The Losers: eroi a grappoli

Mischia l'azione anni '80 con i gruppi virili degli ultimi anni.

 
Ritorno agli eroi degli anni '80
Ritorno agli eroi degli anni '80
mercoledì 21 luglio 2010 di Gabriele Niola

Ritorno agli eroi degli anni '80
La prima cosa che viene in mente vedendo il gruppo di reietti ex militari di The Losers è l'A-Team, molti infatti sono i punti in comune con la serie e (stranamente) con la pellicola omonima uscita quest'anno, ma più in generale il film di Sylvain White si inserisce nella tendenza degli ultimi anni di rappresentare gruppi di uomini al posto del più classico eroe solitario.
Partendo dagli adattamenti che hanno trionfato al cinema (provenienti dalla letteratura fantasy come dai fumetti) e finendo anche nelle produzioni originali, il cinema dell'eroismo collettivo, del gruppo virile che sfocia in un nuovo eroe massa sta trionfando. The Losers, che guarda apertamente al divertimento edonistico degli anni '80 e recupera i meccanismi del gruppo di eroi di maggior successo dell'epoca, è un buon esempio di come, dopo le furiose variazioni degli anni '90, ora il cinema d'azione cerchi la sua identità andando (finalmente) a recuperare le caratteristiche carnali e "prestazionali" che lo avevano portato ad altissimi livelli di asciutta perfezione e di gradimento dal pubblico nel decennio reaganiano.
Un film come The Losers solo 4 anni fa sarebbe stato tutto un traboccare di effetti speciali (come del resto era il plasticosissimo G.I.Joe), White invece ha capito che per una pellicola d'avventura la CG serve sempre, in ogni fotogramma, ma che non si deve notare mai, nemmeno in uno.

Mucchi di selvaggi
Il mito americano per tantissimi decenni si è nutrito dell'ideale (molto calvinista) dell'eroe in grado di fare la differenza da solo. Era così per il western (la forma primigenia di cinema e la matrice di qualsiasi possibile discorso sull'azione e quindi il movimento dei corpi su schermo), era così per il noir, in cui l'eroe era più solo che mai, abbandonato anche dalle sue femmes fatales e destinato a perdersi inevitabilmente, era così nella fantascienza (che non a caso da un certo punto in poi ha cominciato a prendere a piene mani dal western), nei polizieschi e via dicendo. Anche il cinema di inchiesta, con rare eccezioni come Tutti gli uomini del presidente (che ha la scusante di essere tratto da un fatto vero), presenta un solo uomo, solitamente un giornalista, contro il sistema.
I gruppi di solito erano lasciati al cinema più anticonformista. Il mucchio selvaggio, La grande fuga, I magnifici 7 che guardano al giappone, La sporca dozzina di esiliati e reietti e via dicendo. Gli americani veri, quelli della guerra fredda, quelli individualisti di Reagan, si affidavano ad un uomo solo, a Rambo, per sgominare i comunisti che girano in gruppi. Uno contro 1000 era il minimo.
Recentemente invece sempre di più abbiamo visto l'eroe aggregarsi ad altri simili e costituire leghe. Dopo i persiani di 300, gli eroi troppo umani di Watchmen, La compagnia dell'Anello e i Transformers, l'ultima annata ci ha regalato l'A-Team, i Bastardi senza gloria, i G.I. Joe ma anche gli eroi comici di Una notte da leoni. Addirittura molti degli eroi solitari che sono rimasti come Iron Man, Hulk e gli imminenti Thor e Capitan America presto si riuniranno nel film collettivo I vendicatori.
Capire il perchè è operazione raffinata e complessa che forse ora è prematura. Forse lo zenith lo raggiungeremo con gli Expendables di Stallone, vera grande metafora di questa transizione: un mucchio di eroi solitari (provenienti in linea di massima proprio dagli anni '80) riuniti fuori tempo massimo, quando la loro epoca è ormai passata che cercano di adattarsi al nuovo mondo.

Azione dal vero, anche quando è finta
Per un film gaudiente, vitale ed edonistico come The Losers sarebbe stato impensabile sbagliare le sequenze d'azione con effetti speciali, quelle dove il reale viene piegato per assecondare il fantastico mantenendo fissa l'illusione di concretezza. Molti infatti sono i ritocchi in digitale all'interno del film ma in linea di massima sono utilizzati per definire lo stile della pellicola attraverso piccole correzioni, il digitale utilizzato per mostrare ciò che non c'è è stato evitato quanto più possibile.
Mantenere fissa l'illusione di realtà vuol dire limitare al minimo l'intervento di computer grafica, perchè un film d'azione, specie se così vicino allo stile degli anni '80, ha senso unicamente se largamente girato dal vero. Così per le due scene che hanno necessitato un pesante intervento in computer grafica il lavoro è stato molto particolare.
Innanzitutto c'è una sequenza di fuga a bordo di un bus mentre dietro infuria un'esplosione, che apre il film (il momento in cui un'opera dichiara le proprie intenzioni e la propria identità) che andava realizzata a basso budget, questo è il motivo per il quale (per dire) tutto il fuoco dell'esplosione è reale, mentre gli elementi di finzione sono i detriti, il fumo e tutto ciò che fa sembrare una fiammata realizzata in sicurezza, una pericolosissima esplosione.
Ma il vero lavoro è stato il momento-Bekmabetov quando cioè la macchina da presa (virtuale) compie un impossibile carrello a velocità pazzesca che compie all'indietro il percorso di un proiettile che ha colpito la sua vittima senza che si capisca da dove sia venuto. Il cecchino ha sparato dall'altro capo della città e il proiettile è passato in mezzo a tutto lo skyline, ha rotto una finestra e finalmente ha colpito. Per spiegare tutto questo in un solo movimento la CG ha reso possibile passare attraverso il buco nel vetro della finestra e poi sopra tutta la città fino alla canna del fucile. Nella finzione si parla di Houston, ma i palazzi, i materiali e tutti i riferimenti che sono stati utilizzati per costruire lo skyline della rapidissima sequenza in realtà sono i più disparati, un po' vengono da San Juan e un po' da Vancouver, tutti posti i cui palazzi già erano stati digitalizzati precedentemente per altri scopi.

In foto:
Jeffrey Dean Morgan (46 anni) 22 Aprile 1966, Seattle (Washington - USA) - Toro
Interpreta Clay nel film di Sylvain White The Losers. Al cinema da venerdì 23 luglio 2010.
Jeffrey Dean Morgan
The Losers Nonostante le somiglianze con l'A-Team il cinefumetto gaudiente di Sylvain White sa sorprendere
The Losers

* * * - -
(mymonetro: 3,15)
Una storia esplosiva sul doppio gioco e la vendetta, The Losers racconta di un gruppo d'élite delle forze speciali americano che viene mandato nella giungla Boliviana in una missione di ricerca e distruzione. Il team: Clay, Jensen, Roque, Pooch e Cougar si trova ad essere l'obiettivo di un tradimento letale istigato dall'interno da un potente nemico conosciuto solamente col nome Max. Considerati morti, i protagonisti decidono di pareggiare il punteggio quando al loro gruppo si aggiunge la misteriosa Aisha, una bellissima agente con dei piani personali.
Mucchi di selvaggi
Mucchi di selvaggi
In foto:
Zoe Saldana - Gemelli
Interpreta Aisha nel film di Sylvain White The Losers. Al cinema da venerdì 23 luglio 2010.
Azione dal vero, anche quando è finta
Azione dal vero, anche quando è finta
In foto:
Óscar Jaenada (37 anni) 4 Maggio 1975, Barcellona (Spagna) - Toro
Interpreta Cougar nel film di Sylvain White The Losers. Al cinema da venerdì 23 luglio 2010.
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Un thriller erotico sulle note di Attrazione fatale.
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