gad Elmaleh sorprende, in uno dei suoi rari ruoli drammatici.
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Nel gennaio 2011, l'olocausto è tornato sugli schermi italiani, nelle diverse occasioni di vedere il terzo reich, l'olocausto e la seconda guerra mondiale in generale, ci siamo sempre abituati alla questione polacca dell'olocausto, ricordiamo ad esempio "Il pianista", "Schindler's List" e altri, ma mai avevamo visto il punto di vista degli ebrei in Francia e le motivazioni esposte dal governo collaborazionista francese. Rose Bosch ci propone la questione in vena ovviamente drammatica, ma meno crudele delle altre volte, lasciando un discreto spazio anche alla malinconia. Ottimi attori, Jean Reno bravo come sempre, Melanie Laurent astro nascente del cinema francese è un po' fredda e manca di passione, pur cavandosela comunque, mentre Gad Elmaleh sorprende, in uno dei suoi rari ruoli drammatici. Belle musiche di Christian Henson.
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