|
|
molenga
|
domenica 15 gennaio 2012
|
vero beat
|
|
|
|
Sicuramente quando si pensa a cinema e beat generatiuon non si può prescindere da "sulla strada": "urlo", però, è qualcosa di diverso, è la ricostruzione attraverso sequenze animate e grande musica del poema che fu il manifesto di tutta una sezione di quel confuso quanto rivoluzionario movimento che fu la beat generation, appunto" urlo" di allen Ginsberg. Certo, c'è dell'altro: c'è l'interpretazione del poema da parte di un ottimo james franco, c'è il tentativo di ricostruire lòa maturazione del poeta attraverso una sua intervista, c'è infine il processo a ferlinghetti, l'editore beatnik che aveva proposto a san francisco il 29enne autore ebreo.
[+]
Sicuramente quando si pensa a cinema e beat generatiuon non si può prescindere da "sulla strada": "urlo", però, è qualcosa di diverso, è la ricostruzione attraverso sequenze animate e grande musica del poema che fu il manifesto di tutta una sezione di quel confuso quanto rivoluzionario movimento che fu la beat generation, appunto" urlo" di allen Ginsberg. Certo, c'è dell'altro: c'è l'interpretazione del poema da parte di un ottimo james franco, c'è il tentativo di ricostruire lòa maturazione del poeta attraverso una sua intervista, c'è infine il processo a ferlinghetti, l'editore beatnik che aveva proposto a san francisco il 29enne autore ebreo.
Ma ciò che rimane è l'ottima parte di animazione+lettura+musica, così vicina allo stile di Ginsberg da far passare in secondo piano tutte le pecche delle altre sezioni: molto bello, da vedere
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a molenga »
[ - ] lascia un commento a molenga »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
osteriacinematografo
|
venerdì 30 dicembre 2011
|
ginsberg versus moloch
|
|
|
|
Si narra dell’Urlo di Allen Ginsberg, innovativo poeta americano, e del processo che ne scaturì, per il tramite delle parole del poeta e di disegni allucinati che ne accompagnano i versi.
La liberazione del linguaggio da ogni ipocrisia, la stigmatizzazione dello Stato/Moloch, la modernità espressiva a confronto con l’America degli anni 50, la poesia riletta accidentalmente lungo un percorso multiplo fatto di immagini oniriche, di parole a tratti sconnesse di Ginsberg, di deposizioni processuali convergono in un ritratto interessante di un’icona della beat generation. “La Beat Generation non esiste, siamo solo un gruppo di scrittori che cercano di essere pubblicati” - dichiara James Franco nei panni di Ginsberg.
[+]
Si narra dell’Urlo di Allen Ginsberg, innovativo poeta americano, e del processo che ne scaturì, per il tramite delle parole del poeta e di disegni allucinati che ne accompagnano i versi.
La liberazione del linguaggio da ogni ipocrisia, la stigmatizzazione dello Stato/Moloch, la modernità espressiva a confronto con l’America degli anni 50, la poesia riletta accidentalmente lungo un percorso multiplo fatto di immagini oniriche, di parole a tratti sconnesse di Ginsberg, di deposizioni processuali convergono in un ritratto interessante di un’icona della beat generation. “La Beat Generation non esiste, siamo solo un gruppo di scrittori che cercano di essere pubblicati” - dichiara James Franco nei panni di Ginsberg. Come a dire di finirla di assegnare sempre e inevitabilmente una cornice o un contorno ad ogni estrinsecazione artistica.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a osteriacinematografo »
[ - ] lascia un commento a osteriacinematografo »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
mr.slapstick
|
mercoledì 30 novembre 2011
|
l'urlo di allen ginsberg
|
|
|
|
Ben recitato e molto approfondito sul piano posicologico. E bellissime le sequenze animate, che riescono a far sì che lo spetatore non si accorga che gli stanno leggendo TUTTO QUANTO un piccolo poema. Perchè alla fine del film lo si è sentito tutto, senza che il ritmo del film ci rimetta troppo.
|
|
|
[+] lascia un commento a mr.slapstick »
[ - ] lascia un commento a mr.slapstick »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
francesco2
|
lunedì 17 ottobre 2011
|
sottovalutato
|
|
|
|
E' senza dubbio un film imperfetto, forse persino un pò autocompiaciuto quando non ha tantissimo di cui autocompiacersi. Ma secondo me avrebbe anche meritato, perlomeno qui in Italia,un pò più di attenzione. Al di là di certi schematismi (nel mostrare le fasi processuali), e di una certa, paradossalmente, disomogeneità nel raccontare le fantasie di Ginsberg resta un manifesto contro i perbenismi, un viaggio nelle fantasie di un autentico poeta; non solo nel senso di "Lirismo", ma di uomo dotato di un'immaginazione che spazia per tutte le categorie dellos cibile umano, trovando connessioni per noi inimmaginabili. Altro che la poesia dell'"Attimo fuggente" di Weir. Ma Ginsberg, nella sua vita, affrontò anche sperienze fisicamente (E psicologicamente)destabilizzanti.
[+]
E' senza dubbio un film imperfetto, forse persino un pò autocompiaciuto quando non ha tantissimo di cui autocompiacersi. Ma secondo me avrebbe anche meritato, perlomeno qui in Italia,un pò più di attenzione. Al di là di certi schematismi (nel mostrare le fasi processuali), e di una certa, paradossalmente, disomogeneità nel raccontare le fantasie di Ginsberg resta un manifesto contro i perbenismi, un viaggio nelle fantasie di un autentico poeta; non solo nel senso di "Lirismo", ma di uomo dotato di un'immaginazione che spazia per tutte le categorie dellos cibile umano, trovando connessioni per noi inimmaginabili. Altro che la poesia dell'"Attimo fuggente" di Weir. Ma Ginsberg, nella sua vita, affrontò anche sperienze fisicamente (E psicologicamente)destabilizzanti. E'proprio per questo che il titolo italiano assume una valenza ancora più esaustiva. Perché il grido di dolore, mostrato senza retoriche da Weir -Appunto- o da "Nidi del cuculo", assume una valenza non solo generazionale (Tradottasi cinematograficamente nella "Nouvelle Vague", dove si parla non a caso di "Parricidio"), ma anche del singolo; quando a volte noi società, incapaci di
c pire ed apprezzare (Tantomeno) chi sia "Diverso" da noi, preferiamo liberarci di lui, catalogandolo al ruolo di "Malato".
Eccellente il cameo di Mary-Louise Parker.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a francesco2 »
[ - ] lascia un commento a francesco2 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
paride86
|
giovedì 20 gennaio 2011
|
evitabile
|
|
|
|
Non sono un fan della beat generation, e forse questo mi rende di parte; posso dire però, con una certa obiettività, che questo film sia poco riuscito, indipendentemente dalle tesi che porta avanti.
La storia è costituita dal processo che subì l'opera di Ginsberg "Urlo", ed è inframezzato da parti animate che tentano - con scarso rsultato, a mio parere - di restituire la visionarietà della sua poesia.
Se James Franco è piuttosto bravo nel rendere il personaggio, non si può dire lo stesso della qualità e dell'efficacia della sceneggiatura, che rende "Urlo" una pellicola facilmente dimenticabile.
|
|
|
[+] lascia un commento a paride86 »
[ - ] lascia un commento a paride86 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
domenico a
|
lunedì 11 ottobre 2010
|
l'eleganza e il beatink
|
|
|
|
Abbiamo visto “ L’urlo “ diretto da Rob Epstein, Jeffrey Friedman.
Finalmente un buon film, ottima sceneggiatura, originale regia, montaggio creativo, splendida fotografia, ottime la scenografie e i costumi, perfetto il cast. Film che si basa in fin dei conti sulla poesia di Allen Ginsberg “"Howl " ( Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte da pazzia, morir di fame isteriche nude strascicarsi per strade negre all’alba in cerca di una pera di furia… ”. Poesia manifesto ( come “ On the road “ in narrativa ) di una generazione, metropolitana, colta, cool, anticipatrice degli Anni Sessanta; che molti ritengono il movente fondativo della Beat Generation, gruppo esistenzial-creativo che ha preso il posto della Lost Generation di Hemingway e Scott Fitzgerald.
[+]
Abbiamo visto “ L’urlo “ diretto da Rob Epstein, Jeffrey Friedman.
Finalmente un buon film, ottima sceneggiatura, originale regia, montaggio creativo, splendida fotografia, ottime la scenografie e i costumi, perfetto il cast. Film che si basa in fin dei conti sulla poesia di Allen Ginsberg “"Howl " ( Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte da pazzia, morir di fame isteriche nude strascicarsi per strade negre all’alba in cerca di una pera di furia… ”. Poesia manifesto ( come “ On the road “ in narrativa ) di una generazione, metropolitana, colta, cool, anticipatrice degli Anni Sessanta; che molti ritengono il movente fondativo della Beat Generation, gruppo esistenzial-creativo che ha preso il posto della Lost Generation di Hemingway e Scott Fitzgerald. Avevano tuttavia poco in comune – come dice giustamente nel film Ginsberg – tranne l’idea del viaggio, le droghe e la vita beatnik. Infatti cosa hanno in comune, tranne la conoscenza o l’amicizia autori come Ginsberg, Kerouac, Corso, Ferlinghetti o Borrounghs ? Strana la nascita della parola ‘beatnik’, inventata dal giornalista Herb Caen in un suo articolo del 1958 sul San Francisco Chronicle come termine denigratorio per i membri della Beat Generation come gioco di parole con il satellite sovietico Sputnik per rilevare la distanza dei beat dalla società corrente e per il fatto che erano in odore di simpatie comuniste in un'epoca in cui c’era ancora la Commissione McCarthy con la sua caccia alle streghe che perseguitava gente come John Huston, Humphrey Bogart, Charlie Chaplin, Bertold Brecht, che mandava a morte per spionaggio i coniugi Rosemberg e che vedeva comparire sulla scena politica un personaggio come Richard Nixon.
Il film gira intorno alla poesia Howl ed è diviso in tre blocchi sapientemente scritti, montati e intrecciati: l’intervista che dà Ginsberg a un giornalista fuori campo in cui parla della sua giovinezza e la sua evoluzione come poeta fino a giungere al concretizzare della sua poesia più famosa come valore di testimonianza di una generazione; nel secondo blocco si vede Ginsberg recitare alla Six Gallery di San Francisco la sua poesia per la prima volta e la recita è intervallata da disegni colorati come se si fosse in una partitura jazz; il terzo blocco è il processo per oscenità che subisce il suo editore Lawrence Ferlinghetti con l’analisi del testo da parte di avvocati e professori universitari.
I due documentaristi Epstein e Friedman ( già autori di due documentari “ The Celluloid Closet “ e “ Paragraph 175 “ ) utilizzano con “ Urlo “ gli strumenti del documentario per una fiction elegante, accurata e colta, costruiscono su frammenti discontinui e paralleli come fosse un brano jazz un’opera originale e impervia anche se non sempre tesa.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a domenico a »
[ - ] lascia un commento a domenico a »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
nalipa
|
martedì 28 settembre 2010
|
storia della poesia..
|
|
|
|
che nel 1955 scosse la letteratura americana.
Film sullo scrittore beat Allen Ginsberg, accusato di oscenità .
Ricostruzione del processo alla poesia Howl (L'urlo).
James Franco, bravissimo, interpreta Ginsberg durante un'intervista e le suggestive animazioni danno forma onirica ai versi letti.
Davvero interessante!
|
|
|
[+] lascia un commento a nalipa »
[ - ] lascia un commento a nalipa »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
galaxyofbubbles.blogspot.com
|
domenica 26 settembre 2010
|
trip e poesia
|
|
|
|
America 1955..Allen Ginsberg uno tra i poeti e letterati di punta della Beat Generation lesse per la prima volta il suo poema Howl nella Six Gallery di San Francisco. Calorosamente accolto dalle giovani generazioni che si rispecchiavano nelle esperienze di vita dell'autore e dalla parte di intellettuali che ne colsero, almeno in parte, il valore sociale e letterario, il poema ottenne un'enorme successo e viene tuttora annoverato tra gli scritti simbolo di tale corrente letteraria e culturale. Basta una breve lettura di Howl per capire però quanto il suo stile allucinatorio e libertino possa aver creato scompigli e scandali nella società americana del tempo.
[+]
America 1955..Allen Ginsberg uno tra i poeti e letterati di punta della Beat Generation lesse per la prima volta il suo poema Howl nella Six Gallery di San Francisco. Calorosamente accolto dalle giovani generazioni che si rispecchiavano nelle esperienze di vita dell'autore e dalla parte di intellettuali che ne colsero, almeno in parte, il valore sociale e letterario, il poema ottenne un'enorme successo e viene tuttora annoverato tra gli scritti simbolo di tale corrente letteraria e culturale. Basta una breve lettura di Howl per capire però quanto il suo stile allucinatorio e libertino possa aver creato scompigli e scandali nella società americana del tempo..non per niente l'editore di Ginsberg subì (e vinse grazie alle sacre libertà di stampa ed espressione) un processo in cui lo si accusò di aver pubblicato materiale osceno. Durante i circa 90 minuti del film si alternano scene rappresentanti la celeberrima prima lettura pubblica del poema (accompagnate da allucinanti sequenze animate), alle decisamente più sobrie ma comunque accattivanti scene relative al processo. Pregevole lavoro dei registi Rob Epstein e Jeffrey Friedman che grazie all'alternanza delle diverse situazioni mantengono vivo l'interesse e l'attenzione dello spettatore senza mai annoiarlo.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a galaxyofbubbles.blogspot.com »
[ - ] lascia un commento a galaxyofbubbles.blogspot.com »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
spike
|
mercoledì 22 settembre 2010
|
interessante
|
|
|
|
Un film per gli appassionati di Beat Generation, può essere faticoso da seguire per chi non conosce la materia. Buone interpretazioni e regia. Interessanti le animazioni che accompagnano la lettura della poesia.
|
|
|
[+] lascia un commento a spike »
[ - ] lascia un commento a spike »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
paola di giuseppe
|
domenica 19 settembre 2010
|
l’urlo del lupo metropolitano
|
|
|
|
Howl fu per Ginsberg una traduzione in versi delle lunghe frasi di sassofono ascoltate nei club di jazz, “una enorme, triste commedia di fraseggi selvaggi, di immagini senza significato per la bellezza di poesia astratta ininterrotta che creavano combinazioni maldestre come il procedere di Charlie Chaplin, lunghi versi come ritornelli al sassofono di cui sapevo che Kerouac avrebbe sentito il suono”.
Epstein e Friedman mettono in scena l’autore, i suoi tempi, frammenti di storia familiare e di educazione sentimentale, il processo per oscenità a Ferlinghetti, suo editore, nel ’57, e visionarie animazioni affidate a Eric Drooke, per tradurre in immagini il flusso incandescente di parole del poema.
[+]
Howl fu per Ginsberg una traduzione in versi delle lunghe frasi di sassofono ascoltate nei club di jazz, “una enorme, triste commedia di fraseggi selvaggi, di immagini senza significato per la bellezza di poesia astratta ininterrotta che creavano combinazioni maldestre come il procedere di Charlie Chaplin, lunghi versi come ritornelli al sassofono di cui sapevo che Kerouac avrebbe sentito il suono”.
Epstein e Friedman mettono in scena l’autore, i suoi tempi, frammenti di storia familiare e di educazione sentimentale, il processo per oscenità a Ferlinghetti, suo editore, nel ’57, e visionarie animazioni affidate a Eric Drooke, per tradurre in immagini il flusso incandescente di parole del poema.
Il risultato può sembrare a momenti non perfettamente riuscito, la parte migliore resta il biopic, un bianco e nero vintage che nasce da un frammento di Pull my Daisy di Frank e ne ripercorre modi e ritmo.
Il celebre reading di Ginsberg alla Six Gallery di San Francisco nell'estate del '55 è affidato ad un James Franco molto convincente, forse più che nell’intervista che scorre parallela al processo, anche questo un po’ troppo “costruito” e convenzionale, benchè ottima risulti la caratterizzazione dei personaggi.
Le animazioni tendono ad enfatizzare un testo che si nega assolutamente a questo, esplodendo già di luce propria, richiami a Fantasia di Disney sono evidenti e di certo un doveroso omaggio, nell’insieme, comunque, i tre livelli narrativi e rappresentativi si muovono in sintonia e se ne esce con una sensazione di appagamento, basta non pretendere di voler spiegare la poesia con la prosa, come giustamente fa notare uno dei critici a favore che sfilano al processo.
Merito del film è sollevare un problema, la diversità sessuale, raccontare ancora una volta a chi non lo sa (e sono tanti) cosa è stata l’America maccartista (e in parte è ancora, visto che radio e tv non trasmettono mai Howl per paura di denunce), e ricordare uno dei più grandi poeti del ‘900 e il suo poema, Howl, l’urlo lacerante del lupo metropolitano.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a paola di giuseppe »
[ - ] lascia un commento a paola di giuseppe »
|
|
d'accordo? |
|
|
|