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hidalgo
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domenica 26 giugno 2011
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il diritto alla giustizia e l'amore materno
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Capitano nordista durante la Guerra Civile e ora promettente avvocato, Frederick Aiken deve difendere davanti a un tribunale militare Mary Surratt, proprietaria di una pensione accusata di complicità nell'assassinio di Abramo Lincoln.
Il processo non sarà pulito. Intenso ed avvincente, forte di una sceneggiatura impeccabile e della solida regia di Redford, The Conspirator è uno di quei film che ti "rapiscono" dall'inizio alla fine. La giustizia che diventa inquisizione, la ricerca non del colpevole ma di un colpevole, il processo-farsa dalla sentenza già scritta e l'amore senza confini di una madre per il proprio figlio.
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Capitano nordista durante la Guerra Civile e ora promettente avvocato, Frederick Aiken deve difendere davanti a un tribunale militare Mary Surratt, proprietaria di una pensione accusata di complicità nell'assassinio di Abramo Lincoln.
Il processo non sarà pulito. Intenso ed avvincente, forte di una sceneggiatura impeccabile e della solida regia di Redford, The Conspirator è uno di quei film che ti "rapiscono" dall'inizio alla fine. La giustizia che diventa inquisizione, la ricerca non del colpevole ma di un colpevole, il processo-farsa dalla sentenza già scritta e l'amore senza confini di una madre per il proprio figlio. Robert Redford tocca tanti temi concentrandoli in un uno solo, l'ipocrisia bigotta del "sistema", corrotto e senza scrupoli. La legge è uguale per tutti solo quando lo decidono loro, perchè "in guerra la legge tace." Aiken si ritrova solo contro tutti perchè solo lui si ricorda ancora la differenza tra giustizia e vendetta. Si batte per un processo giusto superando la barriera dell'odio che separa nord e sud e vincendo a sua volta la diffidenza che provava all'inizio lui stesso per la sua cliente. I momenti del processo trasudano ingiustizia suscitando rabbia ma anche commozione per l'amore di Mary Surratt, pronta a morire pur di non "condannare" il figlio. Molto parlato (e bene), recitato benissimo, contro il pregiudizio e la pena di morte, da come si evince dalla straziante scena finale dove l'impiccagione dei cospiratori e dell'innocente Mary diventa uno show con tanto di fotografo pronto ad immortalare l'evento. Da vedere.
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desgi
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lunedì 4 luglio 2011
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la giustizia al di sopra degli uomini
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Un solido legal thriller poco consolatorio che spinge a più di una riflessione sulla natura imperfetta della giustizia. La giustizia che trionfa nel film è quella dello Stato, della "ragion di Stato", una giustizia, quindi, molto diversa da quella degli uomini che è sostanzialmente di natura morale e ideologica. L'interesse maggiore del film consiste, a mio avviso, non tanto nella sottolineatura dello scandalo di una ragione di Stato che per affermarsi non esita a calpestare la verità e i diritti civili, quanto piuttosto nell'avvertimento dell'impossibilità di giudicare i comportamenti morali degli uomini. Il film ha, a ben vedere, due finali: il primo in cui si conclude il processo ai cospiratori, con relativa sentenza di morte, e il secondo in cui si narrano le vicende di un figlio vile che, pur potendo, nulla fa per evitare la condanna della madre.
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Un solido legal thriller poco consolatorio che spinge a più di una riflessione sulla natura imperfetta della giustizia. La giustizia che trionfa nel film è quella dello Stato, della "ragion di Stato", una giustizia, quindi, molto diversa da quella degli uomini che è sostanzialmente di natura morale e ideologica. L'interesse maggiore del film consiste, a mio avviso, non tanto nella sottolineatura dello scandalo di una ragione di Stato che per affermarsi non esita a calpestare la verità e i diritti civili, quanto piuttosto nell'avvertimento dell'impossibilità di giudicare i comportamenti morali degli uomini. Il film ha, a ben vedere, due finali: il primo in cui si conclude il processo ai cospiratori, con relativa sentenza di morte, e il secondo in cui si narrano le vicende di un figlio vile che, pur potendo, nulla fa per evitare la condanna della madre. Questa meschina figura costituisce il vero scandalo della storia perchè la sua colpevolezza, soprattutto morale, nonostante l'autommisione e l'evidenza con cui viene percepita dalla pubblica opinione, non può essere riconosciuta per insufficienza di prove ed è destinata a rimanere impunita. Una ragione di più per riflettere sulla natura tutt'altro che perfetta delle legge che, ben lontana dal regolare e assecondare la giustizia secondo i desideri e le aspirazioni degli uomini, svela in realtà la sua vera vocazione di pieno asservimento allo Stato. Essa, come la politica, non conosce la morale e, proprio come la politica, troppe volte risulta incomprensibile agli uomini.
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august
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domenica 26 giugno 2011
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un vero capolavoro
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Molto grazie alla bellissima fotografi di Newton Thomas Sigel che ricrea splendidamente ogni particolare della seconda metà del 1800 americano ed una storia forte ed emozionate di James D. Solomon, Robert Redford può scriversi in compagnia di registi come DW Griffith e Clint Eastwoord per te cospirartor. Perfetti tutti gli interpreti da un fanatico e cattivissimo Kevin Kline nel ruolo del segretario alla guerra ad un untuoso Danny Huston in quello del procuratore la vicenda della vendetta legalizzata nella congiura contro Clinton e molto ben raccontata da tutti i punti di vista. Lo scozzese James McAvoy è perfetto nel ruolo del debole eroe e in questa vicenda dove le donne sono vittime Robin Wright Penn interpreta Mary Suart una donna colpevole d’essere sudista e cattolica quindi diversa e vittima scarificare.
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Molto grazie alla bellissima fotografi di Newton Thomas Sigel che ricrea splendidamente ogni particolare della seconda metà del 1800 americano ed una storia forte ed emozionate di James D. Solomon, Robert Redford può scriversi in compagnia di registi come DW Griffith e Clint Eastwoord per te cospirartor. Perfetti tutti gli interpreti da un fanatico e cattivissimo Kevin Kline nel ruolo del segretario alla guerra ad un untuoso Danny Huston in quello del procuratore la vicenda della vendetta legalizzata nella congiura contro Clinton e molto ben raccontata da tutti i punti di vista. Lo scozzese James McAvoy è perfetto nel ruolo del debole eroe e in questa vicenda dove le donne sono vittime Robin Wright Penn interpreta Mary Suart una donna colpevole d’essere sudista e cattolica quindi diversa e vittima scarificare. Un’interpretazione con i fiocchi come quella della figlia Anne dove Evan Rachel Wood mostra di valere tanti diamanti quanto pesa. Molto bravo il ruolo più ambiguo del film quello di Tom Wilkinson attore molto versatile che sembra Lauree Olivier clonato. Bravissima con un tono da commedia Alexis Bledel che interpreta la moglie del protagonista
Robert Fogelberg Rota
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molenga
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giovedì 8 settembre 2011
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la democrazia che nasce sul sangue
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robert redford, da sempre artista impegnato del panorama americano, ci ha regalato una pellicola molto interessante sui giorni successivi alla fine della guerra di secessione. l caso è quello di una donna rea di aver ospitato nella propria casa coloro che hanno cospirato con successo contro la vita del presidente Lincoln e dei suoi più importanti collaboratori ;uno dei cospiratori è il figlio della donna, robin wright....ma non si trova, è latitante: naturalmente si tratta di una famiglia sudista. A difenderla un capitano nordista in congedo; naturalmente, benché la donna sia colpevole solo di essere una madre e di avere un albergo, la publis opinio sentirà il dovere di condannarla preventivamente, rendendo inutile il processo.
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robert redford, da sempre artista impegnato del panorama americano, ci ha regalato una pellicola molto interessante sui giorni successivi alla fine della guerra di secessione. l caso è quello di una donna rea di aver ospitato nella propria casa coloro che hanno cospirato con successo contro la vita del presidente Lincoln e dei suoi più importanti collaboratori ;uno dei cospiratori è il figlio della donna, robin wright....ma non si trova, è latitante: naturalmente si tratta di una famiglia sudista. A difenderla un capitano nordista in congedo; naturalmente, benché la donna sia colpevole solo di essere una madre e di avere un albergo, la publis opinio sentirà il dovere di condannarla preventivamente, rendendo inutile il processo.
Ottii gli attori protagonisti McAvoy e Wright e bravi anche gli altri, perfetta la regia di redford ebella la resa dell'epoca, molto asciutta; film di terribile attualità, specialmente pendando che ancora oggi nella più importante democrazia del mondo la pena di morte è ampiamente praticata e che, non molto tempo addietro, quella stessa democrazia si è ritrovata a festeggiare er l'esecuzione del suo nemico numero 1.
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rum42coah
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domenica 7 agosto 2011
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la "vera" giustizia americana
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Questo film è l”esempio lampante di come debba essere realizzato un film storico:riferimenti al presente,attori superbi,ottima regia e spunti sopra la media.Il fil tratta di un ex soldato ai tempi di guerre(nordista) che finita la guerra,diventa avvocato e il suo primo caso sarà difendere una donna accusata di aver cospirato l”assassinio si Abramo Lincoln.
Il regista premia oscar Robert .Redford struttura un film incentrato su un processo imparziale che vede l”accusa con qualsiasi potere a discapito di una difesa senza mezzi.L”attrice Robin Wright dimostra tutta la sua bravura con una grande interpreazione di Marry Stuart,l”accusata di cospirazione.
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Questo film è l”esempio lampante di come debba essere realizzato un film storico:riferimenti al presente,attori superbi,ottima regia e spunti sopra la media.Il fil tratta di un ex soldato ai tempi di guerre(nordista) che finita la guerra,diventa avvocato e il suo primo caso sarà difendere una donna accusata di aver cospirato l”assassinio si Abramo Lincoln.
Il regista premia oscar Robert .Redford struttura un film incentrato su un processo imparziale che vede l”accusa con qualsiasi potere a discapito di una difesa senza mezzi.L”attrice Robin Wright dimostra tutta la sua bravura con una grande interpreazione di Marry Stuart,l”accusata di cospirazione.Un film che ha molte metafore con il presente,denunciando ottimamente un sistemo giudiziario allo sbando e non più imarziali dove si emettono sentenze soltanto per trovare un colpevole da dare al popolo.Come non pensare a molti terroristi di oggi…Il film è emotivamente forte e pieno di suspense in molti punti,pur essendo un film lungo e non d”azione ma riesce a trasmettere quella grandezza che il regista voleva imprimere a questo film che riguarda più strettamente gli USA.
La fine è atroce e per certi versi inaspettata,ma rispeccha fedelmente l”insegnamento del film sulla giustizia senza diritti uguali per la popolazione e la codardia della gente mascherata dal figlio della donna che arriverà a farla uccidere pur di non dichiararsi colpevole lui,salvo andare in prigione alla fine.
Un film non pesante,ma molto intrigante e interessante da guardare per farsi un idea degli USA di quel tempo che non erano tutto rosa e fiori come molti pensano oggi.
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pepito1948
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martedì 5 luglio 2011
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realpolitik e costituzione
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1865, Nord America. Il Presidente Lincoln viene assassinato durante una rappresentazione teatrale. L’omicida, attore dalle sembianze troppo note per farla franca, è un filo-sudista di nome John Wilkes Booth (novello Bruto, “Sic sempre tyrannis” avrebbe gridato dopo il misfatto), acerrimo nemico dell’Unione e di chi lo rappresenta al massimo vertice, che viene presto rintracciato ed ucciso dall’Esercito in un capannone non troppo lontano. Secondo un piano preordinato, altri 2 alti membri del Governo vengono assaliti dalla stessa banda di cospiratori, ma riescono a cavarsela.
Fin qui informano i comuni libri di storia. Redford, intenzionato a scavare nelle pieghe delle vicende che seguirono e nei risvolti più oscuri che caratterizzarono le dinamiche scatenatesi in occasione dello shock generale che pervase il mondo politico e l’opinione pubblica a seguito all’attentato, affronta un argomento poco conosciuto che mette in forte risalto i limiti e la fragilità del nuovo Stato, alla fine ormai pressoché avvenuta della guerra di Secessione: il processo ai responsabili dell’omicidio.
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1865, Nord America. Il Presidente Lincoln viene assassinato durante una rappresentazione teatrale. L’omicida, attore dalle sembianze troppo note per farla franca, è un filo-sudista di nome John Wilkes Booth (novello Bruto, “Sic sempre tyrannis” avrebbe gridato dopo il misfatto), acerrimo nemico dell’Unione e di chi lo rappresenta al massimo vertice, che viene presto rintracciato ed ucciso dall’Esercito in un capannone non troppo lontano. Secondo un piano preordinato, altri 2 alti membri del Governo vengono assaliti dalla stessa banda di cospiratori, ma riescono a cavarsela.
Fin qui informano i comuni libri di storia. Redford, intenzionato a scavare nelle pieghe delle vicende che seguirono e nei risvolti più oscuri che caratterizzarono le dinamiche scatenatesi in occasione dello shock generale che pervase il mondo politico e l’opinione pubblica a seguito all’attentato, affronta un argomento poco conosciuto che mette in forte risalto i limiti e la fragilità del nuovo Stato, alla fine ormai pressoché avvenuta della guerra di Secessione: il processo ai responsabili dell’omicidio. Oggi diremmo ai “presunti” responsabili, ma in quella vicenda la condanna degli imputati fu il punto d’inizio, più che la conclusione, del processo: il verdetto venne preventivamente deciso per motivi politici, e fu blindato sia stabilendo la sede militare anziché quella civile (anche se le trattative di pace erano praticamente concluse, il che avrebbe dovuto far venire meno la competenza della corte marziale), sia, conseguenzialmente, imbottendo la giuria di ufficiali di provata fede antisudista, chiaramente orientati a far piazza pulita dei cospiratori molto più che a tutelare l’imparzialità del corso del dibattimento.
Protagonista assoluto dell’operazione fu il Ministro della Guerra Stanton, colui che con ferma determinazione manovrò i fili nominando i giudici, vigilando senza sosta sull’andamento processuale, intervenendo sui debordi contingenti dalla linea imposta, e finanche sul contenuto e l’operatività della sentenza ancorché già emanata: l’opinione pubblica doveva essere in ogni caso rassicurata con un’esemplare dimostrazione di “pulizia giudiziaria”, capace di superare dubbi, rancori residui, divisioni, incertezze che l’eliminazione di Lincoln aveva riportato a galla.
Redford ci illustra e ci racconta un processo farsa, vestito apparentemente di forme rituali e di garanzie democratiche come il contraddittorio tra accusa e difesa, ma sostanzialmente animato da spirito di pura vendetta che non ammette deroga. Il Davide della situazione –un giovane, anche se già eroe di guerra, avvocato alla prima prova impegnativa- nulla può contro il sistema Golia, costituito da un potere politico-militare compatto che non lascia spazio ad esiti alternativi a quelli preventivamente decisi. Gli imputati fin dall’inizio non hanno scampo; e non solo i balordi superstiti della banda di Booth, ma anche e soprattutto Mary Surrat, proprietaria della pensione in cui si riunivano i congiurati e madre di uno di essi, fuggito subito dopo l’attentato. Ed è proprio sulla sua figura di donna, nobilmente coraggiosa e decisa ad affrontare il verdetto portandosi dentro una verità “familiare” che forse avrebbe potuto salvarla, che Redford concentra la sua attenzione. La dialettica tra l’avvocatino, inizialmente recalcitrante e poco convinto dell’innocenza della sua assistita, e la donna, pervicacemente decisa a difendere la sua estraneità al complotto con il massimo di fermezza e dignità, è il fulcro su cui si sofferma la macchina da presa, ed è anche la dimensione “limpida” in cui il regista sembra volersi rifugiare nell’ambito di un contesto in cui predomina la forza inesorabile di un potere cieco ad ogni esigenza di equità e di vera giustizia.
Redford, come è noto, non nasconde la sua predilezione per il cinema classico, secondo i tradizionali canoni hollywoodiani (lo schema ricalca “Codice d’onore” di Reiner, anche se il finale, a causa del rispetto dei riferimenti storici, è del tutto diverso). Ci dice fin da subito da che parte stanno il torto e la ragione, l’azione, in gran parte girata in una semplice aula giudiziaria o comunque in interni, si svolge in modo lineare: non si ravvisano guizzi di regia o effetti che impreziosiscano particolarmente le immagini; la rilevanza della vicenda –visto l’interesse del regista per i temi sociali e civili- giustifica la preminenza del contenuto sulla forma, cioè della storia sulle immagini. Così come è chiaro il quesito che sottende l’intero film: in un momento di diffuso pericolo, come quello conseguente all’uccisione della guida suprema di uno Stato di recente nascita ed appena uscito da una devastante guerra fratricida, è ammissibile che ragioni di realpolitik prevalgano sul pieno rispetto delle garanzie costituzionali? Evidentemente la risposta di Redford, come di tanti democratici convinti, è scontata.
The Conspirator appartiene a quel filone “nobile” il cui fine implicito consiste nel coinvolgere lo spettatore direttamente in una vicenda in cui, nel contrasto con le forze ostative, si evidenziano i valori fondamentali che si intendono esaltare (come l’esigenza di un processo giusto tipica di qualsiasi democrazia) senza orpelli o divagazioni narrative o formali. Ed in questo Redford ha pienamente centrato l’obiettivo, grazie anche ad un cast di alto spessore, in cui è doveroso citare, oltre ai due protagonisti, almeno Kevin Kline, perfetto nel delineare il politico calcolatore, freddo e machiavellicamente pronto a tutto pur di arrivare alla meta, e Tom Wilkinson, incisivo come al solito sia pure in una parte di secondo piano.
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framenne
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mercoledì 14 dicembre 2011
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l'amore patriottico infranto
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Un colonnello nordista alla prese con la difesa di una presunta cospiratrice per l'assassinio del presidente Abramo Lincoln, questa e' la trama dell'ultimo film di Robert Redford.
Il tema e' una storia conosciuta, ma cio' che Redford cerca di spiegare e' la rapida condanna che si cerca dopo un fatto sconvolgente, nascondendo la ricerca di vendetta dietro un falso velo di giustizia. L'avvocato/colonnello, prima riluttante, si appassiona al caso proprio non perche' convinto dell'innocenza dell'imputata, ma perche' vuole che giustizia sia fatta, ovvero che un processo onesto ed imparziale sia portato avanti anche in un momento di piena crisi e caos come quello dopo la morte del presidente degli Stati Uniti.
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Un colonnello nordista alla prese con la difesa di una presunta cospiratrice per l'assassinio del presidente Abramo Lincoln, questa e' la trama dell'ultimo film di Robert Redford.
Il tema e' una storia conosciuta, ma cio' che Redford cerca di spiegare e' la rapida condanna che si cerca dopo un fatto sconvolgente, nascondendo la ricerca di vendetta dietro un falso velo di giustizia. L'avvocato/colonnello, prima riluttante, si appassiona al caso proprio non perche' convinto dell'innocenza dell'imputata, ma perche' vuole che giustizia sia fatta, ovvero che un processo onesto ed imparziale sia portato avanti anche in un momento di piena crisi e caos come quello dopo la morte del presidente degli Stati Uniti.
Un film storico che puo' essere traslato ai giorni nostri, una critica verso i poteri forti e le manipolazioni politiche che insidiano anche le piu' insospettabili grandi democrazie del mondo.
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riccardo tavani
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mercoledì 17 agosto 2011
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il paradosso dello stato d'eccezione
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Robert Redford ricostruisce in questo film una pagina cruciale della storia americana: quella dell’assassinio di Abramo Lincoln. Lo fa, però, per parlarci del presente. Un presente quanto mai critico che riguarda non solo il suo Paese. Per giudicare i cospiratori partecipanti all’assassinio di Lincoln, viene istituito un tribunale militare che risponde direttamente all’inflessibile titolare del Ministero di Giustizia.
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Robert Redford ricostruisce in questo film una pagina cruciale della storia americana: quella dell’assassinio di Abramo Lincoln. Lo fa, però, per parlarci del presente. Un presente quanto mai critico che riguarda non solo il suo Paese. Per giudicare i cospiratori partecipanti all’assassinio di Lincoln, viene istituito un tribunale militare che risponde direttamente all’inflessibile titolare del Ministero di Giustizia. Questo tribunale speciale ha un mandato altrettanto rigido: giungere alla condanna capitale degli accusati, senza badare troppo a quella lettera e a quella forma delle leggi che dovrebbe costituirne anche la sostanza. Tra i processati, Mary Suratt, madre di John, uno dei congiurati resosi latitante. La Suratt è la titolare di una piccola pensione all’interno della quale i cospiratori si sono incontrati diverse volte: solo per questo è alla sbarra. Redford restituisce perfettamente l’atmosfera di sdegno, di caos emotivo collettivo in cui precipita una nazione appena riunificata dopo la lunga e sanguinosa Guerra Civile che ha contrapposto gli Stati confederati del Nord a quelli del Sud, favorevoli al mantenimento della schiavitù. Lincoln era considerato e amato come un vero padre della Patria, difensore dei deboli e degli oppressi, ma anche l’unico capace di rimarginare quelle laceranti ferite. Il suo assassinio rischia di rimettere tutto in discussione, di fomentare una nuova ribellione tra i sudisti e di distruggere tutto il delicato disegno politico di pacificazione e integrazione tra le due parti. Per questo il Ministro della Giustizia non si limita a chiedere ma pretende dal tribunale una condanna tanto rapida quanto esemplare: l’eccezionalità della situazione lo impone. Ad assumere la difesa di Mary Suratt è un giovane avvocato che si è distinto come valoroso ufficiale dell’esercito nordista. Egli smonta pezzo per pezzo le accuse contro la sua assistita, dimostra irrefutabilmente che, aldilà delle sue idee politiche apertamente professate, lei non ha partecipato alla cospirazione e all’assassinio del Presidente Lincoln. Lo scontro tra Ragione di Stato che impone a tutti i costi la condanna a morte e la lettera della Legge che si attiene ai suoi principi formali non potrebbe essere più aperto. Ed è questo contrasto irriducibile, questa anima buia, nascosta, eppure sempre presente e incombete dello Stato che Redford vuole denunciare, ieri come oggi: nella vicenda di Lincoln come in quella di Kennedy o delle Torri Gemelle. Non a caso nel film si vedono i cospiratori che giacciono incappucciati a terra, proprio come a Guantanamo. Lo Stato moderno nasce per garantire l’incolumità e la sicurezza fisica delle persone, ma nella sua condizione di eccezionalità revoca questa garanzia e paradossalmente la rovescia in una immane minaccia diretta contro la quale è impossibile difendersi. È un paradosso inaccettabile, ma ormai sempre più all’ordine del giorno.
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filippo catani
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sabato 9 luglio 2011
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processi sommari di ieri e di oggi
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La pellicola prende in esame un momento dolorosissimo della storia americana; l'assassinio del presidente Lincoln al termine della Guerra di Secessione. Un giovane avvocato, distintosi in combattimento tra le fila del Nord, deve difendere una donna dall'accusa di aver ospitato i cospiratori e di aver partecipato al piano per l'uccisione del presidente. Piano al quale aveva aderito il giovane figlio.
Robert Redford ci regala un'altra piccola perla all'interno del suo cinema che da sempre è piuttosto impegnato. Quello che (volutamente) colpisce del film è il suo assoluto parallelismo con le vicende che hanno sconvolto gli USA dopo l'11 settembre. Per reagire al peggior evento mai capitato negli Usa (Lincoln ieri, le Torri oggi) tutto è lecito: sospensione del diritto, torture, abusi, pene di morte eseguite sommariamente, indagini condotte senza metodo, corpo giudicante già schierato.
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La pellicola prende in esame un momento dolorosissimo della storia americana; l'assassinio del presidente Lincoln al termine della Guerra di Secessione. Un giovane avvocato, distintosi in combattimento tra le fila del Nord, deve difendere una donna dall'accusa di aver ospitato i cospiratori e di aver partecipato al piano per l'uccisione del presidente. Piano al quale aveva aderito il giovane figlio.
Robert Redford ci regala un'altra piccola perla all'interno del suo cinema che da sempre è piuttosto impegnato. Quello che (volutamente) colpisce del film è il suo assoluto parallelismo con le vicende che hanno sconvolto gli USA dopo l'11 settembre. Per reagire al peggior evento mai capitato negli Usa (Lincoln ieri, le Torri oggi) tutto è lecito: sospensione del diritto, torture, abusi, pene di morte eseguite sommariamente, indagini condotte senza metodo, corpo giudicante già schierato. Chi osa difendere lo stato di diritto viene bollato con l'accusa infamante di tradimento.
Pur essendo un evento che non riguarda direttamente la nostra storia, il film appassiona anche il pubblico non americano e, per quanto appena detto in precedenza, non ci si può stupire della tiepida accoglienza del pubblico a stelle e strisce.
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pelle82
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lunedì 27 giugno 2011
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che spreco!!
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buona regia, sceneggiatura discreta, ottimi costumi e buona interpretazione dei personaggi da parte degli attori.
Alcuni film possono e devono essere strutturati meglio però. Resta un film appena discreto che non si ricorderà più di qualche secondo dopo la sua fine.
la storia è tristemente famosa, ma avrebbe potuto essere arricchita e lavorata molto molto meglio, c'era trippa per gatti. .peccato!
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