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pensionoman
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lunedì 28 gennaio 2013
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peter weir. il ritorno di un grande regista.
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The Way Back, ovvero come la mano di un grande artista può raccontare una storia epica e senza tempo.
1939. Nella Polonia invasa dai nazisti, Janusz (un giovane ufficiale polacco) viene condannato per spionaggio, in base alle accuse della moglie, costretta con la violenza a testimoniare contro di lui. Con questo fardello terribile nell'anima, senza un processo, viene spedito senza complimenti nell'inferno dei gulag siberiani, dove il suo destino si incontrerà con quello degli altri dissidenti, l'americano Mr. Smith (un Ed Harris semplicemente strepitoso), l'attore russo Khabarov, il criminale ladro e assassino Valka (bravissimo Colin Farrell), il prete Voss e il cuoco artista Tomasz.
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The Way Back, ovvero come la mano di un grande artista può raccontare una storia epica e senza tempo.
1939. Nella Polonia invasa dai nazisti, Janusz (un giovane ufficiale polacco) viene condannato per spionaggio, in base alle accuse della moglie, costretta con la violenza a testimoniare contro di lui. Con questo fardello terribile nell'anima, senza un processo, viene spedito senza complimenti nell'inferno dei gulag siberiani, dove il suo destino si incontrerà con quello degli altri dissidenti, l'americano Mr. Smith (un Ed Harris semplicemente strepitoso), l'attore russo Khabarov, il criminale ladro e assassino Valka (bravissimo Colin Farrell), il prete Voss e il cuoco artista Tomasz. Da questo incontro, nasce un piano di fuga apparentemente disperato, che i protagonisti metteranno in pratica in una gelida notte di tempesta: scappare dal campo attraversando a piedi tutta la Siberia, verso la Transiberiana e la Mongolia, per poi dirigersi in Tibet, attraversando la Cina, e di li fino in India.
Un viaggio epico, all'apparenza impossibile, attraverso montagne, steppe, deserti, fiumi e ghiacciai, tempeste di sabbia e bufere di neve, la furia degli elementi e le privazioni della marcia, la fame, la sete, la devastante stanchezza e la mancanza di sonno per la fuga estenuante, che saranno solo alcune delle terribili prove che gli uomini dovranno affrontare, nella disperata e tormentata fuga dai loro carcerieri, quanto dai loro demoni interiori.
Infatti, grazie all'incontro lungo la strada con una giovane donna (fuggiasca anche lei dagli orrori del comunismo), ognuno dei protagonisti farà emergere cenni della sua storia personale e confessera il peso che porta dentro la sua coscienza.
Così facendo, lungo il percorso, tra le prove affrontate e quelle da affrontare di volta in volta, dall'iniziale interesse utilitaristico che li aveva uniti i protagonisti si avvicineranno tra loro, a poco a poco, come esseri umani, fino a diventare una cosa sola, una famiglia, con un unico comune sentimento (straordinaria la professione di fedelta dell'assassino Valka a Janusz, come vero leader del gruppo), sempre più forte e intenso tanto quanto le perdite che dovranno subire per la morte di alcuni di loro.
Del gruppo originario, solo in quattro riusciranno a fare ritorno, completamente cambiati, come individui e come uomini.
Ecco dunque che il viaggio attraverso la natura selvaggia, diventa il viaggio attraverso se stessi, alla scoperta della propria fibra interiore, della propria natura di uomo e del risanamento della propria anima lacerata. Un lavoro magistrale, che solo la mano raffinata di un grande artista come Peter Weir poteva tratteggiare sapientemente (spesso senza nemmeno un dialogo, solo con la potenza evocativa delle immagini), in perenne equilibrio tra l'epico e l'umano. Una grande Odissea, dove i temi della sopravvivenza, della storia e di Madre Natura, pur importanti, cedono il passo alla storia dell'Uomo e della sua ostinata conquista della libertà e dignità umana.
Peter Weir ritorna dopo una lunga assenza di quasi otto anni dal suo ultimo lavoro (il pur bello Master and Commander) per fare un cinema classico, alla vecchia maniera, che sa raccontare con efficace semplicita grandi storie, e grandi emozioni, attraverso le imprese strordinarie di uomini veri.
Superare lo straordinario L'attimo fuggente non era facile, ma The Way Back é sinceramente un piccolo capolavoro e tocca vette inesplorate nelle opere precedenti del regista.
Un film bellissimo. Da rivedere.
Saluti
Pensionoman
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no_data
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venerdì 6 luglio 2012
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il bellissimo ritorno di un maestro
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sarò di parte, in quanto mi sono sempre piaciuti moltissimo i film di Weir (l' attimo fuggente, the truman show, picnic ad hanging rock, master e commander),ma anche questa sua ultima opera mi ha colpito moltissimo.è un film semplice e lineare ma fatto benissimo sotto tutti gli aspetti: la sceneggiatura non rende mai banale una storia,come ho già detto, semplice (cosa molto difficile da fare); la regia riesce ad emozionare ad ogni inquadratura ed a rendere realistici luoghi come i campi di lavoro; i costumi e le scenografie sono perfetti; il cast fornisce ottime prove attoriali (su tutti Ed Harris,Colin Farrel e Saroise Ronan).Pellicola emozionante, coinvolgente fin da subito,ricca di grandi messaggi e di personaggi memorabili (impossibile dimenticare quello interpretato da Colin Farrell).
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sarò di parte, in quanto mi sono sempre piaciuti moltissimo i film di Weir (l' attimo fuggente, the truman show, picnic ad hanging rock, master e commander),ma anche questa sua ultima opera mi ha colpito moltissimo.è un film semplice e lineare ma fatto benissimo sotto tutti gli aspetti: la sceneggiatura non rende mai banale una storia,come ho già detto, semplice (cosa molto difficile da fare); la regia riesce ad emozionare ad ogni inquadratura ed a rendere realistici luoghi come i campi di lavoro; i costumi e le scenografie sono perfetti; il cast fornisce ottime prove attoriali (su tutti Ed Harris,Colin Farrel e Saroise Ronan).Pellicola emozionante, coinvolgente fin da subito,ricca di grandi messaggi e di personaggi memorabili (impossibile dimenticare quello interpretato da Colin Farrell).Aspetto con rinnovato interesse nuove pellicole di questo sommo maestro.
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jaylee
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lunedì 23 luglio 2012
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il viaggio dentro
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Picnic a Hanging Rock si incrocia con Master & Commander nella più recente prova del maestro Peter Weir. Arrivato con ben due anni di ritardo sullo schermo, The Way Back racconta del ritorno a casa di Janusz, (Jim Sturgess) militare polacco ingiustamente accusato di spionaggio ed imprigionato in Siberia e che impiegherà ben 48 anni per farlo (dal 1941, anno in cui si svolge la trama, al 1989, anno del crollo del comunismo in Polonia)… Dovrà attraversare i ghiacci della Siberia, le paludi della steppa, il deserto del Gobi, le vette dell’Himalaya… fino ad arrivare in India, dove potrà finalmente riposare. Sarà un lunghissimo viaggio, seguito da una gruppo di disperati come lui, un prete lettone, un ragioniere jugoslavo, un cuoco ed artista ungherese, un ingegnere americano, un delinquente russo, una ragazzina polacca… qualcuno si fermerà prima della fine, qualcuno morirà, qualcuno arriverà con lui fino alla fine.
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Picnic a Hanging Rock si incrocia con Master & Commander nella più recente prova del maestro Peter Weir. Arrivato con ben due anni di ritardo sullo schermo, The Way Back racconta del ritorno a casa di Janusz, (Jim Sturgess) militare polacco ingiustamente accusato di spionaggio ed imprigionato in Siberia e che impiegherà ben 48 anni per farlo (dal 1941, anno in cui si svolge la trama, al 1989, anno del crollo del comunismo in Polonia)… Dovrà attraversare i ghiacci della Siberia, le paludi della steppa, il deserto del Gobi, le vette dell’Himalaya… fino ad arrivare in India, dove potrà finalmente riposare. Sarà un lunghissimo viaggio, seguito da una gruppo di disperati come lui, un prete lettone, un ragioniere jugoslavo, un cuoco ed artista ungherese, un ingegnere americano, un delinquente russo, una ragazzina polacca… qualcuno si fermerà prima della fine, qualcuno morirà, qualcuno arriverà con lui fino alla fine. Sarà un vero viaggio interiore alla scoperta della propria essenza: quanto si può spingere un uomo sulla propria motivazione? Su cosa si focalizza quanto tutto sembra crollare intorno?
Come dicevamo, è un film che parla di un viaggio estremo, con paesaggi mozzafiato e terribili allo stesso tempo, ed in questo Peter Weir non può non attingere al suo esordio Picnic a Hanging Rock… spesso qui come allora, gli uomini sono rappresentati piccoli piccoli in mezzo alla natura, madre crudele e sapiente allo stesso tempo. E non può non ricordare a tratti Master & Commander, con questi uomini tesi alla sopravvivenza, con regole e valori comuni ferrei, così diversi eppure nella loro essenza così simili, il gruppo come protezione e appartenenza, come sopravvivenza emotiva ancor prima che fisica, e con la leadership di Janusz nella quale confidano quasi religiosamente (seppur, proprio come nella fede, a volte mettendone in dubbio le scelte). Il viaggio come metafora della vita, con personaggi che entrano ed escono e ci accompagnano per un tratto breve o lungo che sia.
I paesaggi sono assolutamente i protagonisti di questo film, trasmettono un senso di magnificenza e allo stesso tempo di angoscia, di indefinitamente precario… Molto belle anche le musiche di Burkhard Dallwitz, tipicamente un punto di forza d Peter Weir, uno dei grandi registi che coniugano autorialità e capacità di utilizzare un linguaggio cinematografico “commerciale”. Buone le prestazioni degli attori, da Jim Sturgess a Colin Farrell, da Dragos Bucur a Saoirse Ronan, ma soprattutto emerge Ed Harris, un volto scavato più dal dolore interiore che dalle intemperie. Il più anziano del gruppo, sarà quello che crescerà di più alla fine del viaggio, riappacificandosi con la vita proprio mentre stava per uscirne. Aggrapparsi ad essa come atto di fede e preghiera.
Pur non essendo il miglior film di Weir, soprattutto nel finale un po’ posticcio, The Way Back non può non toccare lo spettatore ed è un peccato che sia rimasto in panchina per così tanto tempo… Ma meglio tardi che mai. (www.versionekowalski.it)
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donni romani
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venerdì 6 luglio 2012
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fuga verso la libertà
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Per il ritorno su grande schermo dopo quasi dieci anni di assenza Peter Weir sceglie una storia di fuga, di sopravvivenza e di solidarietà dove a dominare sono gli ambienti naturali che i protagonisti si trovano ad affrontare giorno dopo giorno per 6500 chilometri. Tanti sono infatti sono i metri strappati alla morte che un gruppo di detenuti, evasi da un carcere siberiano nel 1938, in pieno regime comunista, devono percorrere per tentare di raggiungere l'India, e con essa la libertà. Dalla Siberia al Tibet, dalll'Himalaya al deserto, dalle tempeste di neve a quelle di sabbia, dal lago Baikal a Lhasa niente verrà risparmiato a questo gruppo di uomini in fuga, ognuno con una storia alle spalle, ognuno con un vissuto doloroso che fa da sfondo alla disperazione crescente che accompagna ogni tribolazione fisica.
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Per il ritorno su grande schermo dopo quasi dieci anni di assenza Peter Weir sceglie una storia di fuga, di sopravvivenza e di solidarietà dove a dominare sono gli ambienti naturali che i protagonisti si trovano ad affrontare giorno dopo giorno per 6500 chilometri. Tanti sono infatti sono i metri strappati alla morte che un gruppo di detenuti, evasi da un carcere siberiano nel 1938, in pieno regime comunista, devono percorrere per tentare di raggiungere l'India, e con essa la libertà. Dalla Siberia al Tibet, dalll'Himalaya al deserto, dalle tempeste di neve a quelle di sabbia, dal lago Baikal a Lhasa niente verrà risparmiato a questo gruppo di uomini in fuga, ognuno con una storia alle spalle, ognuno con un vissuto doloroso che fa da sfondo alla disperazione crescente che accompagna ogni tribolazione fisica. C'è il giovane polacco Janusz, condannato ingiustamente per tradimento dopo che la moglie, torturata dai sovietici, lo ha denunciato, e che vuole tornare solo per dirle di averla perdonata e liberarla così dal senso di colpa, c'è il ladro comune, un Colin Farrell al solito survoltato e cinico, che difende il comunismo anche se lo ha rinchiuso in un gulag, c'è Mister Smith, un dolente e toccante Ed Harris, viso scavato e fisico provato, che ha visto morire suo figlio e non ha più ragione di vivere, se non punirsi per aver trascinato il ragazzo dagli Stati Uniti alla Russia dove è stato torturato e ucciso, e c'è una giovane ragazza, che farà da cassa di risonanza per i dolori di questi uomini taciturni e solitari, poco avvezzi a confidare il proprio dolore. Naturalmente non tutti arriveranno in fondo, naturalmente le scene commoventi non mancano, e naturalmente il finale è di quelli epici. In più gli scenari naturali sono magnifici, fotografati splendidamente e protagonisti al pari degli uomini che li sfidano, lasciando il senso profondo dell'impotenza umana di fronte agli elementi. Ma nonostante ciò il film resta un ben girato film di genere, in cui per più di due ore si attende una svolta autoriale, un guizzo del maestro di capolavori come "Pic nic ad Hanging Rock" o "L'attimo fuggente" che non arriva mai, lasciandoci con la consapevolezza di aver assistito ad uno dei tanti, tantissimi, film di sopravvivenza, non ultimo "Grey" con Liam Neeson, con un gruppo di individui lontani fra loro che inizialmente si scontrano poi iniziano a conoscersi e rispettarsi, che scopriremo fragili a causa del loro passato e che si riscatteranno uscendo dall'avventura catartica migliori di prima. Possibile che in dieci anni Weir non abbia trovato un copione più intrigante, più originale, più seducente? Speriamo di non dover aspettare ancora a lungo per un'opera più personale e più ispirata, anche se, chiunque veda il film senza leggere la firma del regista, potrà giudicarlo un corposo film d'avventura e sentimenti.
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[+] bravo, bella recensione.
(di antonio montefalcone)
[ - ] bravo, bella recensione.
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tiamaster
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sabato 7 luglio 2012
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peter weir è una garanzia
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Sono un grande fan di Peter Weir, in quanto la sua filmografia è ricca di film che sono e ritengo dei cult assoluti.....come dimenticare il geniale "the truman show" o il poetico "l'attimo fuggente"???impossibile!!!e impossibile non rimanere coinvolti dal suo ultimo lavoro, uscito in italia con due anni di ritardo.Memorabile ogni singola inquadratura ed ogni singolo personaggio,perchè in questo gioiello cinematografico tutto è curato con la massima cura,tutto è approfondito e mai lasciato alla banalità,nemmeno i più semplici dialoghi (come dimenticare quello del sale,citato nella recensione del sito???).Incredibile il realismo della pellicola, dove tutto è ricostruito alla perfezione e nei minimi dettagli.
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Sono un grande fan di Peter Weir, in quanto la sua filmografia è ricca di film che sono e ritengo dei cult assoluti.....come dimenticare il geniale "the truman show" o il poetico "l'attimo fuggente"???impossibile!!!e impossibile non rimanere coinvolti dal suo ultimo lavoro, uscito in italia con due anni di ritardo.Memorabile ogni singola inquadratura ed ogni singolo personaggio,perchè in questo gioiello cinematografico tutto è curato con la massima cura,tutto è approfondito e mai lasciato alla banalità,nemmeno i più semplici dialoghi (come dimenticare quello del sale,citato nella recensione del sito???).Incredibile il realismo della pellicola, dove tutto è ricostruito alla perfezione e nei minimi dettagli.dal punto di vista storico,è ineccepibile e completo.
PS:la recensione di un utente su questo film mi ha fatto tornare alla mente un classico del regista,anche questo imperdibile:picnic ad hanging rock!!!
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fabian t.
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giovedì 16 agosto 2012
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la lunga marcia verso la libertà
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Film serio, solido, sobrio, del tutto privo di spettacolarizzazione. Una regia quasi invisibile per un lungo e sofferto viaggio verso la libertà non solo fisica ma soprattutto interiore. La forza di volontà, le motivazioni personali, l'equilibrio mentale e il sapersi mettere in discussione sono i temi chiave di questa ennesima prova cinematografica di Weir dedicata alle inoocenti vittime dei gulag sovietici. La storia è certamente lineare e scorrevole, senza sorprese o artificiosità, giocata soprattutto sulla caratterizzazione e l'interazione dei personaggi. Lodevoli dunque le prove recitative del gruppo protagonista, anzitutto di Colin Farrell, l'odioso e rozzo russo con una sua feroce ma coerente morale, nonché del bravo Ed Harris (l'anonimo Mr.
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Film serio, solido, sobrio, del tutto privo di spettacolarizzazione. Una regia quasi invisibile per un lungo e sofferto viaggio verso la libertà non solo fisica ma soprattutto interiore. La forza di volontà, le motivazioni personali, l'equilibrio mentale e il sapersi mettere in discussione sono i temi chiave di questa ennesima prova cinematografica di Weir dedicata alle inoocenti vittime dei gulag sovietici. La storia è certamente lineare e scorrevole, senza sorprese o artificiosità, giocata soprattutto sulla caratterizzazione e l'interazione dei personaggi. Lodevoli dunque le prove recitative del gruppo protagonista, anzitutto di Colin Farrell, l'odioso e rozzo russo con una sua feroce ma coerente morale, nonché del bravo Ed Harris (l'anonimo Mr.Smith) che dimostra ancora una volta il suo indubbio talento. E il regista de "L'attimo sfuggente" si aggiudica un'altra prova riuscita.
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cenox
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sabato 8 dicembre 2012
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una fuga infinita da un gulag russo
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Il film è ambientato nel 1940, in un gulag russo, in cui le condizioni per i prigionieri, politici e non, non erano molto più confortevoli che quelle di un campo di concentramento tedesco. Questa storia vera, ha per protagonisti un manipolo di prigionieri, ognuno con il proprio carattere e la propria storia, che di notte riesce a fuggire da quell'inferno ghiacciato (siamo in Siberia). La fuga non sarà facile poichè lontanissima è la Mongolia, ove i protagonisti cercheranno rifugio, anche se il loro percorso è destinato ad allungarsi ulteriormente, mettendo a dura prova la loro forza di volontà ed il loro fisico. E' incredibile il cambio di scenari che affronteranno, dalla tundra siberiana ai deserti mongoli.
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Il film è ambientato nel 1940, in un gulag russo, in cui le condizioni per i prigionieri, politici e non, non erano molto più confortevoli che quelle di un campo di concentramento tedesco. Questa storia vera, ha per protagonisti un manipolo di prigionieri, ognuno con il proprio carattere e la propria storia, che di notte riesce a fuggire da quell'inferno ghiacciato (siamo in Siberia). La fuga non sarà facile poichè lontanissima è la Mongolia, ove i protagonisti cercheranno rifugio, anche se il loro percorso è destinato ad allungarsi ulteriormente, mettendo a dura prova la loro forza di volontà ed il loro fisico. E' incredibile il cambio di scenari che affronteranno, dalla tundra siberiana ai deserti mongoli. L'unica pecca del film è l'eccessiva lunghezza (anche se la storia doveva essere raccontata per ciò che più o meno è accaduto!) che a volte risulta quasi ripetitiva, senza colpi di scena veri e propri.
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ultimoboyscout
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domenica 24 marzo 2013
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finalmente la libertà!
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E' la storia della grande fuga di sette prigionieri da un gulag sovietico, tra i quali un attore russo e un ufficiale polacco accusato di spionaggio, che rischiarono la vita per lasciare la Siberia e arrivare nell'India inglese attraversando la Mongolia, il Desero dei Gobi e la Grande Muraglia cinese. A loro si uniràstrada facendo un'orfana polacca. Peter Weir non dirigeva un film da ben sette anni e con "The way back", distribuito in Italia con forte ritardo, il regista australiano porta sul grande schermo il libro autobiografico di Slavomir Rawicz "Tra noi e la libertà". Weir, partendo da fatti realmente accaduti, ha costruito personaggi di finzione per dimostrare fino a che punto un essere umano è disposto a spingersi per salvarsi.
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E' la storia della grande fuga di sette prigionieri da un gulag sovietico, tra i quali un attore russo e un ufficiale polacco accusato di spionaggio, che rischiarono la vita per lasciare la Siberia e arrivare nell'India inglese attraversando la Mongolia, il Desero dei Gobi e la Grande Muraglia cinese. A loro si uniràstrada facendo un'orfana polacca. Peter Weir non dirigeva un film da ben sette anni e con "The way back", distribuito in Italia con forte ritardo, il regista australiano porta sul grande schermo il libro autobiografico di Slavomir Rawicz "Tra noi e la libertà". Weir, partendo da fatti realmente accaduti, ha costruito personaggi di finzione per dimostrare fino a che punto un essere umano è disposto a spingersi per salvarsi. Nella prima parte il film si concentra sulla vita all'interno del campo di prigionia tra episodi di crudeltà ed insperata umanità, mentre nella seconda ci porta nel cuore dell'est europeo e dell'Asia con i fuggitivi assaliti da nemici naturali quali gelo, tempeste, fame e fatica. I personaggi non sono del tutto all'altezza del racconto e dell'epicità dello stesso dando poco valore a un viaggio che rappresenta una vera e propria odissea all'interno di un'opera forte che ha il classico passo del cinema più classico. Ma oltre alla sostanza, Weir ha invano cercato anche l'intrattenimento che soprattutto nella prima parte manca del tutto a causa di ritmi troppo lenti e di una staticità eccessiva. Anche i personaggi vengono poco approfonditi, forse per premiare la coralità del film, accanto aloro spadroneggia una maestosa co-protagonista, la natura, che torna forte, dolorosa, a tratti furiosa come non mai nelle pellicole del regista australiano.
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molenga
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lunedì 30 luglio 2012
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morire o vivere, ma liberi
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un gruppo di uomini internati in un gulag decide di tentare una folle fuga fino al baykal per passare il con fine con la Mongolia ed essere di nuovo liberi: sono, tra loro, diversi per nazionalità e crimini: c'è Janusz, un soldato polacco condannato come spia dei regimi capitalistici in seguito ad una confessione della moglie(ottenuta sotto tortura dai russi che avevano appena invaso la polonia), c'è un attore, un delinquente che ha debiti di gioco con gli altri detenuti( un incredibile , inizialmente irriconoscibile colin farrell), c'è un americano, mr.Smith...e altri, dalla lettonias, dalla Finlandia, tuti con il loro fardello di pensieri. solo alcuni di loro riuscuiranno a raggiungere la Mongolia, per scoprirla in mano ai sovietici; il cammino proseguirà fino al tibet e all'India.
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un gruppo di uomini internati in un gulag decide di tentare una folle fuga fino al baykal per passare il con fine con la Mongolia ed essere di nuovo liberi: sono, tra loro, diversi per nazionalità e crimini: c'è Janusz, un soldato polacco condannato come spia dei regimi capitalistici in seguito ad una confessione della moglie(ottenuta sotto tortura dai russi che avevano appena invaso la polonia), c'è un attore, un delinquente che ha debiti di gioco con gli altri detenuti( un incredibile , inizialmente irriconoscibile colin farrell), c'è un americano, mr.Smith...e altri, dalla lettonias, dalla Finlandia, tuti con il loro fardello di pensieri. solo alcuni di loro riuscuiranno a raggiungere la Mongolia, per scoprirla in mano ai sovietici; il cammino proseguirà fino al tibet e all'India...
Un grande film con un'interpretazione corale monstre( da notARare, oltre a farrell, ed harriss, l'americano
e la giovane interprete di hanna, che qui si unisce al gruppo con una menzogna ma diventa, l'unica capace di mettere in contatto le anime diverse del gruppo), una regia sapiente e, soprattutto, una fotografia da oscar.
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