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riccardo leone
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giovedì 22 marzo 2012
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degenerazione di uno shok
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Un rispettabile giornalista sportivo è vittima del morbo di Alzheimer. Malattia che inizialmente è tenuta sotto controllo dai farmaci, ma che nel giro di poco tempo prende il sopravvento portando indietro e bloccando la mente di Angelo (il giornalista) ai ricordi dell'infanzia. Continui flashback interrompono il normale racconto della storia per indurci a vagare in piccoli spaccati del passato del malato, apparentemente decontestualizzato, ma emotivamente significativi per Angelo. Epoca in cui vorrebbe tornare probabilmente per non subire lo stress del presente o momento a cui e riconducibile il sorgere della malattia: la perdita dei genitori per un incidente automobilistico.
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Un rispettabile giornalista sportivo è vittima del morbo di Alzheimer. Malattia che inizialmente è tenuta sotto controllo dai farmaci, ma che nel giro di poco tempo prende il sopravvento portando indietro e bloccando la mente di Angelo (il giornalista) ai ricordi dell'infanzia. Continui flashback interrompono il normale racconto della storia per indurci a vagare in piccoli spaccati del passato del malato, apparentemente decontestualizzato, ma emotivamente significativi per Angelo. Epoca in cui vorrebbe tornare probabilmente per non subire lo stress del presente o momento a cui e riconducibile il sorgere della malattia: la perdita dei genitori per un incidente automobilistico. Lo shock dell'evento è maturanto all'interno di Angelo sfociando dopo tanti anni con la sindrome di Alzeimer che lo blocca in queglia anni.
Film tutto sommato buono o quanto meno di buone intenzioni. Gli attori, se pur bravi non sono stati all'altezza: troppo freddi e distaccati dagli eventi; le musiche usate anche durante le riprese del presente ricordano film anni 70, forse una sorta di nostalgia del regista.
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tostella
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giovedì 23 febbraio 2012
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tostella - pupi come al solito..........ottimo
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Come il buon vino.....Pupi con gli anni migliora...........trovo che il film per l'argomento
che trattato è molto coraggioso.La delicatezza con cui gli attori hanno seguito la mano esperta del
regista,traspare e si fa molto apprezzare .Una citazione particolare per bentivoglio a suo agio nel ruolo.
film molto poetico e ben fatto... anche se il finale resta un pò improbabile .
bravo Pupi deliziaci ancora in futuro anche se i tuoi film non faranno cassetta restano di grande spessore.
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molenga
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lunedì 7 novembre 2011
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lontano da tutti
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Lino è un giornalista sportivo di successo, chicca è la sua bella moglie, sposata a vent'anno:non hanno figli ma si amano molto finche tra loro si frappone l'Alzheimer...Lino perderà il contatto dalla realtà per tornare all'infanzia trascorsa sull'appennino bolognese, agli amici di quel periodo spensierato ed al più vecchio di tutti i suoi compare, il cane"perché".
Amara e nostalgica poesia visiva di Pupi Avati sulla malattia e sul recupero delle radici, una regia buona e-rarità per il cinema nostrano- dei personaggi ben interpretati( recita anche la Nieri!), in particolare un superlativo Bentivoglio.
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chicco433
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giovedì 7 luglio 2011
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unico
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astromelia
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giovedì 14 aprile 2011
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non convincente
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....vero o falso? si riferisce a persone realmente vissute? la recensione dice sì il film scrive no boh.....comunque mi aspettavo più approfondimento,non mi sono commossa anche se il tema trattato è uno dei più tristi che possa accadere ad una persona,il finale poi....che uno scompaia nel nulla senza fare ricerche mi sa di favola, ad avati ho visto far di meglio.........
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angelo umana
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mercoledì 13 aprile 2011
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dove vanno i bambini che scappano?
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Misteri della mente, più intriganti dei misteri dell’aldilà contenuti in Hereafter di Eastwood (pretesti per una storia d’amore). La mente di Lino, giornalista sportivo dalla battuta pronta e dagli scritti fluenti, gli riserva pian piano vuoti di parole e di memoria, e la fatica di mettere insieme i pensieri. Dalla facilità dello scrivere a una fatica tremenda per comporre una lettera: è la mancanza di collegamenti dell’Alzheimer. I ritrovi alle feste comandate coi parenti lasciano il posto ai mormorii; alla stima dei colleghi si sostituisce il sospetto e l’allontanamento dal giornale; l’aggressività verso la moglie a causa di ciò che Lino perde, del proprio fallimento, prende il posto di un’unione serena.
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Misteri della mente, più intriganti dei misteri dell’aldilà contenuti in Hereafter di Eastwood (pretesti per una storia d’amore). La mente di Lino, giornalista sportivo dalla battuta pronta e dagli scritti fluenti, gli riserva pian piano vuoti di parole e di memoria, e la fatica di mettere insieme i pensieri. Dalla facilità dello scrivere a una fatica tremenda per comporre una lettera: è la mancanza di collegamenti dell’Alzheimer. I ritrovi alle feste comandate coi parenti lasciano il posto ai mormorii; alla stima dei colleghi si sostituisce il sospetto e l’allontanamento dal giornale; l’aggressività verso la moglie a causa di ciò che Lino perde, del proprio fallimento, prende il posto di un’unione serena. Nel film ci sono due grandi temi, la malattia senile (il deteriorarsi) e l’infanzia (isola felice). In questa si rifugia Lino – nei ritrovi parentali guarda caso amava la vicinanza dei bambini - quando non ha più legami logici col mondo e nemmeno con la moglie, che lo vorrebbe assistere come “il bambino che non ho mai avuto”. La regressione all’infanzia però è pericolosa, è la protezione cercata in un grosso ventre che ci conteneva da bambini e ci rendeva la vita sgombra da pensieri e pericoli, da adulti però quell'età si trasforma in un bosco che ci inghiotte. Inutile andare a cercare ciò che si è perso ma la mente indebolita non lo sa e cerca rifugio nel ventre caldo che non c’è più. Le scene di Pupi Avati sono ben ordinate come al solito, ha un modo sistematico di esporle; intense e vere le interpretazioni di Francesca Neri e Fabrizio Bentivoglio.
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ipno74
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sabato 12 marzo 2011
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la delicatezza di un film
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Grande film di Pupi Avati.
Il film è tutto una delicatezza.
Delicata è la regia.
Delicato l'argomento.
Delicate le recitazioni.
Delicata la sceneggiatura.
Le scene sono girate con la lentezza della malattia che distrugge un uomo sino a farlo ritornare bambino.
La Neri sta diventando veramente brava.
Poi si sente il sapore dei vecchi film di una volta, quasi che il protagonista potrebbe essere sostituito da un viso ironico - drammatico come quello di Alberto Sordi.
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lady libro
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sabato 26 febbraio 2011
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carino ma...
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Mi è piaciuto, anche se sinceramente mi ha un po' delusa: me lo aspettavo un po' diverso.
La parte iniziale e quella centrale erano belle e toccanti, ma la finale è stata una vera noia e delusione (in sostanza il finale per me era troppo aperto).
Bravissimi però Fabrizio Bentivoglio e Francesca Neri.
Mi spiace solo che questo film non abbia avuto il successo che si merita.
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chicco51
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sabato 12 febbraio 2011
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sconfinatagiovinezza
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Il film e' buono , forse uno dei migliori di Avati , ben diretto e ben recitato , con quegli splendidi flash back . Ma la storia risulta fin troppo edulcorata . La tragedia che colpisce le famiglie dove arriva l' Alzheimer non è quella dei ricchi borghesi protagonisti , ma quella
del professore di inglese che guadagna 2100 euro o quella di altri poveracci che arrivano a guadagnare forse la metà . Certo raccontare storie di queste persone sarebbe stato troppo
crudo per lo spettatore . Comunque ben vengano film italiani come questo , tra tanta spazzatura ...e non mi riferisco solo ai panettoni natalizi , ma a tanti film che vanno per la maggiore firmati da pseudoregisti .
Chicco 51
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cinefila
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martedì 8 febbraio 2011
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debole
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Avati tocca il tema della malattia della dimenticanza, del regresso, del ritorno all'infanzia.
Bravo Bentivoglio nel rappresentare i diversi stadi di questa patologia che svuota giorno dopo giorno una mente brillante, come quella del famoso giornalista sportivo da lui interpretato. Ad affiancarlo, una moglie che subisce, anche con violenza, il declino mentale del marito..e lo fa con dignità, prima allontanandosi, poi tornando dal suo uomo diventato ormai bambino.
Nel suo viaggio a ritroso, il protagonista ritorna nel paesino che lo accolse da ragazzino per ritrovare gli amici di un tempo e il suo adorato cane Perché, compagno di viaggio durante l'adolescenza, e non tornerà più a casa.
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Avati tocca il tema della malattia della dimenticanza, del regresso, del ritorno all'infanzia.
Bravo Bentivoglio nel rappresentare i diversi stadi di questa patologia che svuota giorno dopo giorno una mente brillante, come quella del famoso giornalista sportivo da lui interpretato. Ad affiancarlo, una moglie che subisce, anche con violenza, il declino mentale del marito..e lo fa con dignità, prima allontanandosi, poi tornando dal suo uomo diventato ormai bambino.
Nel suo viaggio a ritroso, il protagonista ritorna nel paesino che lo accolse da ragazzino per ritrovare gli amici di un tempo e il suo adorato cane Perché, compagno di viaggio durante l'adolescenza, e non tornerà più a casa.
Il film è stato escluso all'ultimo momento dalle pellicole in concorso alla Mostra di Venezia 2010, forse a ragione. Le polemiche seguìte hanno comunque dato attenzione a un film che manca in qualcosa, nonostante la buona performance di tutti gli attori.
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