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liuk©
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lunedì 9 gennaio 2012
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buona ricostruzione
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Anche senza l'utilizzo di budget particolarmente alti si può fare una buona ricostruzione dell'America secessionista e confezionare un film più che sufficiente. Ottime le performance di James McAvoy e Kevin Kline, meno bene Robin Wright Penn troppo monocorde. La trama è abbastanza appassionante, mai noiosa.
Il prodotto finale è interessante, una sufficienza piena.
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anthony73
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mercoledì 21 dicembre 2011
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gradevole
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framenne
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mercoledì 14 dicembre 2011
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l'amore patriottico infranto
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Un colonnello nordista alla prese con la difesa di una presunta cospiratrice per l'assassinio del presidente Abramo Lincoln, questa e' la trama dell'ultimo film di Robert Redford.
Il tema e' una storia conosciuta, ma cio' che Redford cerca di spiegare e' la rapida condanna che si cerca dopo un fatto sconvolgente, nascondendo la ricerca di vendetta dietro un falso velo di giustizia. L'avvocato/colonnello, prima riluttante, si appassiona al caso proprio non perche' convinto dell'innocenza dell'imputata, ma perche' vuole che giustizia sia fatta, ovvero che un processo onesto ed imparziale sia portato avanti anche in un momento di piena crisi e caos come quello dopo la morte del presidente degli Stati Uniti.
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Un colonnello nordista alla prese con la difesa di una presunta cospiratrice per l'assassinio del presidente Abramo Lincoln, questa e' la trama dell'ultimo film di Robert Redford.
Il tema e' una storia conosciuta, ma cio' che Redford cerca di spiegare e' la rapida condanna che si cerca dopo un fatto sconvolgente, nascondendo la ricerca di vendetta dietro un falso velo di giustizia. L'avvocato/colonnello, prima riluttante, si appassiona al caso proprio non perche' convinto dell'innocenza dell'imputata, ma perche' vuole che giustizia sia fatta, ovvero che un processo onesto ed imparziale sia portato avanti anche in un momento di piena crisi e caos come quello dopo la morte del presidente degli Stati Uniti.
Un film storico che puo' essere traslato ai giorni nostri, una critica verso i poteri forti e le manipolazioni politiche che insidiano anche le piu' insospettabili grandi democrazie del mondo.
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g_andrini
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giovedì 8 dicembre 2011
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bel film storico
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Appassionante, scorrevole, privo di superficialità. DIfficile chiedere di meglio.
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molenga
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giovedì 8 settembre 2011
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la democrazia che nasce sul sangue
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robert redford, da sempre artista impegnato del panorama americano, ci ha regalato una pellicola molto interessante sui giorni successivi alla fine della guerra di secessione. l caso è quello di una donna rea di aver ospitato nella propria casa coloro che hanno cospirato con successo contro la vita del presidente Lincoln e dei suoi più importanti collaboratori ;uno dei cospiratori è il figlio della donna, robin wright....ma non si trova, è latitante: naturalmente si tratta di una famiglia sudista. A difenderla un capitano nordista in congedo; naturalmente, benché la donna sia colpevole solo di essere una madre e di avere un albergo, la publis opinio sentirà il dovere di condannarla preventivamente, rendendo inutile il processo.
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robert redford, da sempre artista impegnato del panorama americano, ci ha regalato una pellicola molto interessante sui giorni successivi alla fine della guerra di secessione. l caso è quello di una donna rea di aver ospitato nella propria casa coloro che hanno cospirato con successo contro la vita del presidente Lincoln e dei suoi più importanti collaboratori ;uno dei cospiratori è il figlio della donna, robin wright....ma non si trova, è latitante: naturalmente si tratta di una famiglia sudista. A difenderla un capitano nordista in congedo; naturalmente, benché la donna sia colpevole solo di essere una madre e di avere un albergo, la publis opinio sentirà il dovere di condannarla preventivamente, rendendo inutile il processo.
Ottii gli attori protagonisti McAvoy e Wright e bravi anche gli altri, perfetta la regia di redford ebella la resa dell'epoca, molto asciutta; film di terribile attualità, specialmente pendando che ancora oggi nella più importante democrazia del mondo la pena di morte è ampiamente praticata e che, non molto tempo addietro, quella stessa democrazia si è ritrovata a festeggiare er l'esecuzione del suo nemico numero 1.
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riccardo tavani
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mercoledì 17 agosto 2011
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il paradosso dello stato d'eccezione
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Robert Redford ricostruisce in questo film una pagina cruciale della storia americana: quella dell’assassinio di Abramo Lincoln. Lo fa, però, per parlarci del presente. Un presente quanto mai critico che riguarda non solo il suo Paese. Per giudicare i cospiratori partecipanti all’assassinio di Lincoln, viene istituito un tribunale militare che risponde direttamente all’inflessibile titolare del Ministero di Giustizia.
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Robert Redford ricostruisce in questo film una pagina cruciale della storia americana: quella dell’assassinio di Abramo Lincoln. Lo fa, però, per parlarci del presente. Un presente quanto mai critico che riguarda non solo il suo Paese. Per giudicare i cospiratori partecipanti all’assassinio di Lincoln, viene istituito un tribunale militare che risponde direttamente all’inflessibile titolare del Ministero di Giustizia. Questo tribunale speciale ha un mandato altrettanto rigido: giungere alla condanna capitale degli accusati, senza badare troppo a quella lettera e a quella forma delle leggi che dovrebbe costituirne anche la sostanza. Tra i processati, Mary Suratt, madre di John, uno dei congiurati resosi latitante. La Suratt è la titolare di una piccola pensione all’interno della quale i cospiratori si sono incontrati diverse volte: solo per questo è alla sbarra. Redford restituisce perfettamente l’atmosfera di sdegno, di caos emotivo collettivo in cui precipita una nazione appena riunificata dopo la lunga e sanguinosa Guerra Civile che ha contrapposto gli Stati confederati del Nord a quelli del Sud, favorevoli al mantenimento della schiavitù. Lincoln era considerato e amato come un vero padre della Patria, difensore dei deboli e degli oppressi, ma anche l’unico capace di rimarginare quelle laceranti ferite. Il suo assassinio rischia di rimettere tutto in discussione, di fomentare una nuova ribellione tra i sudisti e di distruggere tutto il delicato disegno politico di pacificazione e integrazione tra le due parti. Per questo il Ministro della Giustizia non si limita a chiedere ma pretende dal tribunale una condanna tanto rapida quanto esemplare: l’eccezionalità della situazione lo impone. Ad assumere la difesa di Mary Suratt è un giovane avvocato che si è distinto come valoroso ufficiale dell’esercito nordista. Egli smonta pezzo per pezzo le accuse contro la sua assistita, dimostra irrefutabilmente che, aldilà delle sue idee politiche apertamente professate, lei non ha partecipato alla cospirazione e all’assassinio del Presidente Lincoln. Lo scontro tra Ragione di Stato che impone a tutti i costi la condanna a morte e la lettera della Legge che si attiene ai suoi principi formali non potrebbe essere più aperto. Ed è questo contrasto irriducibile, questa anima buia, nascosta, eppure sempre presente e incombete dello Stato che Redford vuole denunciare, ieri come oggi: nella vicenda di Lincoln come in quella di Kennedy o delle Torri Gemelle. Non a caso nel film si vedono i cospiratori che giacciono incappucciati a terra, proprio come a Guantanamo. Lo Stato moderno nasce per garantire l’incolumità e la sicurezza fisica delle persone, ma nella sua condizione di eccezionalità revoca questa garanzia e paradossalmente la rovescia in una immane minaccia diretta contro la quale è impossibile difendersi. È un paradosso inaccettabile, ma ormai sempre più all’ordine del giorno.
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catia p.
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mercoledì 10 agosto 2011
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the conspirator - un inutile buon film
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Per gli amanti del classico film americano che denuncia pregi e difetti della Legge made in USA, è da poco passata nelle sale la solida pellicola dell'immortale Robert Redford.
Diretta con sobria eleganza dal vecchio mestierante e avvalendosi di un cast pregevole, capace e senza sbavature, il film ci narra il “solito” pezzetto di storia statunitense col “solito” confronto tra giustizia e verità per decidere quale delle due debba essere scritta con la lettera maiuscola.
Stavolta il tribunale che vede dibattere l'avvocato idealista in difesa dei diritti umani è situato nel 1865 ed il processo si svolge contro Mary Surratt, accusata di aver cospirato per l'assassinio di Abraham Lincoln.
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Per gli amanti del classico film americano che denuncia pregi e difetti della Legge made in USA, è da poco passata nelle sale la solida pellicola dell'immortale Robert Redford.
Diretta con sobria eleganza dal vecchio mestierante e avvalendosi di un cast pregevole, capace e senza sbavature, il film ci narra il “solito” pezzetto di storia statunitense col “solito” confronto tra giustizia e verità per decidere quale delle due debba essere scritta con la lettera maiuscola.
Stavolta il tribunale che vede dibattere l'avvocato idealista in difesa dei diritti umani è situato nel 1865 ed il processo si svolge contro Mary Surratt, accusata di aver cospirato per l'assassinio di Abraham Lincoln.
Di fatto, il ministro della guerra ne vuol fare un capro espiatorio per placare la nazionale sete di vendetta per la morte dell'amato presidente in assenza dell'unico cospiratore sfuggito all'arresto, il di lei figlio John.
Il verdetto è dunque già deciso e l'avvocato è costretto (prima dal suo mentore e poi dalla sua coscienza) a farsi difensore di una causa persa.
Come nella migliore tradizione, l'eroe senza macchia si trova diviso tra due ideali. In questo caso: l'amor di Patria (è un capitano nordista appena rientrato dal fronte e fresco di medaglia al valore) e l'amore per la Costituzione la quale sancisce il diritto ad un processo equo per chiunque, anche per un presunto colpevole.
“Niente di nuovo sul fronte occidentale”, dunque e sono chiari i motivi per cui questo film, nonostante l'ottima confezione e la bravura dei suoi interpreti, non abbia avuto che una tiepida accoglienza in casa. Da un lato, nulla aggiunge a quanto già non si sappia (sia da un punto di vista storico che di soluzioni narrative), dall'altro è l'ennesima tirata d'orecchi di un regista per l'incoerenza dei propri connazionali: sempre pronti ad acclamare grandi diritti e, subito dopo, a calpestarli.
A Redford che dire? Si doveva fare meglio o, a questo punto, non si doveva fare affatto? Perché il sospetto che sia un buon film, ma assolutamente inutile c'è.
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rum42coah
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domenica 7 agosto 2011
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la "vera" giustizia americana
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Questo film è l”esempio lampante di come debba essere realizzato un film storico:riferimenti al presente,attori superbi,ottima regia e spunti sopra la media.Il fil tratta di un ex soldato ai tempi di guerre(nordista) che finita la guerra,diventa avvocato e il suo primo caso sarà difendere una donna accusata di aver cospirato l”assassinio si Abramo Lincoln.
Il regista premia oscar Robert .Redford struttura un film incentrato su un processo imparziale che vede l”accusa con qualsiasi potere a discapito di una difesa senza mezzi.L”attrice Robin Wright dimostra tutta la sua bravura con una grande interpreazione di Marry Stuart,l”accusata di cospirazione.
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Questo film è l”esempio lampante di come debba essere realizzato un film storico:riferimenti al presente,attori superbi,ottima regia e spunti sopra la media.Il fil tratta di un ex soldato ai tempi di guerre(nordista) che finita la guerra,diventa avvocato e il suo primo caso sarà difendere una donna accusata di aver cospirato l”assassinio si Abramo Lincoln.
Il regista premia oscar Robert .Redford struttura un film incentrato su un processo imparziale che vede l”accusa con qualsiasi potere a discapito di una difesa senza mezzi.L”attrice Robin Wright dimostra tutta la sua bravura con una grande interpreazione di Marry Stuart,l”accusata di cospirazione.Un film che ha molte metafore con il presente,denunciando ottimamente un sistemo giudiziario allo sbando e non più imarziali dove si emettono sentenze soltanto per trovare un colpevole da dare al popolo.Come non pensare a molti terroristi di oggi…Il film è emotivamente forte e pieno di suspense in molti punti,pur essendo un film lungo e non d”azione ma riesce a trasmettere quella grandezza che il regista voleva imprimere a questo film che riguarda più strettamente gli USA.
La fine è atroce e per certi versi inaspettata,ma rispeccha fedelmente l”insegnamento del film sulla giustizia senza diritti uguali per la popolazione e la codardia della gente mascherata dal figlio della donna che arriverà a farla uccidere pur di non dichiararsi colpevole lui,salvo andare in prigione alla fine.
Un film non pesante,ma molto intrigante e interessante da guardare per farsi un idea degli USA di quel tempo che non erano tutto rosa e fiori come molti pensano oggi.
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astromelia
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martedì 26 luglio 2011
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mah
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...è un fatto accaduto 250 anni fa, non credo possa destare grande interesse,anche perchè il ilm improntato alla cronaca,senza colpi di scena si limita al racconto tramandato,forse raccontare di stragi accadute più recentemente sarebbe opportuna per una riflessione contemporanea ai fatti.
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elvis85
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sabato 9 luglio 2011
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film con un messaggio forte
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Cercare di scindere il film dal messaggio che vuole dare è impossibile secondo me, Redford tratta il tema della contrapposizione tra singolo e stato, della volontà di sacrificare persone innocenti per "ragioni di stato".
Il film è un film drammatico incentrato sul processo agli assassini di Lincoln, tra questi viene inclusa anche Mary Surratt, madre di uno dei congiurati sparito subito dopo l'attentato, l'avvocato inizialmente restio e convinto della colpevolezza della donna ha modo di ricredersi.
La storia è interessante, il cast è ottimo con un paio di punte davvero notevoli e le ambientazioni mi hanno colpito, forse andava studiato meglio il ritmo della narrazione, qui e lì il film cala un po', nonostante tutto mi ha convinto, tre stelle mi sembra il voto più adatto, ma se si potessero usare mezzi voti, credo che ne darei tre e mezzo.
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